Brachiterapia: cos’è? Procedura tipi ed effetti collaterali.

La brachiterapia è una radioterapia che viene fatta dall'interno del corpo stesso, posizionando direttamente nella zona da trattare le sorgenti radioattive. Viene utilizzata prevalentemente per i tumori della cervice uterina e della prostata ma è utile per trattare anche tumori della testa e del collo e tumori polmonari o mammari. E’ una terapia che danneggia solo le cellule tumorali e non i tessuti circostanti e presenta effetti collaterali minimi.

Brachiterapia: cos’è? Procedura tipi ed effetti collaterali

    Indice Articolo:

  1. Cos'é?
  2. Tipologie
  3. Quando si usa?
  4. Effetti e rischi
  5. Procedura

Brachiterapia: cos’è? Come si esegue?

Con il termine brachiterapia, si indica una particolare tipologia di radioterapia che viene fatta dall'interno, tanto da venire chiamata anche radioterapia interna. A differenza della radioterapia tradizionale, la brachiterapia agisce soltanto sul tessuto da colpire senza intaccarne o danneggiare i tessuti circostanti e per tale motivo viene anche chiamata radioterapia da contatto diretto, rappresentando un vantaggio in termini di qualità di vita e gestione del dolore nel paziente. Le sostanze radioattive, sono isotopi contenuti in un veicolo (dei piccoli semi o delle sferette) che viene impiantato nella zona da trattare e che man mano rilascia la sostanza radioattiva. Viene utilizzata per il trattamento di diverse tipologie di tumore e da risultati molto promettenti in termini di remissione della patologia e sopravvivenza.


Puoi approfondire le caratteristiche della radioterapia.

Tipologie e trattamento.

La radioterapia interna oncologica, è molto utilizzata per il trattamento di diverse forme tumorali. In base a come viene eseguita, ne possiamo distinguerne diverse.

Ad esempio, possiamo avere una brachiterapia:

  • endocavitaria, in cui le sorgenti radioattive sono inserite all'interno di un organo cavo quali ad esempio bronchi, trachea e cervice uterina.
  • Endovascolare, in cui la fonte di radiazioni viene inserita all'interno di uno specifico vaso sanguigno (ad esempio la brachiterapia coronarica che può essere usata in caso di stenosi, cioè restringimento, delle coronarie).
  • Interstiziale, nella quale la sorgente radioattiva è inserita direttamente all'interno del tessuto tumorale.

In base invece alla quantità di radiazioni assorbite dai tessuti, (che si esprime con l'unità di misura gray/ora Gy/h) la brachiterapia può essere:

  • ad alto dosaggio o HDR (High Density Rate), in cui l'intensità radioattiva supera i 12 Gy·h−1.
  • A medio dosaggio o MDR (Medium Dose Rate), in cui l'intensità radioattiva è compresa tra i 2 Gy·h−1 e i 12 Gy·h−1.
  • A basso dosaggio o LDR (Low Dose Rate), in cui abbiamo un'intensità radioattiva inferiore o uguale a 2 Gy·h−1.
  • A dosaggio pulsato o PDR (Pulsed Dose Rate), in cui si ha l'emissione radioattiva (di intensità diverse in base ai casi) in modo discontinuo, cioè l'impulso viene emesso ogni tot di tempo, preferibilmente ogni ora.

Infine, in base alla durata della terapia radioattiva interna, è possibile distinguere una brachiterapia:

  • permanente, quando il veicolo (sferette o semi) è impiantato nella zona da trattare in modo definitivo e continua ad emettere radiazioni finchè non si esaurisce la fonte radioattiva.
  • Temporanea, ovvero i veicoli contenenti le sostanze radioattive, vengono impiantate per un tempo variabile da alcuni minuti ad alcune ore (fino ad un massimo di 24 ore) e vengono poi rimossi.

Quando si usa?

La brachiterapia viene utilizzata per il trattamento di diverse forme tumorali, e per alcune delle quali da un'ottima risposta terapeutica.

In particolare la sua applicazione è consigliata per:

  • tumore alla prostata: la brachiterapia prostatica ha dato ottimi risultati in termini di remissione di malattia e sopravvivenza.
  • Tumori ginecologici: la brachiterapia ginecologica è consigliata sia per il tumore della cervice uterina (cioè del collo dell'utero), sia per il carcinoma dell'endometrio.
  • Tumori della testa e del collo: si utilizza per tumori cerebrali, dell'occhio (come ad esempio il melanoma dell'uvea), del rinofaringe, dell'orofaringe, ed altri.
  • Tumori dell'apparato respiratorio: si utilizza per lo più per il trattamento di tumori polmonari primitivi o secondari e per il carcinoma bronchiale.
  • Altri tumori: può essere utilizzata per il trattamento di tumori della mammella, dell'esofago, della pelle e della tiroide.

La scelta della tipologia di brachiterapia (permanente o temporanea), del numero di sedute e delle dosi da applicare, sono a discrezione del medico in base ai singoli casi.

I pro e i contro.

La brachiterapia è una procedura estremamente vantaggiosa rispetto alla tradizionale radioterapia, in quanto è un tipo di terapia mirata che danneggia poco i tessuti circostanti. Tuttavia, anche questa strategia terapeutica, può presentare degli effetti collaterali.

Quali sono i vantaggi?

La strategia terapeutica è molto vantaggiosa in quanto, essendo mirata, riduce al minimo la contaminazione radioattiva dei tessuti circostanti al tumore.

In particolare, possiamo riscontrare:

  • minore danno tissutale, derivante da una ridotta o assente esposizione dei tessuti sani alle radiazioni, cosa che invece non avviene con la tradizionale radioterapia esterna.
  • Riduzione del numero di sedute, e di conseguenza dello stress psico - fisico del paziente. Sebbene il numero di sedute sia variabile in base ai casi, risulta comunque ridotto rispetto alla tradizionale radioterapia. Per la brachiterapia permanente ad esempio, la seduta è unica in quanto, una volta posizionata la sorgente radioattiva, questa rimane in sede fin quando non si ha il decadimento della fonte radioattiva.
  • Possibilità di utilizzare una dose elevata di radiazioni, in modo da distruggere completamente la massa tumorale o da ridurla sensibilmente e renderla operabile. Questo è possibile grazie al fatto che la terapia è mirata solo verso il tessuto tumorale e pertanto alte dosi di radiazioni non danneggiano i tessuti sani.

Rischi ed effetti collaterali.

La brachiterapia, rispetto alla tradizionale radioterapia esterna, presenta due tipi di effetti collaterali, quelli acuti e quelli a lungo termine.

Tra gli effetti collaterali acuti, che insorgono cioè subito dopo le sedute, possiamo avere:

  • una sensazione di bruciore, nella zona in cui sono state applicate le sostanze radioattive. Ad esempio in caso di carcinoma prostatico si può avvertire fastidio e bruciore durante la minzione.
  • Dolore e gonfiore, nella zona in cui è stata applicata la sorgente radioattiva.
  • Sanguinamento della zona sottoposta alla terapia, in particolare si possono verificare in caso di brachiterapia per il tumore all'utero.
  • Desquamazione ed ulcerazione della cute, in caso di brachiterapia cutanea.

I rischi della brachiterapia sono rappresentati dagli effetti collaterali a lungo termine, quelli cioè che si manifestano dopo molte sedute o alla fine del trattamento e che solitamente sono cronici.

Tra questi possiamo citare:

  • Disfunzione erettile, nel 15 - 30% dei pazienti trattati con brachiterapia prostatica.
  • Formazione di tessuto cicatriziale o di tessuto necrotico (cioè tessuto morto) nella zona di applicazione delle radiazioni. Questo avviene per lo più in caso di tumore della mammella (circa il 2% delle pazienti trattate) ed è un fenomeno di natura benigna che prende il nome di necrosi grassa.
  • Problemi urinari permanenti, quali incontinenza o difficoltà di minzione, in caso di brachiterapia prostatica o uterina.

Questi effetti collaterali sono dovuti ai possibili danni ai tessuti circostanti che il trattamento può causare in minima percentuale. Essendo comunque il trattamento molto preciso, è raro il verificarsi di questa eventualità.

Procedura di trattamento della zona interessata.

La procedura è relativamente semplice e richiede un massimo di due giorni di ricovero. Il posizionamento della fonte radioattiva varia in base alla tipologia di tumore che deve essere trattato, possono essere applicati dei cateteri per la brachiterapia temporanea (ad esempio alla mammella) o essere posizionati dei veicoli radioattivi all'interno del tumore. In linea generale la procedura può essere così schematizzata:

  • Il medico, insieme al radioterapista, fa sottoporre il paziente ad esami diagnostici mediante tecniche di imaging come la tac o la risonanza magnetica, per avere il quadro completo della situazione, vedere se vi sono metastasi ed individuare l'esatta posizione della massa tumorale da trattare.
  • Le capsule non radioattive che conterranno poi le sorgenti radioattive e gli applicatori vengono posizionati nella zona da trattare attraverso una procedura guidata mediante tac, ecografia o raggi X. Le tecniche di imaging servono a posizionare correttamente gli strumenti.
  • Una volta che gli operatori hanno la certezza che tutto sia a posto verrà inserita la sorgente radioattiva all'interno delle capsule che rimarrà attiva per il tempo stabilito.
  • Terminata l’erogazione gli applicatori verranno rimossi.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Roberta de Martino
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