Colesterolo totale.
Il colesterolo totale è la somma delle concentrazioni (espresse in milligrammi/decilitro) nel sangue del colesterolo HDL e LDL. Per una maggior comprensione di quanto segue forniamo qualche chiarimento su cosa si intende per colesterolo e sul significato di HDL e LDL. Il colesterolo dal punto di vista chimico è uno steroide ossia un grasso (molecola organica formata fondamentalmente da carbonio ed idrogeno) con 17 atomi di carbonio ciclici che formano 4 anelli condensati e da una catena alifatica in coda.
In campo medico però quando si parla di colesterolo non si fa riferimento a quello chimico ma invece ad una serie di lipoproteine che in qualche maniera racchiudono il colesterolo e consentono al sangue di trasportarlo. Si parla così di LDL (Low Densitty Lipoproteins) Lipoproteine a Bassa Densità detto anche "colesterolo cattivo" e di HDL (High Density Lipoproteins) Lipoproteine ad Alta Densità detto anche "colesterolo buono".
I termini buono e cattivo derivano dal comportamento mantenuto dallo LDL e dallo HDL nel torrente sanguigno, nel tragitto verso le varie cellule del corpo. Infatti, mentre il primo tende a depositarsi sulle pareti delle arterie dando origine nel tempo a placche arteriosclerotiche che riducono la luce delle arterie provocando ischemia, infarti ed ictus, il secondo compie, invece, una vera e propria opera di spazzino rimuovendo gli eccessi di LDL.
Per questi motivi un valore del colesterolo totale elevato non è di per se un sicuro indicatore di rischio di cardiopatie od ictus come veniva ritenuto fino a qualche tempo fa.
La vecchia interpretazione infatti consigliava di contenere il colesterolo totale entro i 200 mg/dl se non addirittura entro i 160 mg/dl senza fare alcuna distinzione tra LDL e HDL.
La moderna scienza medica ha invece introdotto per la valutazione del colesterolo un nuovo parametro denominato "Indice di Rischio Cardiovascolare". Detto parametro si calcola facendo il rapporto tra la concentrazione di colesterolo totale (HDL + LDL) e concentrazione di HDL. Il valore di tale parametro deve risultare inferiore a 5 per i maschi e a 4,5 per le femmine.
Si comprende facilmente che così organizzato esso tiene conto di entrambi i fattori e che un livello di colesterolo totale più alto non comporta necessariamente rischio di cardiopatie (può essere determinato anche da un HDL elevato). Un indice di rischio cardiovascolare superiore alla norma, specialmente se accompagnato da obesità, determina invece una elevata probabilità di cardiopatie.
Va chiarito in maniera esplicita che, poiché la maggior parte del colesterolo viene sintetizzata dall'organismo e solo una piccola percentuale di circa il 15-20% viene introdotta con gli alimenti, eliminare i nutrienti che contengono colesterolo generalmente non abbassa l'indice di rischio di cardiopatie. Quindi abolire grassi, burro, formaggi ed uova serve generalmente a ben poco. Bisogna invece controllare strettamente alcune categorie di grassi idrogenati contenuti nelle margarine e quindi in tutti i prodotti da forno come biscotti e merendine etc. che stimolano prepotentemente la crescita dello LDL.
Invece, al contrario, una costante attività fisica di tipo aerobico stimola la crescita dello HDL.
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