Ipertiroidismo: valori, sintomi, cause, dieta, cura e conseguenze

Consulente Scientifico:
Dottoressa Giuseppina Corniello
(Specialista in biologia e nutrizione)

Approfondimenti sull'ipertiroidismo, analisi dei sintomi con cui si manifesta e delle cause che possono portare ad un funzionamento della tiroide superiore alla norma. Vediamo quali sono le strategie terapeutiche proposte dalla medicina e quali i consigli alimentari da mettere in atto per contrastare la patologia.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche e valori  ormonali di riferimento
  2. Tipologie
  3. Cause
  4. Sintomi
  5. Diagnosi
  6. Cura
  7. Dieta
  8. Conseguenze

Cos’ è l’ipertiroidismo?

L’ipertiroidismo è una condizione patologica in cui si verifica un aumento dell’attività della tiroide. Questo significa che essa secerne in circolo un numero maggiore di ormoni a causa di un’aumentata sintesi a livello ghiandolare.

Prima di proseguire, però, è necessario un breve chiarimento su cosa sia la tiroide, quali ormoni produce e qual è la sua funzione.

La tiroide è una ghiandola endocrina situata alla base del collo. Produce due tipi di ormoni, la tiroxina (T4) e la tri-iodotironina (T3), i quali agiscono regolando le attività metaboliche come ad esempio la sintesi proteica, l’utilizzo di energia e la produzione di calore (termogenesi).

Gli ormoni tiroidei sono, inoltre, fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso prima e dopo la nascita. I numeri che troviamo nelle sigle T3 e T4 si riferiscono a quanti atomi di iodio sono contenuti nelle molecole. Da ciò intuiamo già come lo iodio sia un elemento importantissimo per il corretto funzionamento di questa ghiandola. La produzione degli ormoni tiroidei è regolata a sua volta da un altro ormone, il TSH (tireotropina o ormone tireostimolante), prodotto da un’altra ghiandola, l’ipofisi. Quando i livelli ematici di T3 e T4 si innalzano, l’ipofisi blocca la secrezione di TSH così da non avere un’ulteriore stimolazione sulla sintesi degli ormoni tiroidei.

Dunque il sistema di rilascio degli ormoni T3 e T4 è finemente regolato, ma a causa di qualche alterazione in questo meccanismo ci possiamo trovare di fronte a due tipi di condizioni: l’ipotiroidismo, in cui la ghiandola tiroidea riduce la sua funzionalità, e l’ipertiroidismo in cui la tiroide funziona più del dovuto.

In questo articolo vogliamo soffermarci solo sulla condizione di ipertiroidismo e quindi capire innanzitutto in che modo si possono alterare i valori di questi ormoni che circolano nel nostro sangue.

Valori degli ormoni tiroidei: come variano in condizioni normali e patologiche?

Avendo chiarito già che nell’ipertiroidismo vi è una iperproduzione ormonale è facile intuire che gli ormoni tiroidei risulteranno aumentati a livello ematico. Il TSH, invece, sarà ridotto poichè l’ipofisi “percepisce” l’elevato livello di T3 e T4 in circolo e blocca così l’ulteriore stimolo alla loro produzione.

Valori di riferimento dei livelli sierici ormonali

Valori dei livelli sierici ormonali nell’ipertiroidismo

  • T3> 2.6 nmol/L

  • T4> 150 nmol/L

  • TSH< 0.15 mU/L

I range di riferimento, così come le unità di misura, variano a seconda del laboratorio che effettua il dosaggio e in base alla metodica che viene utilizzata.

La valutazione dei livelli ormonali è sicuramente un campanello d’allarme per fare diagnosi di ipertiroidismo. Ma questa patologia presenta diverse forme e tipologie che possiamo classificare come segue.

Tipologie di ipertiroidismo.

Possiamo avere diverse condizioni patologiche che hanno come risultato ultimo quello di causare un’iperproduzione di ormoni da parte della ghiandola tiroidea. Una distinzione fondamentale che possiamo fare sull’origine di questa condizione è tra la forma primaria e quella secondaria.

Vi è poi una condizione definita “subclinica” in cui la sintomatologia è lieve o del tutto assente. In questo caso potrebbe anche non essere richiesto alcun trattamento in quanto potrebbe trattarsi di una situazione passeggera e scomparire da sola. Talvolta, può invece trasformarsi in ipertiroidismo vero e proprio. E’ quindi fondamentale in questo caso il monitoraggio e la supervisione da parte del medico.

Quando, invece, parliamo di ipertiroidismo manifesto ci riferiamo ad una condizione in cui si verifica in maniera evidente l’alterazione ormonale di cui abbiamo parlato (TSH basso e ormoni tiroidei alti) ed è necessario iniziare una terapia.

Cause che possono portare all’iperproduzione di ormoni tiroidei.

Le cause sono molteplici e di seguito ne vedremo un elenco.

Puoi approfondire le cause e le tipologie di noduli alla tiroide.

A queste si aggiungono le tiroiditi, ossia infiammazioni a carico del tessuto ghiandolare.

Approfondisci i sintomi e le possibili cure della tiroidite di Hashimoto.

Ipertiroidismo in gravidanza.

Sebbene sia un evento piuttosto raro, può succedere che durante la gravidanza si manifestino segni associati ad ipertiroidismo. Durante questo periodo, infatti, a causa dell’aumento degli estrogeni si verifica un aumento anche della proteina deputata al trasporto degli ormoni tiroidei con conseguente aumento della loro concentrazione in circolo.

Alcuni tra i segni clinici riscontrabili sono:

  • perdita di peso

  • stanchezza

  • gozzo

  • aumentata sudorazione

Il pericolo per il feto è rappresentato dal fatto che potrebbe a sua volta sviluppare l’ipertiroidismo. Per cui è opportuno mettere in atto una terapia farmacologica da proseguire, eventualmente, anche durante l’allattamento.

L’ipertiroidismo può anche derivare dall’uso di integratori di iodio o da farmaci.

Quali sono i sintomi che devono insospettirci?

Il quadro clinico risulta molto vario e i sintomi e i segni che posso iniziare a far sospettare una condizione di iperattività della tiroide sono molteplici ed è impossibile che il soggetto affetto li manifesti tutti. Poichè gli ormoni tiroidei controllano il metabolismo dell’organismo, se vengono prodotti in maniera incontrollata si avrà una sua accelerazione. Ecco perchè alcuni dei sintomi saranno:

Come si arriva alla diagnosi di ipertiroidismo.

Tutta questa serie di segnali che abbiamo elencato è sicuramente indicativa per iniziare a sospettare un’alterazione della tiroide. La diagnosi di ipertiroidismo, infatti, non è particolarmente difficoltosa. In prima battuta il medico procederà con la palpazione della ghiandola per valutare se c’è un aumento del volume per poi procedere con gli esami del sangue e quindi andare a dosare direttamente gli ormoni coinvolti (T3, T4 e TSH). Anche il TSH è un buon indicatore per fare diagnosi tranne nei casi in cui l’ipertiroidismo sia causato da una patologia ipofisiaria. In questo caso il TSH risulterà aumentato contrariamente a quanto si osserva normalmente.

Dopo aver dosato gli ormoni in circolo si andrà ad ottimizzare e differenziare la diagnosi attraverso:

Cure farmacologiche, chirurgiche e rimedi naturali.

La terapia messa in atto nell’ipertiroidismo ha lo scopo di far rientrare i valori di T3 e T4 nella norma. Attualmente le opzioni terapeutiche sono tre:

Trattamento farmacologico: per portare a valori normali gli ormoni si ricorre a due categorie di farmaci i tireostatici e i beta-bloccanti. I primi vanno a bloccare direttamente la sintesi ormonale. I secondi hanno un meccanismo d’azione che si esplica maggiormente sugli effetti periferici. In pratica i beta-bloccati contrastano l’azione che gli ormoni tiroidei hanno sul corpo e quindi tutti quei segni clinici descritti in precedenza.

Trattamento con iodio radioattivo: in questo caso si va a distruggere le cellule della tiroide. Lo iodio, in particolare lo iodio 131 radioattivo, viene somministrato al paziente sotto forma di pastiglia, esso verrà così captato dalle cellule tiroidee e quello in eccesso sarà eliminato nei giorni successivi attraverso le urine. Valutando in maniera opportuna (con una scintigrafia) la quantità necessaria si riesce a riportare a valori fisiologici gli ormoni tiroidei. Talvolta dopo la cura si incorre nel problema opposto: l’ipotiroidismo ma la cosa non costituisce una seria preoccupazione in quanto è possibile integrare la carenza di ormoni con somministrazione giornaliera in pastiglie. Questa terapia non è adatta a donne incinte o in allattamento in quanto le radiazioni possono passare al feto o al bambino attraverso il latte materno.

Trattamento chirurgico: si tratta di un intervento chirurgico, detto tiroidectomia, in cui si va ad asportare totalmente o parzialmente la ghiandola. Questa scelta viene fatta soprattutto in quei casi in cui essa è aumentata troppo di volume e si è formato un gozzo troppo grande. Dopo l’asportazione della tiroide bisognerà provvedere con una terapia farmacologica volta a somministrare ormoni tiroidei visto che manca la ghiandola che li produceva.

Nel trattamento omeopatico dell’ipertiroidismo è molto utilizzato il “marrubio d’acqua” i cui fiori hanno la capacità di equilibrare gli ormoni tiroidei grazie ai flavonoidi e ai polifenoli in essi contenuti. Un’altra pianta utilizzata è la “pianta cardiaca” nota per le sue proprietà sedative.

La terapia omotossicologica è ritenuta valida nel trattamento dell’ipertiroidismo. Se la condizione è particolarmente severa si utilizzano in associazione con i farmaci tradizionali. La terapia ha lo scopo di ripristinare in maniera naturale il corretto funzionamento della ghiandola e ridurre gli effetti collaterali provocati dai farmaci.

Molto spesso quando si parla di problemi alla tiroide si sente dire la frase “l’aria di mare fa bene alla tiroide!”, “bisogna consumare sale iodato!”. Bene, queste affermazioni sono vere fino ad un certo punto, o meglio in alcuni casi. In quello che stiamo trattando, e quindi nell’ipertiroidismo, poichè la tiroide è già iperattiva un ulteriore stimolo da parte dello iodio porterà ad un peggioramento dei sintomi. Per cui se il mare farà bene al soggetto ipotiroideo, per l’ipertiroideo sarà più consigliabile una vacanza in montagna!

E l’alimentazione? Cibi consigliati e cibi da evitare nella dieta per l’ipertiroidismo!

Chi soffre di ipertiroidismo deve essere molto attento anche allo stile di vita e alla propria alimentazione. Il primo obiettivo, se vi è stato un eccessivo calo ponderale, sarà quello di ripristinare un corretto peso corporeo inserendo le giuste calorie nella dieta.

E’ necessario fornire il giusto apporto di vitamine, sali minerali e fibre. Vietati assolutamente alcool e fumo.

Vediamo allora una vera e propria lista di alimenti consentiti e vietati in modo da avere un quadro più chiaro della situazione.

Alimenti consentiti:

Verdure della famiglia delle Crocifere (broccoli, rucola, cavoli e cavolfiori). Queste contengono una sostanza che va a ridurre la produzione della tiroxina.

Alimenti che contengono poco iodio come:

Alimenti vietati:

Innanzitutto vanno evitate le sostanze eccitanti come caffeina, teina, fumo e alcool.

Lo schema dietetico in caso di ipertiroidismo sarà inizialmente ipercalorico, per fronteggiare l’eventale perdita di peso, per poi stabilizzarlo, normoproteico e con un elevato apporto idrico per mantenere una buona idratazione corporea.

A quali conseguenze si può andare incontro se l’ipertiroidismo non viene trattato? Approfondiamo i rischi.

Le conseguenze più comuni sono rappresentate dalla compromissione del sistema cardiovascolare. La tachicardia, tipica di questa condizione, sottopone il ventricolo ad un continuo e prolungato sforzo determinando un’ipertrofia ventricolare e di conseguenza uno scompenso cardiaco. Da non sottovalutare poi l’accelerazione del metabolismo che porterà ad una continua perdita di peso arrivando ad una magrezza eccessiva e patologica, alterazione del ciclo mestruale, palpitazioni, aritmie cardiache.

L’ipertiroidismo è dunque una condizione da non sottovalutare ma è bene ai primi segnali rivolgersi al medico che saprà consigliare il percorso più giusto da seguire.

Informazioni Sugli Autori: Dottoressa Giuseppina Corniello (Biotecnologie Mediche)

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