Sbiancamento dei denti.
Lo sbiancamento dei denti è divenuto negli ultimi anni una pratica diffusissima anche in seguito ad una martellante campagna pubblicitaria che reclamizza incessantemente dentifrici e persino gomme masticanti che miracolosamente produrranno denti scintillanti.
Occorre però precisare che esiste una sostanziale differenza tra agenti sbiancanti per i denti che agiscono solo sulle macchie esterne lasciate dai cibi ed agenti sbiancanti dentali che alterano lo smalto e la dentina variando il colore determinato dal nostro patrimonio genetico o determinato dal naturale invecchiamento.
Nel primo caso non si usano sostanze chimiche decoloranti e lo sbiancamento viene ottenuto per abrasione con spazzolino e particolari dentifrici contenenti microgranuli abrasivi che intensificano l’azione pulente dello spazzolino elettrico e non. Il risultato che ci si può attendere da un tale trattamento è al massimo un ritorno al naturale colore del dente.
Ma negli anni i coloranti presenti negli alimenti penetrano tra i microscopici prismi dello smalto che ricoprono i denti e l’abrasione prodotta dallo spazzolino non riesce ad eliminarli. L’effetto è un progressivo ingiallimento e perdita di lucentezza che compromettono la bellezza dei denti. Per porre rimedio a tale situazione si rende necessario l’utilizzo di prodotti chimici che riuscendo a penetrare nei prismi dello smalto ossidano i coloranti ed eliminano macchie ed ingiallimento. Tali sostanze appartengono per lo più alla famiglia dei perossidi.
Una delle tecniche più diffuse per effettuare lo sbiancamento dei denti è quella di usare come sostanza sbiancante perossido di idrogeno (comune acqua ossigenata) e la luce laser per catalizzare la reazione di ossidazione.
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