Frattura malleolo scomposta

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Le fratture scomposte malleolari sono rotture frammentate del malleolo causate normalmente da violente rotazioni interne o esterne del piede. Vediamo quali sono i sintomi e come si esegue l'intervento per l'applicazione di viti, placche e fili.

La frattura scomposta del malleolo è la rottura frammentata di uno o di entrambi i malleoli. I malleoli che costituiscono insieme all'astragalo del piede l'articolazione della caviglia sono due e precisamente il mediale interno ed il laterale esterno. Il mediale o interno è una delle epifisi distale della tibia mentre il laterale esterno è l'epifisi distale del perone o fibula. I due malleoli formano insieme all'altra epifisi della tibia una sorta di coda di rondine in cui si articola l'astragalo dando luogo all'articolazione della caviglia.

Le fratture scomposte malleolari sono normalmente originate da violente rotazioni interne o esterne del piede. Data la violenza del trauma sono generalmente accompagnate da lesioni legamentose e della capsula articolare. Talvolta il trauma è talmente violento che i tronconi scomposti delle ossa tranciano tessuti e cute e fuoriescono ed allora si parla di frattura esposta.

I sintomi di una frattura scomposta sono generalmente evidenti:

La diagnosi definitiva si effettua eseguendo una radiografia che fotografa con precisione lo stato della frammentazione ossea.

Il trattamento di una frattura scomposta avviene generalmente per via chirurgica con l'applicazione di viti, placche e fili metallici per favorire una rapida osteosintesi. L'operazione in tali tipi di frattura interessa quasi sempre anche legamenti e capsula articolare che hanno con molta probabilità subito serie lesioni in seguito al violento trauma. L'intervento è accompagnato da un robusto trattamento antibiotico e antitrombotico per prevenire infezioni di batteri e possibili embolie.

Successivamente all'intervento viene applicato al paziente un gambaletto in resina e questi non potrà caricare il piede prima che sia trascorso un periodo di 10 giorni. L'intervento se non genera complicanze consente generalmente un buon recupero funzionale dell'articolazione.

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