Farmaci in gravidanza: quelli permessi e quelli da evitare.

Assumere farmaci in gravidanza è pericoloso per il bambino? Ecco una mini guida che cerca di rispondere a questo interrogativo, considerando i farmaci permessi e quelli invece da evitare in relazione alle patologie più diffuse. Faremo inoltre una panoramica sulle molecole controindicate in gravidanza, con i rischi annessi alla loro assunzione. Il principio guida è: meno farmaci, gravidanza più serena.

Farmaci in gravidanza: quelli permessi e quelli da evitare

    Indice Articolo:

  1. Perchè fanno male?
  2. Guida alla scelta
      1. Farmaci sicuri
      2. Farmaci da evitare
  3. Consigli

Farmaci in gravidanza: perché fare attenzione.

Una delle problematiche che maggiormente creano confusione e stress nella mente delle future mamme è legata all’assunzione di farmaci in gravidanza.

E’ risaputo, infatti, che durante i nove mesi di gestazione alcune molecole possono provocare danni al feto e quindi è preferibile valutare sempre i benefici e i rischi prima di assumere qualunque farmaco, anche di tipo naturale. Vediamo quindi di capire quali son o i medicinali innocui quelli permessi solo in determinate circostanze e quelli invece che sono proprio da evitare.

I rischi dipendono anche dall’epoca gestazionale.

Prima di tutto, dobbiamo fare un breve cenno alle fasi della gravidanza, in modo da comprendere meglio in che modo una molecola farmacologica può agire sul prodotto del concepimento.

Possiamo distinguere tre grandi fasi:

  • la fase pre impianto, che va dal momento del concepimento (ossia quando la cellula uovo femminile incontra lo spermatozoo e si fondono formando un’unica grande cellula figlia) fino al 17° giorno. Le cellule si moltiplicano molto velocemente e nel frattempo viaggiano per raggiungere il punto dell’utero in cui si impianteranno. Questa è la fase del “tutto o nulla”: se nell’organismo materno viene introdotta una sostanza nociva o farmacologica, saranno solo due i possibili scenari che si creeranno. O la molecola distrugge molte cellule irreparabilmente, provocando l’aborto precoce o agisce su poche cellule, che verranno rimpiazzate da nuove cellule e quindi la gravidanza procederà senza lasciare alcun segno sul futuro embrione. Tutto ciò accade perché le cellule in questa fase sono “totipotenti” ossia possono trasformarsi in qualunque cellula serva, rimpiazzando quelle danneggiate.
  • la fase embrionale, che va dal momento in cui si forma l’embrione annidato nell’utero fino alla fase fetale. (12 settimana circa).Questo è il periodo della differenziazione degli organi per cui agenti nocivi o farmaci possono in alcuni casi interagire e provocare delle malformazioni. A seconda dell’epoca, interesseranno un organo piuttosto che un altro (es. palato, sistema nervoso, ecc).
  • la fase fetale, che va dalla 12 settimana al termine della gravidanza. Gli organi sono ormai sviluppati e il feto cresce, sviluppando pian piano tutte le funzioni corporali. In questa fase un farmaco può interagire causando malfunzionamenti o alterazione degli organi.

E’ importante inoltre specificare che l’azione di una molecola teratogena, ossia capace di provocare un danno embrionale o fetale, non dipende solo dalla molecola stessa, ma anche da altri fattori, quali:

  • il tempo di esposizione

  • la potenza del farmaco

  • il dosaggio

  • predisposizione genetica

Date queste premesse analizziamo meglio le categorie di farmaci che vengono considerati sicuri e quelli che invece vanno evitati durante la gestazione.

Classi di farmaci  per la gravidanza

In base alla classificazione della FDA (Food and Drug Administration), esistono quindi delle classi di farmaci:

  • Classe A: in questa classe rientrano i farmaci che non hanno mostrato effetti teratogeni sui feti indipendentemente dalle settimane di gestazione.

  • Classe B: secondo studi sugli animali, questi farmaci sono potenzialmente sicuri ma non vi sono dati certi per quanto riguarda l’uomo.

  • Classe C: secondo gli studi, i farmaci che appartengono a questa classe sono potenzialmente nocivi per il feto ma possono in alcuni casi portare molti benefici per cui se ne valuta l’uso in casi in cui non è possibile utilizzare farmaci più sicuri.

  • Classe D: a questa categoria appartengono i farmaci per cui non sono conosciuti studi che indicano se il farmaco sia pericoloso o meno, oppure quelli risultati nocivi negli animali ma che non hanno studi specifici per l’uomo.

  • Classe X: appartengono a questa classe farmaci assolutamente vietati nelle donne in gravidanza, che provocano malformazioni nei feti e i rischi sono eccessivi rispetto ai potenziali benefici.

Guida ai farmaci in gravidanza.

Vista la classificazione teorica cerchiamo di capire praticamente quali categorie rientrano nelle diverse classi.

Farmaci sicuri o da assumere con moderazione.

Sono molti i farmaci che possono essere assunti con una certa tranquillità in gravidanza, sebbene sia sempre valido il consiglio di assumerli con moderazione e sempre con una precisa indicazione medica.Vediamo i principali:

Vitamine. Le vitamine sono molecole importanti in gravidanza, in quanto ognuna ha un suo specifico effetto e nessuna deve mancare affinché il piccolo riceva tutti i nutrimenti di cui ha bisogno. In genere una alimentazione sana e varia, ricca di frutta e verdura, è in grado di fornire l’apporto vitaminico necessario per il buon proseguimento della gravidanza.

Ad ogni modo, in alcuni casi alcune vitamine sono carenti e, per sopperire alla mancanza, vengono prescritti integratori multivitaminici a basso dosaggio per tutto il periodo della gestazione.

Un cenno particolare merita l’acido folico, fondamentale per la prevenzione dei disturbi del sistema nervoso embrionale. Si consiglia di assumerlo già da un mese prima della gravidanza e comunque per i primi tre mesi. C’è da dire che una corretta alimentazione potrebbe sopperire a queste mancanze, ma si tende ugualmente a consigliarlo alle future mamme, dato che non presenta controindicazioni ed è facile da assumere. La dose giornaliera è di 400 mcg, una compressa prima dei pasti.

Antibiotici. Alcune classi di antibiotici (farmaci di largo uso per combattere le infezioni di natura batterica) sono sicure in gravidanza ed è stato dimostrato che non apportano pericoli al nascituro. Tra questi, ricordiamo le molecole di più largo uso:

  • penicillina

  • amoxicillina

  • ampicillina

  • eritromicina

In particolare, penicillina e ampicillina vengono largamente utilizzate nella prevenzione della trasmissione dell’infezione da Streptococco B emolitico in travaglio di parto. Alle donne che risultano positive a questa infezione tramite tampone vagino/rettale alla 37 settimana, si somministra una prima dose di antibiotico in travaglio o dopo la rottura delle acque e si ripete la dose, dimezzata, ogni 4 ore fino al parto. Questo permette una adeguata protezione del nascituro nei confronti dello Streptococco.

Le molecole appartenenti alla classe delle cefalosporine invece vengono utilizzate solo se strettamente necessario, in quanto non è stato ancora possibile escludere la possibilità di potenziali danni.

La ciprofloxacina, usata soprattutto per il trattamento delle infezioni delle vie urinarie, va usata solo se strettamente necessario e non per lunghi periodi, in quanto può interferire nella corretta formazione di ossa e cartilagini del nascituro.

Sempre nell’ambito delle molecole usate per il trattamento delle infezioni urinarie (cistiti), ricordiamo anche la fosfomicina, che può essere assunta con una certa tranquillità in gravidanza, specie in caso di cistiti improvvise, frequenti nei nove mesi di gestazione.

Farmaci per l’acidità e il vomito. A causa dei frequenti disturbi di stomaco, specie nelle prime settimane, le gravide fanno grande richiesta di questi prodotti. E’ bene quindi ricordare che è possibile assumere antiacidi che non contengono bicarbonato: in commercio esistono molteplici formulazioni, a base di magnesio idrossido, vitamina b6 (la cui dose massima giornaliera è 80 mg), sodio e potassio citrato, che sono compatibili con lo stato di gravidanza. Esistono poi rimedi naturali per ovviare a questi disturbi, quali lo zenzero, che deve essere però assunto a basso dosaggio, sebbene non esistano studi che lo collegano a danni a carico dei feti.

Per il vomito, è possibile assumere metoclopramide, ma sotto consiglio medico e per una fase acuta, quindi per brevi periodi.

Per le manifestazioni spastico-dolorose del tratto gastroenterico, delle vie biliari, urinarie e dell’utero è possibile assumere floroglucinolo/meglucinolo. Non esistono studi specifici su possibili danni al feto, ma nonostante il largo uso in gravidanza, non sono segnalati effetti tossici o teratogeni sui nascituri.

Farmaci per il dolore e gli stati febbrili: Il paracetamolo è la molecola di scelta per il trattamento di stati dolorifici e febbrili (febbre oltre i 38°), in quanto non ci sono dimostrazioni che possa far male al feto.

Approfondisci le indicazioni e gli effetti collaterali del paracetamolo.

I farmaci denominati FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e l’acido acetilsalicilico possono, se assunti per lunghi periodi, interferire con la corretta chiusura del Dotto di Botallo (dotto che permette il passaggio del sangue dall’arteria polmonare all’aorta nella vita fetale e, in condizioni di fisiologia, si chiude spontaneamente poche ore dopo la nascita, quando il bimbo comincia a respirare autonomamente). Inoltre determinano una riduzione della coagulazione, per cui le mamme sono a maggior rischio di emorragie intra e post parto.

Farmaci per tosse, raffreddore, allergie. Per quanto riguarda le allergie, i farmaci di scelta normalmente sono gli antistaminici. Alla seconda generazione, appartiene la molecola più sicura in gravidanza: la cetirizina. La maggior parte degli studi ha, infatti, concluso che questo farmaco può essere assunto in gravidanza senza l’aumento del rischio di complicanze fetali. Solo se assunto a ridosso del parto, può provocare una leggera depressione respiratoria nel neonato. O in allattamento, può causare irritabilità, coliche e sonnolenza, in quanto la molecola passa nel latte materno.

In caso di tosse o raffreddore, è possibile assumere farmaci a base di destrometorfano. Bisogna però tenere presente che, sebbene gli studi non confermino un pericolo per il feto, è ugualmente preferibile ridurre l’assunzione ai casi strettamente necessari e per un periodo di tempo breve.

I prodotti a base di codeina, come i calmanti per la tosse, vanno evitati specie in prossimità del parto, in quanto possono aumentare il rischio di depressione respiratoria del neonato.

Gli spray nasali a base di nafazolina, efedrina andrebbero evitati in gravidanza, come riportato nella didascalia dei farmaci. Queste molecole, infatti, possono provocare vasocostrizione con conseguente diminuzione dell’afflusso di sangue dall’utero alla placenta. Non ci sono studi sufficienti per valutare invece il rischio di danni al feto, quindi vanno usati solo dietro prescrizione medica valutandone rischi e benefici.

Farmaci che agiscono sulla coagulazione. La molecola con effetto anticoagulante di scelta in gravidanza è l’eparina, non frazionata e a basso peso molecolare. Questa, infatti, non supera, la barriera placentare. E’ stato dimostrato che se assunta nel primo trimestre, non provoca un aumento dei rischi per il nascituro. Nel secondo e terzo trimestre invece può, in rari casi, provocare un rallentamento della crescita fetale o prematurità. Non è ancora ben chiaro però se queste patologie sono da addebitarsi all’uso della molecola o alla problematica materna per cui vengono prescritte.

Anestetici. Gli anestetici locali possono attraversare la barriera placentare. Nonostante questo, possono essere utilizzati, sebbene in prossimità del parto possano aumentare il rischio di alterazione della frequenza cardiaca fetale (bradicardia). Le molecole più usate sono: procaina, tetracaina, bupivacaina, lidocaina, mepivacaina, ropivacaina.

Farmaci da evitare.

Come abbiamo detto, esistono delle classi di farmaci che possono provocare danni al nascituro e che quindi vanno evitati in gravidanza.

Ecco i principali:

  • La vitamina A, che partecipa a molte funzioni corporee quali lo sviluppo delle ossa, delle mucose e agisce come antiossidante naturale, se assunta in eccesso può provocare danni al feto. E’ importante quindi mantenerne la quantità tramite la normale alimentazione, senza integrarla se non in casi di ipovitaminosi, per evitare potenziali danni al sistema nervoso, acustico e cardiaco del nascituro.

  • Le tetracicline, una classe di antibiotici che riescono ad attraversare la barriera placentare, creando danni ai futuri denti del neonato. Possono, infatti, mostrare una colorazione gialla permanente, mostrare una crescita lenta ed essere meno resistenti. E’ fondamentale evitarne l’assunzione in particolar modo tra la 20 e la 40 settimana di gestazione.

  • La streptomicina e la gentamicina possono provocare danni all’udito e all’equilibrio, danneggiando il labirinto dell’apparato acustico del neonato.

  • I sulfamidici possono causare ittero neonatale alla nascita, specie se assunti nelle ultime settimane di gravidanza.

  • Alcuni antiepilettici, come l’acido valproico, possono aumentare il rischio di spina bifida (una malformazione neonatale che riguarda la chiusura incompleta della colonna vertebrale)

  • Farmaci antiulcera, come la cimetidina, possono provocare danni al sistema nervoso, o a base di misoprostolo, che può provocare l’aborto

  • Alcuni anticoagulanti, come warfarin, possono causare una sindrome che conivolge il sistema nervoso centrale. Il periodo più critico per l’azione di questa molecola è tra la 6 e la 12 settimana; il dicumarolo invece è tossico per l’embrione e ha effetti teratogeni. Più in generale, questi anticoagulanti possono ridurre la crescita fetale e aumentare il rischio di morte fetale intrauterina.

I casi talidomide e dietistilbestrolo, ritirati dal commercio

La farmacologia è piena di casi di molecole che, dopo anni, sono state ritirate dal commercio per i gravi effetti collaterali che provocavano.

Due su tutte spiccano: la talidomide e il diestistilbestrolo.

La talidomide è un farmaco immesso in commercio dal 1956, usato largamente per l’influenza, l’insonnia, le nausee delle gravide. Gli studi sui ratti non avevano evidenziato nessun effetto collaterale. Eppure si notò un incremento di nascituri con gravi difetti nello sviluppo degli arti. Fu per questo ritirato dal commercio dagli anni 60. La finestra di esposizione più pericolosa è dalla 5 alla 9 settimana di gestazione, con un rischio di difetto congenito che si aggira intorno al 50 %.

Attualmente la talidomide è usata per trattare alcune gravi malattie, come l’AIDS ma viene somministrata solo ed esclusivamente in casi selezionati e in nessun caso a gravide.

Il dietistilbestrolo invece è comparso sulla scena farmacologica a partire dagli anni 40 per il trattamento e la prevenzione delle minacce di aborto. Intorno agli anni 50 è stato dimostrato che questo farmaco era invece inutile per lo scopo che si prefiggeva e solo dagli anni 60 è cominciato ad emergere un dato pericoloso: i figli di donne esposte a DES presentavano problemi riproduttivi e un maggiore rischio di sviluppare tumori o situazioni pre cancerose.

Precisamente, il rischio era altissimo per 12 patologie mediche, tra cui un rischio doppio di infertilità, un rischio fino a 5 volte maggiore di partorire prima del tempo e un rischio di sviluppare un cancro della cervice circa 40 volte superiore alle donne non esposte.

In conclusione:

Dopo questa panoramica sui farmaci di più largo uso, appare chiaro che in gravidanza, anche se molti farmaci sono permessi, sarebbe meglio non assumere alcun medicinale e porre attenzione anche a semplici vitamine o antidolorifici.

Se dovesse ritenersi necessario, l’assunzione va fatta esclusivamente sotto stretto controllo del medico. Va a tal proposito detto che in talune situazioni perfino questi ultimi sono in imbarazzo perché gli studi epidemiologici in materia sono scarsi in quanto per ovvi motivi non è possibile coinvolgere nella sperimentazione donne incinte. Quindi va sempre preferito il più basso dosaggio possibile, valutando benefici e rischi.

E’ naturalmente anche possibile che la gravidanza giunga senza essere programmata. Per questo, se si segue una terapia che è assolutamente controindicata in gravidanza è buona norma utilizzare un metodo anticoncezionale sicuro.

Come d’altra parte, se si sta programmando una gravidanza, è buona norma accertarsi che le terapie che eventualmente si seguono siano sicuramente non controindicate durante il periodo della gestazione, per vivere i nove mesi nel modo più sereno possibile.

Questa guida deve essere utilizzata solo a scopo informativo. Per ogni dubbio, rivolgersi al proprio medico di fiducia e consultare la pagina del Ministero della Salute (disponibile qui), dedicata proprio all’uso dei farmaci in gravidanza e allattamento.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Laura Lombardo (Laura in ostetricia)
Indice:

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