Noduli alla tiroide: Sintomi, cause e cure. Sono pericolosi? Tipi e rischi

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I noduli tiroidei sono pericolosi? Con quali sintomi si manifestano? Cosa si intende per noduli caldi e freddi? Analizziamo i rischi delle diverse tipologie di noduli alla tiroide, le possibili cause e le cure adatte alle formazioni benigne e quelle maligne.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche e tipologie
  2. Cause
  3. Sintomi
  4. Diagnosi
  5. Cure
  6. Noduli in gravidanza

Cosa sono i noduli alla tiroide?

I noduli tiroidei sono delle neoformazioni singole ma spesso anche multiple, di forma sferica, con dimensioni variabili (possono raggiungere anche diversi centimetri) e consistenza solida, pastosa (cistica) o liquida, che si sviluppano all'interno della ghiandola. Sono la più comune malattia della tiroide ed interessano circa il 7% della popolazione con preferenza per il sesso femminile. Spesso si accompagnano ad una ipertrofia dell’organo che nel linguaggio popolare è nota come gozzo. Ci si rende conto della loro presenza sulla farfalla della tiroide solo se sono chiaramente individuabili per palpazione. Ma più frequentemente la scoperta avviene casualmente durante indagini al collo per altri motivi. Cosa che induce a pensare che essi siano in realtà molto più diffusi di quanto dicano le stime ufficiali. La causa di tutto ciò sta nel fatto che nella maggioranza dei casi sono assolutamente asintomatici e  se la loro dimensione non raggiunge valori considerevoli non sono facilmente individuabili senza specifiche indagini strumentali. Naturalmente la loro scoperta induce un angoscioso motivo di allarme per il paziente che immediatamente li collega a tumori. Fortunatamente le forme tumorali costituiscono solo il 2-3% dei noduli tiroidei e di questi quelli maligni e/o incurabili sono meno del 10%.

Come si manifestano? Le tipologie.

I noduli tiroidei sono di diverse tipologie differenti per natura, vitalità, vascolarizzazione e composizione.

In base alla loro natura si distinguono in: 

In base alla attività endocrina del nodulo (valutata con la scintigrafia) abbiamo:

In base alla vascolarizzazione, (valutata con l'eco-colo- doppler)  si distinguono:

In base alla composizione del nodulo ( valutata con l'ecografia) possiamo distinguere:

Le cause possibili della comparsa di noduli tiroidei.

Ci sono una serie di cause possibili che possono determinare la formazione di noduli alla tiroide e  sono spesso un mix di fattori che contribuiscono a generare i disturbo, vediamo quali sono i principali:

Puoi approfondire tipologie e possibili cure del carcinoma tiroideo.

Quando sono pericolosi? Fattori di rischio .

Ci sono una serie di elementi che possono aumentare le probabilità che un nodulo sia di origine neoplastica, i principali sono:

  • Ereditarietà. Precedenti casi di tumori alla tiroide in famiglia.
  • Radioterapia. Trattamento di forme tumorali precedenti con radiazioni ionizzanti ad elevata energia nella zona cervicale.
  • Consistenza solida ed accrescimento veloce del nodulo.
  • Sintomatologia che compromette gli organi circostanti: esofago e faringe.
  • Contemporanea presenza di linfonodi ingrossati.

I sintomi con cui si manifestano i  noduli.

I noduli alla tiroide si presentano con un quadro sintomatico ben preciso. I principali sintomi associati al disturbo che si possono evidenziare sono:

Come si effettua la diagnosi? Esami chimici e strumentali.

Nel caso di sospetto di noduli tiroidei bisogna ricorrere immediatamente al medico curante. Questi potrà indicare al paziente come comportarsi stabilendo cosa fare in funzione delle manifestazioni sintomatiche e degli eventuali scompensi. Se lo ritiene opportuno il medico indirizzerà il paziente verso lo specialista adatto che nello specifico è l’endocrinologo. Per una precisa diagnosi si rendono necessarie una serie di analisi sia chimiche che strumentali.

Gli esami chimici.

Vengono svolte delle analisi su un campione di sangue prelevato al paziente. Normalmente si effettuano esami specifici, detti dosaggi, per i seguenti elementi:

Puoi approfondire i valori degli ormoni tiroidei nel sangue consultando le guide TSH alto e TSH basso.

Il dosaggio della calcitonina serve ad escludere eventuali carcinomi midollari che provocano abnorme aumento dell’ormone nel sangue.

Il dosaggio degli ormoni tiroidei e dell’ormone ipofisario servono a stabilire iperfunzionamento ed ipofunzionamento della ghiandola o l’ eutiroidismo se sono nella norma.

 

Il dosaggio degli anticorpi serve per la diagnosi di eventuali malattie autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto.

Le indagini strumentali.

Ci sono poi una serie di analisi di tipo strumentale che aiutano a diagnosticare la presenza di noduli alla tiroide, vediamo quali sono le più comuni:

Ecografia tiroidea ed Eco-color-doppler. Servendosi degli ultrasuoni l’ecografia fornisce una immagine della tiroide e quindi dei noduli mentre l’esame Eco-color-doppler permette una visualizzazione della sua vascolarizzazione ovvero  il flusso di  sangue all'interno del nodulo, rappresentato su un monitor con punti colorati.

Approfondisci cos'è e come si esegue l'ecografia alla tiroide.

All’ecografia i noduli possono risultare: ipoecogeni, isoecogeni e iperecogeni a seconda della natura del loro tessuto. Gli ipoecogeni sono solidi e con calcificazioni e con una eco inferiore al tessuto circostante. Gli iperecogeni hanno un’eco più elevato dei tessuti limitrofi. Gli isoecogeni un’eco comparabile. La maggioranza dei noduli maligni hanno una struttura solida e quindi sono ipoecogeni. Ma esistono noduli maligni con struttura cistica ossia con contenuto liquido o semiliquido. In caso si evidenzi una vascolarizzazione eccessiva della tiroide oppure la presenza di noduli vascolarizzati si potrebbe essere in presenza di una neoplasia in quanto le cellule tumorali sono in continua proliferazione e necessitano quindi di un maggior apporto ematico.

Scintigrafia. La scintigrafia si effettua somministrando al paziente per endovena un isotopo radioattivo di un metallo che verrà poi captato dalle cellule della ghiandola. Ovviamente la dose di materiale radioattivo è estremamente bassa e perciò incapace di procurare danni al paziente. Comunque per sicurezza alle donne l’esame viene praticato due giorni dopo l’inizio del ciclo mestruale per essere certi che non vi siano gravidanze in atto nel qual caso si potrebbero indurre problemi al feto. L’isotopo radioattivo utilizzato è di norma il Tecnezio 99. Questo attraverso il circuito sanguigno giunge alla tiroide dove viene captato da tireociti ( cellule della tiroide) in maniera proporzionale alla loro attività. Esponendo poi la parte anatomica ad una strumentazione in grado di registrare la radioattività emessa si riesce ad ottenere una “ fotografia” dell’organo. Il tessuto nodulare può avere caratteristiche uguali o diverse dal tessuto circostante. Le cellule che costituiscono il nodulo possono essere iperattive, ipoattive oppure isoattive ed i funzione di tali caratteristiche si parla di cosiddetti noduli caldi, freddi o tiepidi.

Approfondimento sulla scintigrafia alla tiroide.

Risonanza Magnetica Nucleare. L’indagine fornisce un’immagine dei tessuti molli e risulta utile per determinare l’eventuale compromissione degli organi limitrofi.

Indagini citomorfologiche. Si tratta fondamentalmente dell’esame dell’ago aspirato. Nella pratica con un sottile ago ed una siringa si preleva aspirando un campione cellulare del nodulo alla tiroide e lo si esamina al microscopio. L’esame serve a confermare ipotesi di diagnosi di noduli maligni. Esiste una classificazione delle lesioni tiroidee creata nel tentativo di dare una unificazione ai protocolli di cura e seconda tale classificazione una lesione C2 è non neoplastica mentre C3 è sospetta e da valutare dopo ablazione chirurgica. 

Cure: il trattamento  varia in base al tipo di nodulo che ha colpito la tiroide.

Il trattamento dei noduli tiroidei varia in funzione della loro natura, sarà l’endocrinologo a stabilire cosa fare in funzione della specifica situazione; è chiaro che non si possono stabilire delle linee guida precise che definiscano in modo univoco come comportarsi se si è in presenza di noduli, tuttavia si possono fornire informazioni nel trattamento del problema e degli scompensi ad esso collegati nelle diverse situazioni che possono verificarsi.

Trattamento dei noduli neoplastici maligni.

Nel caso in cui lo specialista si trovi di fronte ad uno o più noduli alla tiroide di natura maligna, in altri termini il paziente sia affetto da tumore, nella quasi totalità dei casi propone un trattamento chirurgico che prevede la tiroidectomia parziale o totale. Allo stato odierno si preferisce la completa asportazione della tiroide per prevenire eventuali ricadute e minimizzare in tal modo i possibili rischi.

Trattamento dei noduli tiroidei neoplastici benigni e pseudonoduli.

Se gli esami manifestano la presenza di noduli benigni, e quindi non ci sono rischi di tumore alla tiroide lo specialista potrà indirizzare il paziente verso trattamenti diversi, stabilendo che fare, valutando una serie di ulteriori elementi:

Rimedi naturali.

I rimedi naturali utilizzano erbe che contengono iodio come il Fucus che è un’alga marina. Comunque al di là della loro efficacia che non è scientificamente provata, bisogna aggiungere che anche nella medicina tradizionale allopatica il trattamento dei noduli tiroidei con somministrazione di farmaci è ormai completamente in disuso. In quanto la riduzione dei noduli che si ottiene con somministrazione di ormone tiroideo si perde rapidamente all’interruzione della terapia.

Molto utilizzata e sembra con risultati soddisfacenti è l’agopuntura. La tiroide per fattori non ben chiariti risulta particolarmente sensibile a tale trattamento. Si ipotizza che i motivi siano la sua collocazione in superficie e la sua abbondanza di innervazioni. Non esistono comunque evidenze scientifiche sulla sua reale efficacia.

Noduli tiroidei e gravidanza.

Particolare attenzione va prestata ai noduli tiroidei in gravidanza. Questi, infatti, possono essere conseguenti a tireotossicosi, eccesso di ormoni tiroidei nel circolo sanguigno, causata dal morbo di Basedow o da Gozzo nodulare. La tireotossicosi se non opportunamente trattata può causare:

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