Frattura di Colles: riabilitazione. Esercizi, fisioterapia, trattamenti e tempi di recupero.

La frattura di colles necessita, spesso di lunghi tempi di recupero. Esaminiamo quali sono i trattamenti necessari e quali gli esercizi di riabilitazione per un perfetto funzionamento dell’arto.

Frattura di Colles: riabilitazione. Esercizi, fisioterapia, trattamenti e tempi di recupero

    Indice Articolo:

  1. Come si recupera?
  2. Trattamenti
  3. Riabilitazione
  4. Esercizi
  5. Tempi di recupero

Frattura di Colles: è possibile il recupero?

La frattura di Colles è fra le più frequenti, tanto frequente da costituire circa il 14% di tutte le fratture. Però nonostante la sua apparente banalità, solo poco più del 70% di coloro che ne sono interessati raggiungerà la completa guarigione. Il restante 30%, infatti, mostrerà alla fine della terapia esiti deludenti spesso con limitazioni funzionali, palesemente evidenti. Tutto ciò perché, nella letteratura scientifica internazionale, che riguarda il problema, non è indicato:

  • un protocollo preciso che metta in relazione tipologia di frattura di Colles e trattamento più opportuno;
  • un protocollo univoco di riabilitazione anche se, ad unanimità, viene giudicata essenziale per il completo recupero funzionale del braccio.

Quindi data la mancanza della indicazione di un trattamento riabilitativo “ gold standard” nel presente articolo forniremo le linee guida a cui dovrebbe tendere un trattamento ottimale, operando per quel che è possibile una sintesi tra le tipologie più utilizzate, e descriveremo, anche se in maniera sintetica, uno di tali percorsi, scelto tra i più comuni.

Cos’è la “Frattura di Colles”

Anatomia del polso

La frattura di Colles interessa la epifisi distale del radio. Ossia la parte terminale del radio (osso dell’avambraccio) che concorre con l’ulna (altro osso dell’avanbraccio) ed il carpo (otto piccole ossa disposte su due fila della mano) a formare l’articolazione del polso.

E’ un tipo di frattura molto frequente negli anziani che avendo problemi di deambulazione sono più soggetti a cadute. Le donne poi, a causa della osteoporosi che insorge con la menopausa, ne soffrono più degli uomini.

Dati epidemiologici hanno, infatti, evidenziato che una donna ogni sette ne resta colpita. Comunque la frattura di Colles, per la dinamica che la determina: caduta violenta sul palmo della mano col polso in estensione, non è rara neppure nei giovani che praticano attività sportive come: calcio, sci, pattinaggio, etc. o nei bambini piccoli.

Le fratture di Colles oltre che in: composte e scomposte si possono anche differenziare in:

  • Fratture di Colles extrarticolari. Se la crepa della superficie dell’osso (rima della frattura) è esterna all’articolazione del polso.

  • Fratture di Colles intrarticolari. Se invece è interna.

Trattamento di questa frattura.

I trattamenti per la frattura di Colles sono di svariati tipi e come già detto non esiste un un protocollo che associ, in maniera univoca, a ciascun tipo di frattura, il miglior trattamento.

Nonostante tutto ciò i trattamenti sono raggruppabili in due categorie e la scelta di quale tipo tra i tanti verrà posto in atto è fatta dallo specialista (ortopedico) in funzione di 3 parametri:

  • Le condizioni generali di salute del paziente.

  • Il tipo di frattura (composta, scomposta, intrarticolare, etc.).

  • Il suo percorso formativo.

Prendiamo sinteticamente in esame i possibili trattamenti.

Conservativo. Se la frattura è composta si applica un tutore gessato. Se la frattura è scomposta prima dell’applicazione del tutore gessato occorrerà riallineare con opportune manovre i frammenti delle ossa fratturate e riportarli nella posizione antecedente al trauma. Il tutore gessato andrà mantenuto per un periodo di 4/6 settimane controllando con esami radiografici la corretta posizione dei frammenti ed il procedere della saldaura dell’osso. Trascorso detto tempo si rimuove l’ingessatura e si completa la riabilitazione già iniziata in presenza del tutore.

Chirurgico. Si procede con questo trattamento se la frattura è molto scomposta e se interessa in maniera consistente la regione dell’articolazione e quindi le manovre di riduzione non riuscirebbero a ricostruire corretamente l’anatomia dei capi ossei lesi. Nello effettuare la riduzione chirurgica vengono utilizzati vari ausili che identificano anche la tecnica operatoria. Possiamo avere:

  • Placche e viti. Richiedeno un intervento chirurgico a cielo aperto ed i vari frammenti ossei vengono serrati e tenuti insieme da placche e viti di metalli biocompatibili.

  • Fili di Kirschner. Sono fili metallici che con un intervento in artroscopia (intervento su una articolazione praticato con strumenti miniaturizzati manovrati dall’esterno sotto guida radiografica) vengono posizionati sull’osso o le ossa fratturate per mantenerle in posizione corretta.

  • Fissatore esterno. E’ uno strumento composto da un segmento centrale metallico, posizionato esternamente al braccio, con asticine metalliche laterali chirurgicamente innestate nelle ossa a monte ed a valle della frattura e serve a mantenere stabile i frammenti posizionati con una manovra di riduzione. Si ricorre a tale sistema quando i tessuti molli della regione anatomica sono stati fortemente compromessi dall’evento traumatico. Il fissatore viene rimosso quando detti tessuti saranno guariti.

L’intervento chirurgico è comunque completato con l’applicazione di un apparecchio gessato. La durata dell’immobilizzazione in questo caso varia col tipo di intervento. Quello che utilizza viti e placche è quello che richiede un periodo di gessatura più breve 3/4 settimane contro le 5/6 di quello che utilizza fili di Kirschner.

Riabilitazione della frattura dell’epifisi distale del radio.

Qualunque sia il tipo di trattamento utilizzato la riabilitazione dell’arto fratturato passa attraverso una serie di distinti stadi. Essi sono:

  • Mobilizzazione attiva immediata delle articolazioni non bloccate dal tutore gessato. Si intende per mobilizzazione attiva di una articolazione la variazione dell’angolo di movimento di questa per effetto della forza muscolare. Se ciò non è possibile per l’edema è necessaria mobilizzazione passiva. Le articolazioni che rimangono immobili, infatti, tendono a sviluppare aderenze

  • Contenimento e remissione di edema ed infiammazione. Il trauma determina gonfiore ed infiammazione. Il primo crea problemi di mobilità articolare non solo del polso ma anche di gomito e spalla, condizione che conduce ad inspessimento tendineo e crescita di aderenze nelle articolazioni. La seconda induce calcificazioni nei tessuti molli che circondano l’articolazione stessa.

  • Contenimento del dolore che accompagna i movimenti nelle prime fasi di mobilizzazione dell’articolazione. Tale dolore è uno dei problemi più seri. Esso induce paura nel paziente e lo spinge a non compiere movimenti. Si peggiora così una situazione già compromessa.Recupero dei giusti rapporti della mobilità articolare: abduzione ed adduzione, estensione e flessione, rotazione, che immobilismo e trauma hanno compromesso.

  • Recupero del tono muscolare (forza e resistenza) che si è perduto con l’immobilità o comunque per il ridottissimo movimento dell’arto nel periodo in cui è stato applicato tutore gessato.
  • Recupero della coordinazione motoria del polso e del braccio nel suo complesso. Ovvero recupero dell’abilità a compiere movimenti col braccio e segnatamente col polso nella maniera più efficiente possibile.

  • Recupero e rieducazione di gesti specifici dell’articolazione come ad esempio possono essere: girare una chiave nella toppa di una serratura, afferrare un oggetto tra due dita, etc.

Al fine di portare a termine un tale recupero è opinione universalmente diffusa che la fisioterapia sia un aspetto importante se non essenziale. Ma comunque, ad oggi, questa convinzione non è supportata da sufficienti studi scientifici che ne dimostrino in maniera inequivocabile l’utilità. Inoltre non vi è un chiaro criterio per cui un paziente con una fattura di Colles di tipo ben preciso, trattata con una ben specificata terapia, venga indirizzato ad un trattamento anzi che ad un altro. La scelta perciò del trattamento fisioterapeutico non è regolata da criteri oggettivi e quindi da un protocollo preciso ma dalla sensibilità e esperienza dell’ortopedico e del fisioterapista.

Fisioterapia.

La fisioterapia fa parte delle scienze mediche e si occupa di: prevenzione, cura e riabilitazione dei problemi causati da malattie (acquisite e/o congenite) che interessano l’apparato: muscoloscheletrico, neurologico e viscerale. Il fisioterapista è perciò un laureato con laurea triennale o magistrale che organizza, istruisce ed assiste pazienti, con menomazioni o disabilità, in percorsi di recupero funzionali: motori, psicomotori e cognitivi. Nell’ambito di queste sue funzioni il fisioterapista si avvale dei seguenti ausili:

Prevenzione. Insieme di norme pratiche che possono rendere sia lo svolgimento di esercizi che le quotidiane attività lavorative più sicure. Un esempio su tutti: un peso da terra va sollevato flettendo le ginocchia e non piegandosi in vita.

Rieducazione funzionale. Insieme di esercizi studiati per recuperare movimenti e gesti quotidiani perduti per effetto della patologia invalidante. Risultano spesso necessari per la loro esecuzione un gran numero di attrezzi che ne facilitano lo svolgimento. Ne citiamo qualcuno a mo’ di esempio: clave, palloni, tapis roulant, etc.

Terapia fisica. Utilizza le energie fisiche: calore, energia elettrica, etc. Queste rese disponibili da opportune attrezzature, servono: ad abbassare il livello del dolore, tenere sotto controllo l’infiammazione,etc. Le più utilizzate sono:

  • Laserterapia. Utilizza l’energia delle radiazioni luminose emesse dal laser per stimolare produzione di ATP (composto cellulare componente delle principali reazioni metaboliche che determinano produzione di energia). L’ATP ha una azione analgesica sulla membrana nervosa.

  • TENS. Scariche elettriche a bassa tensione ed ad alta ed a bassa frequenza che stimolano i nervi sottocutanei che trasportano gli stimoli dolorosi. Hanno perciò azione antalgica.

  • Elettrostimolazione. Generazione di corrente ad onda quadra che applicata ai muscoli ne determina contrazione. Sono utili per il recupero di arti rimasti immobilizzati per lunghi periodi.

  • Ionoforesi. Usa corrente continua di bassa intensità per trasportare farmaci all’interno di un tessuto. Farmaci che possono essere antidolorifici, antiinfiammatori, etc.

  • Termoterapia. Serve a stimolare l’afflusso di sangue nella regione trattata procurando una azione antinfiammatoria ed antalgica. Può essere esogena (applicata dall’esterno) e quindi: fanghi, paraffina, etc. Oppure endogena e quindi marconi terapia o radar terapia. Un caso particolare di termoterapia endogena è la tecarterapia. Essa richiama cariche elettriche del corpo sfruttando le proprietà del condensatore. Produce oltre alla termoterapia endogena una attivazione metabolica nei tessuti a più elevata resistenza come articolazioni ed ossa velocizzandone la guarigione.

  • Magnetoterapia. Utilizza campi magnetici che hanno azione biostimolante sui tessuti molli e sulle ossa accelerandone la guarigione.

  • Terapia manuale ed esercizi connessi. Specializzazione della fisioterapia per gestire sintomi e dolore causati da disfunzioni muscolari ed articolari e per il recupero di movimenti e funzionalità compromesse.

I trattamenti fisioterapici più utilizzati per la riabilitazione della frattura di Colles sono, come si può già immaginare per quanto fin qui detto, abbastanza numerosi. Di seguito ne riportiamo solo alcuni fra quelli che più comunemente sono utilizzati.

  • Movimento attivo e passivo continuo delle articolazioni non bloccate dal tutore gessato. Movimento che va iniziato precocemente subito dopo la disposizione del gesso.

  • Termoterapia. Riduce infiammazione e dolore.

  • TENS. Per ridurre il dolore

  • Massaggi. Sono praticati subito dopo la rimozione del tutore gessato e risultano particolarmente utili nel caso di intervento chirurgico ad evitare che una imperfetta cicatrizzazione provochi aderenze e compressioni nervose concorrendo alla limitazione funzionale dell’articolazione. Inoltre il massaggio rilassa la muscolatura evitando fastidiosi e limitanti problemi di contrazione. In presenza di edema ci si avvale di un particolare tipo di massaggio: il drenaggio linfatico. Questo è un massaggio lento e ripetitivo il cui fine è di convogliare i liquidi in eccesso nei tessuti al vaso linfatico più vicino da dove verranno poi eliminati.

  • Esercizi di terapia manuale per la mobilizzazione passiva delle articolazioni.

  • Esercizi di stretching. Riducono la tensione muscolare, migliorano il coordinamento e l’escursione dell’articolazione.

  • Esercizi di recupero del tono muscolare e della forza dell’arto.

  • Terapia occupazionale. Utilizza esercizi dedicati per recuperare la coordinazione, l’abilità e l’adeguata forza ad eseguire gesti quotidiani persi per l’immobilità.

Naturalmente detti trattamenti possono essere posti in atto singolarmente ma più spesso in combinazione tra loro.

Esercizi riabilitativi della Frattura di Colles.

Il trattamento parte immediatamente dal giorno stesso in cui si applica il tutore gessato. Questo perché bisogna impedire o almeno tenere sotto controllo la probabile formazione di edema che tende a formarsi, in special modo, nei tessuti di mani e dita. Per scongiurare ciò e per mantenere in movimento le articolazioni che non sono bloccate dal gesso bisogna continuamente effettuare serie di esercizi di mobilizzazione attiva e passiva.

La spalla va sollecitata:

  • Con esercizi di adduzione/abduzione attivi e passivi come in figura.

  • Con esercizi di rotazione esterna in retro posizione.

Il gomito se è libero, perché la frattura è stata trattata con fissatore esterno o bloccata con tutore gessato antibrachiometacarpale, con esercizi di estensione flessione.

L’articolazione metacarpo falangi con esercizi di pinza del primo dito con tutti gli altri.

Rimosso il tutore gessato si iniziano fin dal primo giorno, sotto la guida del terapista manuale, gli esercizi mirati che saranno bilanciati secondo un carico crescete. Naturalmente molta attenzione va posta al controllo di edema ed infiammazione che vanno tenuti sotto stretto controllo per evitare aderenze e calcificazioni nelle articolazioni interessate. Importante è anche il controllo del livello del dolore che limita i movimenti del paziente e impedisce una corretta esecuzione degli esercizi di riabilitazione.

Nei pazienti anziani che hanno già in partenza scarso tono muscolare può aiutare un ciclo di trattamento con elettrostimolazione che aiutano nel ripristino di un tono muscolare accettabile. Allo scopo di prevenire e contenere l’edema può essere utile un ciclo di massaggi linfodrenanti. L’infiammazione può invece essere combattuta con trattamenti di termoterapia. La remissione del dolore può ottenersi con cicli di TENS.

Tempi di recupero per questa frattura.

In condizioni normali si recupera completamente il funzionamento del polso e del braccio in 4/6 mesi. In qualche caso di frattura complessa o paziente anziano può essere necessario anche un anno.

Supervisore: Vincenzo angerano
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