Clamidia: sintomi, terapia, contagio e rischi per l'uomo e la donna

Articolo realizzato dalla redazione
Informazioni sui Consulenti Scientifici

Informazioni sulla Clamidia: quali sono i sintomi nell'uomo e nella donna, come si trasmette e quali sono i rischi e le terapie da seguire per curarla.

    Indice Articolo:
  1. Definizione e contagio
  2. Sintomi
  3. Diagnosi
  4. Fattori di rischio
  5. Terapia
  6. Prevenzione
  7. Rischi e conseguenze

Cosa è la Clamidia? Come si trasmette e come avviene il contagio?

Nel linguaggio comune col termine clamidia normalmente si fa riferimento alla infezione causata dal  batterio Clamydia trachomatis, e con più precisione,  quella genitale che è anche  la più comune nei paesi  occidentali. Ed è  ad essa che nel prosieguo dell’articolo  faremo riferimento.

La Clamidia è una malattia sessualmente trasmessa provocata da una famiglia di batteri gram negativi, ossia che si presentano decolorati dopo che la coltura, trattata con blu di genziana, viene lavata con alcool etilico. Essi sono parassiti intracellulari obbligati in quanto possono vivere e riprodursi solo all’interno di  cellule ospiti. Tra tutti gli appartenenti a tale famiglia soltanto un genere: il  Clamydia trachomatis con i suoi serotipi (sottospecie)  risulta essere patogeno per l’uomo. 

Il Clamydia trachomatis si trasmette e diffonde  per contagio che avviene o con rapporti sessuali di ogni tipo: vaginali, anali ed orali, o con contagio diretto tra madre e neonato durante il parto. Il  Clamidia trachomatis raggruppa un discreto numero di serotipi che  sono in grado di determinare dei differenti quadri clinici ( insieme di sintomi e segni; dove i sintomi sono le anomalie fisiche riferite dal paziente ed i segni quelle che constata il medico).

Le sottospecie più comuni del  Clamydia trachomatis:

Serotipi: L1, L2 ed L3.Infezione da clamidia  tipica dei paesi tropicali che si presenta con:  

  1. gonfiore ad uno o entrambe i lati dell’inguine causata da ingrossamento dei vasi linfatici;
  2. Ingrossamento dei linfonodi   delle cellule linfatiche  del collo accompagnata da faringite;
  3. infiammazione dell’intestino  retto o sigma con infiammazione.

Naturalmente si presenterà l’una o le altre delle forme descritte a seconda della tipologia di rapporto intimo che ha determinato l’infezione (vaginale, orale, anale). Tale specie di clamidia si associa a linfogranuloma venereo una patologia che provoca ulcere genitali.

Serotipi: A, B, C. responsabili del tracoma che è una infiammazione di congiuntiva e cornea del globo oculare causata dalla infezione del batterio. La malattia è tipica delle zone in cui l’acqua e quindi l’igiene scarseggia e perciò delle aree desertiche.

Altri serotipi responsabili di infezioni dei genitali, polmonite nei neonati ( nel caso di trasmissione da madre a figlio durante il parto ), infiammazione delle congiuntive degli occhi.

Sintomi: come riconoscere l’infezione.

L’infezione genitale da Clamydia trachomatis è comunissima ed i dati di cui si dispone sono addirittura parecchio sottostimati  in quanto, in moltissime situazioni,  essa è asintomatica o  presenta pochissimi sintomi (nel  50% degli uomini e 70% delle donne ).

Il tempo di incubazione dell’infezione varia da 1 a 3 settimane.  La sintomatologia è ovviamente diversa negli uomini e nelle donne pertanto nel seguito le considereremo in maniera separata.

Sintomi dell’infezione genitale da clamidia nella donna.

<div >

Il batterio infetta  inizialmente  uretra, vagina e parte bassa dell’utero e da qui può successivamente infettare il retto. I sintomi sono in molti casi (in più della metà) assenti o molto lievi in special modo nella fase iniziale dell’infezione. Quando e se  si manifestano possono così riassumersi:

  • Bruciori anche di lieve entità durante la minzione e quindi uretrite (infiammazione dell’uretra).
  • Leucorrea. Perdite vaginali biancastre.
  • Prurito vaginale.
  • Perdite vaginali purulente.
  • Perdite ematiche anomale tra due cicli mestruali.
  • Sanguinamenti  dopo rapporti sessuali.
  • Piccole perdite ematiche di colore scuro in menopausa con trattamento estroprogestinico.
  • Cervicite purulenta. Infiammazione del collo dell’utero con secrezione di  muco e pus.
  • Rapporti intimi dolorosi.
  • Dolori al basso ventre anche di intensità severa.
  • Febbre improvvisa accompagnata da nausea.
  • Probabilità elevata di gravidanze extrauterine.

Sintomi dell’infezione genitale da clamidia nell’uomo.

<div >

Il  batterio nell’uomo infetta uretra e retto.  Anche negli uomini come già si è visto per le donne l’infezione può procedere, in special modo nella fase iniziale ma non solo, in maniera asintomatica o con sintomi lievissimi e pertanto non viene rilevata. La sintomatologia se presente è così riassumibile:

  • Uretrite. Infiammazione dell’uretra con bruciori durante la minzione.
  • Stimolo continuo alla minzione con sensazione di incompleto svuotamento della vescica.
  • Secrezioni  di muco purulente dal meato del glande.
  • Infiammazione, gonfiore e dolenzia dei testicoli (orchite).
  • Infiammazione  e dolenzia dell’epididimo, condotto che unisce testicoli al meato del glande e che consente l’eiaculazione.
  • Proctite. Infiammazione dell’ano che si accompagna a secrezioni muco purulente e bruciori  durante la defecazione.
  • Prostatite. Infiammazione della prostata con secrezioni purulente e dolenzia perianale.

Sintomi dell’infezione da clamidia nel neonato.

<div >

Il batterio infetta il neonato durante il parto nel suo passaggio vaginale. I sintomi più comuni dell’infezione del neonato da parte del Clamydia Trachomatis sono:
  • Congiuntivite. Si presenta nei primi quindici giorni di vita ed è causata come detto dal contatto della regine oculare  con le secrezioni vaginali materne infette dal batterio durante il transito nel parto. E anche nota come ophtalmia neonatorum.
  • Orofaringite. Infiammazione della regione orofaringea (bocca e gola) causata dall’infezione del batterio.
  • Polmonite sub acuta non febbrile. Ossia una infiammazione dei polmoni che dura nel tempo ma che comunque non cronicizza.
  • Infezione dei genitali o anale.

Diagnosi: gli esami e le analisi per individuare l’infezione.

La diagnosi  dell’infezione da clamidia  può non essere semplice ed immediata  per  due motivi.
Primo perché in un gran numero di casi, come ripetutamente detto,  la malattia è asintomatica o i sintomi sono talmente lievi che vengono ignorati dal paziente.

Secondo perché la sintomatologia se presente è perfettamente sovrapponibile a quella di una altra infezione ossia quella  da Neisseria gonorrhoeae: la blenorragia.  Blenorragia che è anch’essa una malattia che si trasmette con rapporti sessuali. E perciò l’anamnesi e l’esame obiettivo  del  quadro clinico non bastano a diagnosticare  l’agente patologico che è responsabile dell’infezione.  Attualmente però sono disponibili un discreto numero di test  di laboratorio che consentono di diagnosticare la malattia in maniera certa e semplice.

I test più comunemente utilizzati nella diagnostica clinica della clamidia sono:

Test colturale. Consiste nel prelevare  campioni di cellule dal paziente mediante un tampone e  di effettuare su di esso  una coltura  e successivamente ricercare il batterio. Per individuare anche infezioni a scarsa carica batterica è essenziale  un’ accurato prelievo dei campioni cellulari. Prelievo che viene effettuato con un tampone. Tampone che nelle donne  deve essere sia uretrale che cervicale e negli uomini uretrale. Per molto tempo è stato l’unico test attendibile disponibile. Richiede diversi giorni di attesa, è moderatamente invasivo  ed anche  costoso.

Test di immunofluorescenza diretta. E semplice, efficace, rapido  ed economico, ma ha scarsa sensibilità e quindi può dare falsi positivi. Consiste nel mettere a contatto di un campione cellulare del paziente che contiene l’antigene che si ricerca (la clamidia) con un suo anticorpo specifico marcato con la fluorescina (sostanza che emette radiazioni luminose visibili quando colpita da UV).  Si lascia il tempo necessario per fare avvenire la reazione antigene anticorpo e poi si lava. Gli anticorpi non legati all’antigene saranno spazzati via. Illuminando con UV se al microscopio si vede fluorescenza il test è positivo alla presenza dell’antigene cioè alla clamidia.

Ricerca nelle urine di immunoglobuline (anticorpi ) anti clamidia. La metodologia  è utile di norma come screening della malattia perchè determina la presenza dell’antigene ma non la sua concentrazione  ed inoltre  fornisce falsi positivi  in coloro che dopo terapia sono positivi agli anticorpi nonostante non abbiano più carica batterica viva.

Test di biologia molecolare. Sono sicuramente risolutivi in quanto individuano il materiale genetico del batterio ma sono molto costosi e vengono perciò utilizzati solo per conferma nei casi dubbi.
Il test di Papanicolau o Pap Test rileva la presenza di una infezione batterica ma non fornisce informazioni sull’agente eziologico.

Fattori di rischio per l’infezione di clamidia.

Alcuni fattori aumentano la probabilità di contrarre l’infezione i più comuni sono.

Terapia: i trattamenti per la cura della clamidia.

Trattandosi di una infezione batterica la terapia di elezione è quella antibiotica. L’azitromicina e la dioxiciciclina sono gli antibiotici più usati che vanno assunti per via orale.

A causa di ceppi di batteri resistenti alla terapia antibiotica possono rendersi necessarie  una o più reiterazioni del ciclo terapeutico. Se il paziente ha un partner fisso è quasi sempre necessario che anche questi si sottoponga alla terapia. Durante la terapia sarebbe buona norma astenersi dai rapporti intimi o quantomeno utilizzare il profilattico in maniera corretta per impedire di ripassarsi l’infezione.  

Se si sono avuti rapporti orogenitali in periodo antecedente alla terapia il batterio potrebbe essersi annidato  nella regione orofaringea e pertanto  non si dovrebbero scambiare baci o avere rapporti orogenitali fino a terapia ultimata. 

Una terapia prolungata di antibiotici potrebbe favorire una infezione intestinale da candida e perciò agli antibiotici si associa spesso una cura antimicotica.

Rimedi naturali.

Vengono pubblicizzate alcune cure pseudo-naturali per l’infezione da clamidia. La loro efficacia è dubbia e trattandosi di una infezione batterica che può dare delle severe complicanze  è assolutamente necessaria la terapia antibiotica che dovrà essere prescritta e seguita dal medico curante.

Prevenzione: consigli per ridurre il rischio di contrarre la clamidia.

Per prevenire l’infezione da clamidia occorre minimizzare i fattori di rischio precedentemente descritti e quindi:

Conseguenze dell’infezione: i rischi possono essere severi.

L’infezione da clamidia procede spesso in maniera asintomatica e di conseguenza il paziente non è conscio di essere infetto e perciò non si sottopone ad alcuna terapia. Questa condizione è estremamente pericolosa per due motivi.

Esaminiamo dette conseguenze considerando in maniera separata i casi in cui il soggetto sia una donna ed un uomo.

Conseguenze da clamidia nelle donne.

<div >

Il batterio non contrastato risale nell’utero infettando salpinge e tube di Falloppio. Viene così a delinearsi la Malattia infiammatoria pelvica o PID. La PID (Pelvic Infiammatory Desease) è una infezione ginecologica e relativo processo infiammatorio che può interessare salpingi, annessi ed ovaio e propagarsi fino al peritoneo (membrana che ricopre la cavità addominale. In alcuni casi gravi la PID  coinvolge anche diaframma e fegato configurando la Sindrome di Fitz-Hugh-Curtis. Ulteriori conseguenze del coinvolgimento degli  organi genitali  possono essere la sterilità e se l’infezione è accompagnata da gravidanza può determinare aborto, nascita prematura e gravidanza extrauterina.

Conseguenze dell’infezione negli uomini.

<div >

L’infezione di clamidia non curata può indurre orchiti, epididimiti ed in casi estremi  infertilità.

Infezione da Clamidia in gravidanza: possibili conseguenze sul bambino.

Sono associati a tale evenienza una serie di severe complicanze che possiamo così riassumere:

  • Ritardo della crescita del feto nell’utero.
  • Nascita pre-termine del  neonato.
  • Peso alla nascita inferiore alla norma ed aumento delle probabilità di morte neonatale. Aumento della probabilità di gravidanza extrauterine. Ovulo che non si impianta nella mucosa uterina con conseguenze fatali.
  • Aumento della probabilità di endometrite post parto. Dove l’endometrite è una infiammazione dell’endometrio ossia della mucosa che ricopre la parete interna dell’utero.
  • Trasmissione dell’infezione al neonato nel transito in vagina con le conseguenze che si sono esaminate.

Informazioni Sugli Autori: Questo articolo è stato realizzato dalla Redazione (Informazioni sui Consulenti Scientifici)

Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire funzioni social e analizzare il traffico. Potremmo fornire i dati ad istituti di analisi e ai social media. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando un qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie (Clicca Quì).
ARTICOLI CHI SIAMO CONTATTACI