Colon infiammato: cosa mangiare? Sintomi, cause e cure.

Il colon infiammato, noto come ‘colite’, è un processo di natura infiammatoria che può interessare il colon in modo totale, o parziale. Le forme di colite sono molte e ognuna ha una sua definizione clinica. Le cause sono molteplici: dai batteri allo stress, dall’ovulazione alle intolleranze alimentari. Cosa mangiare in caso di colon infiammato? Vediamo insieme quali sono i sintomi e quali sono i possibili interventi terapeutici.

Colon infiammato: cosa mangiare? Sintomi, cause e cure

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Sintomi
  4. Cause
  5. Cure
  6. Alimentazione

Colon infiammato: caratteristiche.

Il colon infiammato, conosciuto con il termine “colite”, è una patologia di natura infiammatoria a carico del colon, caratterizzata dall’alterazione della funzione intestinale.

La colite insorge a seguito di cause differenti; in generale si distinguono:

  • Colite primaria: determinata da agenti patogeni che determinano l’infiammazione dell’organo.
  • Colite secondaria: dipende da problemi ad altri organi, o da altre patologie rispetto a cui l’infiammazione insorge secondariamente.

Quando si parla di colite, solitamente ci si riferisce alla ‘sindrome del colon irritabile’, sebbene ciò non sia corretto, in quanto le forme di coliti sono molte e diagnosticarle per tempo permette di intervenire efficacemente, per risolverle.

Le diverse tipologie di colite.

Possiamo individuare differenti tipologie di colite, ognuna delle quali si presenta con una precisa patogenesi:

  • Sindrome del colon irritabile o colite spastica: è la colite più diffusa. Si presenta con crampi, dolori addominali diffusi e diarrea che si alterna con delle fasi di stipsi accentuata. Colpisce sia donne che uomini, soprattutto nella fascia d’età che va dai 20 ai 50 anni, e tende a cronicizzare nel tempo, sebbene le fasi della patologia siano spesso altalenanti, dipendendo molto dalla qualità della vita e dalle situazioni di stress. Non si tratta affatto di una patologia grave anche se, nei casi di colon irritabile acuto, può compromettere la qualità della vita del soggetto e quindi è bene riconoscerla e curarla con le terapie opportune.
  • Colite ulcerosa: si tratta di una patologia cronica intestinale che colpisce all’inizio una porzione del colon, ovvero l’intestino crasso. Nel suo quadro sintomatologico, però, quando tende ad aggravarsi può andare a compromettere l’intera funzionalità del colon. E’ una malattia autoimmune le cui cause non sono ancora ben note e spesso si trasmette geneticamente, sebbene anche i fattori ambientali potrebbero avere un ruolo. Infatti, si ritiene che sia necessaria una predisposizione genetica e che quest’ultima, associata a particolari batteri della flora intestinale o ad antigeni alimentari, possa determinare lo scatenarsi della malattia. I sintomi sono quelli tipici della colite, ovvero dolori addominali diffusi, diarrea e crampi associati però ad un quadro sintomatologico più grave, ovvero sangue nelle feci e febbre.

E’ bene intervenire per tempo in quanto le complicanze della malattia possono essere molto gravi portando a perforazione del colon, malattie del fegato oppure stati infiammatori diffuse a tutte le mucose.

  • Coliti infettive: le coliti infettive, come suggerisce il termine stesso, sono determinate da agenti infettivi che popolano il colon, causandone l’infiammazione. Gli agenti scatenanti sono solitamente batteri, ma può trattarsi anche di virus o parassiti. La maggior parte dei batteri che le determinano sono E.coli, Campylobacter, Shigella e Salmonella. Tra i parassiti ricordiamo l’Entamoeba histolytica, e tra i virus più frequenti il Rotavirus, che interessa moltissimo i bambini. I sintomi sono acuti con diarrea e a volte anche febbre e sono essenzialmente dovuti a cause alimentari, ovvero ingestione di cibo contaminato, per cui il tutto si risolve spontaneamente in qualche giorno.

Una colite infettiva particolare è la ‘colite pseudomembranosa’ causata dalle tossine del batterio Clostridium difficile, che normalmente alberga nel nostro intestino. Questa colite è soggetta a complicanze maggiori in quanto prevede la formazione di pseudomembrane, ovvero residui di cellule e detriti, e si deve intervenire subito per evitare complicanze più gravi.

  • Colite ischemica: si tratta di un’infiammazione dovuta a problemi di vascolarizzazione del colon, probabilmente causati da alterazioni dell’arteria mesenterica. Colpisce molto i soggetti anziani e si manifesta con dolori addominali acuti e feci con sangue abbondante. Determinando nel lungo periodo, se non si interviene o se la condizione è particolarmente grave, disidratazione, stato confusionale e bassa pressione arteriosa, può anche avere esiti negativi.
  • Morbo di Crohn: il morbo di Crohn rappresenta una malattia infiammatoria, che di solito interessa la porzione dell’ileo e del crasso. E’ una malattia autoimmune che si ritiene avere una base genetica, sebbene le cause specifiche siano ancora non del tutto note. I fattori ambientali, per esempio la reazione ad alcuni tipi di alimenti come proteine animali o acidi grassi, potrebbero essere anche una causa del suo scatenarsi. La situazione è aggravata dal fatto che la mucosa intestinale, indebolita dal processo infiammatorio, diventa spesso oggetto di eccessiva proliferazione batterica rendendo la sintomatologia più importante. I sintomi sono diarrea, nei casi più gravi sanguinolenta, dolori addominali, crampi.

L’aspetto che permette di distinguerla da una colite semplice è di solito quello che riguarda la consistenza delle feci che, nel caso del morbo di Chron, sono molto acquose e le scariche di diarrea possono essere anche 20 al giorno. Se non si interviene in tempo per trattare la patologia la reazione immunitaria può essere così forte da causare infezione sistemiche a carico di altri organi (articolazioni, occhi, pelle) e avere delle conseguenze molto gravi.

Spesso le normali cure (antibiotici e antinfiammatori) non sono, infatti, sufficienti ed è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico per asportare la porzione di intestino che risulta compromessa.

I sintomi dell’infiammazione del colon.

Abbiamo esaminato, dunque, le possibili tipologie che riguardano stati infiammatori del colon.

In generale, esaminiamo ora quali sono i sintomi che identificano una colite.

  • Dolori addominali: i crampi a livello addominale sono i sintomi più comuni e sono dovuti a una contrazione improvvisa dei muscoli del colon, a causa di stress, oppure di infezione da parte di patogeni.
  • Diarrea: la diarrea è un altro sintomo molto frequente ed è dovuta alle alterazioni della permeabilità delle pareti intestinali, che non riescono più ad assorbire i nutrienti con efficienza. L’accumulo dei nutrienti non assorbiti nel lume intestinale richiama acqua, determinando fenomeni diarroici.
  • Stipsi: si tratta di un evento che spesso si alterna a quello diarroico, in quanto l’intestino altera la sua funzionalità e non è in grado di autoregolarsi. Dura solitamente pochi giorni e si presenta dopo un evento diarroico importante.
  • Muco nelle feci: Spesso, durante gli stati infiammatori, l’intestino produce del muco per proteggere le sue pareti e questo muco lo si ritrova spesso nelle feci diarroiche, anche in abbondanza.
  • Sangue nelle feci: il sangue nelle feci è dovuto a stati infiammatori profondi che hanno alterato così tanto la funzionalità intestinale, da determinare perdite di sangue più o meno accentuate, a seconda dei casi.
  • Febbre: lo stato febbrile non è sempre presente, se non nei casi più gravi. E’ molto difficile avere febbre in stati di colite spastica, oppure durante una semplice infezione alimentare. Si ha febbre, solitamente in caso di coliti ulcerose, o quando la carica microbica che è stata causa di coliti infettive è talmente alta, da stimolare il sistema immunitario.
  • Nausea: il senso di nausea che spesso si associa anche gli stati di colite più comuni è dovuto essenzialmente alle difficoltà di assorbimento dei nutrienti e, quindi, all’alterazione dei processi digestivi.
  • Meteorismo: questo fenomeno è dovuto alla presenza di gas nel lume intestinale. E’ un sintomo praticamente sempre presente nei casi di infiammazione del colon. I gas presenti nell’intestino sono una costante della nostra digestione e il loro eccesso viene riassorbito. Nei casi di infiammazione, però, il sistema di assorbimento dei gas è anch’esso alterato e i gas che si accumulano nell’addome determinano un fastidioso fenomeno di meteorismo e di gonfiore addominale.

Attenzione!

I sintomi più gravi sono sicuramente la febbre e il sangue nelle feci. Ciò significa che nel caso in cui questi sintomi dovessero presentarsi, potendo essere spia di stati infiammatori più gravi, sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista il prima possibile!

Possibili cause e conseguenze della colite.

Le cause alla base di un’infiammazione del colon sono dunque molteplici e spesso, a seconda dei sintomi, anche relativamente facili da individuare.

  • Batteri, virus o parassiti: sono i responsabili delle coliti infettive derivanti dall’ingestione di cibo contaminato.
  • Stress: lo stress altera la motilità intestinale, aumentandola. Il movimento eccessivo dei muscoli non da all’intestino il tempo necessario per assorbire i nutrienti, perciò causa diarrea e tutto quello che ne consegue.
  • Ovulazione: nelle donne, il colon irritabile si manifesta spesso in concomitanza con l’arrivo del ciclo mestruale, dunque nel periodo dell’ovulazione. Sembra che i due eventi non siano collegati da un punto di vista fisiologico, ma anatomico, dal momento che le ovaie sono localizzate a stretto contatto con il colon, a livello della sua faccia posteriore. I dolori indotti dall’alterazione della motilità intestinale, dunque quelli dovuti alle contrazioni delle ovaie, si sommano e causano coliti.
  • Cause genetiche: solitamente le coliti hanno una base genetica importante e si manifestano in soggetti predisposti, soprattutto le coliti più gravi che si configurano come patologie autoimmuni.
  • Intolleranze e allergie alimentari: molte coliti sono anche dovute a fenomeni di questo tipo e, in tal caso, i sintomi sono scatenati da una reazione tra l’antigene riconosciuto come estraneo (il cibo) e il sistema immunitario dell’individuo.

Conseguenze e rischi del colon infiammato.

La colite ha delle conseguenze ben visibili, soprattutto nei casi in cui i sintomi si protraggono per molto tempo e in quelli di coliti più gravi.

Vediamo quelle più evidenti.

  • Perdita di peso: la perdita di peso che consegue a uno stato di infiammazione intestinale è dovuto alla mancanza di assorbimento dei nutrienti. Nel lungo periodo il dimagrimento è sempre presente, in quanto non si riesce ad assimilare nulla di quello che si ingerisce.
  • Mal di schiena: il mal di schiena può essere una conseguenza molto frequente soprattutto dopo numerosi eventi diarroici. Gli spasmi addominali, infatti, si irradiano anche nella zona lombare, determinando dolori a volte molto accentuati.
  • Cistite: si tratta di una conseguenza molto comune nelle donne essenzialmente per motivi anatomici. Infatti, l’uretra e l’ano sono molto vicini tra di loro e quindi è più facile la contaminazione dell’apparato urinario da parte dei batteri che fuoriescono in abbondanza con le feci, soprattutto in caso di eventi diarroici frequenti.
  • Ves alta: la Ves è un parametro che può alterarsi anche in un semplice caso di colite nervosa. Questo elemento che si misura con le analisi del sangue è, infatti, indice di uno stato infiammatorio e quindi rilevabile soprattutto quando i sintomi si protraggono nel tempo.

Quali sono le cure per la colite?

Curare la colite è semplice nei casi meno gravi e richiede, ovviamente, l’intervento di specialisti nel settore nei casi più gravi, quando le semplici cure casalinghe non sono sufficienti. Vediamo insieme alcuni rimedi.

Farmaci per controllare la diarrea e gli spasmi.

I farmaci rappresentano un valido aiuto, in quanto permettono di tenere sotto controllo i fenomeni diarroici e gli spasmi che procurano dolore. I più usati e consigliati sono:

  • Antispastici: questi farmaci riducono la mobilità intestinale e sono solitamente a base di atropina, dicicloverina o scopolamina. Ad esempio, il Buscopan è un antispastico a base di butilscopolamina, che risulta essere molto utile proprio nel trattamento di crampi e dolori del tratto addominale.
  • Antinfiammatori: questa categoria di farmaci può essere inclusa nel trattamento delle coliti. Solitamente si somministrano FANS a base di azatioprina, oppure di ketoprofene di cui l’esempio più tipico è l’OKI. Questi medicinali alleviano i dolori dovuti all’infiammazione, ma non quelli legati agli spasmi, per cui il trattamento con antispastici è di solito sinergico.
  • Antibiotici: il ricorso agli antibiotici si effettua solitamente nel caso di coliti infettive. Un antibiotico molto consigliato in tal caso è il Normix, a base di rifaximina, ma ce ne sono anche molti altri che agiscono selettivamente sui batteri che veicolano infezioni intestinali.

Rimedi omeopatici nei casi più lievi.

Qualora non si sia pienamente convinti di curare la propria colite con dei farmaci, oppure nel caso in cui la situazione non sia così difficile da gestire, è possibile ricorrere a rimedi consigliati dal naturopata.

  • Tisane rilassanti: le tisane possono essere molto utili per lenire l’infiammazione dell’intestino. Per esempio la camomilla ha effetto lenitivo e blandamente sedativo, quindi è utile anche per curare gli spasmi muscolari. I flavonoidi che essa contiene (quercetina e apigenina) e alcuni composti come il camazulene e la luteolina hanno proprio un potere antiflogistico dimostrato scientificamente. Ma anche erbe come la valeriana e la passiflora, oppure la radice di zenzero sono estremamente rilassanti.
  • Integratori naturali a base di finocchio: il finocchio è molto importante per il meteorismo, in quanto agisce aiutando la peristalsi intestinale, dunque il riassorbimento dei gas in eccesso.
  • Succo di limone: è un antico rimedio della nonna. Il limone, dalle proprietà astringenti e antisettiche, viene utilizzato durante i fenomeni diarroici. Bere del succo concentrato di limone, a seguito di un evento di questo tipo, aiuta a ridurre il numero delle evacuazioni.

Cosa mangiare in caso di colon infiammato?

L’alimentazione è molto importante sia per prevenire, sia per lenire i sintomi della colite.

Vediamo quali sono i cibi che aiutano a stare meglio e i cibi che sarebbe meglio non mangiare o limitare, per evitare ulteriori problemi.

Alimenti consigliati:

  • Cereali, ovvero pane, pasta, riso.
  • Carni bianche, da cuocere al vapore o ai ferri.
  • Pesci magri, da lessare.
  • Finocchi, che agiscono in particolare contro il meteorismo.
  • Yogurt e cibi probiotici.

 

In generale, è bene bere almeno 2 litri di acqua al giorno per garantire un buono stato di idratazione, soprattutto in caso di eventi diarroici frequenti.

Alimenti da evitare o limitare:

  • Caffè, tè e bevande con caffeina, sono da evitare in quanto accelerano la peristalsi intestinale, quindi aggraverebbero i sintomi.
  • Cibi molto grassi, come le fritture, sono da evitare, o comunque ridurre, in quanto è necessario non affaticare la digestione ulteriormente.
  • Spezie e dolci sono da ridurre, in quanto il loro consumo infiamma le mucose intestinali.
  • Verdure che aumentano la peristalsi intestinale, da evitare assolutamente, data la frequenza dei sintomi diarroici. Sono da limitare, in particolare, cavoli, broccoli o verdure lassative. Mangiare con moderazione anche pomodori, bieta, carciofi, insalate.

La colite, quindi, si manifesta in vario modo e, a seconda dei casi, può essere più o meno grave. I consigli che abbiamo dato nelle righe precedenti valgono nei casi in cui la colite sia di natura nervosa o batterica, ovvero in situazioni assolutamente gestibili.

Nei casi più gravi, ad esempio colite ulcerosa o ischemica, è bene rivolgersi ad uno specialista, in quanto l’intervento terapeutico prevede non solo l’utilizzo di farmaci specifici, ma anche di veri e propri interventi chirurgici volti alla soluzione del problema.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Marilena Grassi (Biologa) - Dott.sa Francesca Vassallo
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