Polipi al colon: benigni o maligni, sintomi, cause ed intervento.

I polipi al colon sono una patologia caratterizzata dalla neoformazione di escrescenze a livello della parte finale dell'intestino. Sebbene nella maggior parte dei casi siano benigni, essi possono evolvere in maligni e dare luogo alla formazione di tumori. Solitamente non danno sintomi e non vi sono cause accertate ma soltanto dei fattori di rischio. La terapia è soltanto di tipo chirurgico, i polipi vanno rimossi il prima possibile non appena scoperti, per evitare che degenerino.

Polipi al colon: benigni o maligni, sintomi, cause ed intervento

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Evoluzione
  4. Cause
  5. Sintomi
  6. Diagnosi
  7. Terapia

Polipi al colon: definizione ed epidemiologia.

I polipi sono delle neoformazioni simili ad escrescenze carnose di consistenza morbida che si formano spesso al colon e al retto, le ultime parti dell'intestino crasso. Rappresentano una patologia molto comune, con un'incidenza di circa 30000 casi l'anno, specialmente dopo i 50 anni di età (si riscontrano per il 30 - 40% dei casi tra la V e la VII decade) e nella maggior parte dei casi sono benigni. Possono essere localizzati in qualsiasi parte del colon, ma sono più comuni a livello del sigma e del colon discendente rispetto che in quello ascendente e trasverso, anche se alcuni pazienti presentano polipi sparsi in tutto il colon.

Le tipologie.

I polipi al colon, possono essere classificati in base a diversi parametri come per esempio la forma, il tipo di cellule che contengono e il grado di malignità.

In base alla morfologia distinguiamo polipi:

  • Sessili: hanno una forma appiattita e sono saldamente adesi alla mucosa della parete intestinale sulla quale si espandono in larghezza. Sono difficili da rimuovere chirurgicamente poichè sono un tutt'uno con la parete intestinale ed inoltre, se maligni, hanno maggiore tendenza all'infiltrazione.

  • Peduncolati: somigliano come forma ad un fungo o ad un albero poichè hanno un peduncolo che parte dalla mucosa della parete intestinale e una protuberanza che sporge nel lume intestinale (cioè all'interno del canale intestinale). Sono quelli più facili da rimuovere chirurgicamente.

  • Semipeduncolati: rappresentano una forma di transizione tra i polipi sessili e quelli peduncolati, spesso presentano un corto peduncolo alla base sulla mucosa del colon e poi si espandono in larghezza senza protrudere all'interno del lume intestinale.

Il grado di potenziale malignità esprime la possibilità che ha un polipo di trasformarsi in un tumore (possibilità legata al tipo di cellule costituenti il polipo, al grado di differenziazione delle cellule ed al numero di mitosi cellulare) e in questo caso distinguiamo polipi:

  • Benigni: questi polipi hanno un rischio basso o assente di evolversi in tumori del colon e pertanto non rappresentano un pericolo per il paziente. A questa categoria, appartengono i polipi iperplastici, quelli infiammatori e quelli amartomatosi.

  • Maligni: chiamati anche neoplastici o cancerizzati, hanno un alto rischio che si evolvono in tumori maligni se non rimossi in tempo (si parla del 100% di possibilità di infiltrazione tumorale). Appartengono a questa categoria i polipi adenomatosi.

In base alle caratteristiche istologiche, ovvero al tipo di cellule contenute, abbiamo dei polipi:

  • Iperplastici: sono lesioni a carattere benigno che solitamente hanno dimensioni piccole, inferiori a 0,5 centimetri. Sono caratterizzati da cellule che si replicano molto velocemente (da qui il termine iperplastico) ma che presentano caratteristiche non tumorali.

  • Infiammatori: vengono definiti “pseudopolipi” poichè non sono delle vere formazioni polipoidi ma il risultato di processi infiammatori a carico dell'intestino. Difatti sono di frequente in soggetti che soffrono di malattie infiammatorie croniche dell'intestino come il morbo di Chron o la rettocolite ulcerosa.

  • Amartomatosi: anch'essi benigni sono formati da cellule epiteliali e cellule stromali e sono tipici della poliposi giovanile o della sindrome di Pentz-Jeghers.

  • Adenomatosi: rappresentano delle lesioni pre - cancerose, sono quindi potenzialmente maligni e, sebbene nel 90% dei casi rimangano benigni, possono evolvere in tumore nel 10% dei casi. Vi sono tre tipologie di polipi adenomatosi:

    • Tubulari, nel 75% dei casi, hanno un basso rischio di evolvere in neoplasia. Sono prevalentemente peduncolati e istologicamente presentano come componente le ghiandole tubulari. Il rischio di diventare tumori per questi polipi è direttamente correlato alle loro dimensioni, più crescono più aumenta il rischio (per esempio un adenoma tubulare di circa 1,5 centimetri ha un rischio del 2%).
    • Tubulo - villosi, nel 15% dei casi, sono uno stadio di passaggio che ha un rischio intermedio di evolvere in neoplasia. Istologicamente sono presenti ghiandole tubulari e ghiandole di tipo villoso (queste ultime presenti per più del 50%).
    • Villosi, nel 10% dei casi, rappresentano quelli con il maggiore rischio di evolvere in neoplasia. Istologicamente sono formati per l'80% da ghiandole di tipo villoso e la loro percentuale di evoluzione in tumore è di circa il 35% indipendentemente dalle dimensioni.

È possibile anche fare una classificazione in base al numero di polipi presenti nel colon e in questo caso possiamo avere:

  • Polipo singolo: la presenza di un singolo polipo.

  • Polipi multipli: sono presenti diversi polipi ma in numero inferiore a 100.

  • Poliposi: sono presenti numerosi polipi, in numero superiore a 100. È una condizione spesso ereditaria.

Rischio di evoluzione neoplastica: quando da benigni diventano maligni.

Come precedentemente accennato, i polipi, sono per la maggior parte delle formazioni benigne. Tuttavia alcuni di essi, in particolare quelli adenomatosi, possono trasformarsi un tumore.

In particolare il rischio di evoluzione è correlato a:

  • Dimensioni del polipo: la probabilità che un polipo evolva in tumore è direttamente proporzionale alla sua grandezza.

    • Per polipi inferiori a 1 - 1,5 cm il rischio è dell'1 - 2% (percentuale che aumenta all'8% se il polipo non viene rimosso entro 10 anni e al 24% se non viene rimosso entro 20 anni).

    • Per polipi compresi tra 1,5 e 3 cm il rischio sale al 2 - 10%.

    • Per dimensioni superiori a 3 cm il rischio è superiore al 10%.

  • Citologia: i polipi adenomatosi, specialmente quelli a componente ghiandolare villosa, hanno un maggiore rischio, ma talvolta, anche i polipi iperplastici, possono diventare neoplasie se le cellule in essi contenute iniziano a presentare delle anomalie o se per una percentuale sono di tipo adenomatoso.

Va sottolineato che l'evoluzione da adenoma (polipo) a carcinoma (tumore) è molto lenta e a volte può avvenire nell'arco di 10 - 15 anni, pertanto dopo i 50 anni di età si consigliano regolari controlli annuali per identificare precocemente queste lesioni e rimuoverle senza alcuna conseguenza.

Cause e fattori di rischio della loro formazione.

La formazione dei polipi al colon, ha una genesi multifattoriale, non riconducibile ad una causa vera e propria ma ad un insieme di fattori di rischio che possono più o meno modificabili.

I fattori non modificabili sono legati a caratteristiche proprie dell'individuo quali:

  • Età prossima o superiore ai 50 anni.

  • Precedenti episodi di polipi in altre parti dell'intestino.

  • Parenti di primo grado affetti da polipi o da tumore del colon.

  • Familiarità per patologie infiammatorie intestinali o per la FAP (poliposi adenomatosa familiare, una patologia in cui il paziente sviluppa centinaia di polipi a livello dell'intestino).

  • Pazienti affetti da tumore all'utero o alle ovaie che si sia manifestato prima dei 50 anni.

I fattori di rischio modificabili sono invece correlati allo stile di vita di un individuo e sono rappresentati da:

  • Alimentazione sbagliata, come dieta ipercalorica a base di carni rosse, cibi grassi, alimenti affumicati o cotti sulla brace, grassi animali e povera di fibre, frutta, verdura e cereali integrali.

  • Sedentarietà e assenza di esercizio fisico.

  • Obesità, sovrappeso grave o tendenza al sovrappeso.

  • Abuso di alcol e fumo di sigaretta.

Sintomi: come capirli?

Nelle prime fasi della loro formazione, quando sono molto piccoli, i polipi al colon che siano di natura benigna o maligna, non danno alcuna sintomatologia ed è per questo che spesso non si riesce a fare una diagnosi precoce.

Nelle fasi più avanzate, quando il polipo cresce di dimensioni o quando evolve in neoplasia, possono verificarsi i seguenti sintomi:

  • Modificazioni dell'alvo, ovvero cambiamenti nella consistenza delle feci o nella frequenza delle evacuazioni, che si manifestano all'improvviso e che durano per più di una settimana - dieci giorni. Possono esserci episodi di stipsi, episodi di diarrea o alternanza tra le due manifestazioni cliniche.

  • Emissione di feci miste a sangue o contenenti muco.

Approfondisci le possibili cause di sangue nelle feci.

  • Sanguinamento rettale indipendente dall'emissione di feci e non correlato alla presenza di emorroidi o di ragadi anali.

  • Sensazione di gonfiore addominale e di pesantezza con possibili fenomeni di meteorismo (aria nello stomaco).

  • Anemia legata alla perdita di sangue con le feci. L'anemia può insorgere tardivamente, specialmente se il polipo che sanguina è di piccole dimensioni e si ha uno stillicidio lento.

Diagnosticare il polipo.

La diagnosi di polipo al colon, specialmente quella precoce, è importantissima per evitare la formazione di tumori all'intestino. Si consiglia, infatti, a tutti i soggetti che rientrano nelle categorie di rischio, di sottoporsi a controlli annuali per poter prendere in tempo la patologia. La diagnosi si esegue con indagini strumentali e di laboratorio tra cui:

  • Esame delle feci: si utilizza come screening per la prevenzione delle neoplasie del colon e si esegue prelevando un campione di feci e analizzandolo per la ricerca di sangue occulto. Rappresenta un esame di primo livello per cui, in caso di positività, si deve procedere con altre indagini diagnostiche.

  • Clisma opaco: si tratta di una semplice radiografia che si esegue dopo aver fatto ingerire al paziente del bario in modo da visualizzare meglio le anse intestinali. Sebbene sia di facile esecuzione e poco invasivo, non fornisce immagini chiare e nitide e non consente di eseguire prelievi bioptici e per questo non si utilizza di frequente.

  • Colonscopia: è l'esame maggiormente utilizzato e può essere eseguita sia per esplorare tutto il colon sia per la solo la parte terminale ed in questo caso prende il nome di sigmoidorettoscopia. Si esegue mediante il colonscopio, dotato ad una delle sue estremità di una sorgente luminosa, di una telecamera e di una pinza per il prelievo bioptico della mucosa intestinale e collegato all'altra estremità con un ricevitore di immagini video. Mediante il colonscopio, che si introduce nell'ano, si insuffla aria a livello dell'intestino per distenderne le pareti e favorire la visuale al medico, e man mano si spinge lo strumento fino a visualizzare tutto il colon. E' un esame invasivo e fastidioso per il paziente e dura circa 30 - 60 minuti. Per ovviare al fastidio, oggi esistono tecniche di colonscopia virtuale, che consistono nell’introduzione di aria all'interno del colon mediante un catetere inserito nell'ano e sottoponendo il paziente a tac addominale. La tecnica è meno invasiva ma non consente di prelevare materiale da analizzare durante l'esecuzione.

Puoi approfondire come si esegue la colonscopia

Terapia e prevenzione.

Una volta identificata la presenza di polipi al colon, la terapia a cui viene sottoposto il paziente è di tipo chirurgico. La rimozione dei polipi, infatti, scongiura il rischio di progressione verso un tumore al colon. È importante inoltre conoscere le strategie di prevenzione che possono aiutare il soggetto a non sviluppare polipi all'intestino.

Quali sono i possibili interventi.

Quando si riscontra un polipo si procede all'intervento di polipectomia, cioè alla rimozione del polipo, indipendentemente dalla natura maligna o benigna per evitare una possibile evoluzione neoplastica. L'intervento può essere svolto per via endoscopica o per via laparoscopica:

  • Via endoscopica: prende il nome di polipectomia e si svolge durante la colonscopia, quando la dimensione del polipo lo consente. Il medico asporta il polipo mediante il colonscopio, successivamente il tessuto prelevato, verrà analizzato per determinare la tipologia di polipo. L'intervento si svolge in day hospital e al paziente vengono somministrati farmaci sedativi e antidolorifici per alleviare i fastidi e agevolare il lavoro del medico.

  • Via laparoscopica: si utilizza per polipi di dimensioni più grandi non asportabili mediante il colonscopio. In questo caso il paziente viene ricoverato per 3 - 4 giorni e l'intervento si svolge in anestesia generale. Si praticano tre incisioni sull'addome, una per il laparoscopio, lo strumento attraverso cui si esplora la cavità addominale e due per gli strumenti chirurgici veri e propri.

Quando il polipo viene scoperto tardi ed è già molto grande o cancerizzato, (stadi avanzati del tumore al colon) si procede con l'intervento chirurgico classico in laparotomia, si apre cioè la cavità addominale a cielo aperto per rimuovere la porzione di colon interessata.

Dopo l'intervento chirurgico il paziente verrà sottoposto a dei follow up, cioè a degli esami di controllo (ricerca di sangue occulto nelle feci e colonscopia) a cadenza bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale in base ai casi, che servono per vedere se si sono riformati dei polipi. Non è raro infatti che si riformino in un paziente che ne ha già sofferto.

La prevenzione.

La prevenzione è uno dei metodi principali che abbiamo a disposizione per evitare che si formino polipi al colon. Sia i soggetti che presentano fattori di rischio non modificabili che quelli che non rientrano nelle categorie di rischio, possono beneficiare delle strategie preventive. In generale le linee guida per la prevenzione dei polipi al colon sono:

  • Seguire una dieta a base di alimenti con potere antiossidante e ricchi in fibre, diminuendo o eliminando il consumo di grassi specialmente quelli di origine animale come il burro e gli insaccati. Prediligere il consumo di cereali integrali, verdure sia crude che cotte, frutta, pesce azzurro, legumi.

  • Fare attività fisica sia iscrivendosi in palestra, sia praticando uno sport, sia andando a correre o a camminare di buon passo per almeno 30 - 40 minuti al giorno.

  • Se si è obesi o in sovrappeso mettersi a dieta e iniziare a fare attività fisica.

  • Abolire o diminuire drasticamente il consumo di alcol.

  • Eliminare completamente il fumo.

  • Sottoporsi annualmente a controlli come la ricerca del sangue occulto nelle feci e colonscopiase se si hanno più di 50 anni o se si ha un parente di I° grado affetto da tumore al colon o ancora se si ha familiarità per il tumore o per i polipi del colon.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori: Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista) - Dott.sa Roberta de Martino
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