Giramenti di testa e vertigini: cause e rimedi dei capogiri improvvisi.

 Giramenti di testa e vertigini: cause e rimedi dei capogiri improvvisi

    Indice Articolo:

  1. Capogiri o vertigini?
  2. Cause dei capogiri
  3. Cause delle vertigini
  4. Diagnosi differenziale
  5. Tipologie 
  6. Rimedi farmacologici e naturali
  7. Opinioni e commenti

Che differenza c’è tra giramenti di testa e vertigini? Come mai questi due disturbi vengono associati così spesso? E quali sono le cause da cui derivano? In questo articolo ci occuperemo di dare una risposta concreta a queste domande analizzando la natura dei capogiri improvvisi, quali patologie possono nascondere e quando invece hanno origini non patologiche e non richiedono un consulto medico. Infine discuteremo anche dei rimedi da adottare e tra questi analizzeremo la distinzione tra la terapia farmacologica e la medicina naturale.

Capogiri o vertigini: mi gira la testa, cosa sarà?

Capita a tutti almeno una volta nella vita di  avvertire un senso di sbandamento e di sentire come un vuoto alla testa. Si tratta dei cosiddetti capogiri o giramenti di testa che spesso vengono  confusi con le vertigini, anche se in realtà ne rappresentano un sintomo. Infatti vertigini e capogiri sono due cose ben distinte in base all’origine e alle cause che ne determinano l’insorgenza.

le differenze e le similitudini.

La differenza sostanziale tra capogiri e vertigini è data dal fatto che il capogiro non è una patologia ma un disturbo il più delle volte transitorio e a volte è esso stesso un sintomo delle vertigini.(anche se può essere la spia anche di altri disturbi ). Di solito i capogiri hanno origine improvvisa e si manifestano quando si ha un cambio repentino di posizione o quando si compie un’azione che può fare abbassare la pressione sanguigna o la glicemia oppure se  in una donna i giramenti di testa sono costanti e frequenti si potrebbe pensare ad una gravidanza.

La vertigine invece può essere considerata un sintomo patologico, sebbene di per sé non sia patologica, perché spesso non si verifica in maniera transitoria ma persiste, e indica così la presenza di una patologia in atto.

Ciò che porta spesso a confondere capogiri e vertigini è la sintomatologia entrambe infatti si presentano con una sensazione di sbandamento, di perdita di equilibrio, di “stanza che gira”, associata a volte a tremori, nausea, vomito, sudorazione fredda.

Le similitudini però finiscono qui, infatti, a meno che il capogiro non siano proprio un sintomo delle vertigini, questi due disturbi hanno di solito origini e  cause diverse: da una parte i capogiri possono dipendere dall’apparato neurologico, cardiovascolare, o gastrointestinale, mentre l’origine delle vertigini è legata a disturbi a carico dell’orecchio, nell’apparato vestibolare, del sistema nervoso e più in generale del tratto cervicale.

Cause dei capogiri: riconosciamole dai sintomi associati.  

Le principali cause dei capogiri

Come abbiamo precedentemente accennato i capogiri possono essere legati a diverse condizioni dell’organismo, non per forza patologiche, e possono essere improvvisi e transitori oppure frequenti e persistenti.

Quando si manifestano giramenti di testa dunque è bene sapere che le cause possono essere diverse e che a volte i sintomi associati possono aiutare a comprendere l’origine del capogiro. Alcune delle cause più frequenti possono essere di natura sia patologica che non patologica, mentre. Tra le cause più frequenti abbiamo:

  • Alterazioni pressorie: gli sbalzi di pressione, specialmente gli abbassamenti di pressione, sono la causa più frequente di capogiri. Si accompagnano alla sensazione di vertigine, sudorazione fredda, perdita di equilibrio, tachicardia, vista annebbiata, e a volte vampate di calore. Sono frequenti quando si effettua un repentino cambio di posizione, per esempio quando si passa dalla posizione supina a quella eretta, o al mattino quando ci si alza bruscamente dal letto  non dando il tempo all’organismo di stabilizzare la pressione.
  • Sforzi fisici dopo i pasti:quando si mangia infatti l’organismo fa si che la maggior parte del flusso sanguigno venga convogliato all’apparato digerente per svolgere correttamente i processi digestivi. Se si fa sport o un’attività fisica intensa dopo i pasti il sangue verrà dirottato verso i muscoli e non riuscirà ad arrivare in maniera adeguata al cervello che manifesterà tale disagio mediante l’insorgenza di capogiri e fiato corto, segnali di un un abbassamento di pressione in atto. Dunque, in questi casi, dovrà prestare particolare attenzione chi soffre di ipotensione in maniera cronica o di ipertensione ed è soggetto a costanti sbalzi pressori.
  • Alterazioni glicemiche: le alterazioni della glicemia sono un’altra frequente causa di giramenti di testa e si accompagnano a sintomi quali debolezza, nausea, senso di vomito, sudorazione fredda, sensazione di avere le gambe molli e stanche, mal di testa, vista annebbiata e tremori. Questo avviene quando non si mangia per un lungo periodo di tempo, oppure quando si segue una dieta molto rigida (esempio dieta a zona o dieta dukan in cui l’apporto di carboidrati è limitatissimo), o patologicamente parlando, quando si è affetti da diabete (che provoca alternanza di iperglicemia e ipoglicemia). Il meccanismo fisiopatologico è legato al fatto che il cervello ha bisogno di zucchero per lavorare efficientemente, se non si garantisce un giusto apporto di glucosio il cervello segnala questa carenza attraverso la comparsa di capogiri. Può succedere anche che i giramenti di testa derivino da una condizione di iperglicemia dovuta ad un eccessivo consumo di zucchero ma questo non è ancora stato dimostrato. Gli sbalzi di glicemia possono anche essere la spia di patologie più gravi come  un tumore al pancreas insulino secernente che determina una condizione di iperinsulinemia e ipoglicemia.
  • Gravidanza: i giramenti di testa, insieme alla nausea, sono uno dei sintomi principali che caratterizzano l’inizio di una gravidanza e, insieme al ritardo del ciclo, fanno capire alla donna di essere incinta. Sono spesso dovuti a cause diverse, primo tra tutti gli sbalzi ormonali che si verificano durante questo periodo ma anche le modifiche della glicemia, del ferro e della pressione causate dall’accrescimento del feto e dell’utero, che preme sui vasi sanguigni. I capogiri in gravidanza associati spesso a stanchezza e spossatezza, possono comparire non solo nei primi mesi di gravidanza ma anche nell' ultimo trimestre: si manifestano spesso al mattino o durante i pasti a causa degli odori del cibo che spesso è causa di nausea nella donna incinta, ma anche in posizione supina soprattutto la notte a causa di un’errata posizione assunta nel letto, che determina la compressione della vena cava e la riduzione eccessiva della pressione.
  • Carenza di ferro: quando i giramenti di testa si accompagnano a sintomi quali spossatezza, stanchezza eccessiva, ronzii e fischi alle orecchie, tachicardia, possono essere causati da una carenza di ferro. Il ferro infatti è importante per la sintesi dei globuli rossi, le cellule del sangue, che portano ossigeno e nutrienti a tutti i tessuti. Quando il ferro è basso i globuli rossi sono pochi e non riescono a soddisfare il fabbisogno di ossigeno e nutrienti di tutti i tessuti e si possono quindi manifestare i sintomi sopra elencati. Le cause della carenza di ferro sono svariate, è possibile che in alcune donne vi sia una carenza di ferro transitoria legata a delle mestruazioni abbondanti, per cui non è infrequente che si verifichino capogiri durante il ciclo.
  • Problemi cervicali: l’artrosi cervicale è una delle cause più frequenti di giramenti di testa negli anziani ma può colpire tutte le età. Solitamente i capogiri legati a cervicale si manifestano quando si muove la testa in un determinato modo, per esempio guardando in alto o in basso, quando si tiene la testa abbassata per leggere o per molto tempo, ma anche quando si sta in piedi e si fa un movimento scorretto. L’origine dei capogiri in questo caso è dovuta alla compressione dei vasi sanguigni e dei nervi che sono diretti alle strutture che regolano il senso di equilibrio (l’apparato vestibolare) creandone un’alterazione. Tale compressione è determinata da spasmi anomali dei muscoli del collo dovuti a fenomeni di artrosi a livello delle vertebre cervicali o all’assunzione di  posture scorrette. Insieme ai capogiri possono insorgere sintomi come diarrea, nausea, vomito e tachicardia.
  • Convalescenza: durante il periodo della convalescenza, per esempio dopo febbre forte, diarrea intensa, e patologie che portano a fenomeni di disidratazione o che costringono a letto per molto tempo e a mangiare poco, possono comparire capogiri legati alla situazione di momentanea debolezza e debilitazione dell’organismo. Questi capogiri tendono a scomparire man mano che l’organismo si rimette in forze, viene idratato e ricomincia ad alimentarsi correttamente. Sono frequenti nei bambini in quanto sono una categoria che si presta a situazioni debilitative di questo tipo.
  • Stress: uno stress emotivo importante, ad esempio la notizia di una malattia di un familiare o un lutto improvviso o la fine di un amore o semplicemente la vista del sangue, possono portare alla comparsa di capogiri improvvisi e fortissimi che a volte portano il soggetto allo svenimento. Sono legati al brusco abbassamento della pressione che segue lo stress e si risolvono spontaneamente nel giro di qualche minuto.
  • Anche l’ansia e gli attacchi di panico (per esempio quando una persona claustrofobica si trova chiusa in ascensore) possono portare all’insorgenza di capogiri che si verificano insieme a sintomi quali mancanza d’aria, sensazione di costrizione al petto, tachicardia, brividi diffusi, mal di pancia e sensazione di nodo allo stomaco.
  • Sbalzi ormonali: nelle donne in alcuni periodi, come per esempio una settimana prima del ciclo per chi soffre di sindrome premestruale o in menopausa, si possono verificare sbalzi ormonali che, al pari di quelli che si verificano in gravidanza, portano all’insorgenza di capogiri associati a nervosismo, sensazione di confusione, nausea, vertigini e vampate di calore. Gli ormoni femminili però non sono i soli ormoni che causano giramenti di testa, si possono infatti avere capogiri anche quando si soffre di tiroide ma i meccanismi non sono ben chiari.
  • Eccesso di lavoro: persone che stanno molto tempo davanti al computer per lavoro possono soffrire di capogiri associati a sintomi come bruciore e pesantezza oculare, sensazione di formicolio alle mani per la posizione assunta durante il lavoro. In questo caso i  capogiri sono determinati da un affaticamento della vista.
  • Fumo di sigaretta: può capitare a volte che dopo aver fumato una sigaretta si avverta un giramento di testa. Questo si verifica spesso nei neofumatori e può essere legato al fatto che l’organismo non conosce ancora le sostanze contenute nella sigaretta e reagisce attraverso l’insorgenza di capogiri come per “proteggersi”.
  • Elevata temperatura: i giramenti di testa sono frequenti in estate e in primavera quando inizia ad aumentare la temperatura esterna. Il caldo infatti provoca vasodilatazione con conseguente diminuzione della pressione sanguigna per cui non di rado si verificano delle crisi ipotensive che si manifestano con capogiri, annebbiamento della vista, sudorazione fredda, sonnolenza e tachicardia.
  • Gastrite: chi soffre di gastrite (causata da Helicobacter Pylori o da stati nervosi) o di reflusso gastroesofageo può avvertire insieme ai caratteristici sintomi come bruciore di stomaco, mal di stomaco e nausea, anche dei leggeri giramenti di testa. Il meccanismo è probabilmente dovuto ai fenomeni di distensione gastrica e di reflusso acido ma non è  ancora ben chiaro.
  • Ictus: quando i giramenti di testa si accompagnano a dolori fortissimi e lancinanti, formicolio alle mani o ad un lato del corpo, sbandamento, perdita di equilibrio e della funzione visiva è bene rivolgersi ad un medico quanto prima perché potrebbero indicare un ictus in corso.
  • Tra le altre cause meno comuni che determinano giramenti di testa abbiamo emicrania e cefalea persistente, raffreddore, sinusite (spesso in questo caso i capogiri si verificano quando si soffia il naso), allergie (per esempio quelle nei confronti di un determinato alimento) e infezioni da virus.
  • Alcune donne accusano i giramenti di testa come conseguenza del post transfer nelle tecniche di fecondazione assistita ma non vi sono evidenze chiare in merito e sono per lo più sintomi soggettivi.

Curiosità.

Una causa per fortuna poco comune è il giramento di testa che si ha quando si verifica un terremoto che è dovuto all’alterazione del senso di equilibrio causata dalle scosse sismiche.

Cause della vertigini: le patologie più comuni.

 Le cause delle vertigini

Vediamo adesso quali patologie, di origine neurologica o vestibolare, possono provocare la comparsa di vertigini. Tra le patologie abbiamo:

  • Labirintite: è un’infiammazione dell’orecchio interno o del labirinto che causa vertigini, disturbi dell’equilibrio, nausea, vomito, acufeni e riduzione dell’udito. Viene solitamente causata da virus come il citomegalovirus, il virus della parotite e quello del morbillo e dell’influenza, oppure da batteri come streptococcus pneumoniae e haemophilis influenzae.  Si divide in tre fasi, una acuta in cui si manifestano le vertigini, una subacuta in cui i sintomi si attenuano piano piano e la fase finale che può portare a guarigione completa senza conseguenze o a guarigione parziale con danni a livello dell’udito.
  • Neurite vestibolare: è un’infiammazione di origine virale localizzata nella parte vestibolare del labirinto a livello del nervo vestibolare. Può compromettere l’equilibrio e si manifesta con una sindrome vertiginosa rotatoria che dura da circa 3 giorni a circa 3 settimane, nausea, vomito e nistagmo spontaneo mentre sono assenti disturbi dell’udito, acufeni e sintomi neurologici.
  • Sindrome di Meniere: è una sindrome causata da un problema a livello della formazione e del riassorbimento del liquido presente a livello dell’orecchio interno, chiamato endolinfa. I sintomi comprendono vertigini con nausea, vomito, sudorazione, tachicardia, acufene, nistagmo, ronzio all’orecchio, diminuzione dell’udito, e a volte dolore all’orecchio.
  • Tumori: alcuni tipi di tumore, come il neurinoma del nervo acustico, possono provocare vertigini. Questo tumore, che si sviluppa a livello dell’osso temporale, non è maligno perché non distrugge le strutture nervose intorno a sé ma le comprime generando sintomi quali vertigini, formicolii, mal di testa, e disturbi al nervo facciale. Va curato chirurgicamente.
  • Malattie neurologiche: alcune malattie neurologiche come la sclerosi multipla possono provocare vertigini continue e sensazione di perdita di equilibrio se vengono coinvolte le strutture nervose deputate al mantenimento dell’equilibrio. La sclerosi multipla infatti provoca progressiva demielinizzazione con conseguente distruzione dei nervi.

Diagnosi differenziale: gli esami per scoprire le cause.

Come si è visto dunque innumerevoli sintomi  accomunano capogiri e vertigini, per cui spesso la distinzione tra questi due disturbi non è di semplice comprensione e nemmeno così marcata. Per comprendere l’origine della vertigine o del capogiro si ricorre ad una diagnosi differenziale basata sulla durata del capogiro o della vertigine, sui sintomi associati, sul momento in cui si manifesta e su eventuali fattori che ne hanno determinato la comparsa. Successivamente si passa ad effettuare una serie di esami:

Esami clinici: si effettua un prelievo di sangue e si vanno a misurare glicemia, elettroliti, ormoni tiroidei e, nelle donne, la gonadotropina corionica per accertarsi se è in atto o no una gravidanza.

Esami fisici: tra gli esami fisici abbiamo la visita neurologica, la visita dall’otorino, la valutazione ortopedica del tratto cervicale e l’impiego di mezzi quali radiografie, tac e risonanza magnetica per evidenziare alterazioni a carico delle strutture cervicali, acustiche e cerebrali.

L’associazione di questi esami servirà sia a differenziare la vertigine dal capogiro che a identificare l’origine del disturbo ed eventualmente la sua tipologia.

Per diagnosticare le vertigini oltre alla diagnosi differenziale vi sono alcuni esami specifici volti ad individuare non solo la causa che ha scatenato la vertigine ma anche la sua origine e la sua tipologia. Il primo passo è sottoporre il paziente ad un’anamnesi a cui seguirà la visita neurologica, la valutazione dello stato del timpano e la visita cardiovascolare.

Si potranno poi effettuare:

  • Il Test di Ronberg: serve a valutare se vi sono lesioni a carico del cervelletto, dell’apparato vestibolare o del labirinto. Il paziente viene posto in piedi con gli occhi chiusi e i talloni uniti tra di loro per vedere se riesce a mantenere o meno l’equilibrio. Se il paziente tende a cadere da un lato ben preciso probabilmente dal lato opposto è presente una lesione al labirinto, se invece tende a barcollare sono possibili lesioni al cervelletto o all’apparato vestibolare.
  • La ricerca del nistagmo: il nistagmo è un movimento di tipo oscillatorio e involontario dei bulbi oculari che spesso è la causa delle vertigini. La ricerca del nistagmo si fa attraverso un dispositivo chiamato occhiali di Frenzel e facendo muovere la testa al paziente in diverse posizioni. Serve a valutare i movimenti oculari sia volontari che involontari.
  • L’ esame audiometrico: serve a valutare se il paziente sente bene o meno al fine di identificare lesioni a livello del timpano e dell’orecchio interno che possano causare l’insorgenza di vertigini.
  • La prova calorica: si effettua iniettando nell’orecchio del paziente dell’acqua a temperatura compresa tra 30 e 44 °C al fine di provocare una vertigine che deve avere una durata di circa un minuto. Se non si verifica vertigine o se questa dura più del necessario o è molto intensa si può essere di fronte ad un’alterazione a livello vestibolare.

Le tipologie di vertigini: a quali disturbi si associano?

Le vertigini sono dei giramenti di testa principalmente legati ad un problema di alterazione dell’equilibrio. Sebbene si manifestino quasi sempre con gli stessi sintomi e cioè capogiri, perdita di equilibrio, senso di sbandamento e di confusione, possono essere catalogate in tipologie diverse in base alle strutture interessate, alla durata della vertigine e alle origini del disturbo. Distinguiamo le vertigini in:

Centrali: sono vertigini chiamate anche neurologiche perché dipendono da un’alterazione che coinvolge il sistema nervoso centrale, in particolare a livello del cervello, che non è più in grado di coordinare gli stimoli che gli arrivano, del tronco encefalico e del cervelletto. Sono vertigini che hanno una durata continua e persistente, non presentano sintomi come nausea e vomito, provocano alterazioni nell’equilibrio e sono presenti sintomi di origine neurologica mentre non vi sono disturbi di tipo uditivo. Sono anche chiamate vertigini di origine soggettiva: il paziente ha la sensazione che l’ambiente intorno a sé inizi a ruotare ma l’equilibrio in questo caso non è né coinvolto né compromesso dunque il soggetto si sente instabile pur non essendolo.

Periferiche: sono chiamate anche labirintiche o otologiche e derivano da un problema nell’orecchio interno, a livello dell’apparato vestibolare, dei liquidi che troviamo nell’orecchio interno o del nervo vestibolare. Queste vertigini hanno insorgenza improvvisa e durata che va da pochi secondi a qualche ora, spesso si associano a nausea e vomito e possono essere presenti disturbi uditivi come acufeni ed ipoacusia. Sono anche chiamate vertigini di origine oggettiva, il paziente vede ruotare l’ambiente che lo circonda ed è instabile a causa di problemi di equilibrio causati dalla compromissione delle strutture dell’orecchio interno.

Nell’ambito delle vertigini di tipo periferico non patologico possiamo distinguere delle sottocategorie che identificano le vertigini in:

  • Posizionali: definite anche vertigini parossistiche benigne sono caratterizzate da breve durata ed alta intensità. Sono dovute al distacco degli otoliti, dei sassolini presenti a livello dell’orecchio interno, che staccandosi bruscamente provocano nistagmo, vertigine di tipo rotatorio, nausea, vomito e tachicardia. Tendono a scomparire spontaneamente e le cause che le determinano non sono ancora ben note.
  • Da mezzi di trasporto: l’insorgenza di capogiri è spesso legata ai mezzi di trasporto in quanto il movimento da essi esercitato disorienta il sistema dell’equilibrio e fa avvertire la vertigine. Si verificano spesso in aereo, e in questo caso spesso sono associate alla sensazione di nausea, dopo una crociera, o durante un viaggio in macchina. Prendono il nome scientifico di chinetosi.

Esistono poi tipologie di vertigine che non rientrano perfettamente nell’una o nell’altra categoria ma che sono state comunque documentate. Abbiamo vertigini:

  • Psicogene e fobiche: sono vertigini associate a stati di ansia, fobia e mania, e sono quindi di origine psicologica. Si associano spesso a disordini funzionali del tratto gastro intestinale, come sindrome del colon irritabile e gastrite, e hanno una durata continua. Non presentano sintomi neurologici e si trovano spesso in chi soffre di attacchi di panico e sindromi depressive.
  • Da postura: le vertigini posturali sono causate da un’eccessiva stimolazione di alcuni recettori che si trovano all’interno dei muscoli e dei tendini. Le più conosciute sono le vertigini di tipo cervicale e quelle causate da malocclusione dentaria, in quest’ultimo caso spesso le vertigini si associano a bruxismo.
  • Da altezza: le vertigini da altezza sono un disturbo molto comune e sono riconducibili a disturbi visivi che in alcune persone causano incapacità di riuscire a fissare lo spazio intorno a sé da una certa altezza e gli occhi non trasmettono la giusta distanza tra l’individuo e il suolo e questo causa sensazione di perdita di equilibrio e instabilità.
  • Legate all’età: negli anziani è possibile che vi siano vertigini legate ad alterazioni della microcircolazione che si verificano progressivamente con l’età. L’alterazione della circolazione sanguigna a livello dei vasi dell’orecchio interno determina la comparsa di vertigini che non guariscono ma non vanno nemmeno incontro a peggioramento. 

Rimedi: il trattamento di capogiri e vertigini.

Vediamo adesso quali rimedi adottare in caso di capogiri e vertigini. Bisogna tener presente che mentre nei capogiri la causa può essere di diversa natura e solitamente non è patologica, nelle vertigini si può avere più di una causa di origine patologica per cui è sempre bene rivolgersi al medico. Le terapie possono essere di tipo farmacologico o di medicina alternativa, in base ai casi. 

Cosa fare in caso di capogiro? Linee guida.

Quando si soffre di continui capogiri e giramenti di testa cosa si deve fare? Prima di tutto è bene distinguere episodi sporadici e transitori da quelli che si verificano invece frequentemente.

Ad esempio se si è rimasti a lungo a digiuno si possono verificare episodi di ipoglicemia che si manifestano appunto con la i giramenti di testa: in questo caso basterà ingerire del cibo per risolvere il problema; o ancora capogiri occasionali possono essere legati ad un’intensa attività fisica dopo i pasti, ad una lunga esposizione ad alte temperature o ancora ad uno stress emozionale: in questo caso basterà riportare la pressione ai giusti livelli, bevendo bibite saline o zuccherate ed evitare certi comportamenti a rischio.

Ma se non ci troviamo in nessuna di queste situazioni e dunque il nostro capogiro non è transitorio ma ha una durata notevole, è bene iniziare a preoccuparsi e contattare un medico che attraverso i metodi diagnostici di cui abbiamo parlato precedentemente potrà accertare l’esatta natura del capogiro o fare la diagnosi di vertigine.

Medicina alternativa e rimedi naturali.

La medicina alternativa è un metodo al quale si può ricorrere per capogiri causati da stress e per vertigini di origine psicogena e fobica, oppure per vertigini e capogiri legati a problemi cervicali o posturali o da movimento. Sotto questa nomenclatura dunque si racchiudono varie tecniche curative che però non hanno validità scientifica, per questo classificate come alternative, tra le più importanti ricordiamo:

L’ agopuntura: questa tecnica prevede l’inserimento sottocutaneo di aghi in punti ben precisi che alleviano i sintomi vertiginosi provocati da stress ed eccessiva contrattura muscolare. I punti su cui si agisce sono i meridiani di fegato, stomaco, e rene in quanto le vertigini sarebbero provocate da un deficit di energia nelle aree menzionate. Si consiglia una seduta a settimana per un ciclo di 8-10 sedute. I costi dipendono dalla struttura a cui ci si rivolge.

L’omeopatia: per curare le vertigini mediante l’omeopatia si devono assumere 3 granuli di diverse sostanze per tre o più volte al giorno. Per le vertigini da ansia, fobia o attacchi di panico tra le sostanze utilizzate abbiamo Argentum Nitricum o nitrato d’argento e Gelsemium una pianta rampicante che contiene alcaloidi come la gelsemina e la gelsemicina. Per le vertigini causate da problemi posturali, cervicali o da movimento si utilizzano Byronia, una pianta erbacea contenente alcaloidi e glucosidi come principi attivi e Cocculus Inducus che contiene alcaloidi e picrotossina e che è particolarmente indicato per i capogiri da movimento.

Farmaci.

La cura farmacologica delle vertigini è strettamente correlata all’origine patologica del disturbo ed è quindi mirata alla cura della patologia e non delle vertigini in sé.

Nella tabella seguente vediamo quali sono i farmaci più utilizzati per il trattamento delle vertigini oggettive, determinate cioè da patologia del labirinto, e in che modo agiscono sulla sintomatologia.

FARMACO

PATOLOGIA-SINTOMI

USO

Proclorperazina

Labirintite

riduce la sensazione di nausea e vomito attenuando anche i sintomi vertiginosi

Cortisonici

Neurite vestibolare

Sindrome di Meniere

curano la malattia e ne attenuano  i sintomi

Diuretici

Sindrome di Meniere

si utilizzano per il drenaggio dei liquidi che si accumulano nel labirinto.

Sedativi

Sindrome di Meniere e in tutte le patologie del labirinto

intervengono nell’inibire i segnali anormali che il labirinto affetto da patologia trasmette

Antiemetici

vomito, nausea, vertigini

si utilizzano per bloccare i segnali che spingono il cervello al vomito.

Supervisione: Vincenzo Angerano Collaboratori: Margherita Mazzola (Biologa)
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