Frattura femore pertrocanterica.

Frattura femore pertrocanterica

La frattura del femore pertrocanterica interessa nella quasi totalità dei casi un anziano con età prossima ai settanta o più anni. Infatti data l'elevata resistenza meccanica dell'osso femorale per provocarne la frattura in un giovane occorre un trauma ad elevata energia come può verificarsi, soltanto, in un incidente stradale o in una caduta da notevole altezza. Invece l'insorgere dell'osteoporosi con perdita di densità e massa ossea ed il conseguente aumento di fragilità fanno si che la frattura del femore negli anziani e quella pertrocanterica in particolare divenga un evento molto frequente anche in seguito a traumi di modestissima entità. In taluni casi (caratterizzati da osteoporosi in stato molto avanzato) addirittura si verifica l'opposto: l'anziano cade per una frattura spontanea pertrocanterica del femore.

Per spiegare in maniera chiara in cosa consiste la frattura pertrocanterica del femore diamo qualche breve cenno sull'anatomia del femore. Il femore è formato da un corpo centrale diafisi e due epifisi (estremità) quella distale che si articola nel ginocchio e quella prossimale che si articola nell'anca. L'epifisi prossimale è composta dalla testa del femore e da un collo che si inserisce sulla diafisi in una zona detta trocanterica.

Le fratture che interessano il collo del femore sono due: la frattura propria del collo femorale che avviene nella sezione ossea tra testa del femore e zona trocanterica (dove il collo del femore si innesta nella diafisi) e la frattura pertrocanterica se avviene nella zona trocanterica stessa. La diagnosi della frattura si effettua oltre che con l'esame dei sintomi con l'esame radiografico. La riduzione della frattura (tranne casi di gravi impedimenti di carattere clinico) avviene sempre per via chirurgica.

Le tecniche utilizzate variano in funzione dell'entità della frattura stessa e degli anni del paziente. Se il paziente è anziano si preferisce l'impianto di una protesi totale (intera anca) o parziale (solo la parte femorale). Se invece il paziente è giovane si ricorre ai così detti chiodi gamma ossia si inserisce una vite nel collo del femore che si aggancia ad un chiodo inserito nella diafisi femorale. Tutto comunque è teso a verticalizzare il paziente nel più breve tempo possibile per evitare le spiacevoli controindicazioni di lunghi periodi di allettamento e relative complicanze che spesso conducevano il paziente anziano alla morte.

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