Prolasso mitralico: sintomi, cause, cure e conseguenze della valvola deteriorata.

Che cos’è il prolasso mitralico? Per quali cause si manifesta questo mal funzionamento della valvola? Condizione spesso congenita, questa valvulopatia è alquanto rischiosa, infatti non presenta particolari sintomi ed è quindi difficile da diagnosticare, ma può avere conseguenze anche serie. Analizziamo i segni che possono far sospettare un deterioramento della valvola e le cure per tenere sotto controllo la situazione.

Prolasso mitralico: sintomi, cause, cure e conseguenze della valvola deteriorata

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
    1. Classificazione
  2. Cause
  3. Sintomi
  4. Diagnosi
  5. Conseguenze
  6. Cura farmacologica
  7. Terapia chirurgica
  8. Consigli utili

Caratteristiche e tipologie del prolasso mitralico

Il prolasso della valvola mitralica, chiamato anche sindrome di Barlow, è una valvulopatia cardiaca, cioè un'alterazione di una delle valvole cardiache che ne causa un errato funzionamento. La valvola mitrale si trova tra l'atrio sinistro e il ventricolo sinistro e, mediante la sua apertura e la sua chiusura, regola il passaggio del sangue da un compartimento all'altro. In individui affetti da prolasso questa valvola si chiude in maniera errata, ed i due lembi che la compongono protendono nell'atrio durante la sistole con conseguente alterazione del flusso sanguigno che "torna indietro" verso il ventricolo al posto di essere pompato tutto nell'atrio (condizione nota come rigurgito valvolare). È una patologia che colpisce prevalentemente le donne di 30 - 50 anni, mentre negli uomini si manifesta intorno ai 20 anni di età. Ed ora classifichiamo il prolasso mitralico.

Classificazione: genesi e struttura della valvulopatia.

La classificazione del prolasso mitralico avviene principalmente in base a due parametri, il primo è la genesi della condizione, cioè se il prolasso si è verificato in maniera indipendente o in conseguenza di un'altra patologia, il secondo è in base alla struttura con cui si presenta la valvola mitralica.

In base alla genesi possiamo distinguere un prolasso valvolare mitralico di tipo:

  • Primario: si verifica quando il mal funzionamento della valvola mitralica è dovuto ad alterazioni della stessa di tipo strutturale, in particolare quando si altera il collagene che forma la componente fibrosa della valvola.

  • Secondario: si verifica quando non si hanno alterazioni a carico del collagene ma a carico delle strutture come l'anello valvolare mitralico, le corde tendinee, i lembi. Si associa solitamente ad altre patologie come le cardiopatie ischemica ed a ridotta contrattilità del ventricolo sinistro.

Per quanto riguarda la struttura e l'aspetto della valvola mitralica sono state fatte diverse classificazioni. La prima è del 1980, è di tipo prevalentemente chirurgico, e fu eseguita da Carpenter il quale prese come riferimento la mobilità dei lembi della valvola mitralica distinguendo un prolasso di:

  • Tipo I: lo stadio di prolasso più lieve, in cui i lembi della valvola conservavano una normale mobilità.

  • Tipo II o eccessivo: in cui i movimenti dei lembi risultavano molto accentuati.

  • Tipo III o restrittivo: in cui i movimenti del lembi erano molto ridotti.

Questa classificazione fu rielaborata nel 1985, secondo uno schema più anatomico che chirurgico, da Barlow, il quale distinse la condizione in quattro classi principali:

  • Billowing (valvola protrusa): i lembi della valvola sono leggermente rigonfi e protrudono nell'atrio sinistro.

  • Prolasso vero e proprio: in questo caso si ha lo spostamento dei lembi della valvola durante la sistole, e la comparsa di prolasso mitralico con rigurgito.

  • Floppy valve (valvola afflosciata): con questo termine viene indicata una protrusione dei lembi nell'atrio sinistro molto più accentuata rispetto allo stadio billowing. Si verificano inoltre delle modifiche alle corde tendinee le quali si allungano e si assottigliano.

  • Flail valve (valvola fluttualnte): è il caso più grave, le corde tendinee si rompono e la valvola mitralica è disancorata.

Nella classificazione di Barlow il prolasso mitralico si accompagna sempre ad insufficienza valvolare mitralica, di grado lieve o severo, anche se tale condizione, da sola, non è sufficiente per porre la diagnosi di prolasso della valvola mitralica.

Puoi approfondire le caratteristiche della insufficienza mitralica.

In un'altra classificazione, proposta da Devereux nel 1987, l'insufficienza valvolare mitralica non sempre è presente e il prolasso viene classificato in:

  • Classico: quando i lembi valvolari si spostano, durante la sistole, rispetto all'anello valvolare e presentano uno spessore aumentato.

  • Non classico: quando i lembi non presentano un aumento di spessore.

Cause del deterioramento della valvola: congenito o associato ad altre patologie.

Le cause del prolasso mitralico non sono ancora ben chiarite. Si sa che si verifica, in caso di prolasso valvolare primario, una degenerazione del collagene che compone la valvola ma non si sa ancora come questo si verifichi.

Il prolasso valvolare mitralico primario è solitamente congenito, si ha cioè sin dalla nascita, ed è il motivo per cui può essere riscontrato anche nei bambini.

Per quanto riguarda il prolasso mitralico secondario, questo si associa spesso ad altre patologie come per esempio patologie del tessuto connettivo, problemi allo scheletro, morbo di Graves e in alcune cardiopatie come la cardiopatia ischemica o quella dilatativa. I sintomi possono essere un campanello d’allarme?

Approfondisci le cause che determinano il morbo di Basedow-Graves.

Il prolasso mitralico non presenta sintomi e il soggetto non si accorge di averlo!

Sintomi del prolasso mitralico

Il prolasso mitralico è solitamente asintomatico e il soggetto non si accorge di averlo. In alcuni casi, quando la condizione è più grave e si associa a rigurgito valvolare importante oppure ad insufficienza mitralica, si possono manifestare i seguenti sintomi, tutti correlati all'insufficienza mitralica e al flusso sanguigno non correttamente pompato in circolo:

  • Sensazione di debolezza: e astenia talvolta accompagnate da dispnea, cioè difficoltà respiratorie.

  • Alterazioni nel ritmo cardiaco: con presenza di tachicardia sinusoidale, extrasistoli e aritmie.

  • Soffio al cuore: causato dal fatto che il flusso sanguigno non viene spinto in maniera corretta e tende a tornare indietro verso il ventricolo.

  • Dolore toracico atipico: che non si sovrappone a quello che si prova durante un infarto.

  • Altri sintomi: come cardiopalmo, palpitazioni ed emicrania.

Attacchi di panico e ansia.

Un altro sintomo comune è la comparsa di ansia e attacchi di panico. Questo si verifica solitamente dopo aver appreso di soffrire di questa condizione. Il soggetto, che fino a prima di sapere del difetto valvolare era asintomatico, inizia a preoccuparsi di cosa può significare per la sua vita quotidiana soffrire di questo problema e non è raro che questo porti all'insorgenza di attacchi di ansia e talvolta di veri e propri attacchi di panico.

 Vediamo ora come avviene la diagnosi.

Come si diagnostica? Spesso per caso...

Il prolasso mitralico, essendo quasi sempre asintomatico, si diagnostica spesso "per caso", nel corso di indagini strumentali svolte per altri motivi.

Gli esami utili per diagnosticare questa condizione sono:

  • Auscultazione cardiaca: è il primo livello di indagine che viene compiuto dal medico mediante lo stetoscopio. In soggetti affetti da prolasso mitralico il medico potrà sentire un "click" in aggiunta ai normali suoni emessi dal cuore (toni cardiaci).

  • Elettrocardiogramma: il tracciato dell'elettrocardiogramma può essere utile per rivelare la presenza di prolasso valvolare mitralico. In soggetti affetti da questa condizione il tracciato mostrerà alterazioni nella ripolarizzazione e presenza di onde T invertite.

  • Ecocardiografia: rappresenta l'indagine diagnostica più efficiente nel determinare la presenza di prolasso valvolare mitralico. Si esegue come una normale ecografia e consente di valutare sia le dimensioni che la forma del cuore e di comprendere se il funzionamento delle valvole e delle cavità cardiache sia corretto oppure no.

  • Ecodoppler: si associa all'ecocardiografia e consente di valutare il flusso di sangue che attraversa la valvola mitralica in termini di velocità e direzione.

Quali sono le possibili conseguenze?

Conseguenze della valvulopatia: possono essere anche gravi.

Il paziente affetto da prolasso valvolare mitralico non presenta particolari rischi per la propria salute in quanto la condizione è benigna e tende ad essere asintomatica. È possibile però che si verifichino delle conseguenze che possono essere anche molto gravi per il soggetto come per esempio:

  • Rigurgito valvolare: si verifica a causa della mancata chiusura ermetica della valvola e causa il ritorno del sangue dall'atrio al ventricolo. Predispone il soggetto a soffrire di insufficienza valvolare ed endocardite infettiva.

  • Insufficienza valvolare: è causata dall'incapacità del cuore di pompare il sangue correttamente a causa del mal funzionamento della valvola. Predispone il soggetto a soffrire di scompenso cardiaco, accumulo di liquidi e difficoltà respiratorie.

  • Endocardite infettiva: è un'infezione batterica dell'endocardio che se non trattata adeguatamente e presa in tempo può risultare fatale per il soggetto.

I Rischi...

Il prolasso valvolare mitralico rappresenta uno dei fattori di rischio per l'endocardite infettiva e pertanto chi ne soffre è a rischio di sviluppare questa patologia.

I rischi di queste possibili conseguenze sono molto seri e vanno dall'infarto del miocardio alla morte improvvisa del soggetto per arresto cardiaco.

La terapia farmacologica: non per curare ma per evitare conseguenze.

La terapia farmacologica nel prolasso mitralico è a scopo profilattico e non curativo, serve cioè a prevenire le conseguenze serie che possono verificarsi, prima tra tutti l'endocardite infettiva.

Il trattamento farmacologico utilizzato si avvale dell'uso di farmaci:

  • Antibiotici: si utilizzano come precauzione in tutti quei casi in cui ci si deve sottoporre a interventi chirurgici anche banali, come l'estrazione di un dente, o nel caso di procedure diagnostiche invasive come la broncoscopia. Gli antibiotici sono ad ampio spettro, come l'amoxicillina, e tale trattamento serve a prevenire complicazioni quali l'endocardite infettiva. L'utilizzo della profilassi antibiotica è indicato nei casi in cui si abbia un rigurgito valvolare mentre può essere evitata, sempre sotto consiglio del medico, nei casi di prolasso asintomatico.

  • Beta bloccanti: sono farmaci che hanno la capacità di abbassare la pressione sanguigna e che si utilizzano nel caso in cui si manifestino sintomi come aritmie o tachicardia. Si prendono prevalentemente i beta bloccanti cardioselettivi per i recettori beta - 1 adrenergici che hanno anche azione vasodilatatrice come atenololo e metoprololo.

  • Altri Farmaci: tra gli altri farmaci che possono essere utilizzati abbiamo gli anticoagulanti come l'acido acetil salicilico, la digossina, nel caso in cui fosse necessario aumentare il battito cardiaco, e i diuretici se vi fosse un accumulo di liquido a livello polmonare.

Quando invece e necessaria la chirurgia?

Terapia chirurgica quando vi è un importante rigurgito valvolare.

L'intervento chirurgico è necessario in tutti quei casi in cui vi è un importante rigurgito valvolare o un'insufficienza valvolare. Consiste nella riparazione o, quando non è possibile ripararla, nella sostituzione della valvola mitrale. Questo può avvenire tramite l'impianto di una valvola biologica, che però ha una durata limitata e che va sostituita nel corso degli anni, o di una valvola meccanica, più resistente, che solitamente non viene mai sostituita ma che può generare un fastidioso rumore. L'intervento si svolge in anestesia generale ed a cuore aperto, e dopo l'operazione il paziente dovrà essere ricoverato per almeno un paio di giorni in terapia intensiva.

Tempi di ripresa.

Dopo l'intervento i tempi di ripresa sono variabili e vanno da un paio di settimane ad alcuni mesi, il paziente dovrà assumere a vita farmaci anticoagulanti.

Vediamo ora quali sono le norme comportamentali consigliabili.

Consigli utili per chi soffre di prolasso mitralico.

Come precedentemente accennato il prolasso mitralico è una condizione benigna che provoca conseguenze gravi solo se si associa a insufficienza mitralica. Il soggetto quindi può svolgere la propria vita quotidiana senza quasi limitazioni, prestando soltanto alcune attenzioni particolari. Per esempio:

  • Soffrire di prolasso mitralico non comporta rischi quando si decide di assumere la pillola anticoncezionale. Questo farmaco, in soggetti predisposti, può provocare episodi di trombosi ma, per scongiurare tale rischio basta sottoporsi a dei semplici esami del sangue per valutare la coagulazione. Non aggrava il quadro patologico del prolasso mitralico.

  • Quando si va dal dentista e questo consiglia di estrarre un dente è bene seguire una profilassi antibiotica per prevenire serie conseguenze come l'endocardite infettiva.

  • Se si prevede di fare un viaggio in montagna è bene sapere che l'altitudine non influenza in alcun modo il quadro clinico del prolasso mitralico. Tuttavia a causa della carenza di ossigeno che si ha in alta montagna è possibile sentirsi stanchi e affaticati, ma questo indipendentemente dalla patologia.

  • L'attività sportiva, a qualsiasi livello compresa l'attività agonistica di tipo aerobico o anaerobico come il bodybuilding, non è preclusa. Tuttavia si consiglia sempre di eseguire tutti gli esami necessari a garantire la propria sicurezza e di farsi seguire costantemente da un medico dello sport.

  • Il prolasso mitralico non rappresenta una controindicazione alla gravidanza. Tuttavia è necessario sottoporsi a regolari controlli medici, ed evitare inoltre di prendere molti chilogrammi per evitare di affaticare in maniera eccessiva il cuore. Non vi sono controindicazioni nemmeno per il parto naturale, ma sarà il medico che valuterà il da farsi caso per caso.

  • La patologia è di per sé benigna e a prognosi favorevole e pertanto non è inserita nelle tabelle delle patologie che danno diritto alla pensione di invalidità a meno che non sia invalidante.

Supervisione: Vincenzo Angerano - Collaboratori:Dott.sa Margherita Mazzola (Biologa - Nutrizionista)- Dott.sa Alessia Paolini
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