Cura per l'Alzheimer.

Cura per l'Alzheimer

Ad oggi non esiste alcuna cura che previene l’Alzheimer o che faccia regredire il male in atto. L’Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello classificata come demenza che si manifesta generalmente in età senile (intorno ai sessanta anni) che fu teorizzata per la prima volta nel 1906 dallo psichiatra e patologo tedesco Aloysius Alzheimer. Questi, in una sua celebre pubblicazione che reca appunto tale data, prendeva in considerazione il caso della paziente Auguste Deter di 60 anni circa che, affetta da una malattia all’epoca non ancora codificata della corteccia cerebrale, aveva prima perso progressivamente la memoria e poi in seguito ad una serie di complicazioni internistiche era morta. L’esame autoptico della paziente aveva mostrato come il cervello presentasse deficit di cellule neurali a livello di corteccia e presenza di gran quantità di gruppi filamentosi tra i neuroni.

Soffrono della patologia denominata da quel momento morbo di Alzheimer in Italia circa 800.000 persone e nel mondo circa26.500.000. La maggioranza di tali malati è di sesso femminile. La malattia ha un decorso molto lento e può durare anche 15 anni dal suo insorgere. Anche la sua diagnosi non è facile poiché, dato il suo blando decorso, si confonde inizialmente col normale processo degenerativo dell’età e comunque la sua diagnosi certa è data soltanto dall’autopsia del paziente. Il suo decorso segue comunque un iter standard:

  • si inizia a dimenticare le ultime cose apprese (eventi che sono capitati durante il giorno e normali episodi di routine quotidiana),
  • si prosegue poi col dimenticare proponimenti di vita futura,
  • si va avanti rimuovendo episodi della vita passata per giungere infine alla perdita di ogni conoscenza acquisita (compreso il parlare ed il camminare).

Sebbene il decorso del male non sia del tutto chiaro è acclarato che nei soggetti affetti dalla patologia si riscontra nel cervello un accumulo extra cellulare di una proteina anomala la beta amiloide costituita da 42 amminoacidi anzi che i 40 dei soggetti sani. Questa proteina anomala come già detto si accumula depositandosi sulla membrana dei neuroni generando un’infiammazione che a lungo andare li distrugge.

Ad oggi le uniche possibilità terapeutiche contro l’ Alzheimer puntano a tentare di ritardare il più possibile il progredire del male. A tal fine, constatato che la malattia provoca una diminuzione del neurotrasmettitore (sostanza chimica deputata alla trasmissione dei segnali tra neuroni) acetilcolina si somministrano farmaci che tendono a compensare la diminuzione di quest’ultima. Inoltre per contrastare l’infiammazione che distrugge i neuroni si somministrano anche antiinfiammatori non steroidei.

Una nuova cura che in prospettiva potrebbe condurre a risultati clamorosi ma che è ancora soltanto teoria potrebbe essere il trapianto di cellule staminali embrionali che potrebbero riparare i danni degenerativi dei neuroni. Un’alternativa al trapianto potrebbero essere costituita da farmaci capaci di stimolare le staminali presenti nei tessuti cerebrali a rinnovare i neuroni deteriorati. Uno studio in tal senso è portato avanti dal nobel italiano Rita Levi Montalcino.

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