Dislessia.

Dislessia

    Indice Articolo:

  1. Epidemiologia
  2. Cosa è la dislessia
    1. Dislessia evolutiva
    2. Conseguenze
    3. Dislessia acquisita
  3. Cause
  4. Diagnosi
  5. Disagio psicologico
  6. Terapia
  7. Dislessia e scuola
  8. Disabilità
  9. Opinioni e commenti

La dislessia è un disturbo della lettura correlato alla difficoltà, quando si legge a voce alta, a separare e declamare in una parola i singoli fonemi (unità minime differenziate di suoni che permettono di distinguere le parole) o, in una frase, ciascuna parola dalle altre. La dislessia è una malattia che comporta oltre alle difficoltà nella lettura, anche nella scrittura e nella matematica e nella musica. Non sempre un bambino dislessico ha generali problemi di apprendimento, ma la malattia comporta come conseguenza un ritardo scolastico. Notizie ed approfondimenti sulla dislessia, sintomi, cure, cause di questa patologia.

Epidemiologia.

Si stima che la dislessia colpisca nel nostro paese circa il 3-5% della platea scolastica della Scuola primaria. I dati in merito sono tuttavia molto parziali in quanto il problema della dislessia in Italia è molto meno conosciuto che nei paesi di lingua anglosassone. Il motivo di tutto ciò è che in tali paesi il disturbo ha una casistica molto più vasta per le maggiori difficoltà che comporta la lettura in lingua inglese. In italiano infatti si legge come si scrive e quindi non vi è differenza tra fonema e grafema cosa invece che non accade per l’inglese.

Per molti anni si è pensato che la malattia colpisse con maggior frequenza i maschi. In realtà sembra che ciò non sia vero del tutto. La maggiore incidenza di questi nella popolazione dei dislessici sembra infatti sia dovuta solo alla differenza di comportamento nei confronti della malattia. Le donne tendono maggiormente a nascondere il problema.

Cosa è la dislessia : caratteristiche.

Si parla di dislessia quando i problemi di lettura non sono imputabili a deficit di intelligenza, mancanza di opportunità scolastiche e culturali, problemi sensoriali (come possono essere compromissione dell’udito). Generalmente si fa distinzione tra dislessia: evolutiva ed acquisita.

Dislessia evolutiva.

La dislessia evolutiva si riferisce a disturbi della lettura di individui in età evolutiva e quindi si riferisce in particolar modo ai bambini in età scolastica che si accingono ad imparare a leggere. Quella acquisita interessa invece soggetti che sapevano già leggere e che inizialmente non avevano alcun problema ma che in seguito a sopravvenuti danni cerebrali incorrono in dette difficoltà. Può interessare naturalmente sia adulti che bambini. La dislessia evolutiva è annoverata tra i disturbi specifici dell’apprendimento (inadeguatezza ad apprendere, utilizzare e mantenere abilità specifiche che condizionano il rendimento scolastico) insieme a:

  • Disgrafia. Disturbo della scrittura con difficoltà a riprodurre correttamente i caratteri alfabetici e numerici.
  • Disortografia. Difficoltà a tradurre in scrittura corretta i suoni delle parole.
  • Discalculia. Difficoltà a far conti.
  • Disturbo specifico della compitazione. Difficoltà a suddividere le parole in sillabe.

Le caratteristiche con cui il disturbo si presenta sono molteplici e variano da un individuo all’altro. Tuttavia le caratteristiche che sono riscontrabili con maggior frequenza sono:

  • Difficoltà a distinguere grafemi che si somigliano. Così ad esempio problemi nel far distinzione tra f e t, o tra m ed n.
  • Difficoltà a distinguere grafemi uguali per forma ma orientati diversamente nel piano o nello spazio. Come ad esempio tra p e d, tra b e d, u ed n, etc.
  • Difficoltà a distinguere grafemi aventi forma diversa ma a cui corrispondono fonemi sordi e fonemi sonori. I fonemi sordi sono quelli delle lettere : F, T, P, C, L, M, S e quelli sonori invece delle lettere V, D, B, G, R, N, Z. Pertanto le possibili confusioni sono tra le lettere V ed F, T e D, B e P, etc.
  • Difficoltà nel decodificare in maniera sequenziale le parole durante la lettura. Nella fase di lettura la decodifica impone allo sguardo di spostarsi rapidamente ed in maniera automatica da sinistra a destra e dall’alto verso il basso in maniera da inquadrare e visualizzare le parole del testo. Nel dislessico questo movimento può risultare di difficile attuazione per cui possono verificarsi: omissioni di parole nell’ambito di una riga, omissioni di sillabe all’interno di una parola, salto di alcune parole (si va a capo senza aver terminato la riga), salto di una riga, aggiunte o omissioni di sillabe alle parole.
  • Scarso uso della decodifica dei grafemi e privilegio dell’intuizione. La difficoltà di lettura costringe, causata dalla carente abilità, a tradurre in suoni i grafemi, induce il soggetto a ricorrere al massimo all’intuizione rinunciando spesso al tentativo di decodifica della parola. Il che ovviamente implica un numero elevato di errori.

La dislessia evolutiva va distinta comunque dalla difficoltà semplice di lettura. Infatti mentre la prima presenta in maniera più o meno accentuata tutte le caratteristiche sopra descritte e rende estremamente difficoltosa la lettura, la seconda è caratterizzata dalla presenza di solo alcune di queste e con un esercizio adeguato si riesce a superarla senza problemi.

Conseguenze della dislessia evolutiva.

Le conseguenze più immediate della dislessia evolutiva nei ragazzi in età scolare sono:

  • lentezza nell’apprendere la scrittura per la difficoltà a copiare e interpretare testi, ad esempio trascritti alla lavagna, a causa di una loro interpretazione scorretta e o lenta,
  • difficoltà nella soluzione di semplici problemi di matematica per le avversità incontrate nella elaborazione del testo.

Dislessia acquisita.

Una classificazione della dislessia acquisita viene fatta in funzione del modello con cui si ritiene che venga portata avanti la lettura dall’adulto. Detto modello è denominato modello di lettura a due vie: lessicale e fonologica. Esiste un processo iniziale che è comune sia alla via lessicale che a quella fonologica. Ed in questo stadio iniziale viene identificata la posizione delle lettere che compongono la parola. Il passo successivo è il loro riconoscimento. A questo punto le due vie si separano. La via fonologica riconosce in maniera astratta le lettere ed associa a ciascun grafema il corrispondente fonema. In questa maniera vengono anche lette le parole prive di significato e quelle che non appartengono al bagaglio di conoscenze del lettore. La via lessicale consente la pronuncia della parola conosciuta passando attraverso un registro mentale che associa direttamente l’identificazione dei simboli che la costituiscono alla pronuncia della parola senza la necessità di convertirli nei suoni. La via lessicale ci rende capaci di leggere le parole che hanno eccezione di pronuncia che comunque nella nostra lingua sono abbastanza rare.

In funzione di questo modello di interpretazione della lettura è possibile classificare la dislessia acquisita in differenti tipologie. E con più precisione:

Dislessia periferica. In tali tipologia il disturbo si origina sin dalle prime fasi dell’elaborazione della parola ossia nella assimilazione della sua forma. Si distingue in:

  • Dislessia da neglect. Esiste una zona del campo visivo di norma quella a sinistra in cui il paziente non riesce ad elaborare correttamente le parole che gli vengono sottoposte allo stimolo visivo. Gli errori che vengono commessi sono in generale sostituzioni e talvolta omissioni di lettere come: esso, lesso, fesso anziché sesso.
  • Dislessia attenzionale. Si riesce a leggere le parole ma non le varie lettere che le costituiscono o si riescono a leggere le parole solo se isolate e non se sono inserite in un elenco o in una frase.
  • Dislessia pura. Si riesce a leggere le parole solo sillabandole come quando si inizia ad apprendere la lettura. Ovviamente i tempi necessari per leggere un qualsiasi testo si dilatano a dismisura e gli errori di lettura aumentano con la lunghezza della parola da sillabare.

Dislessia centrale. Dovute a disturbi della via fonologica o della percezione visiva si articola in:

  • Dislessia superficiale: Interessa essenzialmente la lettura di parole che costituiscono eccezione di pronuncia (in italiano poco frequenti) ma anche di parole accentate che invece sono abbastanza comuni e che vengono lette in maniera scorretta.
  • Dislessia fonologica. L’ apprendimento della lettura crea una sorta di archivio di tipo visivo in cui vengono immagazzinate le parole e che permette di comprenderle senza la necessità di tradurle in fonemi. I dislessici fonologici leggono col solo ausilio di questo buffer. Pertanto sono impossibilitati a leggere le parole che non conoscono e quelle che non hanno significato.
  • Dislessia profonda. Accomuna alle difficoltà di lettura a voce alta anche errori di tipo semantico ossia si legge qualcosa ma lo si associa ad ad un concetto diverso ed errato.
  • Dislessia diretta o mancata comprensione. Corretta lettura delle parole ma assoluta incomprensione del loro significato.

Cause della dislessia.

Tutti sono ormai concordi nel considerare la dislessia come una malattia ma non tutti concordano sulle cause. Una scuola di pensiero la vede come una patologia di origine psicologica, mentre un'altra la considera una malattia genetica.

Per la dislessia evolutiva si propende a credere che siano di natura neurobiologica ossia dipendono dalla organizzazione delle cellule dei circuiti neurali e che il disturbo si trasmetta geneticamente. Piccole alterazioni delle zone cerebrali che concorrono all’elaborazione delle parole sono state messe in luce sia da risonanze magnete che da rilievi autoptici su cadaveri. Uno studio portato avanti dalla famosa Università di Yale su un campione di famiglie dislessiche ha evidenziato in una discreta percentuale di soggetti la modifica del gene DCDC2 responsabile nei centri del cervello deputati alla lettura alla migrazione dei neuroni. In merito comunque non vi è accordo universale pur riconoscendo al disturbo la natura ereditaria e neurobiologica.

Come, quando e da chi viene diagnosticata la dislessia evolutiva.

La diagnosi si effettua di norma alla fine del II anno della scuola primaria quando il bambino dove aver già acquisito un discreto automatismo di lettura. Ma le avvisaglie del disturbo possono essere già rilevate o alla fine del I anno della scuola primaria o addirittura al termine della scuola materna. Un bambino che infatti alla fine della materna presenta: ritardi nel linguaggio, difficoltà nell’esprimersi, un vocabolario ridotto ed una anamnesi familiare in cui si riscontrano problemi di dislessia deve essere indirizzato rapidamente ad una struttura competente per la visita di specialisti. In egual maniera deve essere fatto per un bambino che alla fine del primo anno della primaria evidenzia: lentezza eccessiva nel leggere o scrivere, confusione nell’associare fonemi ai grafemi e viceversa, difficoltà a sillabare le parole mentre legge o scrive. In merito alle strutture competenti segnaliamo che l’ Associazione Italiana Dislessia ha in ogni regione italiana dei Centri nei quali con specialisti di eccellenza fornisce assistenza gratuita. La diagnosi della dislessia evolutiva viene effettuata da un team composto da: neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista dopo che una visita medica ha escluso deficit sensoriali di vista ed udito. Lo psicologo sottoporrà il bambino ad un test per la misura del Q.I., il logopedista a test per valutare il livello di apprendimento di scrittura e lettura ed il neuropsichiatra elaborerà il tutto e valuterà le possibili altre cause che potrebbero provocare il problema. E' fondamentale che la diagnosi del disturbo sia effettuata quanto prima possibile in maniera che vengano messi in atto anche in ambito scolastico tutti possibili aiuti specifici e le tecniche di riabilitazione e recupero che eviteranno futuri problemi che col trascorrere del tempo possono divenire irreparabili.

Disagio psicologico e reazioni del dislessico.

Se la dislessia non viene riconosciuta in maniera precoce i ritardi di apprendimento verranno imputati, da insegnanti e genitori, al bambino come conseguenze di scarso impegno e negligenze. Questi sarà così gravato da una serie di accuse e fallimenti di cui non riesce a comprendere le motivazioni. Tutto ciò ovviamente finirà per gravarlo oltre che del peso degli insuccessi anche del senso di colpa. La situazione se protratta nel tempo scaturirà fatalmente in mancanza di autostima e disagio psicologico. Condizioni che potranno portare ad atteggiamenti di disaffezione allo studio, depressione e isolamento o talvolta, con un esagerato meccanismo di difesa, ad aggressività e sfida aperta a genitori e professori.

Come curare la dislessia evolutiva.

Qualunque sia la causa, la dislessia si cura con il supporto di professionisti competenti e soprattutto il bambino dislessico non deve essere trascurato se non si vuole incorrere in comportamenti aggressivi o addirittura in un a forma depressiva.

Una volta che la diagnosi di dislessia è stata fatta occorre intraprendere un lungo e non semplice percorso per il recupero del terreno perduto, un corretto inserimento scolastico ed una riduzione del disturbo onde garantire al bambino un futuro che non sia di emarginazione. Questo percorso deve essere assistito dalla collaborazione e sinergia di: genitori, insegnanti scolastici ed un gruppo di specialisti esterni in quanto di norma non si riesce a venire a capo del problema nel solo ambito della scuola. Il team di esperti, che di norma è quello che ha effettuato la diagnosi eventualmente coadiuvato da un psicopedagogista che manterrà i contatti con gli insegnanti, organizzerà un percorso di recupero calibrato sulla psicologia del bambino. Detto percorso fa riferimento a diverse metodologie Tomatis, Bakker, Davis, ma qualunque sia il riferimento generalmente consta sempre di due distinti interventi che vengono portati avanti parallelamente e cosi organizzati:

  • Recupero delle competenze di base: visive/percettive e fonologiche.
  • Esercizi specifici di lettura.

Ovviamente il lavoro deve essere graduale ed anche gratificante per il bambino che dovrà essere informato degli obiettivi del percorso in maniera che si sentirà gratificato dai miglioramenti e dagli sforzi compiuti e non l’intenderà come una sorta di punizione. Si utilizzano in questi percorsi formativi strumenti didattici creati o adattati allo scopo, come libri particolari, schede, computer con appositi software, diapositive, filmati etc. Un esempio su tutti. Un dislessico è agevolato nella lettura da testi e libri che abbiano un ergonomia studiata ad hoc. I caratteri delle lettere devono essere semplici e ben differenziati tra maiuscole e minuscole. I fronzoli o caratteri troppo elaborati rendono più faticosa la già pesante operazione di decodifica. Il testo deve essere giustificato da un sol lato a sinistra in maniera che i caratteri risultino sempre con la medesima spaziatura e non esistono frazionature delle parole tra un rigo ed il successivo ed inoltre la sbandieratura guida lo sguardo impedendo il salto di riga.

Dislessia evolutiva e scuola.

Il bambino dislessico con diagnosi certificata deve ovviamente essere accolto e accettato e riconosciuto dagli insegnanti come “diverso”. Con capacità di apprendimento che sono le stesse degli altri bambini ma che necessario di tempi più lunghi e talvolta di metodi e strumenti diversi. Esiste infatti oltre il comune buon senso una specifica norma legislativa e precisamente la legge 170 dell’8 ottobre 2010 che all’articolo 10 con riferimento agli alunni con difficoltà di apprendimento certificato stabilisce l’obbligo degli insegnanti nelle valutazioni di tener presente le particolari situazioni di tali alunni e di permettere l’utilizzo sia nelle normali attività di didattica che durante i test di valutazione di tutti gli ausili necessari al caso. Sarà perciò possibile utilizzare: audio libri, registrare le lezioni, computer con appositi software che consentono la sintesi vocale, calcolatrici, mappe concettuali, etc. Ed ancora si dovranno concedere ai dislessici tempi più lunghi per i compiti in classe, non leggere a voce alta, valutare i loro compiti tenendo conto delle loro problematiche. L’insegnante di sostegno in caso di dislessia che potrebbe rivelarsi prezioso non è concesso in tutte le regione e provincie italiane a causa della confusione della normativa vigente.

Dislessia ed disabilità.

In Italia contrariamente ad altri paesi la dislessia non è riconosciuta come disabilità. Esiste però a tal proposito un progetto di legge.

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