Come si cura la dislessia.

Come si cura la dislessia

Per curare la dislessia occorre riconoscerla in quanto essa è un disturbo dell’apprendimento che influisce principalmente sulla capacità di leggere, scrivere e far di conto, impedendo al soggetto che ne è affetto di sviluppare queste competenze in tempi e modi normali, i cui sintomi spesso sono sottovalutati e non diagnosticati. Invece, la diagnosi precoce è essenziale nella cura della dislessia: più il soggetto è giovane, maggiori saranno le sue possibilità di risolvere velocemente e definitivamente il problema.

Negli anni passati si è spesso fatto ricorso alla logopedia per correggere questo problema in quanto i bambini dislessici, presentano, come primo sintomo, difficoltà di separare singole parole in un gruppo o fonemi in ciascuna parola.

Oggi lo studio della dislessia ha evidenziato che essa provoca non solo errori nel parlare, ma anche nello scrivere, nella lettura ad alta voce e difficoltà nel ricordare numeri e colori, problematiche che possono presentarsi singolarmente o associate.

E’ quindi chiaro che la cura va personalizzata in base al soggetto, alle sue caratteristiche psicologiche, alle sue capacità ed al livello di difficoltà.

Chi deve curare il bambino dislessico.

Curare la dislessia è un lavoro di equipe che parte dalla famiglia e dalla scuola e finisce in centri specializzati dove agiscono medici diversi.

I genitori, una volta individuata la malattia devono parlare col bambino della malattia e spiegare loro come affrontarla. Possono poi coadiuvare gli specialisti con piccoli accorgimenti quali lettura, giochi di memoria e concentrazione.

La scuola ha il ruolo primario di individuare il problema per effettuare una diagnosi precoce, infatti i problemi di dislessia cominciano ad insorgere in terza elementare quando un bambino normale, ormai legge e scrive correttamente. In seguito la scuola può attuare un programma di didattica volto recupero con l’aiuto di insegnanti di sostegno appositamente preparati per affrontare il problema.

Il logopedista svolge esercizi mirati a compensare il disturbo di lettura e scrittura insegnando al bambino dislessico i suoni dei singoli fonemi e la corretta emissione della parola.

Lo psicologo valuta il quoziente intellettivo e accompagna il dislessico con un aiuto psicologico volto ad evitare sensi di colpa, stress e complessi di inferiorità che gli insuccessi scolastici e le forti pressioni, cui sono sottoposti da famiglia e società, possono provocare

Il neuropsichiatra indaga sullo sviluppo psico somatico per escludere altre cause dei disturbi manifestati.

Inoltre è necessario affiancare il dislessico di strumenti compensativi che non hanno finalità riabilitative ma lo aiutano a progredire nell’apprendimento, quali la tastiera del computer il correttore automatico di word ecc.

Possibili terapie per la cura della dislessia.

Attualmente esistono due scuole di pensiero per la cura della dislessia: l’educazione diretta e i l’educazione indiretta. L’educazione indiretta è la più tradizionale, quella diretta, rivelatasi più efficace, utilizza approcci multimediali.

L’educazione diretta.

Consiste in un insegnamento fonetico coordinato da una varietà di strumenti quali gli audio libri, i libri digitali o software specifici che consentono la riabilitazione divertendosi.

Tra i più noti software per la dislessia “ Il trattamento sub lessicale” offre strategie di lettura multimediali presentate sotto forma di gioco che, grazie alla possibilità di ascoltare la corretta pronuncia dei suoni delle sillabe, delle parole e di brevi racconti, consente al dislessico di riprodurli con maggiore facilità.

Il metodo Davis è un supporto pedagogico di sostegno che mette in risalto le particolari capacità percettive dei dislessici. Esso risolve la confusione delle lettere utilizzando lettere di plastilina, crea con la plastilina un’immagine della parola in modo che il dislessico possa abbinare la parola astratta ad un’immagine mentale, ed incoraggia ad allenare lo spostamento degli occhi da sinistra a destra per consentire una lettura veloce.

L’educazione indiretta.

E’ quella tradizionale e consiste in esercizi volti al miglioramento della pronuncia della parola e la comprensione della lettura. Viene cioè insegnato a separare i suoni che compongono le parole, e come emetterli per formare le parole correttamente.

Tale tipo di educazione prevede anche dei trattamenti indiretti, quali l’uso di lenti colorate, esercizi del movimento dell’occhio, o la somministrazione di alcuni farmaci, i cui vantaggi non sono stati dimostrati.

Novità e progetti per la cura della dislessia.

Recentemente si sono indagati altri metodi e percorsi per la cura della dislessia, basati sulle ultime scoperte in campo medico.

Secondo l’olandese Bakker mentre nei soggetti normali apprendimento e lettura sono dapprima regolati dall’emisfero destro, poi in età adulta passano sotto l’influenza dell’emisfero sinistro, nel soggetto dislessico questo passaggio avverrebbe con tempistiche diverse: se troppo presto, ci troveremo di fronte ad una dislessia di tipo L; se troppo tardi, avremo una dislessia di tipo P. Nel primo caso, la lettura sarà stentata e frammentata, ma possibile; nel secondo, il soggetto sarà effetto da veri e propri deficit viso-percettivi che renderanno la lettura difficoltosa e colma di errori.

Per curare la dislessia occorrerebbero dunque opportune stimolazioni dell’emisfero interessato attraverso l’uso di proiezioni elaborate di lettere.

Su presupposti simili che si basa ELSE, il software sviluppato dagli studiosi dell'Istituto di Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova. Esso presenta una gamma di 47 esercizi che l’utente potrà modificare per adattarli il più possibile alle proprie esigenze. Questo significa che docenti e genitori avranno a disposizione uno strumento di volta in volta diverso, capace di modellarsi sulle specifiche problematiche di ogni studente. Si tratta inoltre di un sistema divertente e piacevole che sembra attrarre i bambini molto più di quanto non facessero i libri: il lavoro al computer viene visto come un gioco e di conseguenza non pesa e causa meno ansia.

Altri studiosi, come l’americano Geiger, sono convinti che la dislessia sia causata da una campo visivo molto più largo del normale. Questo provocherebbe un aumento degli stimoli e una conseguente distrazione nel soggetto: per limitarli non basterebbe altro che ridurre il campo visivo del bambino di modo che possa restare concentrato su di un singolo elemento.

Fino a che età si cura la dislessia?

Queste nuove tecniche si sono dimostrate non solo molto efficaci ed enormemente più veloci di quelle tradizionali, ma sono anche aperte a ragazzini molto più grandi. Se infatti il limite massimo entro cui si potesse agire con successo attraverso metodi logopedici erano i nove anni, con le scoperte di Bakker e Geiger si può agire persino su soggetti di tredici anni e sugli adulti.

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