Diabete mellito di tipo 1 e 2: sintomi, cause, diagnosi, cura e dieta.

Il diabete mellito è una malattia metabolica a carattere cronico che è contraddistinta da tassi di zucchero del sangue instabili. Ne esistono vari tipi: diabete di tipo 1, diabete di tipo 2 le cui cause vanno ricercate in fattori genetici collegati ad altri fattori esterni all’organismo. Scopriamo quali sono i sintomi e quali le cure farmacologiche che vanno abbinate ad una dieta sana ed equilibrata per mantenere il peso forma.

Diabete mellito di tipo 1 e 2: sintomi, cause, diagnosi, cura e dieta

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Sintomi
  4. Cause
  5. Diagnosi
  6. Cura
    1. Dieta
    2. Farmaci
    3. Terapia genica
  7. Complicanze
  8. Opinioni e commenti

Caratteristiche del diabete mellito.

Col nome di Diabete Mellito si indicano un gruppo di malattie del metabolismo che presentano tutte una caratteristica comune: l’alterazione (aumento o diminuzione) della concentrazione nel sangue di uno zucchero primario, il glucosio, dovuta ad una produzione insufficiente di insulina.

Il glucosio è uno zucchero diffusissimo in natura che ha formula chimica bruta C6H12O6 ed è usato come fonte di energia da tutti gli organismi viventi. Esso è il combustibile che bruciamo con la reazione della respirazione. Infatti, durante tale processo una mole di glucosio si lega con sei moli di ossigeno per dar luogo a sei moli di CO2 + sei moli di H2O (sotto forma di vapore) + 686 kcal.(calore e quindi energia). Detta reazione è il motore che consente agli organismi viventi di crescere e di esplicare tutte le loro funzioni vitali.

La misura in mg/dl (milligrammi per decilitro) della concentrazione di glucosio nel sangue è detta glicemia, ed è strettamente collegata al diabete, infatti, si parla di diabete quando la glicemia supera determinati valori.

Più dettagliatamente gli alimenti digeriti passano nell’intestino che, mediante le cellule che ne tappezzano la mucosa, assorbe il glucosio e lo trasferisce in circolo nel sangue. Questo, con il suo movimento lo trasporta in tutti i tessuti (in primis al cervello) e le varie cellule lo assorbono attraverso le proprie membrane. La concentrazione di glucosio nel sangue (ovvero la glicemia) è regolata da due ormoni fondamentali:

  • l’insulina,

  • il glucagone.

L’insulina viene prodotta da una ghiandola del nostro apparato digerente chiamato pancreas. Viene rilasciata nel sangue subito dopo aver mangiato ed il suo compito è di mantenere costante la glicemia favorendo l’assorbimento del glucosio in eccesso da parte delle cellule.

Il glucgone invece entra in azione tra un pasto ed il successivo quando la concentrazione di glucosio tende ad abbassarsi favorendone il rilascio dal fegato in cui è immagazzinato sotto forma di glicogeno.

Il diabete insorge quando vi è uno scompenso di tale delicato meccanismo che provoca accumulo di glucosio nel sangue. Si presume un sospetto diabete se un test glicemico occasionale a digiuno da un risultato superiore ai 200 mg/dl.

Tipologie: diabete di tipo 1 e 2.

Esistono due tipi di diabete mellito: di tipo 1 e di tipo 2. Vediamo le differenze:

Il diabete di tipo 1 (detto anche insulino-dipendente o diabete giovanile) è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas ritenendole estranee e determinando in tal modo una scarsa produzione di insulina. Il diabete di tipo 1 si manifesta prima dei trenta anni e colpisce solo il 10% dei soggetti ammalati di diabete.

Il diabete di tipo 2 (chiamato anche diabete non insulino dipendente o diabete dell’età adulta) è determinato da una produzione, anche eccessiva, di insulina da parte del pancreas e da una resistenza delle cellule che non sono in grado di utilizzarla, per cui l’insulina non risulta sufficiente a soddisfare i bisogni dell’organismo.

Tale diabete solitamente si sviluppa in età superiore ai 30 anni e diviene più frequente con l’età. Tra le persone di oltre 70 anni, circa il 15% è affetto da diabete di tipo 2.

Sintomi del diabete mellito.

Sintomi del diabete mellito

I due tipi di diabete presentano una sintomatologia comune, legata agli effetti della glicemia elevata, ed una specifica.

Sintomi comuni ad entrambi i tipi di diabete sono:

  • Diuresi eccessiva in quanto i reni eliminano una grande quantità di acqua per diluire lo zucchero in eccesso.

  • Sete dovuta alla eccessiva diuresi.

  • Perdita di peso dovuta alla perdita di calorie attraverso le urine.

  • Sensazione di fame che insorge per compensare la perdita di calorie.

  • Offuscamento della vista, ronzii, nausea e perdita di forze causati dall’eccessiva perdita di liquidi

Nel diabete di Tipo1 i sintomi compaiono improvvisamente sviluppando la chetoacidosi diabetica, ovvero un’eccessiva acidità nel sangue che si manifesta col tipico odore di acetone nel respiro e che può progredire fino al coma. Tale situazione è causata dai chetoni che sono composti liberati dalle cellule adipose quando vengono attaccate dalle cellule dell’organismo che, in mancanza di insulina, non possono utilizzare lo zucchero per sopravvivere.

Il diabete di Tipo 2 può essere per anni asintomatico o con sintomi modesti che peggiorano gradualmente.Nei soggetti affetti da diabete di Tipo 2 la chetosi generalmente non si sviluppa, ma i livelli ematici di zucchero possono divenire molto elevati in seguito ad un’infezione o all’uso di farmaci, situazione che determina un grave stato di disidratazione che può sfociare nel coma.

Puoi approfondire tutti i sintomi del diabete mellito.

Cause: predisposizione genetica e stile di vita.

Il diabete di Tipo 1 è dovuto sicuramente ad una predisposizione genetica che rende alcuni soggetti più predisposti a fattori ambientali e nutrizionali nell’infanzia e nell’adolescenza.

Fattore preponderante è l’ereditarietà e la presenza in famiglia di malati di diabete può essere un campanello d'allarme.

Il diabete di Tipo 2 è influenzato in maniera determinante dallo stile di vita, infatti l’80% delle persone affette da diabete di tipo 2 sono sovrappeso per cui risulta evidente l'importanza di una dieta per il diabete per prevenire o tenere sotto controllo il rischio di sviluppare tale patologia.

Anche alcuni farmaci quali i corticosteroidi, o determinate condizioni,quali la gravidanza, possono essere causa del diabete di tipo 2.

Inoltre vi sono alcune patologie che danneggiano il pancreas, quali pancreatiti o tumori, che possono provocare l’insorgenza di diabete mellito.

Diagnosi della patologia.

La diagnosi del diabete viene effettuata con vari tipi di esami ematici che di seguito elenchiamo:

  • La glicemia. Concentrazione del glucosio nel sangue. I livelli della glicemia a digiuno non devono superare i 126 mg/dl, dopo i pasti la glicemia non deve essere superiore a 200 mg/dl.

  • In caso di presunto diabete si procede alla così detta curva di intolleranza al glucosio. Si somministra al paziente a digiuno una soluzione acquosa contenente 75 gr di glucosio. Nelle successive ore ad intervalli regolari si effettuano prelievi sanguigni ed il rilevamento dei tassi glicemici. Se dopo due ore il valore della glicemia è inferiore a 140 mg/dl non si è in presenza di diabete. Se viceversa il valore della glicemia è compresa tra 140 e 200 mg/dl si è in presenza di un caso da tenere sotto controllo stretto. Se è superiore a 200 mg/dl si diagnostica diabete ma con la prescrizione di un secondo test per la conferma. Il test di tolleranza al glucosio orale che non è un esame di routine ma viene eseguito in caso di sospetto diabete gestazionale.

  • Emoglobina glicosilata o emoglobina A1c. Consente di misurare la concentrazione media del glucosio nel sangue negli ultimi tre mesi. Questa sua proprietà è dovuta a due fattori: la capacità del glucosio contenuto nel sangue di legarsi all'emoglobina dei globuli rossi dando emoglobina glicosilata in quantità tanto maggiore quanto più elevata la concentrazione di glucosio; la vita media dei globuli rossi di circa 120 giorni.

Come si cura il diabete mellito? Dieta, farmaci ed esercizio fisico.

La terapia per il diabete ha lo scopo di mantenere la glicemia entro i valori normali.

I diabetici di tipo 2 possono evitare la terapia farmacologica con una dieta appropriata che consenta di mantenere il peso forma, mentre quelli di tipo 1 possono limitare le dosi di insulina. Anche un’adeguata attività fisica contribuisce al controllo del peso e della glicemia, ma essa deve essere bilanciata e controllata per non incorrere nello sviluppo di ipoglicemia, ovvero nell’abbassamento improvviso del livello di zuccheri.

La dieta.

La dieta per i diabetici deve essere adattata alle condizioni metaboliche del paziente e richiede uno studio attento della risposta dell’organismo all’introduzione degli alimenti soprattutto dei carboidrati che vanno calibrati non solo per quantità ma anche per qualità.

Approfondisci la dieta per il diabete.

Cibi ad alto tenore di carboidrati

Zucchero,

Frutta dolce

Pane

Pasta

Riso

Legumi secchi

Cioccolato

Castagne

Cibi a medio tenore di carboidrati

Patate

Legumi freschi

Mele

Banane

Uva

Cibi a basso tenore di carboidrati

Pollo

Uova

Olio di oliva

Carne magra di vitello

Verdure

Pesce

Formaggi magri

Per tenere sotto controllo la glicemia bisogna, in generale, bandire gli zuccheri, assumere con moderazione alimenti contenenti carboidrati, ridurre la quantità di grassi saturi per tenere sotto controllo il colesterolo nel sangue, assumere i pasti ad orari regolari e con intervalli brevi.

Esempio di dieta (circa 1600 cal)

Colazione:

50 ml di caffè o te con latte magro,

20 g pane comune

1 mela o un’arancia

Pranzo:

50 g di pasta o riso con salsa di pomodoro,

150 g di vitello magro, pesce o coniglio cucinato ai ferri o lesso

300 g verdura cotta o cruda condita con un cucchiaio di olio

1 mela, mandarino o arancia, o 50g pesche, lamponi, ciliege, nespole

1 bicchiere di vino secco

Cena:

25 g riso o pasta in brodo

100 g di carne di vitello, o pesce magro, o 50 g di mozzarella

300 g verdura cotta con un cucchiaio di olio

30 g pane

frutta come a pranzo

1 bicchiere di vino secco

Farmaci.

La terapia insulinica è richiesta in caso di diabete di Tipo 1 ed in alcuni casi di diabete di Tipo 2.

L’insulina è disponibile in tre forme che hanno velocità e durata d’azione diversa.

  • L’insulina pronta agisce velocemente ma è a breve termine. Viene utilizzata da pazienti che necessitano di diverse iniezioni giornaliere e va somministrata 15-20 minuti prima o subito dopo i pasti.

  • L’insulina intermedia inizia ad agire dopo 2 o 3 ore ed ha una efficacia di circa 20 ore. Viene utilizzata di sera per coprire le ore notturne.

  • L’insulina lenta è ad azione prolungata e dura circa 36 ore.

La scelta del tipo di insulina è complessa e deve essere valutata dal medico in seguito alla valutazione di molti fattori.

L’insulina viene iniettata sotto cute con piccole siringhe o con la penna a insulina, o con un dispositivo a pompa d’aria.

Nei soggetti diabetici di Tipo 2 possono essere utilizzati ipoglicemizzanti orali quali le sulfaniluree o le meglitinidi che stimolano il pancreas a produrre più insulina, o le biguanidi e i tiazolidinedioni che aumentano la risposta dell’organismo.

Cure sperimentali: la terapia genica

Per il trattamento del diabete di Tipo1 esistono oggi trattamenti molto promettenti quali il trapianto di cellule che secernono insulina in vari organi.

Attualmente la malattia si cura:

  • Trapiantando il pancreas vascolarizzato.

  • Impiantando a livello epatico le così dette "isole di Langherans" che sono cellule del pancreas deputate a secernere gli ormoni insulina e glucacone.

Entrambi i metodi riescono a fornire un controllo della glicemia che non ha paragoni con la normale terapia insulinica. Ma hanno una gran quantità di effetti collaterali fra cui il più consistente è la necessità di una continua terapia immunodepressiva per prevenire il rigetto delle cellule trapiantate.

La speranza è riposta pertanto nello sviluppo della terapia genica che al momento è testata su ratti ed altre cavie da laboratorio ed ancora non ha raggiunto il fatidico punto del passaggio alla sperimentazione clinica.

La terapia genica del diabete tenta di trasferire DNA integro alle cellule specifiche del paziente per correggere un difetto genetico o di fornire a cellule e/o tessuti, non deputati allo scopo, la capacità di secernere insulina e di rilasciarla nel circolo sanguigno secondo le esigenze del metabolismo.

Le strategie che attualmente si perseguono per generare cellule pancreatiche beta in grado di sostituire le originarie sono due:

  • Trasformare, mediante processi di ingegneria genetica beta cellule di origine animale (provenienti da topi) in cellule che possano adattarsi alle esigenze dell'uomo. Punti a favore di questa tecnica sono la possibilità di poter disporre di quantità di materiale genetico quasi illimitato e di poter disporre di cellule endocrine e quindi già programmate alla secrezione di nostro interesse. Per contro le secrezioni di dette cellule sono assolutamente diverse da quella umana di cui necessitiamo. E' necessario pertanto un complesso processo di ingegneria genetica che ci consenta di ottenere tali risultati. E' anche indispensabile nascondere, in qualche maniera, tali cellule al sistema immunitario per impedire che le riconosca come estranee e le espella. Sfortunatamente nonostante 20 e più anni di ricerca i problemi esposti non hanno ancora trovato una soluzione che garantisca la necessaria sicurezza per poter passare alla sperimentazione clinica.

  • La strada alternativa è di utilizzare cellule (non pancreatiche) dello stesso paziente e mediante processi di ingegneria genetica di modificarle in maniera che riescano a produrre insulina in quantità regolabile con le richieste metaboliche. Ovviamente in tal modo non si avrebbero problemi di rigetto perché le cellule sarebbero prelevate allo stesso paziente e non essendo cellule pancreatiche sfuggirebbero all'effetto autoimmune della patologia. Anche in questo caso gli ostacoli si sono dimostrati enormi ed ancora non si è riusciti a superare la sperimentazione in vitro.

Possibili complicanze del diabete mellito.

Il monitoraggio costante della glicemia è essenziale nei diabetici in quanto la comparsa dei sintomi di ipo o iper glicemia causa gravi conseguenze.Il diabete crea, infatti, a lungo termine una serie di patologie pericolose che sono spesso causa di morte.

Gran parte di queste complicanze presenta un andamento progressivo, le più importanti sono:

  • Arteriosclerosi e riduzione nel flusso sanguigno determinata dall’innalzamento dei lipidi che provoca complicazioni circolatorie e cerebrali.
  • Insufficienza vascolare periferica causata dal restringimento dei vasi di piccolo calibro dove si depositano sostanze complesse derivate dagli zuccheri che trasportano meno sangue a cute e nervi. Tale insufficienza può causare la formazione di ulcere ai piedi ed alle gambe che non riescono a guarire fino alla comparsa di gangrene che rendono necessaria l’amputazione dell’arto.
  • Lesione dei vasi oculari fino alla perdita della vista causata dalla cattiva vascolarizzazione della retina.Insufficienza renale causata dall’affaticamento dei gromeruli costretti ad una elevata filtrazione del glucosio.

  • Insufficienza renale  causata dall’affaticamento dei gromeruli costretti ad una elevata filtrazione del glucosio.

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Supervisore:Vincenzo Angerano
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