Morbo di crohn: sintomi, cause, cure, dieta ed alimentazione.

Approfondimento sul morbo di Crohn. Scopriamo le cause ed i sintomi con cui si manifesta. E’ possibile curare la malattia? Qual’è la dieta per limitare gli effetti e minimizzare rischi e complicanze?

Morbo di crohn: sintomi, cause, cure, dieta ed alimentazione

    Indice Articolo:

  1. Cos'è?
  2. Cause e fattori di rischio
  3. Sintomi
  4. Complicanze
  5. Diagnosi
  6. Cure: farmaci, dieta ed intervento

Cosa è il morbo di Crohn?

Il morbo di Crohn, o anche enterite regionale o ancora ileo-colite, appartiene alle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Queste determinano una infiammazione cronica delle mucose ed in qualche tipologia, come appunto il morbo di crohn, anche dei tessuti sottostanti, coinvolgendo nella loro totalità tutti gli strati che compongono le pareti dell‘intestino e più generalmente dell’intero apparato digestivo. L’infiammazione provocata dal morbo di Crohn può teoricamente interessare una qualunque porzione del canale alimentare che va dalla bocca all’ano, ma la malattia è quasi sempre localizzata o nell’ileo, che è il tratto terminale dell’intestino tenue, o nel colon destro cieco o ancora in una qualsiasi altra regione dell’intero colon.

Solo raramente, interesserà: stomaco, duodeno, regione perianale, esofago e bocca.

Il tratto di intestino che è affetto dal processo infiammatorio è, di solito, molto breve dell’ordine di pochi centimetri, ma, quasi sempre, sono presenti più segmenti infiammati separati da tratti normali.

Cause e fattori di rischio di questa malattia infiammatoria intestinale.

L’eziologia del morbo di Crohn, nonostante i numerosi studi finora condotti, rimane ancora sconosciuta.

Sono sospettati vari fattori: genetica (gli ammalati di morbo di Crohn hanno generalmente una storia familiare della malattia), infezione di virus e/o batteri non ben identificati.

Più probabilmente la causa è invece da attribuirsi ad un mix di di detti fattori con aggiunta di una terza tipologia di tipo ambientale.

Ipotesi genetica.

Studi condotti sul patrimonio genetico di pazienti affetti dalla malattia hanno evidenziato che in circa il 30% di essi era presente la mutazione del gene denominato NOD2 situato sul cromosoma 16. Detto gene gioca un ruolo essenziale nell’ambito delle funzioni del sistema immunitario in quanto riconosce le molecole batteriche e stimola la risposta immunitaria.

Il fatto che la mutazione del NOD2 non sia presente in tutti gli ammalati di morbo di Crohn, e la scoperta di molte altre mutazioni associabili alla malattia, lascia presagire che il numero di mutazioni coinvolte nell’eziologia del morbo di Crohn siano numerose e non tutte ancora note.

Ipotesi infettiva.

Studi condotti per indagare sulla relazione tra la malattia di Crohn e possibili agenti patogeni hanno portato ad ipotizzare che essa più che un unica malattia sia invece un insieme di malattie con sintomatologie simili legate ad un insieme di patogeni. Questi patogeni sarebbero il Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis, Escherechia coli enteroaderente, Listeria e Yersinia. Comunque anche questa ipotesi non è stata ancora provata e chiarita in maniera adeguata.

Ipotesi ambientale.

Sicuramente i fattori ambientali giocano un ruolo rilevante sulla eziologia della malattia. Una prova banale di tutto ciò è fornita dall’imponente aumento dell’incidenza della malattia nelle regioni del globo industrializzate. I fattori ambientali che aumentano tale incidenza sono svariati e sono presi in esame nel seguito.

Fattori di rischio.

Costituiscono cause di rischio per il morbo di Crohn:

Giovane età. La malattia può contrarsi a qualsiasi età ma con maggior probabilità in gioventù fino al trentesimo anno.

Essere di razza bianca. I bianchi ed in particolar modo gli ebrei ashkenaziti (discendenti delle comunità ebraiche che nel Medio Evo abitavano la valle del Reno) hanno probabilità più elevate rispetto ai negri di contrarre la malattia.

Familiarità. Avere in famiglia un ammalato di morbo di Crohn moltiplica le probabilità di incappare nel male. Il 20% degli ammalati del morbo di Crohn hanno fratelli o genitori che soffrono o hanno sofferto della medesima malattia.

Tabagismo. E’ il più significativo fattore di rischio anche se non sono ben note le cause.

Ambiente. Vivere in un paese industrializzato aumenta il rischio presumibilmente per fattori di alimentazione: cibi più raffinati e maggior consumo di grassi animali (dieta sbilanciata verso gli omega 6 a discapito degli omega 3). Vivere in un paese del Nord. Gli abitanti dei paesi nordici hanno più probabilità di ammalarsi rispetto a quelli del Sud.

Sintomi e segni coni i quali il morbo di Crohn si manifesta.

Come si già accennato la sintomatologia della malattia è molto complessa ed è differente anche in maniera sostanziale tra un soggetto e l’altro. Essa è pesantemente invalidante tanto da pregiudicare in maniera pesante la vita sociale del paziente.

Le cause di un quadro clinico a dir poco capriccioso con cui il morbo di Crohn si può presentare vanno ricercate:

  • nell’articolazione delle lesioni anatomiche che essa induce (tratti infiammati separati da tratti integri);

  • nella possibilità delle lesioni di svilupparsi lungo l’intero apparato digestivo andando così a compromettere organi differenti;

  • nei vari gradi di gravità del processo infiammatorio che può articolarsi in tre stadi:  infiammatoria, stenosante quando l'infiammazione si accompagna ad restringimento che può sfociare in occlusione; penetrante quando ulcerazioni, fistole ed ascessi  si accompagnano alla infiammazione;  

  • nella presenza di aderenze che si vengono a formare tra anse dell’intestino e tra intestino ed organi vicini come: parete addominale, utero, vagina, vescica;

  • nella attitudine di dette lesioni a guarire provocando cicatrici che riducono il lume del tubo digestivo;

  • nella presenza di un discreto numero di sintomi e segni della malattia che si sviluppano al di fuori dell’intestino;

  • nell’alternarsi di fasi di virulenza caratterizzate da sintomatologia severa a fasi di stasi quasi asintomatiche.

I sintomi che  dipendono in maniera sostanziale da dove la malattia è localizzata possono evidenziarsi anche dopo un considerevole lasso di tempo da quanto si è contratto il male (anche 3 e più anni) con:

Sintomi morbo di Crohn

  • Diarrea. E’ il sintomo più tipico della malattia. La diarrea è una conseguenza diretta del processo infiammatorio che interessa le mucose che rivestono l’intestino ed anche i tessuti sottostanti. L’infiammazione, infatti, determina una imponente perdita di liquidi e ioni sodio e poichè il colon non è capace di assicurare il completo riassorbimento di questi liquidi si sviluppa la diarrea. Diarrea, la cui entità può essere tale da costringere il sofferente ad una continua ricerca del bagno.

  • Dolori addominali di tipo crampiforme. L’infiammazione, di per se dolorosa (il dolor è uno dei suoi segni), induce gonfiore alle pareti dell’intestino (il tumor è un altro dei segni tipici dell’infiammazione). Il rigonfiamento dell’intestino unito alla stenosi che le cicatrici delle ulcerazioni provocano modifica il normale transito delle feci provocando dolore che si somma alla normale dolenzia prodotta dall’infiammazione.

  • Eccessivo sviluppo di gas nell’addome con distensione e rigonfiamento dello stesso, meteorismo e flatulenze.

  • Ulcerazione di varia entità della parete interna dell’intestino. Le ulcerazione possono interessare tutti gli stati della parete intestinale e talvolta essere tanto profonde da provocarne la perforazione e conseguente peritonite. Le regioni interessate dalle ulcerazioni posso essere disseminate lungo l’intero percorso del cibo: dalla bocca all’ano. Pertanto il morbo di Crohn può causare ulcerazioni alla bocca simili a quella dell’afta come ulcerazioni e fistole nella regione anale e perianale come pure in qualsiasi altra regione lungo l’intero tubo digestivo.

  • Sanguinamento nelle feci. Il passaggio del materiale di scarto del processo digestivo attraverso le regioni ulcerate può provocare sanguinamenti di varia entità. Sanguinamenti che si potranno riscontrare nelle feci, sia visivamente se sono considerevoli, sia con apposite analisi se di piccola portata.

  • Perdita dell’appetito. Il digiuno da al paziente una sensazione di miglioramento della sintomatologia ed il digiunare protratto conduce a perdita di appetito.

La sintomatologia fin qui descritta interessa esclusivamente l’apparato digestivo e segnatamente l’intestino ma la malattia presenta spesso (quando l’infiammazione è grave) una copiosa sintomatologia extra intestinale di cui riportiamo le manifestazioni più comuni sono:

  • Febbre. E’ presente, generalmente, con temperature contenute ed è tipica del processo infiammatorio, ma a volte può anche superare i 38,5°C per ascessi ed infezioni che possono formarsi nei siti delle ulcerazioni.

  • Ritardo nello sviluppo sessuale e nella crescita nei bambini legato ai problemi di malassorbimento e conseguentemente malnutrizione.

  • Astenia. Mancanza di forza muscolare e debilitazione.

  • Affaticamento cronico anche senza aver compiuto alcun lavoro o dopo sforzi irrisori.

  • Infiammazione del globo oculare (uveite) e della sclera (episclerite) che lo riveste.

  • Problemi cutanei. Sono comuni in coloro che soffrono del morbo di Cronh: il pioderma gangrenoso e l’eritema nodoso. Il pioderma gangrenoso è una eruzione cutanea che interessa un area di qualche centimetro con forma all’incirca rotonda ricoperta da pustole ulcerate e dolenti. L’eritema nodoso è invece un aerea cutanea arrossata (eritematosa) interessata dalla presenza di un modulo.

  • Problemi di carattere neurologico quali cefalee, convulsioni, contrazioni involontarie dei muscoli, depressione.

Prognosi, rischi e complicanze della patologia.

La prognosi del morbo di Crohn, da cui come si è già detto non si guarisce, dipende da quanto la malattia dura e dalle possibili complicanze. Nonostante tali e tanti disagi il morbo di Crohn non riduce in maniera drastica l’aspettativa di vita di coloro che ne soffrono anche se una percentuale di ammalati può incappare in alcune gravi complicanze di cui alcune così serie da condurre il paziente alla morte.Esse sono:

Malnutrizione. L’infiammazione e la diarrea riducono la capacità dell’intestino di assorbire gli alimenti e provocano carenze nutrizionali.Gli alimenti che più di altri possono subire deficit di assorbimento sono carboidrati e lipidi in quanto assorbiti nel piccolo intestino.

Anemia emolitica autoimmune. Disturbo del sistema immunitario che sovente si accompagna alle patologie infiammatorie intestinali. Essa è causata da riduzione della concentrazione di emoglobina per una riduzione del numero di eritrociti circolanti che il sistema immunitario uccide anzi tempo ritenendoli erroneamente nemici.

Anemia. I sanguinamenti intestinali, e l‘eventuale anemia emolitica autoimmune che può essere presente tra i sintomi extraintestinali della malattia, causano deficit di emoglobina che vanno tenuti sotto controllo.

Spondiloartrite sieronegativa o entesoartrite sieronegativa. Artrite infiammatoria che interessa le articolazioni (quasi sempre ginocchia e spalle) e che coinvolge contemporaneamente le entesi (regioni in cui il muscolo si lega all’osso). Detta infiammazione è caratterizzata dall’assenza nel siero ematico del fattore reumatoide, un anticorpo rivolto contro i propri tessuti che può essere presente nell’artrite reumatoide.

Calcoli biliari. conseguenza del deficit di assorbimento della bile nel tenue. Bile che perciò viene espulsa con le feci. Il risultato è un aumento della concentrazione di colesterolo nella bile contenuta nella cistifellea che così precipita sotto forma di calcoli.

Osteoporosi dovuta a tre fattori concomitanti:

  • produzione di citochine (molecole proteiche in grado di modificare il comportamento di altre cellule) che inducono gli osteociti a differenziarsi in osteoclasti che sono responsabili della disgregazione della matrice ossea;

  • ridotto apporto di vitamina D e calcio per la riduzione della superficie intestinale deputata al loro assorbimento;

  • le terapie di cortisonici usate per mantenere sotto controllo la malattia hanno come effetto collaterale un impoverimento del contenuto minerale delle ossa.

Gravi infezioni batteriche nelle regioni interessate dalle ulcerazioni. Infezioni che si sovrappongono alle fistole ed ulcerazioni intestinali.

Trombi all’interno dei vasi sanguigni e segnatamente in quelli degli arti inferiori (gambe). E’ correlato ad un aumento della coagulabilità del sangue per la disidratazione che può essere indotta da diarrea severa.

Occlusione intestinale. Causata dalla stenosi del lume intestinale per la proliferazione del tessuto cicatriziale a guarigione delle ulcerazioni che l’infiammazione produce.

Carcinoma al colon. E’ essenziale per gli ammalati di morbo di Crohn sottoporsi ad uno continuo screening per prevenire il cancro al colon e perciò sottoporsi ad una colonscopia con cadenza quinquennale a partire dai 50 anni.

La diagnosi del morbo di Crohn come si effettua?

Da quanto già detto appare facile attendersi che la diagnosi della malattia non è semplice e che per farla si procede per esclusione delle altre malattie sovrapponibili alla sintomatologia del paziente. Per poter fare ciò lo specialista si avvarrà di:

  • Storia clinica del paziente e della famiglia.

  • Analisi di sintomi e segni.

  • Esame obiettivo del paziente.

Ed ancora di alcune delle seguenti indagini cliniche:

  • Analisi del sangue. Servono a valutare eventuali infezioni, anticorpi specifici per il morbo di Crohn (non sono risolutivi in quanto non tutti gli ammalati del morbo li sviluppano ed inoltre un risultato positivo non implica la certezza di essere ammalato) ed eventuali anemie.

  • Colonscopia e sigmoidoscopia. Servendosi di un endoscopio munito di telecamera consentono di osservare l’interno del colon e del sigma che l’ultima parte del colon. Servono anche ad effettuare prelievi di tessuto infiammato da sottoporre a biopsia.

Approfondisci come si esegue la colonscopia e quali sono i possibili rischi dell'esame.

  • Esami di imaging dell’intestino. Consentono di visualizzare l’intestino fornendone immagini dettagliate. Possono essere utilizzate una comune radiografia con mezzo baritato di contrasto o la TAC o ancora la risonanza magnetica nucleare.

  • Capsula endoscopica. Vi sono regioni dell’intestino che non possono essere osservate ne con la colonscopia ne con la sigmoidoscopia. Si usa perciò la capsula endoscopica. Questa è una capsula che viene inghiottita dal paziente e che contiene una fotocamera. Durante il percorso dalla bocca all’ano attraverso cui viene espulsa la capsula registra immagini dell’interno dell’apparato. Immagini che successivamente vengono visualizzate ed interpretate da uno specialista.

Cura farmacologica, dieta ed intervento chirurgico.

Non esiste per la malattia alcuna terapia o intervento chirurgico che risulti risolutivo. Pertanto la sola terapia possibile è quella sintomatica che è finalizzata a controllare l’ evolversi e la severità del quadro clinico. Per fare ciò è necessario quindi tenere sotto controllo il processo infiammatorio che il responsabile dello scatenarsi dei sintomi. E quindi vengono usati farmaci:

  • Antinfiammatori. I principi attivi più usati per tali terapie sono: i corticosteroidei i più efficaci ma con notevoli effetti collaterali, la sulfasazina che ha meno effetti collaterali ma non è sempre efficace.

  • Immunomodulatori. Non agiscono sull’infiammazione ma sul sistema immunitario inibendone la risposta. In tal modo anche l’infiammazione risulterà sensibilmente ridotta. Farmaci che funzionano sulla base di tale principio utilizzati per la cura del morbo di Crohn sono: Azatioprina, Unfliximab, Ciclosporina, etc. Anche gli immunomodulatori hanno pesanti effetti collaterali ed aumentano il rischio di sviluppare linfomi.

Alla terapia scelta vengono poi di solito associati svariati altri farmaci per lenire i sintomi specifici e quindi antidiarroici per controllare il numero di eiezioni fecali, antibiotici per contrastare eventuali infezioni batteriche che possono associarsi alle ulcerazioni e per controllare la popolazione intestinale dei batteri nocivi, integratori di ferro e vitamina B12 per contenere l’anemia, integratori di calcio e vitamina D per contrastare l’osteoporosi.

Intervento chirurgico.

Spesso il deterioramento portato avanti dall’opera del processo infiammatorio è tale che occorre intervenire chirurgicamente ed asportare tratti di intestino irrimediabilmente compromessi da ulcerazioni, fistole e quant’altro.

Dieta: l'alimentazione corretta per contrastare il morbo.

Il trattamento della malattia oltre alla terapia farmacologica descritta e/o eventualmente quella chirurgica richiede anche un drastico cambiamento da parte del paziente affetto dal morbo di Crohn e precisamente:

  • Limitare lo stress. Pare che sia coinvolto (anche se non scientificamente provato) nello sviluppo della malattia o quatomeno nell’inasprimento del suo quadro clinico.

  • Eliminare il fumo.

  • Consumare più pasti di porzioni contenute anzi che uno solo imponente.

  • Eliminare dalla dieta alimenti salse e modalità di cottura degli alimenti che richiedano digestione elaborata.

  • Eliminare dalla dieta alimenti integrali ed eccessivamente ricchi di fibra.

  • Consumare gran quantità di liquidi per prevenire problemi di disidratazione che la diarrea può provocare.

  • Seguire una dieta a basso contenuto di grassi. I grassi vengono assorbiti nel piccolo intestino e la compromissione di questo ad opera della malattia ne limita l’assorbimento. In conseguenza di ciò i grassi passano nel colon aggravando i problemi di diarrea.

  • Eliminare dalla dieta latte e suoi derivati.

  • Seguire una dieta ben bilanciata che tenga presente le limitazioni imposte e che tenti di compensare i possibili problemi di malnutrizione.

Supervisione: Vincenzo Angerano
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