Febbre in gravidanza.

Febbre in gravidanza

Con la speranza di fugare inutili preoccupazioni, sempre in agguato quando si dispone di conoscenze limitate, forniremo nell’articolo tutte le notizie che riteniamo utili sulla febbre in gravidanza.

Iniziamo col chiarire che un aumento di temperatura contenuto nell’ordine dei decimi di grado (trai 0,3°C e 0,6/0,7°C) è del tutto fisiologico in tale condizione. Anzi tale aumento di temperatura è in qualche maniera un segno della gravidanza che si manifesta. E compare già pochi giorni dopo l’avvenuto concepimento.

In queste condizioni, infatti, la placenta produce grandi quantità di progesterone, ormone femminile appartenente al gruppo dei progestinici, allo scopo di impedire successive ovulazioni. L’aumento di progesterone ha come conseguenza una consistente dilatazione dei vasi sanguigni e capillari che a sua volta induce il leggero aumento della temperatura corporea. Quindi più che di febbre è opportuno parlare di mutati valori della normale temperatura corporea. Valori che non saranno più attestati sui consueti 36,5°C ma su 37/37,2°C.

Ciò premesso andiamo a considerare cosa accade e come comportarsi se invece la temperatura va oltre questi valori. Chiariamo subito che in caso di febbre bisogna subito e sempre interpellare il medico che diagnosticherà le cause di tale squilibrio e prescriverà la corretta terapia.

Un aumento della temperatura corporea non provoca alla gestante più problemi di quelli che provocherebbe in condizioni normali ma invece può arrecare conseguenze anche serie (specialmente se la temperatura supera ceti limiti) al nascituro. L’aumento di temperatura può infatti causare contrazioni uterine e determinare una prematura espulsione del feto. Inoltre la febbre, che in se non è una malattia ma un sintomo, potrebbe essere dovuta all’infezione di un agente patogeno anche grave sia di natura virale che batterica. In tale situazione, perciò, alle possibili problematiche causate al feto dall’aumento di temperatura corporea, si possono aggiungere quelle causate alla trasmissione dell’infezione.

Se l’agente patogeno è un virus questo passa la barriera costituita dalla placenta più agevolmente nei secondi 4 mesi e mezzo di gravidanza che nei primi ma i danni che produce sono meno rilevanti.

Se l’agente patogeno è un batterio di norma l’infezione non si trasmette al feto perché è bloccata dalla barriera placentare. L’infezione batterica si trasmette al nascituro solo se essa interessa il rivestimento interno della parete uterina ossia l’endometrio o se la placenta presenta delle lesioni.

Le patologie che più comunemente provocano febbre in gravidanza sono:

  • Malattie da raffreddamento: raffreddori ed influenze.
  • Infezioni urinarie.
  • Le malattie da raffreddamento.

    Sono in generale provocate da infezioni virali favorite da abbassamento delle difese immunitarie provocate dalla gravidanza e di norma hanno una naturale remissione dopo 5 o 6 giorni.

    Cura malattie da raffreddamento:

    • Riposo a letto in ambiente caldo e correttamente umidificato.
    • Somministrazioni di molti liquidi per idratare le mucose.
    • Somministrazione di antipiretici a base di paracetamolo. Meglio evitare acido acetilsalicilico (aspirina) la cui molecola può provocare problemi al nascituro.
    • Non assumere antibiotici assolutamente. Vanno presi solo se prescritti dal medico in caso di sospetta sovra infezione batterica. La scelta dell’antibiotico va fatta con cognizioni di causa perché alcune molecole possono risultare dannose per il nascituro.

    E consigliato alle gestanti per evitare il contagio delle patologie influenzali seguire delle comuni norme di prevenzione che così possono riassumersi:

    • Evitare contatto con persone infette.
    • Soggiornare in ambienti con adeguato ricambio di aria, con umidità relativa di almeno 50/60% e con riscaldamenti a temperatura non ­­­­­­­­­­­­elevate.
    • Evitare ambienti eccessivamente affollati.
    • Sottoporsi a vaccinazione influenzale a partire dal IV mese di gestazione.

    Le infezioni urinarie.

    La gravidanza provoca fisiologicamente ristagno di urine e proliferazione di colonie batteriche e quindi infezioni delle vie urinarie. Sono molto pericolose in gravidanza perché possono indurre un parto prematuro. Occorre prevenirle anche prima che compaia il sintomo febbrile e per fare ciò è buona norma effettuare nei 9 mesi una analisi delle urine ogni mese. La loro cura presuppone somministrazione di antibiotici.

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