Infarto polmonare.

Infarto polmonare

Descrizione e caratteristiche dell’infarto polmonare.

Trattandosi di un infarto è la necrosi per ischemia (insufficiente o assente irrorazione sanguigna) di una porzione più o meno estesa del tessuto polmonare.

Se la compromissione tissutale è relativa ad un’area piccola si parla di embolia polmonare (EP) o meglio ancora di Trombo embolia polmonare (TEP).

Se la compromissione dei tessuti riguarda un’area estesa si parla di infarto polmonare.

Cause dell’infarto polmonare.

L’ischemia che genera l’infarto del polmone interessa il sangue veicolato dalle arterie polmonari e può essere causata da:

  • Emboli. Aggregati di materiale, presenti all’interno del sistema circolatorio, che non si mescolano col sangue. Possono essere: solidi, liquidi e gassosi.
  • Embolo solido. Si origina nella quasi totalità dei casi all’interno del corpo e può essere costituito da aggregato di sangue raggrumato (trombo), da midollo osseo che passa nel torrente circolatorio in seguito ad una frattura di un osso lungo, grumo lipidico che si può staccare dalle pareti dei vasi sanguigni, dalle placche aterosclerotiche che ivi sono depositate, insieme di cellule tumorali, aggregati di tessuto necrotico.
  • Embolo liquido. Liquido che non si miscela al sangue e che accidentalmente è penetrato nel circolo. Può essere procurato da passaggio in vena di un liquido oleoso iniettato per via intramuscolare o da liquido amniotico.
  • Embolo gassoso. Aggregato gassoso non disciolto nel substrato sanguigno che lo trasporta. Può aversi o per mancata decompressione in attività subacquee o per infiltrazione di aria attraverso una ferita di un vaso sanguigno del collo.
    • Trombi. Insiemi di cellule sanguigne (piastrine e globuli rossi) e fibrina (proteina coinvolta nel processo di coagulazione del sangue). In altre parole grumi sanguigni e quindi particolari tipologie di emboli. Normalmente si formano su lesioni di placche aterosclerotiche da cui successivamente si distaccano per passare nel circolo sanguigno e da questo trasportati sul luogo dell’ostruzione. Di solito il trombo si origina per una trombosi venosa profonda (ostruzione di una vena degli arti inferiori causata da un processo del tipo di quello sopra descritto). Più raramente il trombo si origina nella parte destra del cuore per fibrillazione atriale, infarto del ventricolo destro, tumore del cuore(mixoma atriale).

    Sintomi dell’infarto polmonare.

    • Affanno e gravi difficoltà respiratorie. Sovente accompagnate da colorazione bluastra della pelle dovuta alla mancanza di emoglobina e sudorazione.
    • Aumento della frequenza respiratoria.
    • Dolore urente al torace. Il dolore si aggrava quando si inspira profondamente per l’infiammazione alla pleura.
    • Tosse ed emissione di sangue o sangue frammisto a catarro.
    • Febbre con temperature elevate.
    • Se l’infarto polmonare è provocato da Trombosi Venosa Profonda si hanno anche:

      • Edema agli arti inferiori. Ritenzione di liquidi con gonfiore di piedi e gambe.
      • Dolori agli stessi.

        Diagnosi dell’infarto polmonare.

        Il sospetto della patologia in atto che si fonda sull’analisi dei sintomi e segni che in genere sono abbastanza indicativi, va comunque confermato con una serie di test diagnostici che riportiamo:

        • Dosaggio del " d dimero ". Dove il d dimero è un composto che si ottiene per degradazione della fibrina. Pertanto concentrazioni elevate di d dimero nel sangue sono indice di una trombosi in atto.
        • Tomografia assiale computerizzata spirale con mezzo di contrasto. Consente di visualizzare l’embolo in 3D e costituisce l’esame diagnostico più accurato che permette di diagnosticare inequivocabilmente la patologia.

        A tali indagini si associano anche per completezza le seguenti:

        • Elettrocardiogramma. Da indicazioni sullo stato del cuore che può essere interessato da scompenso causato dalla ipertensione polmonare procurata dall’ischemia.
        • Emogasanalisi. Determina le pressioni parziali dei gas disciolti nel sangue arterioso e quindi consente di determinare in maniera indiretta la porzione di polmone compromessa dall’infarto.
        • Ecodoppler degli arti inferiori. Consente di valutare lo stato di una eventuale TVP (trombosi venosa profonda) che è comunque presente in oltre il 30% dei casi di infarto polmonare.

        Trattamento dell’infarto polmonare.

        • Somministrazione di ossigeno per mantenere la concentrazione del gas nel sangue arterioso nei valori fisiologici.
        • Somministrazione di farmaci che regolarizzano l’ipertensione polmonare per non compromettere la funzionalità cardiaca.
        • Somministrazione di anticoagulanti per prevenire ulteriori trombi e successive embolie. Generalmente si usano farmaci a base di eparina.
        • Somministrazione di farmaci trombolitici per distruggere il trombo che ostruisce l’arteria. Talvolta si rende necessaria la rimozione del trombo per via endovascolare (introduzione di un catetere nell’arteria per disostruirla).

        Fattori che aumentano il rischio di infarto polmonare.

        Sono di due tipi:

        • Congeniti. Legati a problemi dei geni che sovrintendono alla protrombina (svolge un ruolo essenziale nella riparazione dei danni ai vasi sanguigni) o a deficit di antitrombina (proteina che disattiva gli enzimi della coagulazione.
        • Acquisiti. Detti fattori sono sicuramente molteplici ed i principali sono: obesità, fumo, aterosclerosi, pillola anticoncezionale, terapia ormonale in menopausa, tumori in atto, pacemaker, etc.

        Prognosi dell’infarto polmonare.

        La mortalità per infarto polmonare se il paziente è in buone condizioni cardiocircolatorie sono molto basse a meno che l’infarto non comprometta più del 50% della vascolarizzazione del polmone.

        Le recidive di un infarto non adeguatamente trattato sono invece estremamente pericolose ed in circa il 50% dei casi hanno un esito infausto. Se il paziente ha condizioni cardiorespiratorie compromesse le probabilità di morte superano il 25% dei casi.

        Il trattamento dell’infarto con terapia anticoagulante riduce enormemente il pericolo delle recidive portandole a valori del 5% circa.

        Epidemiologia dell’infarto polmonare.

        Dati precisi sull’incidenza della patologia non esistono. E quelli reperibili sono molto contrastanti fra loro.

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