Ernia inguinale intervento: tecniche e rischi dell’operazione.

L'intervento per il trattamento dell’ernia inguinale, si pratica in tutti quei casi in cui il paziente avverta fastidio o dolore, in caso di ernia strozzata o quando la terapia conservativa non ha avuto gli effetti sperati. L'intervento può essere eseguito mediante il metodo tradizionale, in anestesia locale, spinale o generale, o in laparoscopia in anestesia generale. Consiste nel riposizionare il viscere fuoriuscito nella sua sede anatomica corretta e nell'applicazione di una protesi sottoforma di rete per aumentarne il contenimento.

Ernia inguinale intervento: tecniche e rischi dell’operazione

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tecniche
  3. Post-intervento

In cosa consiste l’intervento dell’ernia inguinale?

Per intervenire sull'ernia inguinale, bisogna procedere chirurgicamente per riposizionare il viscere fuoriuscito dalla sua sede anatomica. Solitamente, prima di arrivare all'intervento, si prova con un approccio conservativo, mediante l’applicazione di tutori contenitivi. Quando ciò non risolve il problema, il medico consiglierà l'intervento che potrà svolgersi, in base ai casi, secondo diverse tecniche chirurgiche in anestesia generale o spinale.

L'ernia inguinale è causata dalla fuoriuscita di un viscere, (comunemente una porzione di intestino) dalla sua sede anatomica a livello della regione inguinale a causa di un cedimento della parete muscolare addominale. È una patologia molto frequente nei soggetti di mezza età (nell'80% dei casi di ernia si tratta di ernia inguinale) di sesso maschile, e solitamente è causato da traumi addominali che abbiano provocato danni alla parete, da sforzi prolungati ed intensi, può essere legato a cause congenite o ad un indebolimento legato all'età. Solitamente è asintomatica ma in alcuni casi può dare fastidio e dolore.

Quando è raccomandato il trattamento.

L'intervento chirurgico per l'ernia inguinale, è consigliabile quando le cure di tipo conservativo non ha avuto effetto, oppure quando:

  • L'ernia risulta essere strozzata, ovvero la porzione di viscere che fuoriesce dalla parete inguinale non riceve più sangue e va incontro a necrosi. Questo avviene poichè si è formata alla base del viscere fuoriuscito una "strozzatura" che non consente il corretto passaggio del flusso sanguigno.
  • Nel caso in cui il viscere fuoriuscito sia l'intestino e la sua dislocazione provochi sintomi quali nausea, vomito, malessere generale, dolori allo stomaco.
  • Nel caso in cui la fuoriuscita di una porzione di intestino metta il paziente a rischio di un'occlusione intestinale. Questo può avvenire nel caso in cui il viscere, a causa della sua dislocazione, non sia più pervio al contenuto intestinale e si verifica un blocco del transito fecale.

Puoi approfondire i sintomi e le cause dell'occlusione intestinale.

  • Nel caso in cui la formazione dell'ernia provochi fastidio, dolore e qualsiasi tipologia di interferenza e compatibilità con le normali attività quotidiane.

Quali sono le tecniche per intervenire?

L'operazione di ernia inguinale, può essere eseguita mediante intervento tradizionale o in laparoscopia.

Per entrambi è necessario sospendere qualche giorno prima l'assunzione di farmaci anticoagulanti, antiaggreganti ed antinfiammatori, ed osservare il digiuno il giorno che precede l'operazione.

Il metodo tradizionale e la laparoscopia.

In base alla visita chirurgica, in cui il medico stabilisce il tipo di ernia, la sua complessità e le condizioni generali del paziente, l'intervento per la rimozione dell'ernia inguinale può avvenire:

  • In modo tradizionale, ovvero il chirurgo pratica un'incisione (tramite bisturi classico o laser) orizzontale o obliqua (di circa 4 - 10 cm in base alle dimensioni dell'ernia) appena al di sopra della porzione inguinale in cui si trova l'ernia. Riposizionando il viscere fuoriuscito nella sua sede anatomica, applica una protesi, che non è altro che una rete realizzata in diversi materiali (sintetici, biologici, rimodellabili, assorbibili e a diversa porosità) inserendola nel punto in cui si è avuto il cedimento della parete addominale. Il chirurgo appone poi i punti di sutura per richiudere l'incisione. Questa tecnica prevede un tempo di recupero post - operatorio leggermente maggiore e la cicatrice è più evidente. Tuttavia presenta un minore rischio di danneggiamento del viscere e può essere praticato sia in anestesia generale che in anestesia locale o spinale.
  • Con approccio laparoscopico, ovvero il chirurgo accede alla zona da trattare mediante tre piccole incisioni sull'addome (circa 1 - 3 cm) attraverso le quali vengono inseriti gli strumenti chirurgici. Le modalità di svolgimento dell'intervento sono uguali a quelle della modalità tradizionale, ovvero riposizionamento del viscere e apposizione della rete. Gli strumenti chirurgici possono essere inseriti attraverso la cavità addominale (tecnica transperitoneale) o attraverso uno spazio situato tra la parete addominale ed il peritoneo (tecnica extraperitoneale). L'intervento in laparoscopia ha un decorso post - operatorio più rapido, con minime cicatrici evidenti. Tuttavia presenta un maggiore rischio di danneggiamento del viscere e va eseguito in anestesia generale.

Nel caso si pratichi l'anestesia spinale il paziente è addormentato dalla vita in giù e pertanto è cosciente e sveglio. Entrambe le tipologie di intervento hanno una durata effettiva di circa 30 - 60 minuti, e possono essere eseguiti in modo ambulatoriale o prevedere al massimo una notte di ricovero, in base alla reazione del paziente ed al tipo di anestesia praticata.

Il post intervento.

Sebbene sia un intervento relativamente semplice, il trattamento chirurgico dell'ernia inguinale presenta dei rischi e delle possibili complicanze.

Il decorso post operatorio è variabile da persona a persona ed è influenzato da diversi elementi.

Conoscere i rischi e le complicanze.

Come tutti gli interventi chirurgici, anche l'operazione per la rimozione dell'ernia inguinale presenta rischi e complicanze. Al di là dei pericoli comunemente legati alla somministrazione dell'anestesia, possiamo avere:

  • Nelle ore successive all'intervento, il paziente può sentire dolore nella zona operata e può comparire un po' di febbre. Di solito è sufficiente somministrare del paracetamolo per lenire il dolore che ha una durata massima di 4 - 5 giorni.
  • Può comparire un accumulo di sangue o di liquido interstiziale nella zona in cui prima si trovava l'ernia. Solitamente è un problema che si risolve spontaneamente nel giro di qualche giorno. Solo nel 25% dei casi è necessario ricorrere ad un secondo intervento chirurgico per arrestare il sanguinamento.
  • Possono avvenire danni permanenti o semi permanenti, all'intestino o alle strutture nervose che si trovano a livello del canale inguinale. Intorpidimento e sensazione di formicolio della parte trattata possono essere spia di un danno nervoso.
  • Se l'intervento viene eseguito su un uomo, possono verificarsi gonfiori ed ematomi nella zona dei testicoli o del pene. Tendono a regredire spontaneamente nel giro di una settimana e possono essere attenuati mediante applicazione di ghiaccio.
  • Può esserci infezione della ferita chirurgica, seppur questo avvenga raramente e per lo più negli interventi eseguiti con l'approccio tradizionale.
  • Nel 30% dei casi può insorgere dolore cronico post operatorio legato a lesioni dei nervi, degli organi e dei tessuti.
  • Comparsa di recidiva, è il rischio maggiore per tutti gli interventi di ernia inguinale. Difatti può succedere che avvenga un cedimento anche della rete inserita durante l'intervento o che si abbia nuovamente la comparsa della stessa.

In quanto tempo avviene la ripresa dopo l’operazione?

Normalmente, se l'intervento viene eseguito in anestesia locale, il paziente viene dimesso circa un paio d'ore dopo l'intervento. Nei giorni immediatamente successivi all'intervento è consigliabile rimanere a riposo per favorire la corretta cicatrizzazione della ferita. Dopo circa 3 giorni è possibile fare la doccia.

Successivamente:

  • Nelle prime 1 - 2 settimane dall'intervento, è possibile riprendere le attività quotidiane più leggere come passeggiare, cucinare, guidare la macchina.
  • Nelle 3 - 4 settimane successive, si può gradualmente tornare alle attività ad intensità moderata come fare la spesa o praticare sport a livello non agonistico.
  • Dopo 4 - 6 settimane, è possibile riprendere l'attività lavorativa e l'attività sportiva.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Roberta de Martino
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