Protesi piede.
Le protesi del piede, come ogni cosa, hanno subito un lungo processo evolutivo. Una volta erano di fattura artigianale ed ogni pezzo era un'opera a se e veniva costruita su misura del portatore di handicap.
Col tempo si è tentato, per quello che era possibile, di dare una standardizzazione alla produzione costruendo le protesi in maniera modulare. Ovviamente questa modularità deve tener presente oltre che delle caratteristiche anatomiche del paziente anche di quelle fisiche. E del tutto evidente che soggetti giovani hanno esigenze diverse dagli anziani essendo molto più attivi e praticando talvolta attività sportive.
Qualche anno fa le protesi non erano snodate ed avevano caviglie e parte del piede rigide e solo l'avanpiede era articolato.
Le attuali protesi, invece, sono molto più complesse ed articolate e hanno movimenti molto simili ai veri arti. Il principio fondamentale su cui si basano è di accumulare energia (per deformazione elastica di una struttura contenuta all'interno) durante l'appoggio del calcagno e di restituirla al momento che il carico diminuisce. In questo modo il piede riceve una spinta in avanti che facilita l'andatura.
Anche per questo tipo di realizzazioni il futuro è rappresentato da protesi robotiche alimentate e gestite da microprocessori che con l'ausilio di una serie di sensori dosano l'energia accumulata dalla molla e rendono il passo più fluido e simile alla naturale andatura.
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