Intervento ernia cervicale: tecniche e rischi.

L’intervento per l’ernia cervicale è una terapia chirurgica a cui si ricorre per ridurre la compressione nervosa e quindi il dolore quando esercizi e farmaci non bastano. Gli interventi per la rimozione parziale del disco si eseguono per via percutanea con laser o coblazione o con tecniche endoscopiche, mentre interventi per la rimozione totale del disco con apposizione di protesi si eseguono con tecniche microchirurgiche o a cielo aperto.Vediamo le caratteristiche e le controindicazioni delle diverse tipologie di intervento.

Intervento ernia cervicale: tecniche e rischi

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tecniche
  3. Come si esegue
  4. Riabilitazione
  5. Rischi

Intervento per l’ernia cervicale: in cosa consiste?

L’intervento per l’ernia cervicale, o discectomia, è un operazione chirurgica che consiste nell’asportazione parziale o totale del disco intervertebrale erniato, allo scopo di eliminare la compressione nervosa. E’ un trattamento da considerare con il medico quando le terapie conservative, come i farmaci e la fisioterapia, non risolvono il problema e il dolore diventa ingestibile.

Cos’è l’ernia cervicale?

L’ernia cervicale è una patologia causata dallo spostamento di un disco intervertebrale dalla sua sede anatomica. Lo spostamento del disco interessa più comunemente le vertebre cervicali C4 – C5, C5 – C6 o C6 – C7 e determina una compressione delle strutture nervose circostanti.

Puoi approfondire le caratteristiche dell'ernia del disco.

Quali sono le tecniche utilizzate?

L’intervento di discectomia cervicale è considerato un intervento di neurochirurgia e può essere eseguito con due diverse modalità, in base alla gravità della situazione. Ad esempio:

  • Nel caso in cui il disco non sia completamente erniato ed appiattito e vi sia solo una protrusione che determina la compressione nervosa, è possibile intervenire solo sulla protrusione, eliminandola, e lasciando il disco residuo nella sua sede anatomica. In questo caso l’intervento prende il nome di discectomia cervicale per via percutanea o endoscopica, mediante termodiscoplastica laser o coblazione o radiofrequenza per distruggere la porzione di disco erniata.
  • Nel caso in cui il disco sia completamente erniato e vi sia un totale appiattimento tale da determinare il contatto tra le due vertebre cervicali, l’intervento prevede la rimozione del disco erniato e la sua sostituzione con materiale osseo prelevato dal paziente o con materiale biocompatibile. L’intervento prende il nome di discectomia anterolaterale, che prevede l’esecuzione di un taglio nella porzione anterolaterale del collo attraverso cui il chirurgo accede ai dischi vertebrali danneggiati.

Informazioni pratiche: come si eseguono le diverse operazioni di discectomia.

Vediamo adesso come si eseguono in pratica i diversi interventi di discectomia, analizzandone modalità di esecuzione, tempi di recupero, vantaggi e svantaggi.

Discectomia percutanea.

La discectomia percutanea prevede di rimuovere la porzione di disco fuoriuscita dalla sua sede anatomica mediante l’utilizzo di un laser o mediante coblazione (vaporizzazione del disco mediante utilizzo di molecole ionizzate ad elevata energia emesse da speciali radiofrequenze).

La tecnica in pratica si realizza nel seguente modo:

  • Si esegue l'anestesia locale nella zona cervicale in cui è presente l’ernia.
  • Mediante tecniche di imaging (fluoroscopia o tac) si introduce un sottilissimo ago tra le vertebre cervicali a livello delle quali è presente il disco erniato.
  • Si aziona il dispositivo laser o di coblazione per eliminare la porzione di disco erniata.

L’intervento si esegue in regime ambulatoriale, non è necessario ricovero e nei tre giorni successivi il paziente, se avverte dolore, potrà ricorrere a farmaci analgesici da banco.

L’intervento presenta indubbiamente dei vantaggi tra cui:

  • Assenza di sanguinamenti.
  • Nessuna formazione di fibrosi (formazione di tessuto ispessito) periradicolare (a livello delle radici nervose).
  • Nessuna comparsa di cifosi (curvatura del tratto operato) dopo l’intervento.

Lo svantaggio di questa tecnica è che non può essere utilizzata per trattare tutti i tipi di ernie cervicali ma soltanto quelle più piccole. Inoltre, non rimuovendo il disco per intero, è possibile che vi siano delle recidive, sebbene gli studi in letteratura mostrino come questa tecnica sia efficace e risolutiva nel 92% dei casi trattati.

Discectomia endoscopica.

La discectomia endoscopica rappresenta un approccio chirurgico mini invasivo, che si utilizza per quelle tipologie di ernie che non possono essere trattate mediante tecnica percutanea, ma che non è necessario trattare con la rimozione totale del disco.

L’intervento si esegue nel seguente modo:

  • Si esegue l'anestesia locale nella zona cervicale in cui è presente l’ernia ed una sedazione sistemica del paziente per evitare movimenti bruschi durante l’intervento.
  • Si pratica un’incisione cutanea di circa 1 cm (solitamente posizionata in base a dove si trova l’ernia) attraverso la quale si introducono gli strumenti chirurgici endoscopici a livello del forame intervertebrale (canale che si forma tra due vertebre). L’esatto posizionamento degli strumenti chirurgici si visiona mediante tecniche di imaging radiologico.
  • Attraverso l’endoscopio si rimuove la porzione di disco erniata.
  • Al termine dell’intervento si applica un punto di sutura.

L’intervento ha una durata variabile di 25 – 45 minuti, e si esegue in regime di ricovero breve, solitamente il paziente rimane ricoverato per circa 24 ore. Anche in questo caso le complicanze post operatorie sono limitate al dolore post – operatorio da trattare mediante antidolorifici da banco, mentre i vantaggi sono sovrapponibili alle tecniche percutanee.

Discectomia anterolaterale.

Questa tecnica, da eseguire mediante microchirurgia (avvalendosi dell’utilizzo di un microscopio durante l’intervento) o mediante chirurgia tradizionale a cielo aperto, prevede la rimozione totale del disco intervertebrale e la sua sostituzione con:

  • Protesi cervicale di Bryan, costituita da due dischi metallici con un interposto cuscinetto di polietilene che funge da ammortizzatore e consente la rotazione.
  • Frammenti di ossa prelevati dalla cresta iliaca del paziente.
  • Materiale biocompatibile (solitamente carbonio o titanio) che prende il nome di Cage.

Nel secondo e terzo caso si realizza a livello delle vertebre interessate un’artrodesi, cioè la fusione delle due vertebre cervicali. Questo crea dei problemi di motilità del tratto cervicale.

L’intervento si esegue nel seguente modo:

  • Il paziente viene sottoposto ad anestesia generale.
  • Si pratica un’incisione anterolaterale (di circa 4 – 5 cm) a livello del collo.
  • Si procede alla rimozione del disco intervertebrale.
  • Si inserisce la protesi e si provvede alla chiusura dell’incisione chirurgica.

Essendo un intervento che si esegue in anestesia generale il paziente verrà ricoverato per almeno 48 ore e dopo la dimissione verrà consigliato l’utilizzo di un collare ortopedico per almeno 15 giorni, al termine dei quali si applicherà un’ortesi per almeno due mesi.

La convalescenza va dalle 2 alle 4 settimane e le complicanze di questo intervento sono quelle relative a qualsiasi intervento chirurgico quali ad esempio sanguinamenti e lesioni accidentali delle strutture vicine al tratto cervicale.

Riabilitazione post intervento per migliorare la mobilità cervicale.

Nel caso di interventi di rimozione totale del disco ed impianto di protesi è necessario intervenire con della ginnastica riabilitativa, che comprende una serie di esercizi mirati che il fisioterapista farà svolgere al paziente al fine di migliorare la mobilità del tratto cervicale.

La riabilitazione inizia dopo circa 4 – 6 settimane dall’intervento, secondo le indicazioni del chirurgo, e prevede degli esercizi variabili in base ai singoli casi che hanno come obiettivo:

  • Rinforzare i muscoli stabilizzatori del tratto cervicale.
  • Acquisire o migliorare la mobilità e la flessibilità del tratto cervicale.
  • Educare il paziente all’acquisizione di una postura corretta.
  • Educare il paziente al controllo motorio del tratto cervicale durante le normali attività quotidiane.

Gli esercizi sono per lo più esercizi di mobilizzazione passiva (ovvero è il fisioterapista che fa eseguire i movimenti al paziente) seguiti da esercizi di mobilizzazione attiva (è il paziente che esegue i movimenti) che il paziente esegue sotto stretto controllo del fisioterapista.

Quali sono i rischi dell’operazione per l’ernia cervicale?

La discectomia è considerata un’operazione a medio rischio e, in generale, può comportare le seguenti complicanze:

  • Emorragia,
  • Infezione,
  • Fuoriuscita di liquido cefalo- rachidiano,
  • Lesioni nervose,
  • Lesioni a carico del midollo spinale,
  • Lesioni ai vasi sanguigni dentro e intorno la colonna vertebrale.

L’articolo ha uno scopo esclusivamente informativo non intende sostituire il parere del medico o altro specialista della salute.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Francesca Vassallo
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