Antibiotici in gravidanza: dannosi e consentiti. Rischi e controindicazioni..

Una delle preoccupazioni maggiori, durante la gravidanza, é l’eventualità di dover assumere dei farmaci, per gli effetti che possono avere sul nascituro. Concentriamo la nostra attenzione sugli antibiotici. Quali usare? Quali, invece, sono assolutamente da evitare? Scopriamolo.

Antibiotici in gravidanza: dannosi e consentiti. Rischi e controindicazioni.

    Indice Articolo:

  1. Quando assumerli?
  2. Quali assumere?
    1. Antibiotici consentiti
    2. Sconsigliati
    3. Controindicati
  3. Opinioni e commenti
  1. Perchè usare gli antibiotici in gravidanza?

Gli antibiotici rappresentano una delle classi farmacologiche più diffuse, e vengono utilizzati al fine di sradicare infezioni di natura batterica. Sebbene la gravidanza rappresenti un momento critico, per la donna e per la vita che porta in grembo, talvolta si é costretti a ricorrervi in modo da scongiurare il contagio madre-figlio (sia durante la gestazione, sia durante il parto) e, quindi, conseguenze ben più gravi rispetto a quelle dovute al farmaco stesso.

Dal momento che vi é carenza di studi in proposito (non é possibile, infatti, effettuare studi controllati su donne incinte), i dati a disposizione sono pochi e derivano dalla pratica clinica. Per tali motivi, nella maggior parte dei casi é impossibile predire con assoluta certezza gli effetti che tali farmaci (e non solo) possono avere sulla gravidanza.

Puoi approfondire gli effetti dei farmaci in gravidanza.

Le variabili da considerare, infatti, sono numerose..

Antibiotici e gestazione: le variabili di cui tener conto.

Sensibilità individuale: la risposta al trattamento varia da paziente a paziente.

Epoca gestazionale in cui avviene l’assunzione:

  • Periodo pre-impianto: coincide con le prime due settimane. Lo zigote (derivante dalla fusione della cellula uovo con lo spermatozoo) subisce diverse divisioni cellulari e migra verso la mucosa uterina (endometrio). Questo é il così detto periodo del “tutto o nulla”: il farmaco può non avere effetti (le cellule morte vengono rimpiazzate in breve tempo da altre), oppure può portare all’aborto spontaneo.

  • Periodo embrionale: si estende dalla 3^a all’8^a settimana. E’ il periodo durante il quale si formano gli organi, di conseguenza l’assunzione di farmaci potrebbe portare a malformazioni (effetto teratogeno).

  • Periodo fetale: si estende dal 2° al 3° trimestre. Gli organi sono già formati e i farmaci potrebbero ritardarne la crescita (IUGR).

Oltre agli effetti immediati, si possono avere anche effetti a distanza (sul neonato), come disturbi comportamentali e dell’apprendimento.

Cinetica del farmaco: si tratta dei processi cui viene sottoposto il farmaco all’interno dell’organismo (assorbimento, distribuzione ai tessuti, metabolismo ed eliminazione) che risultano modificati per via dei cambiamenti fisici che comporta la gestazione. La lipofilia del farmaco (ovvero l’affinità per i lipidi) e le caratteristiche della placenta (spessore ed estensione) influenzano la quantità di farmaco che giunge all’embrione/feto, che non potrebbe difendersi in quanto non dispone del corredo enzimatico necessario per inattivarlo.

Dose del farmaco: il rischio di effetti tossici cresce con la dose;

Durata del trattamento: il rischio cresce con la durata;

Associazioni farmacologiche: due o più farmaci possono influenzare, reciprocamente, la cinetica e portare a fenomeni di accumulo e, quindi, tossicità.

Quali usare? Antibiotici consentiti, sconsigliati e controindicati.

Com’é stato già anticipato, l’uso degli antibiotici in gravidanza dev’essere riservato a casi di stretta necessità, con il parere del medico (quindi, mai prenderli di propria iniziativa, anche se si conoscono le indicazioni e la posologia!) e, per quanto sia possibile, occorre evitare di usarli nel 1° trimestre (per ridurre al minimo il rischio di malformazioni).

Inoltre è fondamentale che:

  • Si usino in monoterapia: l’associazione con altri antibiotici, infatti, può avere effetti ancor più imprevedibili sulla gestante e/o sul bambino;

  • Si usi la dose minima efficace: ricordiamo, infatti, che per molti farmaci il rischio di tossicità embrionale/fetale aumenta con la dose;

  • Si effettuino trattamenti di breve durata (anche in questo caso, l’aumento del rischio é direttamente proporzionale alla durata della terapia).

Antibiotici consentiti

Antibiotici β-lattamici

Come dice il nome stesso, si tratta di farmaci caratterizzati dalla presenza del nucleo β-lattamico, la cui integrità é fondamentale per l’attività farmacologica. L’effetto antibatterico é attribuibile alla capacità di inibire la sintesi del peptidoglicano, un costituente fondamentale della parete cellulare (una struttura che conferisce rigidità e protezione alla cellula batterica). La resistenza batterica a questi farmaci é dovuta, spesso e volentieri, alla produzione di enzimi chiamati β-lattamasi, in grado di “aprire” l’anello β-lattamico e porre fine all’attività farmacologica.

Penicilline

Tra le più usate in gravidanza, abbiamo le aminopenicilline (ampicillina e amoxicillina), caratterizzate da un ampio spettro d’azione e buone caratteristiche farmacocinetiche (sono ben assorbite per via orale e si distribuiscono molto bene ai tessuti, raggiungendo concentrazioni terapeutiche efficaci). Nonostante tendano a raggiungere concentrazioni elevate anche nel feto/embrione, dalla pratica clinica non sono emersi effetti tossici sul nascituro.

L’associazione con inibitori delle β-lattamasi fa sì che queste non vengano inattivate; in particolare, l’associazione tra amoxicillina e acido clavulanico si é dimostrata sicura nella pratica clinica.

Tra le indicazioni delle aminopenicilline abbiamo:

  • Infezioni dell’apparato respiratorio, sostenute da Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae, Streptococcus pyogenes (o streptococco β emolitico), come:

    • Sinusite, ovvero l’infiammazione delle mucose che rivestono i seni paranasali (cavità delle ossa facciali);

    • Otite (infiammazione auricolare);

    • Bronchite (infiammazione dei bronchi).

  • Infezioni urinarie non complicate, come la cistite, sostenute da Escherichia coli. In questi casi, l’ampicillina risulta efficacissima.

  • Meningite (l’infiammazione delle membrane che rivestono e proteggono il sistema nervoso centrale) causate da Listeria monocytogenes;

  • Infezioni del cavo orofaringeo, come ascessi (accumuli di pus) dentali e faringiti (i comuni “mal di gola”)

Sono controindicate in caso di allergie alle penicilline.

Cefalosporine

Vengono classificate in generazioni, a seconda dello spettro d’azione. Tra quelle sicure in gravidanza abbiamo farmaci di 2^a generazione (cefuroxima) e di 3^a generazione (ceftriaxone e ceftazidima). Quelle di 4^a generazione sono di recente immissione in commercio, dunque non vi sono ancora dati clinici riguardanti la loro sicurezza in gravidanza.

Tra le indicazioni abbiamo:

  • Infezioni respiratorie e otiti, per quanto riguarda quelle di 2^a generazione. Risultano essere, comunque, meno efficaci rispetto alle penicilline.

  • Gonorrea (una malattia sessualmente trasmissibile) e meningiti, per quanto riguarda quelle di 3^a generazione.

Sono controindicate in caso di allergie alle cefalosporine.

Aztreonam

Le differenze strutturali dell’aztreonam, rispetto a penicilline e cefalosporine, fa sì che esso sia selettivo nei confronti di una categoria batterica (quella dei Gram negativi) e che sia particolarmente attivo su Enterobacteriaceae e Pseudomonas aeruginosa.

Viene usato, per via endovenosa o intramuscolare, per trattare infezioni molto gravi da Gram negativi, soprattutto in pazienti allergici alle penicilline e alle cefalosporine.

Macrolidi

Si tratta di farmaci in grado di inibire la sintesi delle proteine batteriche. Le più indicate, in gravidanza, sono l’eritromicina, la spiramicina e l’azitromicina.

In particolare:

  • Eritromicina e azitromicina: sono indicate nel trattamento delle infezioni da Clamydia trachomatis, nonché nelle infezioni da strepto e stafilococchi in pazienti allergiche alle penicilline e cefalosporine;

  • La spiramicina é utile nel trattamento della toxoplasmosi, un’infezione causata da un parassita (Toxoplasma gondii) che si annida nei gatti e può trasmettersi all’uomo (zoonosi).

Sebbene siano farmaci sicuri in gravidanza e ben tollerati, la claritromicina rappresenta un’eccezione alla regola, essendo associata ad un maggior rischio di teratogenicità e aborto.

Fosfomicina

E'un farmaco in grado di inibire la sintesi della parete batterica, utilizzato per il trattamento delle cistiti non complicate. Ben tollerato.

Sapevate che...?

Rimedi a base di aglio e pompelmo, dotati di proprietà antibiotiche, possono essere usati anche in gravidanza? Qualora il medico curante sia d’accordo, potete avvalervi del loro impiego per la prevenzione e il trattamento d’infezioni delle vie respiratorie e del cavo orofaringeo.

Antibiotici sconsigliati: rischi e controindicazioni.

Si tratta di farmaci utilizzati in caso di assoluta necessità, solitamente a causa del fallimento dei farmaci consentiti. Nella tabella riportiamo i principali.

Aminoglicosidi (gentamicina e simili): inibiscono la sintesi proteica.

Impiego

  • Infezioni urinarie
  • Infezioni respiratorie
  • Infezioni gastrointestinali

Rischi

Aumentano il rischio di effetti tossici nella madre e nel feto (a causa di fenomeni di accumulo):

  • Ototossicità: distruggono le cellule coinvolte nella percezione dello stimolo uditivo, in maniera irreversibile.
  • Nefrotosscità: danneggiano, in modo reversibile, le strutture renali
Fluorochinoloni (ciprofloxacina, levofloxacina): inibiscono la proliferazione batterica.

 Impiego

  • Infezioni urinarie
  • Infezioni da Chlamydia
  • Infezioni gastrointestinali da Shigella

Rischi

Aumentano il rischio di malformazioni osse e articolari.

 Glicopeptidi (vancomicina): inibiscono la sintesi della parete batterica.

Impiego

Infezioni da strepto e stafilococchi resistenti a penicilline, cefalosporine e macrolidi.

Rischi :sono associati a:

  • Ototossicità
  • Nefrotossicità
 Claritromicina (un macrolide)

 Impiego

  • Infezioni respiratorie
  • Infezioni del cavo orale
  • Otite

Rischi

Aumenta il rischio di effetti teratogeni e aborto.

Antibiotici controindicati.

Le categorie che hanno mostrato i maggiori effetti tossici (in gravidanza) sono le tetracicline e i sulfamidici.

Tetracicline: (doxiciclina e simili) sono inibitori della sintesi proteica. La tossicità si manifesta sia nella gestante (a carico di fegato, pancreas e reni), sia nell’embrione, con effetti teratogeni a carico di sistema nervoso, apparato cardiocircolatorio e sistema scheletrico. Nei neonati si osserva una colorazione marrone dei danti da latte.

Sulfamidici: sono in grado di inibire la sintesi dell’acido tetraidrofolico nei batteri, fondamentale per la produzione di DNA ed RNA. Il cotrimossazolo (un’associazione sulfametossazolo-trimetoprim) é particolarmente tossico per l’embrione, avendo marcati effetti teratogeni (apparato cardiocircolatorio, sistema urinario e sistema scheletrico). Inoltre, se somministrato prima del parto, si lega all’albumina (impedendole di legarsi alla bilirubina, il pigmento della bile) provocando la comparsa di ittero, la colorazione giallastra della cute e della sclera oculare (il “bianco” dell’occhio).

Nella tabella, sono riassunti gli effetti tossici di tali farmaci.

Tetracicline: 

Nella gestante:

  • Epatotossicità

  • Nefrotossicità

  • Tossicità pancreatica

Nell’embrione:

  • Malformazioni cardiocircolatorie

  • Malformazioni nervose

  • Malformazioni ossee

Nel neonato: colorazione marrone dei denti da latte.


Sulfamidici:

Nell’embrione:

  • Malformazioni cardiocircolatorie

  • Malformazioni del sistema urinario

  • Malformazioni ossee

Nel neonato: ittero.


 

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori:Dott.sa Jessica Zanza ( Farmacista)
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