Carenza di vitamina D: sintomi, cause, alimentazione e rimedi..

La carenza di vitamina D, è una condizione che si verifica per cause diverse, come quelle di natura patologica, riconducibile ad una sindrome da malassorbimento, per cause fisiologiche come la gravidanza, o a causa di un'insufficiente esposizione al sole. Scopriamo quali sono i sintomi con cui può manifestarsi e le conseguenze per l'organismo. Vediamo, inoltre, come avere una corretta alimentazione e i rimedi per non incorrere nell’ ipovitaminosi.

Carenza di vitamina D: sintomi, cause, alimentazione e rimedi.

    Indice Articolo:

  1. Ruolo e carenza
  2. Fabbisogno
  3. Cause
  4. Sintomi
  5. Conseguenze
  6. Terapie
    1. Alimentazione
    2. Integratori

L’importanza della Vitamina D: ruolo e carenza.

La vitamina D è indispensabile per il nostro organismo, pertanto una carenza di quest’ultima, provoca uno sconvolgimento al nostro corpo con alterazioni importanti a carico dello scheletro.

E’ una vitamina liposolubile (cioè solubile nei lipidi) costituita da un gruppo di 5 vitamine (da D1 a D5), tra cui le più importanti sono la D2 (ergocalciferolo) e la D3 (colecalciferolo). Il suo ruolo principale, si esplica a livello del metabolismo del calcio e della mineralizzazione delle ossa. Tale vitamina, infatti, attiva le cellule deputate alla crescita dell’osso consentendo il corretto apporto di calcio e favorendo l'assorbimento intestinale del calcio. Per prevenire i disagi, dovuti alla carenza di vitamina D, è necessario seguire una dieta con alimenti che la contengono e sposare uno stile di vita adeguato come stare all’aria aperta ed esporsi alla luce del sole.

Quando c’è carenza di vitamina D è utile prestare attenzione, i sintomi sono talmente lievi e impercettibili che è facile confonderli con i semplici malanni di stagione.

In particolare:

  • Si ha una riduzione dell'assorbimento di calcio a livello intestinale. Questo significa che, il calcio, introdotto mediante l'alimentazione, non viene correttamente assorbito e quindi non è a disposizione dell'organismo per i processi di mineralizzazione ossea.

    • Un minore assorbimento determina una diminuzione della calcemia sierica, ovvero una riduzione della concentrazione di calcio nel sangue determinando un aumento della secrezione del paratormone, (uno degli ormoni implicato), il quale rimuove il calcio presente nelle ossa per immetterlo in circolo ed aumentare la calcemia.

  • La mobilizzazione di calcio dalle ossa rende meno compatta e resistente la sostanza interstiziale del tessuto osseo (matrice ossea) con conseguente aumento della fragilità, del rischio di fratture ed insorgenza di osteoporosi.

Che quantità è necessaria per il nostro fabbisogno?

Per comprendere quando si può parlare di carenza di vitamina D è necessario conoscerne il fabbisogno giornaliero, ovvero:

  • Per gli adulti il fabbisogno è di circa 10 µg al giorno.

  • Nei bambini di età inferiore a 3 anni il valore minimo è di 10 µg al giorno, che può essere aumentato dal pediatra qualora il bambino non venga esposto alla luce solare.

  • Nei bambini di età superiore ai 3 anni e negli adolescenti l’apporto deve essere maggiore ed è compreso tra 10 e 15 µg al giorno.

  • Nelle donne in gravidanza, per garantire una corretta mineralizzazione dello scheletro del feto, il fabbisogno non deve essere inferiore a 10 µg al giorno.

  • Negli anziani, in cui la sintesi endogena di vitamina D è ridotta a causa del fisiologico invecchiamento di tutti i processi di sintesi, la dose non deve essere inferiore a 10 µg al giorno.

I valori di vitamina D nel sangue di un soggetto sano vanno da 30 a 100 ng/ml. Nel caso di una riduzione dei livelli sierici al di sotto di 30 ng/ml siamo in presenza di ipovitaminosi, (carenza di vitamina D).

In particolare:

Insufficienza di vitamina D

Deficit di vitamina D

valori compresi tra 20 e 30 ng/ml

valori sono inferiori a 20 ng/ml

Le cause: perchè si manifesta l’ipovitaminosi D.

Le cause della carenza di vitamina D, sono sia di natura patologica che non. Possiamo riassumere con il seguente elenco quali sono i fattori che determinano tale condizione:

  • Malassorbimento intestinale, ovvero la vitamina D non viene assorbita in maniera corretta a livello dell'intestino. Questo può dipendere da patologie quali:

      • Celiachia che distrugge i villi intestinali deputati all'assorbimento delle sostanze.

      • Morbo di Chron una patologia infiammatoria intestinale.

      • Interventi chirurgici a livello intestinale.

      • Morbo di Whipple di origine batterica.

      • Assunzione di farmaci che riducono l'assorbimento del colesterolo e dei grassi.

  • Ridotta sintesi cutanea legata a mancata esposizione ai raggi solari come:

      • Il paese in cui si vive.

      • Utilizzo di creme protettive con alto fattore di protezione dagli UV.

      • Invecchiamento e menopausa, che determinano una riduzione dei precursori della vitamina D a livello cutaneo.

      • Pazienti che sono stati sottoposti a trapianti di grosse porzioni cutanee in seguito ad ustioni.

  • Minore biodisponibilità, quando la vitamina D, pur essendo presente nell'organismo non svolge le sue funzioni fisiologiche. È il caso dell'obesità in cui la vitamina essendo liposolubile, viene sequestrata nel tessuto adiposo dove si accumula. Spesso si sente dire, erroneamente, che la "carenza di vitamina D fa ingrassare", in realtà ci si riferisce a questo fenomeno, frequente nei soggetti obesi.

  • Ridotta sintesi endogena causata da:

    • Insufficienza epatica.

    • Insufficienza renale.

    • Chirurgia della tiroide che coinvolge anche le paratiroidi. La vitamina D, infatti, viene convertita nella sua forma attiva a livello del fegato e del rene e viene stimolata dal paratormone secreto dalle ghiandole paratiroidi. Pertanto un problema a livello epatico, renale o delle paratiroidi può provocarne una carenza.

  • Aumentato fabbisogno, come nel caso di:

      • Gravidanza e allattamento, in cui è necessario avere un maggior apporto di vitamina D per far fronte alle richieste del feto e del neonato.

I principali sintomi della carenza vitaminica.

La carenza di vitamina D può essere del tutto asintomatica o manifestarsi con disturbi lievi come ad esempio:

  • Dolori a livello muscolare, legati probabilmente all'alterazione del calcio nel metabolismo.

  • Dolori ossei, riconducibili alla minore calcificazione della matrice ossea o a fenomeni artrosici.

  • Sensazione di tristezza e depressione, che derivano da ridotti livelli di serotonina che regola il tono dell'umore.

  • Crampi muscolari e tetania (contrazione muscolare prolungata) legati ad alterazioni del metabolismo del calcio.

  • Sudorazione profusa delle mani (non si conosce però la correlazione esatta tra la carenza di vitamina D e questo sintomo).

  • Unghie fragili, tendenti a sfaldarsi o che crescono poco. Questo sintomo è per lo più determinato da una carenza di minerali, tra cui il calcio.

  • Alterazioni del ciclo mestruale, come l'amenorrea cioè l'assenza delle mestruazioni. Questo sintomo è per lo più legato ad uno stato generale di malnutrizione e di mancanza di vitamine e minerali.

  • Prurito, specialmente quando si instaura una condizione patologica definita osteomalacia.

Quali sono le conseguenze della carenza di vitamina D?

La prolungata carenza di vitamina D può causare gravi patologie, sia a carico dello scheletro che di altri tessuti o organi. In particolare, si possono manifestare:

  • Rachitismo: è una patologia che determina una mancata deposizione di calcio a livello dell'osso il quale non si sviluppa correttamente e rimane fragile.

  • Osteomalacia: ovvero una insufficiente mineralizzazione della matrice ossea, dove viene deposto meno calcio con conseguente comparsa di fragilità e possibili malformazioni ossee. La carenza di vitamina D ne è una delle cause poichè non consente un regolare assorbimento del calcio a livello intestinale.

  • Osteoporosi: lo scarso apporto di vitamina D può determinare la comparsa di osteoporosi, ovvero un'accentuata fragilità ossea che aumenta il rischio di fratture.

Approfondisci cause e sintomi dell'osteoporosi.

  • Iperparatiroidismo secondario: ossia una riduzione della calcemia cioè della concentrazione di calcio presente nel sangue. Questo determina un aumento della secrezione di paratormone da parte delle ghiandole predisposte. L’iperparatiroidismo viene chiamato secondario, poichè non dipende da un problema alle paratiroidi ma dalla carenza di questa vitamina.

  • Vitiligine e psoriasi due patologie cutanee, dove i meccanismi di causa - effetto non sono ancora stati ben chiariti.

La terapia e i rimedi naturali.

La diagnosi di ipovitaminosi D si esegue mediante esami di laboratorio, dosando la vitamina D (o meglio il suo precursore la 25-idrossivitamina D) nel sangue. Una volta riscontrata la carenza, il medico farà altri esami per capirne l'origine e vedere quali rimedi, naturali o medici, possono essere indicati come terapia.

Il rimedio naturale per eccellenza: l’alimentazione.

Il rimedio naturale più efficace per integrare la vitamina D, è rappresentato dall'alimentazione. Di seguito riportiamo una lista di alimenti funzionali ad apportare i giusti valori al nostro organismo:

I valori si riferiscono a 100 g di alimento e sono espressi in UI, Unità Internazionali, (1 UI corrisponde a circa 0,025 µg):

  • Olio di fegato di merluzzo (10000 UI)

  • Carpa (988 UI)

  • Anguilla (932 UI)

  • Salmone affumicato (685 UI)

  • Pesce spada cotto (666 UI)

  • Sgombro (292 UI)

  • Tuorlo d'uovo (218 UI)

  • Funghi secchi (154 UI)

  • Pesce persico (118 UI)

  • Sogliola (113 UI)

  • Lardo (102 UI)

  • Pancetta (101 UI)

  • Uovo di gallina intero cotto (87 UI)

  • Spalla di maiale (70 UI)

  • Uovo di anatra (69 UI)

  • Burro (60 UI)

  • Uovo di quaglia (55 UI)

L’utilizzo degli integratori come fonte per il nostro corpo.

La terapia medica prevede l'utilizzo di integratori da assumere per bocca. Quest’ultimi, possono essere a base di alimenti, come per esempio le perle di olio di fegato di merluzzo, oppure contenere direttamente vitamina D. Sarà il medico a stabilire quale sia l'integratore più indicato e qual è la corretta quantità e modalità di somministrazione. In linea generale, possiamo indicare i seguenti valori:

  • Giornaliera: compresa tra 800 e 1000 UI al giorno.

  • Settimanale: compresa tra 7000 e 10000 UI a settimana.

  • Mensile: compresa tra 30000 - 50000 UI al mese.

  • Bimestrale: 100000 UI da somministrare ogni due mesi.

  • Semestrale: 300000 UI ogni sei mesi.

  • Annuale: 600000 UI ogni anno.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Roberta de Martino
Indice:

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