Clostridium difficile: terapia, trasmissione, sintomi, diagnosi e dieta

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Approfondimento sul Clostridium difficile. Scopriamo come si trasmette, quali i sintomi e le terapie che seguono la diagnosi, dalla cura farmacologica alla dieta da seguire nel periodo della diarrea.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche 
  2. L'infezione
  3. Sintomi
  4. Fattori di rischio e contagio
  5. Complicanze
  6. Diagnosi
  7. Terapia
    1. Dieta
  8. Prevenzione

 Cosa è il Clostridium difficile: caratteristiche ed habitat del microrganismo.

Il clostridium difficile è un batterio anaerobico (sopravvive cioè anche in ambienti privi di ossigeno) che diviene blu/viola alla colorazione di Gram (colorazione utilizzata per analisi di laboratorio volte a classificare i batteri) e pertanto è un Gram-positivo.

Vive, oltre che nell'uomo, con buona diffusione nell'apparato gastro intestinale di molti animali domestici e specificatamente in: cane, gatto e numerosi altri animali da cortile.

In natura è diffuso con discreta abbondanza nel terreno dove riesce a vivere anche in condizioni estreme per lunghi periodi, favorito dalla sua capacità di sporulare (ossia dalla capacità, in condizioni ambientali avverse e di scarsa alimentazione, di generare spore. Queste cellule si sviluppano senza fecondazione e si rivestono di una membrana particolarmente resistente sia alle escursioni termiche che all'attacco chimico dei comuni disinfettanti).

La convivenza del batterio con l’uomo: quando e come si sviluppa l’infezione?

Nell'uomo adulto è possibile individuare il clostridium, senza che ciò crei dei problemi, in circa il 3% del totale della popolazione. Nei neonati con meno di un anno tale percentuale può crescere in maniera massiccia con punte del 70%.

In questi casi di asintomaticità il clostridium è parte integrante, insieme ad altre numerose colonie batteriche, di quella che comunemente viene denominata flora saprofita intestinale. Ossia partecipa, con circa 400 specie diverse di batteri, a quella popolazione di microrganismi che vivono adesi alle mucose dell’intestino in simbiosi col nostro corpo. (Ricordiamo che la simbiosi è quella forma di convivenza, tra organismi di specie diverse, da cui tutte e due le specie traggono vantaggi).

Nel caso in questione i batteri ricavano cibo indigerito per il loro sostentamento, il che ha per l’uomo diversi benefici così riassumibili:

L’infezione di clostridium difficile che, di norma non arreca problemi, può però in qualche caso degenerare, con eccessiva proliferazione del batterio, e scatenare una sintomatologia che può rivelarsi fastidiosa e talvolta anche severa al punto tale da mettere a rischio la vita stessa del paziente.

Una tale situazione è solitamente provocata dallo sconvolgimento della flora intestinale con compromissione dei normali equilibri numerici tra le varie colonie batteriche. Equilibrio che è incrinato quasi sempre dall'azione di terapie antibiotiche e più segnatamente quelle ad ampio spettro ossia che colpiscono contemporaneamente svariate specie di organismi.

Le infezioni di clostridium erano e sono tuttora molto frequenti nelle strutture in cui vengono assistiti pazienti cronici ed anziani come sono i nosocomi.

Tuttavia negli ultimi anni sono cresciute con andamento esponenziale le epidemie che si sviluppano fuori dell’ambito ospedaliero e le infezioni in soggetti che non sono stati precedentemente sottoposti a terapie antibiotiche. Contemporaneamente sono aumentati i ceppi di batteri resistenti agli usuali trattamenti.

I meccanismi con cui si sviluppa la malattia correlata all'infezione di clostridium difficile.

Il processo inizia con una alterazione della fisiologica flora batterica dell’intestino causata da una terapia antibiotica talvolta associata a chemioterapia. Ne segue una eccessiva colonizzazione dell’intestino da parte del Clostridium difficile.

Questo successivamente rilascia due enterotossine: la tossina A e la B. Le enterotossine sono particolari proteine tossiche che godono della peculiarità di attaccare e danneggiare la mucosa enterica ossia del rivestimento dell’intestino. Dette tossine hanno proprietà cito tossiche, ossia riescono a effettuare danno alle cellule che ne tappezzano la parete interna. Precisamente alterano la membrana che riveste la cellula e ne racchiude citoplasma e nucleo rendendola permeabile. L’aumento di permeabilità della membrana fa si che gli ioni cloruro in essa contenuti fuoriescano dalla cellula determinandone la morte.

Sintomi e segni dell’ eccessiva proliferazione del batterio.

Come si è visto è possibile essere infetti da Clostridium difficile e non presentare alcun sintomo: in tale situazione si parla di colonizzazione asintomatica. Si può anche però essere infetti e presentare una modesta ma fastidiosa sintomatologia. Ed ancora essere infetti con una gravissima sintomatologia che può mettere a rischio anche la vita con problemi di setticemia. Si può quindi in definitiva sicuramente affermare che il quadro clinico della malattia è molto vario ed è funzione di quanto è grave l’infezione. Più precisamente:

Infezione lieve. Il quadro clinico che non configura colite (infiammazione del colon) e si presenta con:

Infezione moderata. Il quadro clinico configura la colite e quindi infiammazione e danneggiamento della mucosa intestinale ma non presenta aderenze di detriti e cellule infiammatorie sulla mucosa compromessa. Si configura perciò con:

Infezione grave. Il quadro clinico che in questo caso viene a configurarsi è quello della colite pseudomembranosa e quindi:

Fattori di rischio di contagio e trasmissione.

Come si è già detto la maggioranza delle infezioni da Clostridium difficile vengono contratte in case di cura, ospedali e soprattutto nosocomi dove i pazienti stanziano per tempi relativamente lunghi. Il motivo è da ricercarsi nella possibilità di maggior diffusione del batterio che come accennato è in grado di resistere ai comuni disinfettanti ed alla tipologia degli ospiti che hanno elevate probabilità di essere stati trattati con antibiotici e di avere un sistema immunitario compromesso dall'età e da patologie croniche.

Il contagio avviene per contatto con materiale oro fecale di soggetti infetti. La diffusione è consistente perché il batterio oltre ad essere resistente ai comuni disinfettanti, riesce a sopravvivere per lunghi periodi anche in condizioni estreme sotto forma di spore.

Partendo da tali presupposti si può perciò affermare che costituiranno fattori di rischio quelli che di seguito elenchiamo:

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Possibili complicanze dell’infezione da Clostridium difficile.

Le più comuni sono:

Diagnosi: anamnesi e analisi differenziate.

Per diagnosticare un’ infezione di clostridium difficile il medico parte dalla constatazione del quadro clinico, anamnesi (descrizione della sintomatologia fatta dal paziente stesso), esame obbiettivo, ed in base a tali dati formula una ipotesi di diagnosi.

Infatti una diarrea persistente in un paziente sottoposto nei mesi antecedenti ad una terapia antibiotica, specialmente se il paziente è anziano ed è stato internato per un certo tempo in una casa di cura o ospedale, è fortemente sospetta di essere conseguenza di infezione del batterio.

La conferma di tale sospetto si otterrà con opportune indagini cliniche.

Queste saranno:

Terapia per combattere l'infezione provocata dal Clostridium difficile.

Il protocollo terapeutico della malattia è vario di seguito riportiamo i trattamenti più comuni.

Dieta e norme di igiene alimentare da seguire nel periodo della diarrea.

Consumare molti liquidi per prevenire i prevenire la disidratazione.

Seguire una dieta ricca di amidi e povera di latte e derivati e di alimenti ricchi di fibre.

Alimenti da evitare:

  • latte
  • formaggi
  • latticini
  • alimenti a base di farina integrale
  • frutta
  • cereali
  • crusca
  1. Prevenzione per evitare di contrarre l'infezione che il Clostridium difficile può determinare.

Ottemperando ad alcune semplici norme è possibile ridurre il rischio di contrarre l’infezione da Clostridium difficile ed il rischio di diffondere il contagio.

Informazioni Sugli Autori: Questo articolo è stato realizzato dalla Redazione (Informazioni sui Consulenti Scientifici)

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