Infarto cardiaco.
L’infarto cardiaco o infarto del miocardio (IMA) o attacco di cuore, come è anche frequentemente chiamato nel linguaggio popolare, è una malattia gravissima ma anche comune tanto che ogni anno colpisce più di duecentomila italiani e per un terzo di essi, purtroppo, l’esito è infausto.
Descrizione e caratteristiche dell’infarto cardiaco.
L’infarto cardiaco in quanto infarto è la morte per ischemia acuta di una porzione più o meno vasta di tessuto cardiaco. Esso infatti si verifica quando all’improvviso, o con una vaga sintomatologia premonitoria, per cause che successivamente chiariremo il flusso di sangue che irrora il cuore, trasportato da una delle arterie coronariche, si blocca completamente.
In queste condizioni se il flusso ematico non viene ripristinato in tempi ragionevolmente brevi le fibre muscolari cardiache che non ricevono più ossigeno ed alimenti tradotti dal sangue morirà in breve tempo. Se il paziente riesce a superare la fase acuta dell’infarto il tessuto necrotico verrà riassorbito e la regione si rimarginerà con tessuto cicatriziale che però, essendo di natura fibrotico, non avrà le caratteristiche del tessuto normale e quindi non possiederà più le capacità di contrarsi armonicamente come il circostante. Pertanto quando l’infarto sarà guarito comunque la funzionalità del muscolo rimarrà compromessa in maniera più o meno tangibile a seconda della vastità della necrosi tissutale.
La zona del muscolo cardiaco che di norma è colpita da infarto è il ventricolo sinistro.
Si distinguono 2 diversi tipi di infarto cardiaco:
1) Infarto miocardico transmurale. Se la necrosi interessa l’intera parete ventricolare in tutto il suo spessore.
2) Infarto miocardico intramurale. Se la necrosi interessa solo alcune fibre muscolari interne della parete del ventricolo. L’infarto miocardico intramurale si suddivide in:
- Sub endocardico. Se l’area lesa è prossima all’endocardio (membrana che riveste le cavità cardiache).
- Sub pericardico. Se l’area lesa è prossima al pericardio (membrana che riveste la superficie esterna del cuore).
Cause dell’infarto cardiaco e fattori di rischio.
Come già detto l’infarto del miocardio si scatena quando una delle arterie coronariche che irrorano il cuore avvolgendolo in maniera simile ad una corona non adduce più sangue.
Le cause che possono determinare questa situazione sono:
- Un trombo. Le coronarie possono essere oggetto di deposito della placca aterosclerotica (deposito sulla parete interna del vaso di lipidi di norma colesterolo) con progressiva riduzione del lume. Le parete del vaso divengono così rugose con sporgenze. Può accadere che una di queste placche si lesioni. Si ha nella zona una infiltrazione di leucociti e piastrine che determina la formazione di un coagulo (il trombo) attaccato alla placca che può chiudere completamente il lume del vaso ed impedire il passaggio del sangue. Insorge così l’ischemia ed il successivo infarto. Quella ora descritta è di gran lunga la causa più comune e frequente.
- Un embolo (coagulo o bolla di gas). Formatosi in una regione anatomica diversa viene trasportato dal sangue e va ad ostruire una coronaria.
- Spasmo di una delle arterie coronariche. Può in talune condizioni provocare un arresto del flusso sanguigno e provocare l’infarto. Tali spasmi sono tipici del consumo di cocaina.
Per saperne di più sulle motivazioni puoi consultare l'articolo sulle cause dell'infarto che approfondisce l'argomento entrando nel dettaglio.
I fattori di rischio dell'infarto cardiaco sono di tre tipi:
Per approfondire in maniera completa il tema dell'attacco cardiaco non ci si può esimere dal rispondere alla seguente domanda: quali sono i principali fattori che aumentano il rischi di essere colpiti da infarto? La risposta è senza dubbio utile a comprendere la malattia ed a porre in essere, quando possibile, stili di vita volti a limitare il pericolo. I fattori che incidono sulle probabilità di infarto cardiaco sono di tre tipi, immodificabili, elevati e moderati, vediamo nello specifico di cosa si tratta
Fattori immodificabili.
Sono quei fattori contro cui non è possibile intraprendere alcuna contromisura e sono:
- Età.
- Sesso maschile. Il rapporto uomo donna è 2 a 1.
- Ereditarietà familiare.
Fattori di rischio elevati.
Sono quelli che aumentano notevolmente il rischio di incappare nella malattia e sono:
- Ipertensione arteriosa.
- Colesterolo alto.
- Tabagismo.
- Diabete.
- Obesità.
Fattori di rischio moderati.
Sono quelli che aumentano in maniera meno grave la probabilità di un infarto del miocardio e sono:
- Omocisteina alta. Valori ematici superiori alle 13 micro moli per litro.
- Iperfibrinogenemia . Aumento della concentrazione ematica della fibrina (proteina prodotta dal fegato importante per la coagulazione sanguigna). Valori superiori ai 300 milligrammi per decilitro sono ritenuti un fattore di rischio per l’infarto.
- Sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS). Patologia a carattere autoimmune che può provocare trombosi e perciò infarto.
- Mancanza di esercizio fisico adeguato.
- Stress.
- Abuso di alcool.
Sintomi dell’infarto del miocardio.
- Dolore nella regione retro sternale (al centro del petto). Dolore che si irradia al braccio e talvolta alla scapola sinistra. Alcune volte il dolore è localizzato alla fine dello sterno e quindi può essere interpretato come un problema di origine gastrica. Il dolore risulta continuo ed insopportabile e non passa col riposo.
- Senso di oppressione e fame d’aria.
- Sudore freddo.
- Ansia e sensazione di morte imminente.
- Nausea e vomito.
- Svenimento.
La sintomatologia descritta è in generale abbastanza marcata ma vi sono anche casi di sintomatologia molto blanda. Specialmente se i pazienti sono donne, anziani o diabetici. In presenza di tali sintomi è necessario chiamare subito il 118. Meglio una brutta figura che un infarto diagnosticato in ritardo. In questi casi la velocità è essenziale prima si arriva in ospedale e maggiori sono le probabilità che il tutto si risolva al meglio.
Per maggiori informazioni puoi leggere gli approfondimento sui sintomi dell'infarto cardiaco che tratta il tema in maniera specifica.
Diagnosi dell’infarto.
- Analisi dei sintomi e segni e dell’anamnesi del paziente.
- Elettrocardiogramma. In caso di infarto il tracciato presenta numerose anomalie.
- Analisi del sangue. Per la ricerca di particolari proteine che la necrosi muscolare rilascia nel sangue.
- Angiografia coronarica. Speciale radiografia con mezzo di contrasto iniettato nelle coronarie introducendo un catetere dall’arteria femorale. Serve ad evidenziare l’ostruzione.
Trattamento dell’infarto.
Richiede l’immediata ospedalizzazione. Qui vengono somministrati: aspirina che per le sue proprietà anticoagulanti mantiene fluido il sangue, nitro derivati per favorire la dilatazione dei vasi e facilitare il lavoro di pompaggio del cuore, beta bloccati per ridurre frequenza cardiaca e pressione, disaggreganti piastrinici per evitare nuovi trombi. Trascorsa la fase acuta e stabilizzato il paziente si valuterà se intervenire chirurgicamente con bypass per rivascolare il cuore o se per via endoscopica praticare una angioplastica (con un catetere del tipo dell’angiografia si introduce un palloncino che gonfiandosi riduce la stenosi dell’arteria).
Complicanze dell’infarto.
- Aritmie cardiache. La lesione prodotta dall’infarto può generare delle gravi aritmie (le fibre muscolari non si contraggono asincronamente) che in taluni casi possono condurre il paziente alla morte.
- Insufficienza cardiaca. Il tessuto della cicatrice che lascia l’infarto non è contrattile per cui può aversi se la lesione è estesa una insufficienza cardiaca ossia il cuore non è più in grado di assicurare il necessario apporto di sangue.
- Problemi di valvole. La lesione può compromettere la tenuta delle valvole ed il cuore non è più in grado di assicurare la giusta gittata sanguigna.
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