Coronarografia: come si esegue, i rischi e la degenza post esame

Approfondimento sulla coronarografia. Esaminiamo quando e come si esegue, i rischi che può comportare e se è necessaria una degenza post esame per fronteggiare eventuali complicanze.

    Indice Articolo:
  1. Cos'è?
  2. Come si esegue
  3. Patologie diagnosticabili
  4. Interventi possibili
  5. Rischi e controindicazioni
  6. Preparazione all'esame
  7. Costi

Che cosa è la coronarografia?

La coronarografia è una procedura diagnostica, e talvolta terapeutica, che appartiene alla più generale categoria del cateterismo cardiaco. Ha comunemente la finalità di indagine sullo stato delle arterie coronariche ma in qualche caso è anche utilizzata per effettuare piccoli interventi. Ricordiamo che le coronarie sono vasi sanguigni che si dipartono dall’aorta nella regione subito oltre la valvola aortica e dividendosi in due tronchi destro e sinistro irrorano le fibre del miocardio che costituiscono la tonaca muscolare del cuore.

Approfondisci le patologie che si possono diagnosticare col cateterismo cardiaco.

La coronarografia così come il cateterismo cardiaco è una indagine mini invasiva. Si avvale infatti di un sottile catetere che viene fatto scorrere in un vaso sanguigno fino al suo posizionamento nella regione delle coronarie. Attraverso di esso si fa poi defluire in queste ultime un mezzo di contrasto radiopaco ed in fluoroscopia  si ottengono nitide immagini della loro conformazione e di come il sangue le attraversa. Ovviamente anche il percorso di posizionamento del catetere viene seguito sul fluoroscopio.

Come si esegue quest’esame diagnostico?

Il laboratorio di emodinamica è i luogo in cui viene effettuata la coronarografia e lo specialista che la conduce è il cardiologo emodinamista.

Il laboratorio di emodinamica è una stanza dotata di speciali attrezzature ed in cui si opera in condizioni di perfetta sterilità, come avviene in una normale sala operatoria, tutto ciò per evitare possibili infezioni al paziente.

Il fulcro delle attrezzature che ivi sono raggruppate è costituito dal fluoroscopio. Questo è un emettitore di raggi X munito di uno speciale schermo posizionato tra paziente e sorgente ionizzante. Detto schermo consente di visualizzare in tempo reale le immagini radiografiche che vengono scattate. Immagini che sullo schermo vengono riprese da una telecamera e dopo elaborazioni digitale in una stazione grafica inviate ad un monitor dove possono essere visualizzate in sicurezza dall’operatore.

La procedura con cui si opera.

Il paziente viene disteso sul tavolo del fluoroscopio, e in anestesia locale gli viene praticata una incisione sull’arteria femorale (inguine) o arteria radiale (braccio).

Attraverso detta incisione viene posizionato nel vaso uno speciale inseritore. Da questo viene poi introdotto il catetere (tubicino del diametro di circa 2 millimetri).

Controllando sul monitor il progredire del fluoroscopio il catetere viene sospinto internamente all’arteria fino a raggiungere l’aorta e la valvola aortica. In questa regione si dipartono le coronarie e mediante opportune punte del catetere dotate di necessaria curvatura si passa al loro interno e qui si inietta il liquido di contrasto radiopaco.

Questo si diffonderà all’interno dei vasi coronarici evidenziando ai raggi X eventuali stenosi, ostruzioni, placche e/o trombi. Inoltre diffondendosi fornirà immagini che costituiscono precise indicazioni su come il flusso ematico si distribuisce all’interno del miocardio, indagine, che il cardiologo emodinamista visualizzerà in diretta sullo schermo e che registrerà su apposito supporto per poterla successivamente studiare. Se non si decide di procedere ad eventuali interventi terapeutici, si ritirerà il catetere e si estrarrà dall’arteria l’inseritore.

L’intervento viene poi completato comprimendo e bendando la regione dell’incisione onde evitare formazione di fastidiosi ematomi.

Degenza e precauzioni post-esame.

Dopo l’intervento di coronarografia, che mediamente ha una durata di mezz’ora/ una ora, il paziente viene trattenuto a riposo ed in osservazione ancora per qualche ora.

Trascorso tale tempo ed in assenza di espliciti segni di complicanze questi viene dimesso e potrà far ritornare a casa. Qui dovrà rimanere ancora a riposo per 24 ore.

La coronarografia è assolutamente indolore. L’unico fastidio che può riscontrarsi durante l’esecuzione è una sensazione di calore al momento in cui viene iniettato l’agente di contrasto. Durante l’intera procedura verrà costantemente monitorata con un tracciato elettrocardiografico la funzione cardiaca nonchè la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca.

Quali malattie possono essere diagnosticate con la coronarografia?

La coronarografia è generalmente prescritta ed effettuata per confermare la diagnosi ed indagare sullo stato del cuore e sua vascolarizzazione se si sospettano le seguenti patologie:

Scegliere la terapia post infarto con la coronarografia.

Oltre che per confermare le diagnosi delle malattie sopra elencate la coronarografia viene anche praticata per valutare, in caso di infarto, la terapia più consona da perseguire.

In tali condizioni, infatti, se il trattamento farmacologico sortisce scarsi risultati l’alternativa è tra un intervento mini invasivo di angioplastica con impianto o meno di stent o un intervento tradizionale di rivascolarizzazione con impianto di by pass.

La coronarografia consente appunto di valutare con precisione lo stato delle ostruzione e di scegliere la soluzione migliore. E qualora venga deciso di effettuare una angioplastica questa viene praticata nella medesima seduta, guadagnando tempo con costi più bassi.

Che tipi di trattamento possono effettuarsi durante un esame coronarografico?

Come detto non sempre la coronarografia viene effettuata solo a scopo diagnostico, alcune volte durante la procedura si mettono in pratica degli interventi.

Il trattamento che più comunemente viene effettuato durante una coronarografia è:

L’Angioplastica coronarica o con l’acronimo anglosassone PTCA (percutaneous transluminal coronary angioplasty). Detto intervento consente di dilatare la sezione interna della coronaria ostruita da deposizione di placca aterosclerotica. Si procede nella seguente maniera.

Sul catetere utilizzato per la coronarografia è posto un palloncino che viene posizionato nel sito della stenosi del vaso e qui gonfiato. L’aumento di pressione dilata il lume dell’arteria.

Il palloncino può anche rilasciare principi attivi che contribuiscono alla dissoluzione di eventuali trombi. Per rendere stabile l’opera di dilatazione del vaso spesso, dopo il gonfiaggio del palloncino, si posiziona all’interno della coronaria uno stent. Questo è una sorta di maglia cilindrica in acciaio inox che viene condotta col catetere sul luogo della stenosi.

Qui gonfiando il palloncino la si dilata e blocca in loco mantenendo stabile l’allargamento della sezione del vaso. Lo stent può essere medicato ossia intriso di un principio attivo che provoca la dissoluzione di eventuali trombi. Principio attivo che viene rilasciato con lentezza per un periodo di qualche mese.

Recentemente prima dell’inserimento dello stent, sempre servendosi del catetere, si effettua una aspirarazione del la placca aterosclerotica calcificata che riveste la parete. Questa operazione migliora la rivascolarizzazione del cuore consentendo un ulteriore riduzione della stenosi. Tutte le operazioni descritte sono eseguite dal cardiologo emodinamista visualizzando continuamente il campo operatorio sul monitor del fluoroscopio.

Rischi: è un esame pericoloso? Quali sono le eventuali complicanze correlate a quest’indagine?

Come già accennato la coronarografia appartiene alla famiglia dei cateterismi cardiaci e come tale utilizza sonde che vengono introdotte nei vasi sanguigni e nel cuore medesimo. Per tale motivo non può essere scevra di rischi. Rischi che come è facilmente immaginabile sono conseguenze di possibili lesioni che possono procurarsi nell’avanzamento del catetere.

Di seguito un elenco dei rischi più comuni.

Nonostante le numerose complicanze elencate la coronarografia è un intervento sicuro che ormai è di routine nei centri specializzati. Inoltre i vantaggi diagnostici ed interventistici ad essa correlati superano con estrema abbondanza i rischi.

Va comunque menzionato in maniera chiara che le complicanze di infarto ed ictus possono condurre il paziente alla morte. Naturalmente l’evenienza di un tale evento ha una probabilità estremamente bassa inferiore ad 1/1000. Poichè la probabilità di decesso e di complicanze anche se numericamente molto contenuta esiste e pertanto viene richiesto al paziente, prima di effettuare l’esame, la firma di un modulo di consenso informato in cui sono elencati tali rischi con le percentuali della loro incidenza.

Casi in cui la coronarografia può essere controindicata.

Quelli che seguono costituiscono casi di particolare attenzione che vanno opportunamente segnalati in precedenza al personale medico responsabile dell’indagine.

Come, di norma, ci si prepara all’esame.

Segnalare al cardiologo farmaci e posologia di eventuali terapie in atto. In particolare se si soffre di diabete insulino-dipendente o non richiedere precise istruzioni sull’assunzione o meno dei farmaci usuali il giorno dell’intervento.

Presentasi all’esame che di solito si svolge nella mattinata senza aver consumato pasti o bevuto nelle 8 ore precedenti.

Costo della coronarografia.

La coronarografia se eseguita nei centri convenzionati è a carico del SSN. Se l’esame viene effettuato in centri privati ha un coso elevato che si aggira sui 1600 euro. Per una coronarografica con angioplastica il costo sale agli oltre 3000 euro.

Informazioni Sugli Autori: Questo articolo è stato realizzato dalla Redazione (Informazioni sui Consulenti Scientifici)

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