Epatite virale.

    Indice:

  1. Tipologie
  2. Come si trasmette
  3. Incubazione e decorso
  4. Sintomi
  5. Prevenzione
  6. Vaccinazione
  7. Diagnosi
  8. Terapia
  9. Forma cronica
  10. Opinioni e commenti
Epatite virale

L’epatite virale è una patologia infiammatoria che provoca necrosi delle cellule epatiche. Essa può essere causata da vari tipi di virus che presentano un quadro clinico generale molto simile, e perciò viene classificata in maniera diversa al variare del ceppo virale responsabile dell’attacco.

Tipologie di epatite.

Attualmente, anche se in circa il 20% dei casi non riesce a identificare l’agente virale, sono note e codificate ben cinque tipi di epatiti e conseguentemente altrettanti virus epatotropi (che attaccano le cellule del fegato) e precisamente:

Epatite A provocata dal picornavirus HAV; La malattia ha generalmente ha un decorso benigno (anche se sono noti rarissimi casi fulminanti e fatali) e non cronicizza.

Epatite B provocata da un virus HBV e di cui si sono note 6 diverse specie distribuiti in altrettante diverse aree geografiche; Può essere lieve o improvvisa e fulminante. Cronicizza nel 5/10% dei soggetti, e nel 20% dei soggetti l’epatite cronica in un tempo di circa 5 anni degenera in cirrosi epatica.

Epatite C provocata dall’Hepacavirus HCV di cui si conoscono ben sei diversi genomi ed un centinaio di subtipi; Nel 75% dei casi degenera in cronica ed il 30% dei soggetti con epatite C cronica in 10/20 anni sviluppa cirrosi epatica.

Epatite D provocata dal virus HDV; Si manifesta in due diverse modalità: infezione contemporanea di virus B e D, infezione di virus D ad un ammalato cronico di epatite B.

Epatite E provocata da un virus l’HEV appartenente alla famiglia dei Caliciviridae. Non cronicizza ma ha un’alta percentuale di forme fulminanti ed un’elevata mortalità (40%).

L’epatite può essere inoltre acuta di breve durata,cronica quando si protrae per almeno sei mesi.

Epidemiologia

Secondo l’istituto Superiore della Sanità oggi le epatiti virali sono ancora un problema sanitario, infatti i casi di epatite si sono notevolmente ridotti, ma sono ancora elevati i casi di infezioni croniche dovute ad epatiti B e C contratte in passato.

l’epatite A è diffusa maggiormente nei paesi sottosviluppati con scarse condizioni igieniche. In Nord America ed i Europa è limitata alle categorie a rischio quali i tossicodipendenti.

Come si trasmette.

L’epatite A si trasmette per via oro/fecale da individuo a individuo o attraverso cibi crudi o non abbastanza cotti (tipico esempio i molluschi contaminati per via fecale e consumati crudi).

L’epatite B si trasmette attraverso il sangue e pertanto da madre a figlio, per via sessuale, per trasfusioni, via parenterale ovvero per uso promiscuo di aghi per il consumo di stupefacenti, o per tatuaggi etc.

L’epatite B può essere trasmessa da soggetti sani portatori cronici del virus. L’epatite C si trasmette con trasfusioni. Fino al 1992 l’80% di casi di epatite è stato determinato da trasfusioni, oggi viene contratta da persone che usano aghi promiscui. Raramente si trasmette al feto.

L’epatite D colpisce soggetti che usano gli stessi aghi per iniettare stupefacenti.

L’epatite E è molto simile a quella A e si trasmette per via oro-fecale.

Incubazione e decorso.

L’incubazione dura a seconda del virus dalle 4 alle 12 settimane.

Il decorso della malattia segue tre fasi distinte: iniziale, itterica e di guarigione.

La fase iniziale si accompagna con febbre, nausea e vomito.

La fase itterica, per l’aumento della bilirubina, è accompagnata dall’ingiallimento della pelle e della sclera (parte bianca) oculare. In questa fase le transaminasi risultano fortemente alterate.

La guarigione può durare da 1 a 4 mesi a seconda del tipo di virus.

Se dopo tale periodo il male non regredisce completamente (30% dei casi) si parla di “epatite virale cronica”.

Sintomi dell'epatite.

Come già detto nonostante i diversi agenti virali responsabili dell’infezione il quadro clinico è simile in tutti i casi di epatite acuta e pertanto simile è la sintomatologia.

I sintomi possono essere lievi simili all’influenza fino all’insufficienza epatica mortale. I più comuni sono scarso appetito, nausea, vomito e febbre.

Dopo alcuni giorni le urine diventano gialle e può comparire l’ittero a causa dell’accumulo di bilirubina nel sangue.

La gravità dei sintomi varia in base al tipo di virus ed alla risposta del soggetto all’infezione.

Le epatiti A e C causano sintomi lievi spesso inosservati.

Le epatiti B ed E causano sintomi gravi quali dolori articolari ed orticarie pruriginose soprattutto in gravidanza, fino ad un’insufficienza epatica che può essere letale.

L’epatite D si sviluppa solo insieme all’epatite B e ne peggiora i sintomi.

Prevenzione e profilassi.

Contro l’infezione dai virus dell’epatite si possono adottare diverse misure preventive quali:

  • Lavarsi le mani prima di toccare cibo.
  • Evitare comportamenti a rischio come l’uso promiscuo di aghi.
  • Sottoporsi a trasfusioni solo in strutture sanitarie.
  • Per le epatiti A e B esistono vaccini.

I soggetti non vaccinati possono avere una protezione immediata con le immunoglobuline che offrono però una protezione transitoria.

Solo nei casi di epatite cronica di tipo C e B viene somministrato farmaci antivirali, quali l’Interferone alfa associato a Ribavirina, per bloccare l’infiammazione.

Vaccinazione.

Sono disponibili vari tipi di vaccini per l’epatite A. Vanno somministrasti a soggetti ad alto rischio associati ad una dose standard di immunoglobuline.

E’ disponibile un vaccino per l’epatite B da somministrare a soggetti a rischio.

Ai neonati di madri con epatite B si somministra sia il vaccino che l’immunoglobulina specifica.

Non è noto ad oggi alcun vaccino per l’epatite C e la somministrazione di immunoglobuline è inutile.

Il vaccino per l’epatite B copre anche quella D. l’Immunoglobulina contro l’epatite B difende anche dalla D.

E’ in dirittura di arrivo la preparazione di un vaccino per l’epatite E.

Diagnosi.

La diagnosi dell’epatite si effettua anzitutto in base ai sintomi.

Generalmente il medico riscontra ingrossamento del fegato e dolorabilità.

Gli esami di laboratorio indicano concentrazione di bilirubina e transaminasi.

Mentre un prolungamento dei tempi di protrombina indica una forma grave di epatite.

Sono invece gli esami sierologici detti marker epatici che identificano il virus specifico responsabile dell’epatite e gli anticorpi prodotti dall’organismo per combatterlo.

L'epatite A viene diagnosticata in presenza di anticorpi IgM anti-HAV; gli IgM indicano che l'infezione è recente.

L'epatite B viene diagnosticata con precisione identificando l’antigene l'HBsAg.

L’epatite C viene diagnosticata in presenza di anticorpi HCV Ab.

L’Epatite D è diagnosticata in presenza dell’antigene D.

L’epatite E è diagnosticata dagli anticorpi LgM e LgG.

Terapia e farmaci.

La maggior parte dei pazienti affetti da epatite non richiede terapie particolari.

I soggetti con epatite acuta molto grave necessitano di ricovero.

Dall’epatite acute si guarisce in 4/8 settimane anche se i malati di epatite C e, in minor numero, di epatite B possono diventare portatori cronici del virus e sviluppare un’epatite cronica, una cirrosi o un tumore del fegato.

Non è necessaria una dieta particolare in caso di epatite.

Epatite virale cronica.

L’epatite diventa cronica quando l’infezione si protrae per oltre sei mesi.

Non è ancora nota la causa per cui l’epatite cronicizza solo in alcuni soggetti e non in altri, ma probabilmente dipende dal funzionamento del sistema immunitario.

Alcuni soggetti convivono con l’epatite cronica per anni, senza sviluppare danni epatici, in altri invece la malattia peggiora gradualmente, trasformandosi in cirrosi.

Solo con una biopsia epatica è possibile determinare la gravità dell’infiammazione.

Nei pazienti con insufficienza epatica grave può essere preso in considerazione il trapianto del fegato.

Il trapianto non è indicato però per i soggetti con epatite B perché essa recidiva e si manifesta in forma grave anche nel fegato trapiantato.

Anche nell’epatite C l’infezione recidiva, ma in forma lieve e pertanto, il trapianto assicura una sopravvivenza abbastanza lunga.

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