Malattia di Chagas: sintomi, cause, diagnosi e terapia del morbo.

Il morbo di Chagas è una patologia causata dal parassita Trypanosoma cruzi ed è molto frequente nelle zone dell'America latina. Si trasmette attraverso il contatto con le feci delle cimici triatomine che contengono il parassita, il quale può penetrare nell'organismo attraverso le mucose o le ferite sulla cute. La sintomatologia presenta una fase acuta ed una fase cronica, che permane per molto tempo asintomatica ma che può riattivarsi in qualsiasi momento. È importante una tempestiva e corretta diagnosi ed una giusta terapia per evitare complicanze.

Malattia di Chagas: sintomi, cause, diagnosi e terapia del morbo

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Sintomi
  3. Diagnosi
  4. Terapie
  5. Prevenzione

Morbo di Chagas: cos’è?

La malattia (o morbo) di Chagas è una parassitosi, ovvero una patologia causata da un parassita dal nome Trypanosoma cruzi, (chiamata anche tripanosomiasi americana) in quanto vive prevalentemente nelle zone dell'America centro- latina (quali Argentina, Venezuela, Paraguay, Messico e così via) e si stima che in queste zone siano 16 - 18 mila le persone che contraggono la patologia. Sono per lo più soggetti che vivono in ambienti periferici con scarsa igiene oppure in ambienti rurali ed agricoli, in quanto la trasmissione, avviene venendo in contatto con le feci delle cimici triatomine, che si possono trovare appunto nelle zone poco civilizzate o industrializzate. In tutto il mondo la patologia colpisce circa 6 - 8 mila individui (in Italia si stima siano affette circa 6 - 12000 persone) ogni anno di cui 45 - 50000 muoiono per complicanze cardiache.

Come viene trasmesso.

Il suo ciclo vitale ha inizio dalle cimici ematofaghe, all'interno delle quali il parassita si riproduce e viene poi espulso con le feci. Sono proprio queste ultime che determinano il contagio dell'uomo, e questo può avvenire:

  • per via vettoriale, ovvero le cimici mentre si nutrono di sangue defecano e depositano il parassita sulla cute del soggetto, che può penetrare attraverso le mucose o ferite presenti sulla pelle. È la modalità di contagio più diffusa (80% dei casi).
  • Per via alimentare, sebbene sia una forma di contagio rara, ingerendo alimenti che sono contaminati dalle feci delle cimici.
  • Mediante trasfusione di sangue, modalità di contagio che avviene nel 15% dei casi. In questo caso la trasmissione avviene per trasfusione con sangue infetto.
  • Per via verticale, ovvero attraverso il passaggio dal canale del parto o per via trans - placentare. Questa modalità di contagio si ha nel 2 - 10% dei casi.
  • Con altre modalità, quali trapianto d'organo, contatto con animali selvatici infetti o incidenti sul lavoro (ad esempio in laboratorio).

Il periodo di incubazione della patologia è di circa 7 giorni in caso di contagio per via vettoriale e di circa 20 - 40 giorni per le altre modalità di trasmissione.

La malattia di Chagas può manifestarsi in forma acuta o cronicizzare. In tutti i casi è necessario che il medico esegua una diagnosi tempestiva per evitare le complicanze, talvolta fatali, legate a questa patologia.

La sintomatologia e le sue manifestazioni.

Si presenta solitamente con sintomi acuti che possono evolvere in una forma cronica.

Per quanto riguarda la fase acuta i sintomi più comuni sono rappresentati da:

  • formazione di un ponfo gonfio di colore rosso - violaceo, che prende il nome di chagoma, nel punto della cute attraverso cui è penetrato il parassita.
  • Febbre o ipertermia (rialzo termico che può manifestarsi in modo continuo o intermittente).
  • Linfoadenopatia (aumento di volume dei linfonodi) ed epato - splenomegalia (aumento di volume del fegato e della milza).
  • Dispnea, bronchite e disturbi respiratori.
  • Problemi gastrointestinali quali inappetenza, diarrea, nausea e vomito.
  • Segno di Romaña, ovvero un aumento di volume delle palpebre che si verifica nel caso in cui il parassita entra in contatto con le mucose dell'occhio.
  • Miocardite acuta, un'infezione del cuore che si manifesta nel 5% dei casi con sintomi quali tachicardia e blocchi atrioventricolari. Nella maggior parte dei casi si presenta in modo lieve e reversibile ma talvolta può improvvisamente evolvere verso un'insufficienza cardiaca o verso la morte del paziente per arresto cardiaco. Questo avviene poichè il parassita predilige il tessuto muscolare cardiaco come sede di moltiplicazione.

Per quanto riguarda la forma cronica questa si ha nel 5% dei casi e viene indicata come forma indeterminata. Si caratterizza da una fase acuta di circa 3 - 8 settimane e successivamente da una remissione totale della patologia (50 - 70% dei casi). In alcuni casi (circa il 30%) può manifestarsi una cardiopatia cronica che progredisce rapidamente e che se non individuata e trattata rapidamente, può provocare la morte del paziente. In altri casi (circa il 10%) possono insorgere disturbi digestivi cronici (quali la dilatazione del colon o dell'esofago) o disturbi neurologici cronici.

Come viene diagnosticata la malattia di Chagas?

Una corretta e tempestiva diagnosi della malattia di Chagas è fondamentale per la corretta impostazione della terapia.

In generale la diagnosi si basa su:

  • visualizzazione diretta dei parassiti mediante esame microscopico su sangue. Si osservano al microscopio le gocce di sangue del paziente per verificare visivamente la presenza dei parassiti. Questo esame è utile in fase acuta ma meno in fase cronica in quanto la parassitemia (concentrazione del parassita nel sangue) in questo caso è molto bassa.
  • In fase cronica, data la bassa parassitemia, si preferisce l'esame colturale piuttosto che la visualizzazione diretta. Si tratta di porre in coltura, con adatti terreni di crescita, il sangue del paziente e successivamente osservare le colture per identificare la presenza del parassita.
  • Dosaggio nel siero del paziente degli anticorpi diretti contro il parassita. Si dosano gli anticorpi IgM in fase acuta e gli anticorpi IgG in fase cronica.
  • Ricerca del DNA del parassita attraverso indagini di biologia molecolare.
  • Tecniche di imaging quali radiografia, clisma opaco ed ecocardiogramma, per identificare le miopatie o la dilatazione dell'esofago o del colon.

Che terapie ci sono e come prevenire la malattia?

Vediamo adesso cosa si può fare per trattare la patologia di Chagas una volta diagnosticata. Il trattamento della patologia di Chagas, si basa su due diversi farmaci che, se somministrati tempestivamente in fase acuta, garantiscono l'eradicazione totale del parassita e la guarigione. Anche in fase cronica o durante la riattivazione della malattia si può iniziare la cura per contrastarne i sintomi.

I farmaci utilizzati sono:

  • Benznidazolo: ha una percentuale di successo del 60 - 70% negli adulti e del 100% nei bambini al di sotto dei due anni. La sua modalità di azione è quella di inibire la sintesi del DNA del parassita provocando così l'arresto della sua moltiplicazione. Si somministra per via orale alla dose di 5 - 10 mg/kg al giorno per almeno 60 giorni.
  • Nifurtimox: la sua modalità di azione è interferire con il metabolismo glucidico del parassita il quale, non riuscendo più ad utilizzare i glucidi come nutrimento, non riesce più a crescere e moltiplicarsi. Ha una generica efficacia del 75 - 90% e si prende per via orale alla dose di 8 - 10 mg/kg al giorno per almeno 120 giorni.

A questi farmaci  se ne possono associare altri per il trattamento dei problemi cardiologici ed intestinali legati alla patologia. Quest’ultimi, vanno scelti dal medico in base ai singoli casi.

La prevenzione: cosa fare.

Nelle zone in cui il parassita è maggiormente diffuso, sono fondamentali le misure di prevenzione per evitare la trasmissione della patologia.

In linea generale le misure da adottare possono riguardare:

  • I soggetti immunodepressi, in quanto più suscettibili all'infezione. In questo caso la prevenzione si attua attraverso la somministrazione del benznidazolo.
  • L'ambiente, attraverso la disinfestazione delle case e degli ambienti agricoli e rurali con insetticidi specifici per uccidere le cimici che rappresentano il principale vettore per il parassita.
  • I donatori di sangue, i quali devono essere sottoposti a rigorosi screening per identificare l'eventuale presenza del parassita in fase asintomatica.
  • Le donne in gravidanza a rischio di infezione, in modo da trattare madre e neonato tempestivamente.

Le informazioni riportate hanno uno scopo puramente informativo. E’ sempre necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Roberta de Martino
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