Polipi al colon.

Polipi al colon

I polipi al colon sono una patologia notevolmente diffusa e nella maggior parte dei casi, nonostante il nome tutt’altro che rassicurante, tutto sommato alquanto benigna. Essa interessa più del 40% degli italiani che hanno superato la sesta decade di età.

Pertanto l’articolo, con linguaggio semplice e senza la pretesa del trattato scientifico, prova a fornire al lettore interessato tutti i possibili chiarimenti in merito. Cominciamo spiegando cosa sono i polipi e cosa è il colon.

I polipi sono una escrescenze generalmente a carattere benigno (non cancerose) delle mucose che rivestono un organo. In parole più semplici i polipi sono una anomala crescita in un area circoscritta e normalmente liscia della mucosa. Mucosa che è la membrana di rivestimento delle pareti interne degli organi cavi del corpo che sono in comunicazione con l’esterno.

Il colon detto anche intestino crasso è l’ultima parte dell’apparato digerente e dell’intestino. Esso parte dall’intestino tenue da cui è separato da uno sfintere (la valvola ileocecale) e termina con il retto e l’ano. Il colon è un tubo rivestito da mucosa attraverso cui transitano le feci per essere successivamente espulse attraverso l’ano. Compito fondamentale del colon è di recuperare l’acqua dalle feci liquide che gli arrivano dal tenue.

Descrizione e caratteristiche dei polipi al colon.

Per quanto detto nella premessa i polipi al colon sono quindi una anomala e localizzata crescita con caratteristiche benigne della mucosa (di norma liscia) che riveste il lume interno dell’intestino colon.

I polipi del colon possono essere classificati sulla base della:

  • Forma.
  • Componenti cellulari.

In base alla forma possiamo avere polipi:

  • Sessili. Se sono piatti e sporgono dalla superficie della mucosa in maniera compatta.
  • Peduncolati. Se hanno la forma di un albero e sporgono con la chioma nel lume dell’intestino e sono legato alla parete dal peduncolo molto più sottile.

In base alle componenti cellulari possiamo avere:

1) Polipi iperplastici /infiammatori. Sono i più comuni e quelli che destano minor preoccupazioni perché non costituiscono delle lesioni pre-cancerogene. Hanno dimensioni inferiori al mezzo centimetro e sono spesso associati a patologie come il morbo di Crohn e coliti ulcerose.

2) Polipi adenomatosi. Sono quelli che più facilmente possono evolvere in forme cancrenose in special modo quelli che hanno dimensioni superiori al centimetro (che sono quelli meno frequenti). Possono suddividersi in funzione delle caratteristiche cellulari in:

  • Tubolari.
  • Villosi. Sono quelli che degenerano più facilmente in tessuto neoplastico.
  • Tubolo-villosi.
    • Poliposi familiare. Si parla di poliposi quando il numero delle escrescenze supera i 100. La poliposi familiare è correlata ad un difetto genico che si trasmette. In queste condizioni i rischi di degenerazione neoplastica sono alti.

    Sintomi dei polipi al colon.

    La patologia di norma è assolutamente asintomatica. Il più delle volte il problema viene acclarato in maniera assolutamente casuale. Se le dimensioni dei polipi superano determinate dimensioni può presentarsi il seguente quadro clinico:

    • Diarrea.
    • Feci frammiste a muco.
    • Sangue nelle feci. Può essere visibile con striature rosse o occulto e rilevabile solo con opportune analisi.

    Se le dimensioni del polipo sono particolarmente grandi possono aversi:

    • Occlusione intestinale.
    • Coliche.

    Diagnosi dei polipi al colon.

    • Analisi delle feci. Per rilevare perdite ematiche anche occulte.
    • Radiografia con clisma opaco. Si effettua la radiografia dopo aver introdotto nell’intestino crasso con un clisma un mezzo di contrasto (bario) che consente di visualizzare i polipi.
    • Colonscopia. Si introduce dall’ano una fibra ottica nel colon con in cima una telecamera. E possibile così visualizzare su uno schermo in maniera chiara l’interno dell’intestino. Questa analisi oltre che essere particolarmente precisa consente anche di effettuare nella stessa seduta prelievi per l’esame bioptico ed eventualmente la rimozione di polipi con l’ausilio di microscopici strumenti chirurgici di cui è dotata la fibra che sono pilotabili dall’esterno.

    Trattamento dei polipi al colon.

    Accertata la presenza di polipi bisogna necessariamente asportarli perché possono degenerare in cancro. L’intervento si effettua di norma durante la colonoscopia con la tecnica sopra descritta.

    Se il polipo supera una determinata dimensione o è allocato in una regione non raggiungibile per via endoscopica si rende necessario l’intervento chirurgico tradizionale in laparoscopia.

    Fattori di rischio per i polipi al colon.

    Aumentano il rischio dello sviluppo della malattia:

    • Storia familiare di polipi al colon.
    • Precedente diagnosi di polipi al colon. La patologia è recidivante. Per questo motivo chi ha subito asportazione di polipi al colon deve sottoporsi periodicamente a colonoscopia.
    • Storia familiare di cancro al colon.
    • Aver superato i 50 anni di età.
    • Eccessivo consumo di grassi e carni rosse.
    • Dieta ipercalorica.
    • Eccessivo consumo di alcool.
    • Obesità.
    • Fumo.
    • Poca attività fisica.

    Epidemiologia dei polipi al colon.

    Interessano una percentuale compresa tra il 5% ed il 10% della totale popolazione e quasi il 50% della popolazione con età superiore ai 60 anni.

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