Occhio bionico.

Occhio bionico

L'occhio bionico è una protesi costruita allo scopo di supplire le mancanti funzioni dell'occhio umano. Le sperimentazioni sono iniziate negli anni novanta ed allo stato attuale diversi progetti sono già evoluti allo stadio di sperimentazione clinica(su soggetti viventi):

  • In Gran Bretagna pazienti affetti dalla malattia genetica: retinite pigmentosa hanno recuperato sebbene in maniera molto circoscritta la vista.
  • Negli USA studi simili, ma utilizzanti metodiche diverse, sono potati avanti da differenti gruppi. Uno di questi guidato dai dottori Humayum e de Juan che, in California, lavorano per una azienda privata hanno realizzato una protesi retinale denominata "Argus" che è già stata impiantata a partire dagli anni 2006 su un certo numero di pazienti non vedenti con incoraggianti risultati.

Tentiamo ora di fornire qualche spiegazione un po' più dettagliata in materia.

Chiariamo subito che esistono due essenziali categorie di apparati:

  • Impianto epiretinale.
  • Impianto subretinale.

L'impianto epiretinale si è sviluppato per tentare di ripristinare la vista a pazienti che non hanno la funzionalità degli apparati foto ricettori (retina). Esso in sostanza è una protesi della retina e per poter funzionare presuppone un buon funzionamento del nervo ottico. L'apparato viene impiantato con un intervento chirurgico all'interno della retina a contatto col nervo ottico. E' progettato per ricevere via etere gli impulsi elettrici elaborati da un computer esterno. Impulsi che sono stati rilevati da una telecamera miniaturizzata inglobata negli occhiali. I vantaggi di tale protesi è che riesce a funzionare in maniera ragionevole anche in condizione di scarsa luminosità. Gli svantaggi sono costituiti dalla telecamera, dal computer e dal sistema di trasmissione dati esterni.

L'impianto subretinale viene installato con una operazione chirurgica al posto delle cellule fotorecettrici ed è costituito da un microcircuito in silicio che reca migliaia di fotodiodi. I fotodiodi sono sensibili alla luce e trasmettono i segnali elettrici alla retina sottostante che attraverso il nervo ottico li trasferisce al cervello. I vantaggi di tale impianto è che non ha dispositivi esterni. Lo svantaggio è che i fotodiodi avendo scarsa sensibilità funzionano bene solo in ambienti fortemente illuminati.

Come visto entrambi i dispositivi richiedono un buon funzionamento del nervo ottico per trasmettere i segnali a livello di corteccia cerebrale. Sono però in fase avanzata di studio dispositivi da impiantare a livello di corteccia cerebrale e superare tale limite.

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