Intolleranza al lattosio.
- Cos’é?
- Le cause
- Epidemiologia
- I sintomi della patologia
- Come si diagnostica l’intolleranza al lattosio?
- Si guarisce? Come curarla?
- L’intolleranza al lattosio in gravidanza
- Opinioni e commenti
Indice:
L’intolleranza al lattosio è una delle intolleranze alimentari caratterizzata da un insieme di sintomi che possono presentarsi nel caso in cui si verifichi l'incapacità dell'organismo di digerire il lattosio che è uno zucchero (disaccaride) contenuto nel latte. Il paziente per una serie di motivi, che nel prosieguo tenteremo di chiarire, è incapace di digerire i prodotti caseari ossia il latte di qualunque provenienza e molti suoi derivati, la sintomatologia che ne scaturisce è essenzialmente di tipo gastroenterico (dolori e crampi addominali, diarrea, etc.).Purtroppo dall'intolleranza al lattosio non si guarisce, pertanto ogni cura ha come fondamento una dieta che escluda il consumo di latte e derivati.
Cosa è l’intolleranza al lattosio.
Partiamo con lo stabilire cosa è il lattosio. Il lattosio, formula chimica bruta C12H22O11, è un disaccaride ossia uno zucchero e quindi un composto di carbonio, idrogeno ed ossigeno costituito dall’unione di due zuccheri semplici: glucosio e galattosio. Esso è il principale zucchero contenuto nel latte dei mammiferi. La sua digestione non avviene nello stomaco ma nell’intestino tenue ad opera di un enzima, nota come lattasi, prodotta sempre in tale regione. Detta enzima catalizza, ossia accelera la reazione di idrolisi del lattosio: la molecola viene scissa ad opera dell’acqua nei due zuccheri semplici che la compongono il glucosio ed il galattosio. Successivamente glucosio e galattosio vengono assorbiti dalla mucosa della parete del tenue e passano nel sangue. Nei casi in cui la lattasi è deficitaria, il lattosio non viene completamente digerito e quindi assorbito e di conseguenza si accumula nell’intestino tenue dove richiama liquidi che determinano diarrea. Successivamente passa nel colon che è popolato da una cospicua fauna batterica. Per effetto di tali batteri il lattosio fermenta (processo di ossidazione dei carboidrati in ambienti privi di ossigeno ad opera di batteri) provocando sviluppo di gas per lo più idrogeno ed acido lattico e quindi flatulenze e feci acide.
Le cause dell’intolleranza.
Nella storia dell’umanità l’introduzione del latte come alimento, che non sia quello materno, è cosa alquanto recente e riguarda gli ultimi 7.000 anni contro i circa 200.000 della nostra storia. Questa introduzione fu fatta da popolazioni di stirpe caucasica dedite alla pastorizia. In origine nella specie umana, come in tutti i mammiferi, la lattasi veniva prodotta nel nostro corpo solo all’inizio della vita (per consentire l’alimentazione col latte materno) e con l’età adulta diminuiva fino alla scomparsa. L’uso del latte come alimento in alcune etnie di pastori ha però, nei secoli, selezionato una popolazione di individui, loro discendenti, che ha conservato la capacità di sintetizzare lattasi e quindi di digerire il latte anche in età adulta. Il gene che determina la sintesi della lattasi è posizionato sul cromosoma 2. Ma comunque non sono riscontrabili differenze cromosomiche tra persone che conservano buoni livelli di lattasi, anche da adulti, e chi ne è carente. Le differenze che invece sono rilevabili si riscontrano a livello di RNA messaggeri ossia di polimeri che durante la trascrizione del DNA recano l’informazione nei luoghi dove avviene la sintesi delle proteine. Da quanto fin qui detto appare evidente che in origine la specie umana era intollerante al lattosio ed oggi in alcuni individui (discendenti delle popolazioni che hanno introdotto il latte come alimento) questa intolleranza si è persa per mutazione genetica. Esiste una certa percentuale della popolazione, circa il 30%, che conserva anche in età adulta la capacità di digerire il lattosio perchè continua a sintetizzare lattasi mentre la restante parte della popolazione perde progressivamente negli anni tale capacità. Va comunque detto che anche in questa fetta di individui i problemi di digestione del lattosio possono migliorare, non per effetto di una induzione di lattasi che comunque rimane carente, ma per lo sviluppo di batteri che ne favoriscono la digestione.
La modulazione della lattasi sembra essere influenzata anche dalla concentrazione di alcuni ormoni: la tiroxina (ormone tiroideo) sembra inibirla mentre l’idrocortisone (ormone prodotto dalle surrenali) sembra che ne aumenti i livelli.
Esiste anche una forma di carenza congenita ereditaria di lattasi ma è molto rara. Una ulteriore carenza di lattasi a carattere temporaneo è determinata da problemi ai villi della mucosa dell’intestino tenue. Tipico è il caso di malattie di malassorbimento intestinale come il morbo di Crohn o anche, in età pediatrica, la condizione che sussegue ad una gastroenterite virale. Sulla base di quanto detto si usa classificare l’intolleranza al lattosio in:
Primaria. In cui l’intolleranza è legata a carenza di lattasi per questioni genetiche ed ereditarie. Carenza che può essere congenita e che perciò si manifesta già nel neonato o nei primi anni di vita o che si manifesta in età adulta.
Secondaria o transitoria. Causata da problemi della mucosa intestinale come quelli legati ad altre intolleranze alimentari come la celiachia o infezioni intestinali. Ovviamente la remissione dei problemi ai villi determinano il ripristino della lattasi ed il ritorno alle normali funzionalità.
Epidemiologia.
L’epidemiologia dell’intollerenza varia di molto da paese a paese ed anche nell’ambito delllo stesso paese le variazioni possono essere consistenti. Nei paesi del Nord Europa ed in alcuni pesi del Mediterraneo le percentuali di intolleranza sono basse. Sono invece molto alte tra i nativi delle Americhe ed in molte popolazioni africane ed asiatiche. In Cina ad esempio l’intolleranza raggiunge percentuali superiori al 90%.
Cosa provoca l’intolleranza al lattosio? Quali sono i sintomi?
L’accumulo del lattosio nel tenue richiama solvente e quindi acqua nell’intestino che impedisce alle feci di solidificarsi. La conseguenza sarà diarrea e feci acquose e non formate.
Successivamente passando nel colon il lattosio indigerito sarà attaccato dalla flora batterica e fermenta degradando in gas (idrogeno) e acidi organici. I sintomi di questa condizione sono dolori e crampi all’addome accompagnati da gonfiore e tensione, accentuazione della peristalsi intestinale (movimenti spontanei dell’intestino) evidenziati da borborigmi nettamente udibili, meteorismo e flatulenze, diarree con possibilità di sangue nelle feci e conseguente dimagrimento ed anemia. La sintomatologia può manifestarsi in maniera violenta o contenuta a seconda degli alimenti che si associano al latte e/o suoi derivati. Se con il latte si consumano carboidrati lo svuotamento gastrico sarà rapido e quindi la sintomatologia sarà evidente. Se invece al latte si associano grassi lo svuotamento dello stomaco sarà lento e la sintomatologia molto contenuta.
Diagnosi della patologia.
Una ipotesi di diagnosi della malattia si effettua con l’analisi dei sintomi e segni, l’analisi anamnestica, l’osservazione della scomparsa dei sintomi con la sospensione di latte e derivati per diverse settimane. Tuttavia tutto ciò non basta a formulare una diagnosi certa in quanto molti dei sintomi possono essere attribuiti ad esempio alle allergie alle proteine del latte che di norma oltre ai sintomi intestinali presentano anche orticaria, brufoli, acne e crosta lattea nei neonati. Per avere la certezza occorre effettuare delle analisi di laboratorio. Di seguito ne riportiamo le più comuni.
Il “ test del respiro” o “breath test all’idrtogeno”. Il meccanismo su cui questa analisi è basata è estremamente semplice. Se il lattosio viene correttamente digerito nel tenue viene scisso in glucosio e galattosio che stesso nel tenue vengono assorbiti. In caso di deficit di lattasi questo processo non avviene ed il lattosio aggredito di batteri e degradato sviluppa idrogeno che passa nel sangue e poi nei polmoni e viene eliminato con la respirazione. Pertanto si somministra lattosio al paziente e poi si misurano le emissioni di idrogeno nei gas respiratori. L’esame è semplice ed assolutamente non invasivo.
Biopsia duodenale. Si effettua per via endoscopica con una gastroscopia che si spinge fino al duodeno e preleva un campione dei villi che ricoprono la mucosa di questo tratto di intestino. Il campione sarà poi sottoposto ad analisi. L’attendibilità di questo test non è elevata, dal 30% all’80%, è fastidioso ed invasivo.
Test ematochimici. Essi ricercano le IgE, immunoglobuline coinvolte nella risposta immunitaria all'allergene. Danno risultati scarsamente attendibili e molti falsi positivi.
Test del DNA. Basati sull’analisi del gene della lattasi effettuata su un campione di cellule della mucosa della bocca prelevata con un tampone. L’analisi è veloce, non invasiva ed affidabile.
Trattamento dell’intolleranza al lattosio.
Dall’intolleranza al lattosio non si guarisce e non esiste alcun farmaco in grado di contrastare la riduzione della lattasi. Il trattamento perciò si basa essenzialmente su una dieta che preveda un contenuto di lattosio estremamente ridotto. Naturalmente poiché la soglia di lattosio tollerata varia da soggetto a soggetto la dieta va calibrata sul paziente.
La dieta.
Eliminare il lattosio dalla alimentazione non è però cosa semplice come potrebbe sembrare. Infatti il lattosio è presente non solo in latte di qualsiasi provenienza (asina, capra, mucca, etc.) e derivati ma anche in molti prodotti commerciali in cui viene aggiunto in piccole percentuali per problemi di conservazione. Esempi sono : prodotti da forno come biscotti o merendine, cereali, margarine, surgelati, insaccati, farmaci, etc. Anche alcuni alimenti naturali come sono ad esempio: pere, cipolle, uova ne contengono piccolissime quantità. Risulta pertanto particolarmente importante per coloro che soffrono di intolleranza prestare molta attenzione alle etichette che indicano la composizione degli alimenti.
Quando non è possibile eliminare completamente il lattosio dalla dieta è necessario assumere compresse che contengono lattasi in vendita col nome commerciale di Lacdigest. Una compressa consente di digerire 5 grammi di lattosio che è il contenuto di 100 grammi di latte di mucca. E' infine importante notare che la limitazione nella dieta dei prodotti caseari riduce fortemente l’assunzione di calcio e pertanto è consigliabile se non indispensabile, in special modo nei bambini e durante la menopausa, l’uso di appositi integratori. Un adeguato apporto di calcio risulta essenziale ai primi per un corretto sviluppo osseo e per le seconde per prevenire i problemi di osteoporosi.
Alimenti consentiti.
Esiste a tale proposito la possibilità di consumare derivati del latte che non contengono lattosio o ne contengono soltanto tracce. Di seguito riportiamo i più comuni di detti alimenti.
- Ne sono totalmente privi: formaggi a pasta dura come ad esempio: parmigiano, gruviera o emmental o come il latte privo di lattosio che è reperibile in commercio, latte di soia, latte di riso.
- Ne contengono solo tracce e quindi di norma ben tollerati alimenti come: yogurt ed in special maniera i fermenti lattici e probiotici, formaggi a pasta morbida e semi morbida come il camembert, toma ed il formaggio da raclette ed il burro.
- Pane semplice bianco o integrale, pasta, riso e legumi secchi.
Alimenti da evitare.
Sono invece alimenti da evitare o da assumere solo un'attenta lettura delle etichette che riportano la composizione:
- I formaggi molli come mozzarelle, robiola, formaggini, panna, margarina.
- Cioccolato al latte, alcuni insaccati, caramelle al latte e molti alimenti già pronti che contengono lattosio per problemi di conservazione.
- Pane al latte, e prodotti da forno come cracker, biscotti e dolci.
- Bibite e succhi di frutta.
Intolleranza al lattosio e gravidanza.
Un adeguato apporto di calcio in gravidanza è essenziale per lo sviluppo osseo del feto. Pertanto in caso di intolleranza al lattosio è necessario concordare col ginecologo una opportuna dieta che tenga conto delle limitazioni imposte dal disturbo ed eventualmente assumere integratori. L’intolleranza al lattosio non costituisce controindicazione per l’allatamento al seno.
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