Frattura omero: tipi, intervento e riabilitazione.

La frattura dell'omero interessa in particolare l'osso della porzione superiore del braccio. Viene classificata in base al punto di frattura e al tipo di frattura e a seconda delle diverse tipologie c’è una determinata strategia terapeutica. Ma quali sono gli interventi da effettuare? E in cosa consiste la riabilitazione per riacquistare la funzionalità del braccio?

Frattura omero: tipi, intervento e riabilitazione

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Terapia
  4. Riabilitazione

Che cos’è la frattura dell'omero?

Per frattura dell'omero si intende la rottura dell'osso che si trova nella porzione superiore del braccio, e che si collega superiormente con la scapola ed inferiormente con radio e ulna.

La frattura dell'omero è quasi sempre la conseguenza di un trauma fisico come ad esempio una caduta da una determinata altezza, un trauma da impatto come quelli che avvengono negli incidenti con le auto o con le moto, o ancora un trauma diretto da caduta, quando per esempio si perde l'equilibrio e si cade con tutto il proprio peso sul braccio. Più rara è la frattura dell'omero da torsione, conseguente a movimenti del braccio e causata da fenomeni di osteoporosi.

Le diverse tipologie di questo trauma.

La frattura dell'omero può essere classificata in diverse tipologie in base al punto di frattura dell'osso ed in base al tipo di frattura.

In base al punto di frattura dell'osso distinguiamo una frattura dell'omero:

  • Prossimale, quando riguarda la porzione dell'omero più vicina alla scapola, ovvero la testa ed il collo dell'omero.

  • Distale, quando riguarda la porzione di omero più vicina a radio e ulna, cioè quella situata in prossimità del gomito (ne sono un esempio le fratture sovracondiloidee che si verificano proprio in quella zona e che sono molto frequenti nei bambini).

  • Diafisaria, quando la frattura si verifica nella zona centrale dell'omero, chiamata appunto diafisi.

  • La frattura prossimale e distale viene anche chiamata epifisaria in quanto si verifica a livello delle epifisi (termine con cui si indicano le estremità di un osso lungo).

In base al tipo di frattura possiamo avere invece una frattura dell'omero:

  • composta, ovvero i due pezzi di osso non si spostano di molto dalla loro sede anatomica e sono semplicemente "interrotti" dalla frattura da uno spazio di dimensioni inferiori ad 1 cm.

  • Scomposta, ovvero i due pezzi di osso sono dislocati dalla loro sede anatomica di almeno 45° oppure tra i due pezzi di osso vi è uno spazio superiore ad un centimetro.

  • Comminuta, cioè l'osso fratturato non si divide in due soli pezzi ma in più pezzi, con la formazione di piccoli frammenti ossei. Viene anche definita pluriframmentaria.

  • Chiusa, ovvero si ha soltanto la frattura dell'osso senza lacerazione della cute.

  • Esposta, cioè oltre alla frattura dell'osso si ha anche una lacerazione della cute che espone l'osso fratturato all'ambiente esterno.

  • Con lussazione, ovvero quando in contemporanea alla frattura si verifica anche la lussazione (cioè lo spostamento delle superfici articolari dalla loro sede anatomica) della spalla o del gomito.

E’ importante sapere che...

La frattura dell'omero ha un decorso solitamente benigno ma, qualora non trattata in maniera tempestiva ed adeguata, può portare all'insorgenza di complicanze quali lesioni dei nervi vicini al punto di frattura, lesione dei muscoli e lesioni dei vasi sanguigni, oltre all'insorgenza di una forma di artrosi legata ad una scorretta calcificazione e saldatura dell'osso.

Vediamo allora quali sono le terapie adeguate per questo trauma osseo.

Come intervenire in caso di rottura dell’omero?

Il medico, dopo una corretta diagnosi da eseguire attraverso radiografie, imposta la terapia adeguata, che può essere di tipo chirurgico o di tipo non chirurgico.

Terapie non chirurgiche.

Le terapie non chirurgiche si utilizzano in caso di fratture semplici e composte, oppure nel caso in cui, anche in caso di frattura scomposta, si riesca a riposizionare l'osso nella sua sede anatomica. Tra gli interventi di tipo non chirurgico che possono essere utilizzati abbiamo:

  • Tutore con fascia antirotatoria, ovvero una sorta di guaina che tiene fermo il braccio e che impedisce qualsiasi movimento anche quelli di rotazione. È utilizzata maggiormente per le fratture dell'omero prossimale e si tiene per circa 3 - 4 settimane.

  • Gesso, ovvero si ricopre di gesso l'arto colpito per mantenerlo rigido ed impedire qualsiasi movimento. È maggiormente utilizzato per le fratture dell'omero distale e diafisarie (tipologia di gesso chiamata pendente in cui si ingessa dall'ascella in giù fino alla mano), meno per quelle dell'omero prossimale (tipologia di gesso toraco - brachiale in cui si ingessano la spalla, il braccio ed una parte di torace), e viene tenuto per circa 3 - 4 settimane.

  • Fasciatura molle, cioè si applica una fasciatura non rigida all'arto ed alla spalla. Si utilizza per fratture composte con minimo spostamento dell'osso poiché non garantisce una rigidità totale dell'arto. I tempi di applicazione variano in base ai casi ma sono circa di 3 - 4 settimane in media, come per il gesso e per il tutore.

I tempi di guarigione completa per una frattura dell'omero composta sono circa di 1 - 3 mesi in base alle singole capacità di recupero del soggetto; i bambini ad esempio avranno un recupero più rapido rispetto agli anziani.

Terapie chirurgiche.

In caso di fratture scomposte o pluriframmentarie è necessario ricorrere all'intervento chirurgico per riposizionare l'osso e rimuovere i frammenti in eccesso non più recuperabili. L'intervento chirurgico, che si esegue in anestesia generale, prende il nome di osteosintesi in quanto consiste nel riposizionare i frammenti dell'osso nella sede corretta consentendo così la sintesi di nuovo tessuto osseo per coprire la zona fratturata. Questo può essere realizzato attraverso diverse metodologie:

  • Fili (chiamati fili di Kirschner) e viti, che vengono posizionati all'interno dell'osso per via percutanea e che si fissano poi ad una struttura di metallo esterna (che sporge fuori dalla pelle) che garantisce stabilità e mantiene il tutto nella corretta posizione.

  • Viti e placche che vengono applicati all'interno dell'osso per fissare l'osso nella posizione corretta e garantirne una corretta saldatura. Le viti sono posizionate all'interno dei frammenti ossei da fissare e vengono poi avvitate ad una placca che si trova all'esterno dell'osso (ma all'interno della cute).

  • Protesi, che si utilizza quando i frammenti di osso non possono essere riposizionati in sede anatomica poiché non si salderebbero in maniera corretta. In questo caso si preferisce rimuoverli e sostituirli con placche in metallo.

Puoi approfondire come viene inserita la protesi della spalla.

  • Chiodi endomidollari, ovvero viene inserito un chiodo all'interno della cavità midollare dell'osso fratturato che garantisce stabilità all'osso e ne consente una corretta saldatura.

Il recupero totale dopo l'intervento dipende dal tipo di frattura e dal tipo di intervento, così come il mantenimento in sede delle strutture metalliche inserite nell'osso.

La riabilitazione per riacquistare la funzionalità dell’arto.

Una volta rimosso il tutore o il gesso o in seguito all'intervento chirurgico sarà necessario eseguire un periodo di riabilitazione dell'arto per riacquistarne la piena funzionalità. La riabilitazione prevede:

  • Sedute di mobilizzazione passiva, attraverso cui il fisioterapista muove l'arto senza che il soggetto compia l'azione del movimento. In questo modo ci si riabituerà a muovere l'arto gradualmente, senza eseguire movimenti bruschi.

  • Sedute di magnetoterapia, una tecnica fisioterapica che sfrutta i campi magnetici e che serve a consolidare la matrice ossea e a rendere l'osso robusto e correttamente mineralizzato.

  • Esercizi da fare a casa, quali stringere con la mano una pallina di gomma o di spugna morbida ed eseguire movimenti circolari e rotatori con il polso. Questi esercizi, da ripetere 10 volte, da 2 a 3 volte al giorno, serviranno a garantire il mantenimento della funzionalità motoria e nervosa dell'arto.

In caso di frattura dell’omero rivolgetevi subito allo specialista per evitare pericolose conseguenze!

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Francesca Vassallo
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