Menopausa precoce: sintomi e cause. Cosa fare? La dieta e le cure.

Menopausa precoce: sintomi e cause. Cosa fare? La dieta e le cure

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Cause
  3. Sintomi
  4. Diagnosi
  5. Fattori di rischio e prevenzione
  6. Conseguenze
  7. Cosa fare?
  8. Gravidanza
  9. Dieta e stile di vita
  10. Opinioni e commenti

Si parla di menopausa precoce quando questa sopraggiunge prima del compimento del quarantesimo anno. Ma cosa è la menopausa? Con tale termine si indica la cessazione definitiva della ciclica attività ovarica della donna e conseguentemente del ciclo mestruale e della stagione riproduttiva. Quando, col trascorrere degli anni, le ovaie iniziano a ridurre la quantità di ormoni secreti (estrogeni, progesterone, testosterone e androstenedione) l’ovulazione avviene sempre con minor frequenza fino ad interrompersi del tutto e definitivamente. Mediamente nel mondo occidentale ciò si verifica all’incirca intorno ai 50 anni con una oscillazione di più o meno 5 anni. Le ovaie femminili hanno infatti un patrimonio genetico congenito di più di un milione di ovociti. Patrimonio che alla pubertà si è ridotto già a 400.000 e che consentirà alla donna, nell’arco della sua vita fertile che va dal menarca alla menopausa, di portare a termine circa 400 ovulazioni. Se però il ciclo ovulatorio termina prima dei 40 anni allora si parla di menopausa precoce o anche di menopausa prematura o ancora di insufficienza ovarica prematura o POF (acronimo della dizione anglosassone Premature Ovarian Failure).

La menopausa precoce non è un semplice disturbo ma una vera e propria patologia del metabolismo femminile che non va assolutamente sottovalutata. Essa infatti oltre a pesanti implicazioni psicologiche induce ricadute che compromettono severamente numerosi organi. Nell’articolo che segue tratteremo perciò l’argomento fornendo in materia ogni notizia che può risultare utile all’utente interessato.

Caratteristiche ed epidemiologia della menopausa precoce.

La menopausa precoce può sopraggiungere spontaneamente ed allora si parla di menopausa spontanea precoce o con l'acronimo inglese POF (Premature Ovarian Failure).

Se invece la menopausa sopravviene per conseguenze di cure (chemioterapia, asportazione chirurgica delle ovaie, etc) allora si parla di menopausa iatrogena.

Le cause della menopausa spontanea sono da attribuirsi alla predisposizione genetica, a problematiche autoimmuni (il sistema immunitario genera anticorpi che attaccano le ovaie) ma nella maggioranza dei casi dette cause non sono identificabili ed allora si parla di menopausa idiopatica.

La menopausa precoce spontanea ha un’incidenza che coinvolge circa l’1% del totale della popolazione femminile e di queste circa lo 0’1% ha meno di 30 anni. Quella iatrogena ha invece una incidenza del 5% circa.

Cause della menopausa anticipata.

Come detto in precedenza, la menopausa precoce può essere classificata in base alle cause che possono essere di varia natura:

  • Cause idiopatiche. Abbiamo già accennato che esistono tipologie di menopausa prematura che non sono riconducibili a nessuna causa specifica e sono le forme che vengono indicate come idiopatiche. In questi casi l’analisi del cariotipo ossia della costituzione del patrimonio genetico dei cromosomi si presenta assolutamente normale. Si ipotizza perciò che possano essere presenti anomalie genetiche con mutazioni che interessano solo un numero estremamente ridotto di nucleotidi (mutazione puntiforme) che non sono ancora conosciute. Le forme di menopausa precoce idiopatica costituiscono all’incirca il 65% della totalità dei casi.
  • Cause genetiche ereditarie. In alcuni casi l’analisi del cariotipo mostra alterazioni cromosomiche. E’ il caso delle mutazioni del cromosoma X come si verifica nella sindrome di Turner in cui nelle cellule è presente un solo cromosoma X anzi che due o uno solo funzionante. In questi casi la menopausa precederà il menarca per cui non si avrà la pubertà.
  • Cause autoimmuni. Sono sostanzialmente di due tipi le menopause precoci causate da reazioni autoimmuni. Nel primo caso il sistema immunitario produce erroneamente degli anticorpi anti ovaio che possono essere diretti contro: i follicoli, il corpo luteo, i ricettori degli ormoni ipofisari (stimolano la secrezione degli ormoni femminili). Nell’altro caso sono associate ad patologie sistemiche di tipo autoimmune come: la malattia di Addison (colpisce le surrenali e limita drasticamente la produzione degli ormoni da esse secreti), lupus eritematoso, tiroidite di Hashimoto malattia che induce ipotiroidismo, diabete insulinodipendente, artrite reumatoide, sintomi poliendocrine autoimmuni caratterizzate da ipo produzione degli ormoni delle ghiandole paratiroidee si accompagna a infezioni di candida, intolleranze alimentari che hanno una base autoimmune come la celiachia; infatti l’alterazione del sistema immunitario che scatena autoanticorpi contro le cellule dell’intestino fa si che possano prodursi autoanticorpi contro l’ovaio.
  • Cause infettive. La malattia può essere correlata ad infezioni virali come può essere la parotite che tra le complicanze può avere l’ovarite ovvero una infiammazione dell’organo che se cronicizza ne compromette la funzionalità. O anche ad infezioni batteriche come la tubercolosi (infezione da batterio di Koch che può interessare oltre ai polmone anche la sfera genitale e quindi le ovaie con conseguente ovarite e possibile menopausa precoce.
  • Cause sistemiche. Ovvero che interessano diversi organi del corpo. Esempio è la galattosemia che è un cattivo funzionamento dell’enzima che metabolizza il galattosio, uno zucchero che viene introdotto nel nostro organismo con il lattosio e quindi col latte. Tale incapacità di metabolizzare lo zucchero in questione può essere causa di menopausa prematura.
  • Cause iatrogene. Ossia menopause anticipate causate da una terapia, terapia che può essere farmacologica come la chemioterapia, fisica come l’irradiazione di particelle ionizzati come avviene nella radioterapia, chirurgica come la ovariectomia (asportazione delle ovaie) o l’isterectomia (asportazione dell’utero).

I Sintomi iniziali della menopausa precoce.

I sintomi della menopausa precoce sono generalmente vaghi e di difficile identificazione (in special modo nelle forme spontanee). Normalmente il tutto inizia con irregolarità nel ciclo, ma il primo vero indicatore è quando il ciclo salta di un intero mese. Il ciclo inizia ad accorciarsi tanto che le mestruazioni compaiono ogni 20 giorni (polimenorrea), i flussi divengono abbondanti (metrorragia) e la loro durata si allunga (menometrorragia).

Sintomi della menopausa precoce

L’evoluzione di questo quadro clinico è l’amenorrea ossia l’assenza delle mestruazioni e poi la loro definitiva scomparsa. Tali problemi sono generalmente accompagnati da una sintomatologia determinata dalla carenza di estrogeni caratterizzata da problemi di tipo neurovegetativi e quindi:

  • Caldane. Vampate di calore avvertite di norma nella parte alta del corpo a cui fa seguito una intensa sudorazione. Esse sono dovute alla dilatazione dei vasi sanguigni. La durata è variabile e può andare da qualche minuto alla mezza ora.
  • Irregolarità del battito cardiaco con tachicardie transitorie. Si presentano principalmente nelle ore notturne durante il sonno costringendo a risvegli improvvisi.
  • Aggravamento della sindrome premestruale. Il complesso quadro clinico che precede la comparsa delle mestruazioni: ritenzione di liquidi, cefalea, dolori addominali, bulimia, diarrea.
  • Sonno disturbato, insonnia, umore irritabile, depressione associati al riduzione dei livelli di estrogeni.

A sintomi suddetti si aggiungono inoltre numerosi disturbi che rappresentano un aspetto fisiologico dell’invecchiamento, quali:

  • comparsa di rughe e secchezza della pelle,
  • aumento ponderale,
  • caduta dei capelli e calo della libido.

Naturalmente non tutti i sintomi elencati sono sempre presenti ed anzi spesso sono assenti del tutto e l’unico segno che denota la malattia è l’infertilità.

Nel caso di menopausa precoce indotta da cause chirurgiche (asportazione delle ovaie) gli ormoni diminuiscono in maniera drastica e rapida e la sintomatologia insorge velocemente.

Nel caso di chemioterapia il danno alle ovaie avanza gradualmente ed altrettanto gradualmente progrediscono i sintomi della malattia ed in molti casi specialmente in donne giovani può aversi terminata la cura una riattivazione completa dell’attività ovarica.

Nel caso di radioterapia i danni sono irreversibili solo se l’irradiazione viene effettuata a livello pelvico e con dosaggio particolarmente elevato. Solitamente però il dosaggio è contenuto mediante schermature ed il recupero ovarico è possibile.

Come si effettua la diagnosi di una menopausa prematura?

Il primo campanello di allarme possono essere le irregolarità del ciclo mestruale ed infertilità. Una diagnosi precisa può essere fatta effettuando una analisi dell'ormone FSH prodotto dall'ipofisi e che sovraintende alla produzione di ormoni dell'ovaia. Altri indicatori utili sono il dosaggio degli estrogeni.

Se il ginecologo sospetta una precoce menopausa si procede allora ad una serie di test ematochimici (analisi del sangue):

  • FSH. Ormone prodotto dall’ipofisi insieme all’LH deputati a sovraintendere il controllo dell’ovulazione. Valori di FSH superiori a 20 mUI/ml (mille unità internazionali per millilitro) sono da considerarsi quasi una diagnosi conclamata. L’analisi va confermata con almeno due distinti prelievi effettuati a distanza di almeno un mese nel terzo giorno del ciclo se le mestruazioni sono presenti o in un qualsivoglia giorno in caso di amenorrea. 
  • 17 beta estradiolo. Ormone prodotto dai follicoli delle ovaie su stimolazione degli FSH ed LH. Concentrazioni inferiori ai 20 picogrammi per millilitro indicano che l’ovaio produce ormoni in quantità minime e che l’ovulazione è alla fine.
  • Inibina B. Inibisce la produzione dell’ormone FSH ed è un preciso indicatore del numero di follicoli presenti nell’ovaio. Pertanto valori di inibina B inferiori ai 4 pico grammi per millilitro sono indicativi di menopausa.
  • Ormone antimulleriano. E' prodotto dall’ovaio ed è un indicatore del numero di follicoli ed ovociti presente nelle ovaie. Valori del parametro inferiori a 0,3 nanogrammi per millilitro sono considerati molto bassi e con scarse riserve follicolare e quindi in presenza di patologia conclamata.

La diagnosi viene completata con altri esami quali:

  • Ecografia pelvica o con ecografia transvaginale che forniscono una immagine volumetrica e dettagliata sia delle ovaie che dell’utero.
  • Cariotipo. Indagine cromosomica che andrebbe fatta in particolar modo se esiste una storia familiare di menopausa precoce.

Ed infine vengono effettuate indagini su malattie autoimmuni concomitanti.

Fattori di rischio e prevenzione.

Abbiamo detto che l’età media della menopausa si attesta intorno ai 50 anni, ma esistono dei fattori di rischio che riducono l’età e quindi provocano una menopausa precoce, per prevenire la quale occorre minimizzare quando è possibili i seguenti fattori di rischio:

  • Fumo. Più la donna fuma, più la menopausa si anticipa.
  • Familiarità. L’avere una storia familiare della malattia aumenta le probabilità di contrarla.
  • Malattie autoimmuni ed intolleranze alimentari a base autoimmune come il morbo celiaco. La compromissione del sistema immunitario aumenta la probabilità che questo generi anticorpi specifici contro le ovaie.
  • Malattie metaboliche a base autoimmune come: tiroidite di Hashimoto, diabete di tipo I, Morbo di Addison, etc.
  • Endometriosi ovarica. Malattia per cui frammenti di tessuti dell’endometrio (parete interna dell’utero) crescono nell’ovaio. La probabilità di sviluppare la menopausa precoce aumenta se il problema viene trattato chirurgicamente.

Conseguenze, rischi e complicanze.

La prima e più immediata conseguenza della menopausa precoce è l’infertilità anzi tempo. Ed a tale proposito va detto che la malattia ha un andamento strano e talvolta si evolve con inaspettate ma temporanee remissioni per qualche mese che possono dar anche luogo a qualche rarissima gravidanza. La malattia è infatti determinata non solo dalla drastica riduzione dei follicoli ma anche dal loro deterioramento. Tutto questo fa si che anche se l’ovulazione ha luogo la sua fertilizzazione diviene estremamente difficile e perciò si accompagna a ripetuti aborti prematuri. Altre conseguenze precoci della malattia sono i sintomi neurovegetativi, già descritti, che si associano alla riduzione della concentrazione serica degli estrogeni.

Le conseguenze a lungo termine della penuria di estrogeni risultano ben più gravi e di seguito le riassumiamo:

  • Problemi cardiovascolari. Con aumento di probabilità di sviluppare ischemie ed ictus causati da aumento dei valori di omocisteina.
  • Compromissione dell’architettura del tessuto osseo. Con possibile comparsa di osteoporosi ed osteopenia (riduzione del volume osseo).
  • Problemi urogenitali. Con frequenti infezioni urinarie, secchezza vaginale e rapporti dolorosi.
  • Alterazione del trofismo cutaneo. Con rughe, pelle secca ed invecchiamento anzi tempo.
  • Alterazione del sistema nervoso centrale.Con perdita di forza muscolare e difficoltà a concentrarsi.
  • Implicazioni psicologiche con propensione a crisi depressive.

Trattamento: cosa fare per curare la menopausa anticipata.

Non esistono al momento trattamenti che possano, anche nel caso di pazienti giovani, ridare all’organo compromesso la sua fisiologica funzionalità. Ed anche nel caso di menopausa anticipata causata da patologie autoimmuni la terapia cortisonica non riesce in tale intento e gli effetti collaterali sono severi. Per tale motivo il principale obiettivo della terapia è di assicurare alla ammalata una buona qualità della vita e combattere le complicanze che si accompagnano alla carenza di estrogeni.

La terapia principe anche se controversa per un presunto aumento della probabilità di sviluppare tumori al seno è costituita da una somministrazione ormonale sostitutiva.Tale somministrazione deve essere ponderata dallo specialista e calibrata sulla paziente.Questa presuppone somministrazione mediante l’applicazione di cerotti imbevuti di estrogeni e progestinici che l’ovaio non produce più. Nella transizione con ciclo ancora presente ma irregolare si prescrive una terapia con anticoncezionali che regolarizzano e rendono prevedibile il ciclo. Se invece nelle medesime condizioni la paziente manifesta la volontà di tentare una gravidanza si dosano le somministrazioni di estrogeni e progestinici in maniera da ricostruire un ciclo mestruale che non inibisca l’ovulazione e consenta di sfruttare queste ultime possibilità. A menopausa conclamata si prescrive generalmente una terapia da ripetere ciclicamente con assunzione degli ormoni nella maniera che maggiormente si gradisce: pillole, cerotti, gel cutanei..

La terapia sostitutiva ormonale va praticata fino alla età in cui in condizioni normali sopraggiunge la menopausa ossia almeno fino al compimento del 50 anno.

Cosa fare se si desidera una gravidanza?

Nei casi di forte desiderio di maternità della paziente che è in menopausa precoce, se i parametri ormonali lo consentono è possibile tentare in speciali centri specializzati una terapia di induzione all’ovulazione e successiva fecondazione assistita. La terapia di induzione all’ovulazione utilizza la somministrazione di gonadotropine ossia i tre ormoni: FSH, LH, hCG. Questi stimolano nell’ovaio la produzione di ovociti.

Gravidanza in menopausa precoce

Se la paziente risponde positivamente agli stimoli ormonali l’ovaio matura più ovociti che vengono continuamente monitorati per via ecografica. Quando il processo di maturazione e terminato gli ovociti vengono prelevati per via endoscopica dalla vagina sotto guida ecografica. Successivamente vengono fecondati in vitro e poi reintrodotti con un catetere nell’utero. La gravidanza può verificarsi in un 20% dei casi di pazienti in uno stato di menopausa prematura. E meno del 10% delle pazienti risponde in maniera soddisfacente alla stimolazione ormonale.

Menopausa precoce, dieta e stile di vita.

Nel caso di menopausa precoce e terapia ormonale sostitutiva risulta essenziale condurre un corretto stile di vita. Corretto stile di vita che si traduce in una sana alimentazione ed in una attività fisica costante.

L’alimentazione prevede una dieta leggermente ipocalorica per evitare l’aumento ponderale che generalmente si accompagna alla patologia ed alla terapia con particolare sviluppo di tessuto adiposo su addome e fianchi. La dieta deve essere ben bilanciata nei nutrienti fondamentali: carboidrati, lipidi e proteine secondo la regola aurea 50%, 25% e 25%.

L’attività fisica meglio se a carattere aerobico deve essere leggera ma costante e contemplare esercizi di mobilità articolare e di allungamento muscolare per contrastare i processi artrosici di degenerazioni articolare che si accompagnano alla menopausa anticipata. Basta a tale proposito una passeggiata giornaliera di una ora a passo svelto e qualche esercizio di stretching.

Supervisione: Vincenzo Angerano
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