Fibrillazione ventricolare.

Fibrillazione ventricolare

    Indice Articolo:

  1. Cos’è?
  2. Cause della fibrillazione ventricolare
  3. Sintomi e conseguenze
  4. Cosa fare?
    1. Rianimazione cardiopolmonare
    2. Defibrillazione
    3. Farmaci
    4. Impianto defibrillatore cardiaco
  5. Prognosi
  6. Opinioni e commenti

La fibrillazione ventricolare è un’aritmia del ventricolo determinata da una attività elettrica disorganizzata e caotica del cuore che costringe le fibre muscolari dei ventricoli a contrarsi non più simultaneamente ma in maniera assolutamente casuale e quindi il muscolo cardiaco non riesce a pompare il sangue. La fibrillazione ventricolare (FV), se non immediatamente trattata, comporta blocco della circolazione ed arresto del cuore e della respirazione ed è quindi fatale al contrario della fibrillazione atriale che è un’aritmia fastidiosa ma più lieve. Raramente la fibrillazione è idiopatica cioè spontanea, il più delle volte è legata a patologie cardiache di natura ischemica o a shock determinati da altre patologie o da eventi quali annegamenti, o folgorazioni. L’unico trattamento possibile consiste nella defibrillazione con un apposito strumento, defibrillatore, che provoca una scarica elettrica capace di riabilitare le normali funzioni cardiache.

Cos’è la fibrillazione ventricolare?

La fibrillazione ventricolare è una forma grave di aritmia cardiaca, una sequenza scoordinata di rapide contrazioni ventricolari causata da impulsi elettrici caotici. I ventricoli non si contraggono nel modo corretto, per cui il cuore non pompa sangue e quindi si presenta un breve arresto cardiaco che può risultare letale se non si interviene prontamente.

Ma, per poter comprendere con chiarezza cosa è la fibrillazione ventricolare o FV, è necessario conoscere il funzionamento del muscolo cardiaco.

Il cuore è un muscolo cavo (4 distinte cavità: 2 atri e 2 ventricoli) che con le sue contrazioni funge da pompa e conferisce al sangue la necessaria pressione che lo fa circolare nel corpo. Per contrarsi come ogni muscolo utilizza l’energia prodotta dalle reazioni di ossidazione dei nutrienti (carboidrati, grassi, etc.) ad opera dell’ossigeno. Le sue fibre però, contrariamente a quelle degli altri muscoli, possono auto contrarsi spontaneamente cioè senza alcun stimolo nervoso di comando esterno. E’ il miocardio specifico, un gruppo di cellule allocate nella tonaca muscolare cardiaca, a generare gli impulsi elettrici che sono in grado di far contrarre il cuore in maniera programmata (prima gli atri e successivamente i ventricoli). L’impulso elettrico di comando si propaga con la giusta velocità in modo che tutte le fibre muscolari del ventricolo battano con la medesima frequenza (all’unisono) e con la necessaria ampiezza per assicurare la fisiologica gittata sanguigna.

Se le modalità con cui avvengono le contrazione del muscolo cardiaco sono, per qualche motivo, compromesse e le fibre muscolari dei ventricoli si contraggono in maniera non coordinata, ossia non battono tutte all’unisono si verifica la condizione patologica della fibrillazione ventricolare. La fibrillazione ventricolare, se non trattata e risolta immediatamente, genera l’ asistolia ossia l’assenza della fase cardiaca sistolica (contrazione ed e eiezione del sangue) e pertanto determina il blocco della circolazione e della respirazione, condizione che conduce rapidamente alla morte.

Cause della fibrillazione ventricolare.

La causa principale di fibrillazione ventricolare è data da un’insufficiente quantità di sangue al cuore dovuta a:

  • Coronaropatia cioè ad un’ alterazione delle arterie coronarie, vasi sanguigni che portano sangue al cuore, ma può essere provocata da altre malattie cardiache.
  • Ischemia che è una ridotta irrorazione sanguigna del cuore per ostruzione delle coronarie causata da patologie aterosclerotiche.
  • Miocardite. Processi infiammatori, ad opera di agenti infettivi o processi autoimmuni del muscolo cardiaco, che generano le cardiomiopatie che comportano una dilatazione o un ispessimento ed irrigidimento delle pareti del ventricolo con conseguente deficit di contrattilità cardiaca.

Un’altra causa di fibrillazione è lo shock ovvero pressione arteriosa troppo bassa che può essere determinato da altre patologie o da:

  • Folgorazione, o annegamento che provocano spasmi del muscolo cardiaco che non è più in grado di mandare in circolo il sangue.
  • Intossicazione da farmaci cardiotossici, come i bloccanti dei canali del sodio e del potassio.
  • Ipokaliemia, cioè livelli bassi di potassio nel sangue.

Un caso a parte ed abbastanza raro che provoca fibrillazione ventricolare è la sindrome di Brugada, una malattia genetica dovuta all’alterazione del gene SCN5A posizionato sul cromosoma 3, che causa morte cardiaca improvvisa in soggetti giovani che non presentano alcuna patologia cardiaca. La malattia è asintomatica e può essere diagnosticata solo con Ecg sotto sforzo che presenta un quadro simile a quello di un Ecg di un soggetto con infarto.

Esistono anche casi in cui la fibrillazione ventricolare in pazienti con precedenti familiari, si presenta in assenza di patologie che possano causarla, si parla allora di fibrillazione ventricolare idiopatica o spontanea.Tali forme sono di natura parossistica: insorgono e cessano bruscamente, e solo in taluni casi provocano una cardiomiopatia.

Sintomi e conseguenze della fibrillazione ventricolare.

La fibrillazione ventricolare provoca perdita di coscienza, convulsioni ed elettrocardiogramma totalmente disorganizzato e caratterizzate da onde assolutamente anomale.

Se non trattata, nel giro di 5 minuti, la fibrillazione provoca un danno cerebrale irreversibile perché l’ossigeno non raggiunge il cervello, e, poco dopo, il soggetto colpito collassa, ha pupille dilatate, perdita di polso e pressione arteriosa ed infine sopraggiunge arresto cardiaco.

Trattamento della fibrillazione ventricolare.

La fibrillazione ventricolare richiede un trattamento di emergenza. Il trattamento consiste nella rianimazione cardiopolmonare entro pochi minuti cui deve seguire la cardioversione o defibrillazione.

La rianimazione cardiopolmonare. Consiste nel praticare costantemente al paziente respirazione artificiale che fornisce ossigeno ai polmoni e compressione toracica che invia ossigeno al cervello ed agli altri organi, spingendo il sangue fuori dal cuore. La rianimazione cardiopolmonare (RCP) viene effettuata distendendo il paziente sul dorso e soffiando, tramite la respirazione bocca a bocca, aria nei polmoni, tenendo chiuso il naso per evitare che l’aria venga emessa per via nasale. Successivamente viene praticata la compressione toracica ponendo le mani sulla parte bassa dello sterno e comprimendo per 4-5 cm di profondità.

La defibrillazione. Richiede l’impiego di un speciale attrezzatura detta defibrillatore che riabilita le normali funzioni cardiache con una scarica elettrica erogata all’altezza del torace. Il defibrillatore è munito di piastre che vengono applicate al paziente e dopo aver rilevato il ritmo cardiaco, determina automaticamente il livello di energia necessaria da applicare alla scarica.

Farmaci. Se la fibrillazione è causata da una patologia sottostante bisogna anzitutto curare la patologia e poi somministrare farmaci antiaritmici quali amiodarone o lidocaina per stabilizzare e mantenere il normale ritmo cardiaco.

Impianto defibrillatore cardiaco. Per correggere o prevenire recidive di fibrillazione ventricolare si può impiantare chirurgicamente un defibrillatore cardiaco nella parete sinistra del torace posizionando degli elettrodi nel ventricolo. Tale apparecchio capace di emanare piccoli impulsi elettrici non solo riesce ad effettuare una defibrillazione in caso di tachiaritmie gravi, ma anche di effettuare una stimolazione cardiaca e monitorare l’attività del cuore. Tali defibrillatori hanno una durata media che di 7-8anni e possono comportare complicanze erogando scariche multiple o inappropriate in caso di malfunzionamento che causano uno stato di ansia e anche a lungo andare danni fisici.

Prognosi.

Se la fibrillazione ventricolare si verifica in seguito ad un infartola cardioversione tempestiva ripristina, nel 90% dei casi, il ritmo normale, ma se il paziente è in stato di shock e di insufficienza cardiaca la cardioversione ha solo il 30% di possibilità di successo e nel 70% dei casi il paziente muore.

Inoltre la fibrillazione ventricolare nei soggetti che sopravvivono alla rianimazione può facilmente recidivare.

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