Azotemia alta.

Non sempre l’azotemia alta è indice di cattivo funzionamento del rene, spesso i valori alterati sono determinati da una dieta scorretta, da eccessiva attività fisica o da altri comportamenti sbagliati.

Azotemia alta

    Indice Articolo:

  1. Come si misura l'azotemia
  2. Cosa è l'iperazotemia?
  3. Quali sono le cause?
    1. Azotemia alta dovuta a inefficace filtraggio dei reni
    2. Iperazotemia per aumento del catabolismo proteico
  4. Che sintomatologia comporta?
  5. La diagnosi
  6. Azotemia e gravidanza
  7. Trattamento
  8. Ci sono conseguenze?
  9. Opinioni e commenti

Cerchiamo dunque di indagare sulle possibili cause che possono condurre all'iperazotemia e sui rimedi da adottare per eliminare un disturbo che se non patologico è spesso asintomatico ma che può comportare danni anche gravi.

Cosa è e come si misura l’azotemia?

L’azotemia è la concentrazione nel sangue di azoto non proteico misurata in millesimi di grammi per decilitro. Chiariamo quanto detto. L’azoto è presente nel sangue come componente di moltissime proteine, che assolvono funzioni biologiche vitali e pertanto indispensabili alla nostra sopravvivenza, ma anche in numerosi sottoprodotti di scarto. Questi provengono essenzialmente dal catabolismo delle proteine, sia esse esogene assunte per alimentarci, che endogene cioè appartenenti ai tessuti corporei. Tali sostanze in quanto rifiuti risultano tossiche e perciò vanno eliminate. Esse sono costituite fondamentalmente da: urea (CH4N2O), ed in piccola parte da: acido urico (C5H4N4O3), creatina (C4H9N3O2), creatinina (C4H7N3O) e purine (C5H4N4).

La loro eliminazione è ad opera del rene che le filtra dal sangue e le rilascia nelle urine. Da quanto detto si desume quindi che l’azotemia è il peso di azoto presente nell’insieme di detti composti contenuti in un decilitro di sangue. La sua determinazione si effettua con una comune analisi ematochimiche. E’ dunque evidente che essa è un parametro importante per il monitoraggio della funzionalità renale, infatti è alta quando il rene non riesce più ad espletare in maniera ottimale le sue funzioni. E’ comunque altrettanto evidente che azotemia alta non è sinonimo di compromissione della funzione renale. Essa infatti può aumentare anche per un incremento del catabolismo proteico. Un esempio banale è fornito da una dieta eccessivamente ricca di proteine che procura azotemia alta anche con perfetta funzionalità renale.

Riportiamo di seguito i valori fisiologici dell'azotemia, tenendo presente che alcuni Centri di analisi al riguardo rilevano i valori della concentrazione dell'azoto ureico (BUN) che valgono circa la metà della molecola di urea.

Valori fisiologici dell’azotemia/BUN.

  Azotemia BUN
Adulto 22 - 46 mg/dL 10,3 - 21,4 mg/dl
Bambino 11 – 38 mg/dL 5 – 18 mg/dL
Anziano Leggermente più alti dell’adulto Leggermente più alti dell’adulto

Cosa si intende per azotemia alta o iperazotemia?

Se ad un analisi del sangue si riscontrano valori di azotemia superiori a quelli riportati nella tabella precedente si parla di azotemia alta o iperazotemia. Notiamo in maniera esplicita che nel linguaggio comune l’aggettivo “alta” di norma si omette e perciò col termine azotemia si indica generalmente una anomala ed elevata concentrazione nel sangue di azoto non proteico.

Tipologie e cause dell’azotemia alta.

Come si è già accennato l’aumento dell’azotemia può aversi per due distinti motivi :

  • Anomalo aumento dei cataboliti proteici e quindi dell’azoto nel sangue.
  • Insufficiente rimozione. La rimozione dei cataboliti è effettuata dal rene che funge da filtro. Una scarsa rimozione è quindi conseguente ad un problema di filtraggio.

Iperazotemia per filtraggio inefficace dei reni.

In funzione dell’eziologia ossia della causa l’iperazotemia dipendente da un cattivo filtraggio del rene si differenzia in tre distinte tipologie:

Azotemia prerenale. E’ conseguente ad una ipoperfusione sanguigna ossia da una riduzione del flusso ematico che irrora i reni che perciò risultano assolutamente sani e funzionanti. Il ridotto afflusso di sangue può a sua volta avere molteplici cause. Di seguito ne indichiamo quelle più comuni:

  • Stenosi dell’arteria renale. Riduzione del lume dell’arteria che adduce il sangue al rene. Le cause di tale stenosi possono essere varie: placche aterosclerotiche, trombi, etc.
  • Ipervolemia. Riduzione del volume del sangue circolante che può essere provocato da un elevato numero di problemi. I più comuni sono: emorragie consistenti sia interne che esterne, ustioni gravi ed estese, disidratazione sia per eccessiva sudorazione che per vomito e diarrea, diabete mellito e mancata somministrazione di insulina con perdita di ioni sodio e potassio e conseguente massiccio rilascio di acqua nelle urine.
  • Insufficienza cardiaca. Incapacità del cuore di assicurare col suo battito la portata ematica necessaria. E' generalmente conseguente ad: infarto o ischemia miocardica, ipertensione, compromissione delle valvole cardiache.
  • Shock. Sindrome caratterizzata da una ridotta perfusione sanguigna ai vari organi del corpo. Può avere svariate cause: settica a base immunitaria, allergica, cerebrale.

Azotemia renale. E' conseguente a una serie di malattie proprie del rene. Esse determinano un insufficiente filtraggio nelle urine dei sottoprodotti azotati per compromissione del tessuto renale deputato a tale compito. Le più comuni sono:

  • Insufficienza renale. Condizione patologica per cui i reni non riescono a filtrare i prodotti azotati di scarto. Può essere acuta o cronica.
  • Glomerulonefrite. Infiammazione che interessa la regione renale dei glomeruli che è costituita da un groviglio di vene ed arterie in cui avviene l’azione di filtraggio.
  • Morbo di Addison. E' una insufficienza cortico surrenale cronica con conseguente severa riduzione degli ormoni secreti dalle surreni quasi sempre a base autoimmune. Ne consegue scarsa produzione di cortisolo ed aldosterone. La carenza di aldosterone determina squilibrio degli elettroliti con gravi escrezioni di sodio e conseguente disidratazione ed ipovolemia per eccessiva diuresi. Alla disidratazione fa seguito l’aumento di azotemia.
  • Rene policistico. Malattia ereditaria caratterizzata da un abnorme sviluppo di cisti nei tessuti del rene. La malattia, inizialmente asintomatica, compromette progressivamente la funzionalità renale ed induce azotemia elevata.
  • Tubercolosi renale. Infezione del rene del Mycobacterium tubercolosis. Proveniente generalmente da una primaria infezione ai polmoni. L’infezione crea delle lesioni tissutali che compromettono la funzionalità dell’organo.

Azotemia post renale. E' causata da un blocco del flusso delle urine a valle del rene. Il difficoltoso deflusso dell’urina provoca idronefrosi ossia ampliamento del bacino renale a spese della massa filtrante e da qui ne consegue compromissione della funzionalità renale. Le cause di tale blocco possono essere svariate. Le più ricorrenti sono:

  • Blocco dell’uretere. Tale blocco può essere conseguente a : calcolo renale, ad una compressione procurata dallo sviluppo dell’utero in una gravidanza, ad un tumore, ad una iperplasia della prostata.
  • Blocco dell’uretra. Blocco che di norma è causato da calcoli.
  • Malformazioni congenite delle basse vie urinarie.
  • Reflusso di urina vescico ureterale per problemi di chiusura difettosa della giunzione vescica ureterale che impedisce la risalita dell’urina dalla vescica.

Iperazotemia per eccessiva produzione di cataboliti proteici.

L’aumento del catabolismo proteico che può indurre elevati valori di azotemia può essere indotto da:

  • Intensa attività fisica come il body building. Per sopperire all’abnorme richiesta energetica che tale situazione richiede il corpo per non consumare le riserve di glicogeno brucia le proteine e quindi i muscoli aumentando la produzione di rifiuti azotati.
  • Dieta fortemente ipocalorica. In condizioni di forti restrizioni dietetiche venendo a mancare il necessario apporto di glucosio il corpo mette in atto una strategia di difesa che per consentire di conservare le riserve di glicogeno e quindi catabolizza le proteine e di conseguenza aumentano le scorie azotate.
  • Dieta fortemente iperproteica. Se si aumenta considerevolmente l’introduzione di alimenti proteici le scorie azotate aumentano in proporzione.
  • Farmaci a base di cortisolo. Il cortisolo infatti stimola la gluconeogenesi ossia la produzione di glucosio per degradazione delle proteine e quindi determina un aumento delle scorie azotate.

I sintomi dell’azotemia alta.

L’azotemia alta generalmente non comporta sintomi se è di origine non patologica; se una sintomatologia è presente è quella abbastanza aspecifica di una tossicità generalizzata e quindi:

  • Astenia. Ossia mancanza di forza generalizzata e stanchezza.
  • Tremore.
  • Pallore.
  • Confusione.
  • Perdita di peso.
  • Tachicardia.
  • Vomito.
  • Diarrea.
  • Aumento della pressione.
  • Ridotta produzione di urina.

Come viene effettuata la diagnosi.

La presenza di aumento di azotemia che come detto si riscontra con una semplice analisi del sangue. Per effettuare tale analisi con tecniche opportune si eliminano dal campione di sangue le proteine biologiche e poi si determina la quantità di azoto dei composti restanti. Alcuni laboratori, come abbiamo già accennato, effettuano la misura dell’azotemia in maniera differente da quella descritta. Tale metodo si basa sulla considerazione che il principale catabolita delle proteine è l’urea e perciò si valuta solo l’azoto contenuto in essa che è la stragrande maggioranza e si trascura quello degli altri elementi. Questo procedimento è noto anche come determinazione dell’azoto ureico o BUN. Dove BUN è l’acronimo della terminologia anglosassone Blood Urea Nitrogen. Il BUN si determina misurando la concentrazione dell’urea nel sangue in grammi/decilitro (uremia) e dividendolo per 2,14 in quanto il rapporto tra i pesi molecolare dell’urea e quello dell’azoto è 60/28=2,14.

Per poter stabilire se esiste una reale compromissione della funzionalità renale si rendono necessarie una serie di altre indagini che indirizzeranno il medico nella formulazione della corretta diagnosi. Esse sono:

  • Creatininemia. Determina la concentrazione della creatinina nel sangue. La creatinina è un sottoprodotto del metabolismo della creatina che assolve alla funzione di cedere energia durante gli sforzi repentini e violenti come quelli di chi pratica body building. La creatinina viene prodotta nel corpo in quantità costante in un giorno, in maniera indipendente dalla dieta ed in modo proporzionale alla massa muscolare. Poiché tutta la creatina presente nel sangue passa nelle urine la sua determinazione è una valutazione precisa del corretto funzionamento del rene senza essere influenzata dall’alimentazione. In condizioni fisiologiche i valori della creatinemia sono: per gli uomini 0,7 – 1,2 milligrammi per decilitro; per le donne 0,6 – 1,2 mg/dL; per i bambini fino a due anni 0,3 – 0,6 mg/dL. Valori al di sopra di tali range sono un indice di compromessa funzionalità renale.
  • Clearance della creatinina. E' la quantità di sangue che nel tempo di un minuto viene depurata dalla creatinina dal filtro renale. Per determinarla si raccolgono le urine di 24 ore ed in esse si determina la concentrazione di creatinina, contemporaneamente si determina la concentrazione di creatinina nel sangue e poi si applica la formula: Clearance= Concentrazione urinaria x Vol. Urine/Concentrazione sanguigna. Il valore fisiologico della clearance è compreso tra 95 – 140 millilitro/minuto nell’uomo e 85 – 130 ml/min nelle donne. Valori inferiori sono segno di compromessa funzionalità renale.
  • Velocità di filtrazione glomerulare. E' la velocità con cui si forma il filtrato renale che contiene acqua e ioni. Il valore fisiologico è mediamente 125 ml/min. Valori inferiori a 90 ml/minuto possono configurare insufficienza renale.
  • Rapporto tra BUN/Creatinemia. Il valore fisiologico di tale rapporto è contenuto tra 15:1 e 20:1. Valori superiori a 20:1 configurano azotemia prerenale. Valori del rapporto BUN/Creatinemia inferiori a 15:1 configurano azotemia renale.

Azotemia alta e gravidanza.

L’azotemia di norma durante la gestazione diminuisce per cui in tale periodo si potrebbe soffrire di iperazotemia anche in presenza di valori normali. Il motivo di tale situazione è il maggior assorbimento di acqua che determina una diluizione più elevata dei composti azotati.

Che fare quando i valori dell'azotemia sono elevati?

Se l’aumento dell’azotemia è patologico occorre diagnosticare e curare la malattia che la sostiene. Se non patologico basta seguire semplici regole:

  • Seguire una dieta che sia bilanciata nei nutrienti: carboidrati, proteine e grassi e fondamentalmente non eccedere col consumo. La dieta da osservare in presenza di valori elevati di azotemia non deve contenere un eccessivo consumo di proteine ma solo quello giusto per fornire la necessaria quantità di aminoacidi essenziali. Per un soggetto che non ha problemi e che non pratichi attività sportive particolari la regola d’oro è: 50%di carboidrati, 25-30%di proteine e 25-20% di grassi. Limitare dunque il consumo di carne, pesce, uova, formaggi, latticini e frutta secca, privilegiando il consumo di pane, pasta, verdure, frutta fresca.
  • Bere molti liquidi.
  • Se si pratica una attività fisica intensa e con sforzi rapidi e di breve durata aumentare il consumo dei carboidrati prima della pratica sportiva per non incorrere nel catabolismo muscolare che innalza l’azotemia.
  • Ridurre l’apporto di sale, fosforo e potassio.

Conseguenze e complicanze dell’azotemia alta.

Se l’innalzamento dei valori dell’azotemia è non patologico le conseguenze sono di norma irrilevanti. Anche se è buona norma effettuare almeno un test all’anno e seguire uno stile di vita che mantenga i valori nella norma.

Se l’innalzamento dei valori dell’azotemia sono susseguenti ad una malattia le conseguenze/complicanze possono essere anche severe e ridurre notevolmente le aspettative di vita. Citiamo ad esempio il caso dell’insufficienza renale acuta in cui per il compromesso funzionamento del rene si ha: ipervolemia, acidosi metabolica (abbassamento del fisiologico PH sanguigno per accumulo di sostanze acide), iperkaliemia (accumulo di potassio), uremia, diatesi emorragica (predisposizione alle emorragie). Sintomi che è possibile tenere sotto controllo ma che abbassano il tasso di sopravvivenza del paziente. In tali situazioni si ricorre perciò alla dialisi. Dove la dialisi è una terapia fisica che con apposita apparecchiatura depura il sangue dirottato su un circolo extra corporeo e poi lo reintroduce nel corpo.

Approfondisci cause, sintomi e terapie dell'insufficienza renale acuta.

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