Allergie ai pollini.
L’allergia ai pollini era già nota nell’antichità col nome di raffreddore o febbre da fieno. I pollini in natura servono a fecondare le piante con un processo chiamato impollinazione. Esistono due diversi tipi di impollinazione quella che avviene ad opera di insetti chiamata entomofila e quella che avviene ad opera del vento chiamata anemofila.
In determinati periodi dell’anno che variano al variare delle piante e della latitudine geografica (generalmente va da aprile a settembre/ottobre) la concentrazione dei pollini emessi dalle piante nell’aria aumenta notevolmente per favorire il naturale ciclo riproduttivo. Purtroppo però questa gran quantità di polline trasportata dal vento, oltre ad assolvere il suo naturale compito di riproduzione, causa, una volta inalato, in un gran numero di soggetti, fastidiosi disturbi come riniti, dermatiti e nei casi più gravi attacchi di asma. La sua trasmissione è sicuramente di origine genetica (stabilisce la predisposizione) ma le cause scatenanti sono probabilmente di natura ambientale (inquinamento etc.).
Essa è dovuta ad un doppio errore del nostro sistema immunitario: primo classifica una sostanza innocua come l’allergene (in questo caso il polline) come un nemico, secondo reagisce a quella che ritiene una pericolosa intrusione in maniera spropositata. Ed è proprio la spropositata reazione del nostro sistema immunitario a causare i fastidiosi sintomi del raffreddore da fieno.
I sintomi più comuni sono:
- starnuti ripetuti,
- naso chiuso con accumulo di muchi,
- lacrimazione e bruciore degli occhi,
- prurito persistente a bocca gola ed orecchia,
- cefalee,
- dermatiti ed attacchi di asma.
L’allergene più comune è costituito dalle graminacee che sono delle erbe che fioriscono da inizio primavera a settembre inoltrato. Col tempo però è aumentato il numero delle allergie a pollini diversi come quelli di betulla, nocciolo ed ambrosia.
I sintomi dell'allergia ai pollini si curano somministrando antistatici ed antiallergici ed in taluni casi cortisonici. La cura vera e propria come detto è complessa e lunga. Essa si compone di due distinte fasi: la determinazione precisa dell’allergene e la desensibilizzazione. La determinazione dell’allergene si effettua praticando (sotto stretto controllo dell’allergologo) una serie di microscopici tagli che si cospargono con diversi gruppi di allergeni. L’insorgere di una reazione infiammatoria determina la positività al determinato allergene. Stabilito l’allergene responsabile si procede poi alla desensibilizzazione iniettando ad intervalli di tempo regolare (sempre sotto il controllo dell’allergologo) quantità via crescenti dell’allergene. In tale maniera il sistema immunitario si adegua all’allergene e non innesca più le violente reazioni allergiche.
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