Polipi intestinali.

I polipi intestinali sono malformazioni del tessuto dell’intestino che possono essere di natura benigna o maligna di dimensioni estremamente variabili. Si stima che circa il 30% dell’intera popolazione tra i 50 ed i 70 anni ha problemi di polipi intestinali.

Polipi intestinali

    Indice Articolo:

  1. Cosa sono?
  2. le tipologie di polipi intestinali
  3. I sintomi
  4. Le cause dell’insorgenza della malformazione
  5. La diagnosi
  6. Trattamento dei polipi intestinali
  7. Le possibili conseguenze 
  8. Opinioni e commenti

Generalmente non provocano sintomi, ma quando vengono individuati attraverso la colonscopia, è consigliabile asportarli per la loro possibile degenerazione. Statisticamente, infatti, in quasi tutti i soggetti non trattati, i polipi si trasformano in tumore del colon o del retto.

Cosa sono i polipi intestinali?

I polipi intestinali sono delle escrescenze carnose che si formano all’interno del lume dell’intestino a partire dalla superficie della mucosa. Le loro dimensioni sono estremamente variabili e vanno da pochi millimetri a svariati centimetri. Le regioni anatomiche che maggiormente sono interessate da dette neo formazioni sono: colon e retto. La natura dei polipi è di norma benigna ma può risultare anche cancerosa. Di solito quelli che hanno dimensioni maggiori con più probabilità risultano maligni. Tuttavia anche quelli benigni, che non hanno origine neoplastica, se non rimossi possono col trascorrere del tempo degenerare, per tale motivo costituiscono a tutti gli effetti una lesione pre cancerosa. I polipi possono essere attaccati alla mucosa con un peduncolo o svilupparsi sulla mucosa stessa. Quelli peduncolati hanno più frequentemente natura benigna contrariamente a quanto accade per quelli che si originano direttamente sulla parete dell’intestino. Di norma non sono unici, ma multipli, nel senso che si sviluppano in diverse unità lungo l’intero lume intestinale. Il loro numero può essere molto elevato anche più di 100 ed in questo caso si parla di poliposi.

Tipologie e caratteristiche.

E’ possibile classificare i polipi intestinali secondo vari criteri.

In funzione di come si sviluppano possiamo avere:

Polipi peduncolati. Sono legati alla parete interna dell’intestino e quindi alla mucosa mediante un peduncolo abbastanza sottile. Come già accennato di norma non sono di natura maligna e data la loro conformazione sono quelli che con la chirurgia endoscopica, che di seguito esamineremo in dettaglio, possono asportarsi con maggior facilità.

Polipi sessili. Diversamente da quanto accade per i polipi peduncolati i sessili si sviluppano direttamente sulla superficie della mucosa partendo dal suo strato epiteliale.

In funzione del numero possiamo avere:

Polipo singolo. Se nell’intero lume intestinale se ne sviluppa uno solo.

Polipi multipli. Se il loro numero è compreso tra 1 e 100.

Poliposi. Si parla di poliposi in presenza di un numero maggiore di 100. Le poliposi hanno generalmente una eziologia ereditaria e sono causate da mutazione di geni se ne conoscono varie tipologie di cui la maggior parte sono molto rare. Abbiamo:

  • Poliposi adenomatosa familiare o FAP. Si sviluppa per mutazione del gene che codifica una proteina nota come APC. La mutazione induce una proliferazione cellulare che determina la formazione di polipi sia peduncolati che non. I polipi in numero superiore a 100 si sviluppano nel colon e retto durante l’infanzia o primi anni dell’adolescenza. Hanno una natura pre cancerosa e pertanto se non trattati si trasformano in lesioni maligne prima del raggiungimento della quarta decade di età.
  • Sindrome di Gardner. E una variante della FAP. Infatti anche in questo caso è interessato il gene che sintetizza l’APC ma la mutazione è tale da determinare oltre la poliposi che interessa non solo il colon ma l’intero apparato gastro intestinale, tumori dei tessuti molli e osteomi (tumori delle ossa del cranio). Anche in questo casi i polipi che invadono colon e retto hanno natura pre cancerosa.
  • Sindrome di Peutz Jeghers. Si caratterizza con macchie della pelle localizzate principalmente su labbra e all’interno del cavo orale, poliposi localizzata nel tenue e crasso, aumento della probabilità di sviluppare neoplasie. E conseguente alla mutazione del gene STK11/LKB1 che codifica una proteina che agisce da onco soppressore ossia che controlla la progressione del ciclo cellulare impedendone la degenerazione neoplastica. Sono piccoli noduli che si sviluppano già in età neonatale (nell’utero materno) o al massimo nei primissimi anni di vita. Generalmente i polipi non degenerano ma il paziente che soffre della sindrome ha più probabilità di contrarre cancro al pancreas, ovaie, utero, mammelle e polmoni.
  • Malattia di Cowden. Si caratterizza con polipi gastrointestinali, aumentato rischio di sviluppare cancro a tiroide e mammelle, lipomi e fibromi. E anche essa conseguenza della mutazione di un gene noto come PTEN posizionato sul cromosoma X che è deputato alla codifica di proteine onco soppressive.

In funzione dell’istologia ovvero dell’architettura cellulare possiamo avere:

Polipi iperplastici. Hanno piccole dimensioni, inferiori a mezzo centimetro sono simili a placche ed hanno il medesimo colore del tessuto circostante ed un aspetto dentellato. Sono sempre stati considerati come non proliferativi a carattere neoplastico anche se recenti ricerche sembrano contraddire questa certezza. Sono frequenti negli anziani.

Polipi infiammatori. Sono anche noti come pseudo polipi si accompagnano spesso alle malattie intestinali infiammatorie croniche come sono: il morbo di Crohn, la diverticolosi, l’amebiasi, etc. Sono anche loro considerati non proliferativi a carattere neoplastico.

Polipi linfoidi. Proliferazione del tessuto linfoide che è presente nella sotto mucosa della parete intestinale interna. Hanno la forma di piccoli polipi non peduncolati e sono tipici dell’intestino duodeno, del colon e del retto. Sono frequenti nella prima infanzia e non hanno degenerazione cancerogena.

Polipi adenomatosi. Si originano da una crescita sproporzionata delle strutture ghiandolari presenti nella sotto mucosa della parete interna dell’intestino colon retto. Hanno tendenza a degenerare nel tempo (anche 10 anni) in tumori maligni. Si suddividono in:

  • Polipi adenomatosi tubulari. Hanno un peduncolo ben sviluppato e la testa a forma di cavolfiore. Tra i polipi adenomatosi sono quelli che degenerano più difficilmente.
  • Polipi adenomatosi villosi. Hanno dimensioni più marcate dei tubulari e non sono quasi mai peduncolati ma sessili. Il loro aspetto è assimilabile ad una vegetazione che si staglia dalla superficie della mucosa. Sono molto meno frequenti degli adenomi tubulari. Sono i più temibili e molto spesso presentano de focolai tumorali maligni (in circa il 10% dei casi).
  • Polipi adenomatosi tubulovillosi. Sono quasi sempre privi di peduncolo e hanno aspetto intermedio tra le due forme.

Quali sintomi comportano?

Nella stragrande maggioranza dei casi i polipi intestinali sono assolutamente asintomatici. Questo li rende particolarmente temibili perché l’assenza di sintomi che ne indichino la presenza fa si che possano rimanere nell’intestino per anni senza che si sappia. Aumenta così la probabilità che possano degenerare in lesioni cancerose. Per prevenire tale evenienza è espressamente consigliato dopo il compimento del cinquantesimo anno praticare uno screening che ne evidenzi la presenza. Se una sintomatologia esiste è di norma assai lieve ed è così riassumibile:

  • Modificazioni della consistenza dell’alvo. Con problemi di stitichezza e diarrea che durano per almeno sette giorni.
  • Sensazione di pancia gonfia e dolori addominali.
  • Tenesmo.
  • Sanguinamento dell’intestino. Sanguinamento che può essere visibile se copioso con feci striate di sangue o feci scure o ancora con segni sulla carta igienica, ma anche occulto e pertanto riscontrabile solo con un analisi ad hoc.
  • Presenza di muco nelle feci.
  • Anemia. Causata dalla ridotte ma costanti perdite ematiche.
  • Ostruzione e blocco del transito delle feci se i polipi raggiungono dimensioni ragguardevoli.

Puoi approfondire altre possibili cause del sanguinamento che ha origine nell'apparato gastro intestinale.

Cause dei polipi intestinali.

Non sono note tutte con certezza. Presumibilmente esiste un mix di eventi che concorre a determinare l’insorgere della malattia. Riportiamo le cause più evidenti ed universalmente accettate.

  • Genetiche ereditarie. E ampiamente provato che alcune poliposi sono causate da mutazione di geni che si trasmettono ereditariamente.
  • Alimentazione scorretta. Una dieta iper calorica e povera di fibre costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo dei polipi intestinali. In particolare un eccessivo consumo di grassi animali e carni rosse amplifica ulteriormente tale rischio. Un giusto mix invece tra fibre solubili contenute in frutta e verdure e fibre insolubili di cereali e legumi integrali abbassano invece tale rischio. Ed inoltre gli anti ossidanti di cui questi alimenti sono ricchi e specificatamente: folati, isoflavoni, licopeni, etc., abbattendo i radicali liberi contribuiscono ulteriormente a ridurre la possibilità di proliferazioni tumorali.
  • Eccessivo consumo di alcool e tabagismo.
  • Scarsa attività fisica. Una adeguata attività fisica favorisce la peristalsi e quindi regolari evacuazioni che garantiscono un giusto periodo di transito nell’intestino delle feci. Tempi di transito eccessivamente lunghi favorisco l’assorbimento di sostanze nocive che possono determinare l’insorgere della patologia.
  • Età. Costituisce uno dei fattori di rischio non eliminabile. Dopo i cinquanta anni la probabilità di contrarre la malattia aumenta.

Come si effettua la diagnosi?

Il primo approccio per la diagnosi dei polipi intestinali è la ricerca del sangue occulto nelle feci. Si tratta di un esame abbastanza semplice ed assolutamente privo di rischio e non invasivo. L’analisi stabilisce se vi sono dei piccoli sanguinamenti nell’intestino che non risultano visibili ad occhio nudo. Per stabilire poi se tali sanguinamenti siano dovuti a presenza di polipi intestinali o ad altri problemi si ricorre alle seguenti indagini cliniche.

Radiografia con clisma opaco a doppio contrasto. Consiste nell’esaminare il colon, retto e sigma del paziente con esposizione ai raggi X dopo averli resi opachi con somministrazione di solfato di bario e insufflaggio di aria. Il doppio contrasto rende l’intestino bianco ed eventuali escrescenze delle sue pareti interne nere e come tali perfettamente visibili.

Colonscopia. Consiste nel visualizzare il lume interno dell’intestino su un monitor mediante una telecamera miniaturizzata montata su un endoscopio a fibre ottiche che viene introdotto nell’intestino attraverso l’orifizio anale. L’endoscopio è munito anche di speciali strumenti manovrabili dall’esterno che consentono di effettuare prelievi bioptici per analisi al microscopio e rimuovere polipi di piccole dimensioni in sede di analisi. L’analisi ovviamente oltre ai fastidi correlati comporta dei rischi come una perforazione dell’intestino.

Colonscopia virtuale. E meno invasiva della colonscopia e si effettua insufflando aria nell’intestino e ricavando immagini con una macchina a raggi X. Immagini che verranno elaborato da un apposito software del tipo di quello della TAC ottenendo delle viste delle varie sezioni del tubo intestinale.

Notiamo ancora in maniera esplicita che anche in assenza di qualsivoglia sintomo è buona norma effettuare uno screening per i polipi intestinali a partire dal compimento del 50 anno di età. Screening che va ripetuto poi ogni 2 anni.

Che fare in caso di poliposi intestinale.

Il trattamento è ovviamente chirurgico.

L’intervento viene effettuato, se il polipo non raggiunge dimensioni eccessive, per via endoscopica (polipectomia) con la medesima tecnica della colonoscopia. L’endoscopio infatti può montare, oltre alla telecamera che consente l’osservazione del campo operatorio, vari strumenti chirurgici che saranno manovrati dall’esterno. Per la resezione dei polipi si usano di norma bisturi elettrici che tagliano e contemporaneamente cauterizzano impedendo il sanguinamento.

Se la dimensione del polipo è eccessiva occorre far ricorso alla chirurgia tradizionale per l’asportazione. L’operazione comunque avviene in laparoscopia per velocizzare il post operatorio ed abbreviare i tempi di recupero.

In caso di poliposi si rende spesso necessario l’eliminazione di lunghi tratti di intestino o dell’intero colon se non addirittura di colon e retto. In tal caso si procede alla creazione di un ano artificiale sull’addome per consentire, con l’ausilio di un sacchetto monouso, l’espulsione delle feci.

Se esiste il timore che i polipi possano riprodursi dopo l’intervento chirurgico si usa sottoporre il paziente ad un ciclo di chemio terapia come cura preventiva.

Attualmente sono in fase di studio alcuni farmaci antinfiammatori che pare abbiano la capacità di far regredire i polipi in caso di poliposi familiare, ma gli effetti sono solo temporanei e il più delle volte la malattia recidiva.

Prognosi, rischi e conseguenze.

I polipi intestinali non trattati tendono negli anni a divenire maligni e a degenerare in cancro al colon o al retto. Altra possibile conseguenza se raggiungono dimensione ragguardevoli è il blocco del transito delle feci e l’occlusione.

Se i polipi sono ancora allo stadio della mucosa intestinale e non hanno intaccato la lamina, ovvero quella parte di tessuto che separa la mucosa dal muscolo, l’asportazione comporta una piena guarigione.

Negli stadi più avanzati ed in presenza di metastasi, la possibilità di guarigione è molto limitata.

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