Intolleranze alimentari: sintomi, test, cause, terapia e conseguenze

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Quali sono le principali intolleranze alimentari? Con quali sintomi si manifestano, quali test bisogna fare per una corretta diagnosi? Risposte ed informazioni sulle caratteristiche delle intolleranza verso specifici alimenti che l'organismo può manifestare: dalle tecniche di indagine utili per scoprirle alle possibili terapie che la medicina propone.

    Indice Articolo:
  1. Cosa sono?
  2. Epidemiologia
  3. Cause
  4. Sintomi
  5. Diagnosi
  6. Come si possono curare?
    1. La dieta
    2. Metodi naturali ed omeopatici
  7. Le intolleranze in gravidanza
  8. Conseguenze

Cosa sono: differenze tra intolleranze ed allergie.

Per definire le intolleranze alimentari è necessario, prima di ogni altra cosa, effettuare una netta distinzione tra esse e le allergie alimentari. Nel linguaggio corrente infatti i due termini sono percepiti alla stregua di sinonimi, ma, dal punto di vista scientifico e quindi per gli addetti ai lavori, le due cose dovrebbero essere molto diverse. Per la verità la questione anche per gli specialisti è alquanto controversa, infatti non tutto quel che si dice o conosce in materia è unanimemente condiviso. Proviamo a districarci nei termini della diatriba.

Le allergie e le intolleranze alimentari insieme con reazioni tossiche (avvelenamenti) ed avversioni psicotiche (avversioni di natura psicologica) appartengono al più vasto ambito delle reazioni avverse al cibo. La caratteristica che differenzia questi disturbi è il coinvolgimento o meno del sistema immunitario. Sistema immunitario che è attivo, anche se in maniera differente, in allergie ed intolleranze è assolutamente estraneo nei processi di reazioni tossiche ed avversioni psicogene.

Nelle intolleranze ed allergie le cellule immunitarie, erroneamente, scatenano anticorpi contro molecole o proteine di alimenti che dai più sono tranquillamente tollerate. Ricordiamo che gli anticorpi o immunoglobuline sono 5 distinte categorie di proteine, prodotte da un tipo di globuli bianchi: i linfociti B che, in condizioni normali, hanno il compito di contrastare ed interagire con gli antigeni, che sono tutte quelle sostanze che il sistema immunitario a torto o a ragione individua come nocive. Ciò premesso:

Notiamo in maniera esplicita prima di concludere questa sommaria descrizione della patologia che le definizioni che abbiamo fornito non sono condivise in maniera unanime. Secondo alcuni autori le reazioni avverse al cibo non tossiche (che dipendono dalla suscettibilità individuale) si suddividerebbero: in allergie alimentari o anche reazioni mediate dal sistema immunitario e intolleranze alimentari o reazioni non mediate dal sistema immunitario ma indotte da meccanismi enzimatici, farmacologici o sconosciuti. Alcuni autori ancora contestano ogni fondamento circa la reale esistenza delle intolleranze alimentari. Ne riconoscono soltanto due tipi: l’intolleranza al lattosio ed al glutine, per le quali esistono reali evidenze scientifiche. Per altre se ne si ipotizza l’esistenza ma non esistono prove scientifiche della loro certezza. Le motivazioni di tale scetticismo sono così riassumibili:

Epidemiologia della patologia.

I dati in merito sono assolutamente imprecisi per le differenze di terminologia ed i differenti criteri di diagnosi. Si stima che soffra di intolleranza alimentare circa il 2% della popolazione adulta. Stima che tale percentuale salga a circa il 7% nei bambini che però crescendo guariscono.

Cause delle intolleranze alimentari.

Le cause non sono note. Si son fatte in merito le seguenti tre ipotesi:

Carenze di vitamine e minerali. La carenza di alcuni minerali importanti (zinco, manganese, selenio e rame) o di alcune vitamine potrebbe inibire la sintesi da parte del corpo di taluni enzimi necessari a catalizzare (accelerare) reazioni biochimiche importanti per la metabolizzazione di determinati alimenti e di conseguenza indurre intolleranze. Carenze che nel caso dei minerali possono essere evidenziate da un mineralogramma o analisi del capello. Questa dovrebbe evidenziare i minerali presenti nel corpo ed in particolare quelli tossici nonché i livelli del calcio e i rapporti magnesio- calcio e sodio - potassio. Notiamo in maniera esplicita che sulla scientificità di tale test e sulla sua attendibilità molti esperti nutrono seri dubbi.

Assorbimento alterato della mucosa intestinale. La mucosa dell’intestino e la flora batterica in essa contenuta giocano un ruolo essenziale sulla digestione e metabolizzazione del cibo. Una compromissione della mucosa, o più semplicemente una alterazione della flora batterica che la popola, può perciò alterare il meccanismo con cui alimenti complessi vengono scissi in molecole semplici. La conseguenza di ciò è che l’intestino si trova a dover elaborare molecole più grandi e complesse di quelle fisiologiche. Macromolecole che le cellule immunitarie possono erroneamente riconoscere come nemiche e così si sviluppa l’intolleranza.

Agenti stressanti. I conservanti, coloranti, antibiotici aggiunti agli alimenti ed ancora i concimi chimici ed i pesticidi in agricoltura e gli antibiotici e gli ormoni utilizzati nell’allevamento del bestiame, farebbero giungere all’intestino molecole considerate estranee e nemiche e come tali aggredite dal sistema immunitario. Naturalmente nessuna delle ipotesi che sono state formulate riesce a spiegare in maniera soddisfacente le intolleranze alimentari. Probabilmente la vera causa è un mix di tutte queste spiegazioni a cui vanno aggiunte anche:

Lesioni provocate all’apparato gastro enterico da patologie come esofagiti da reflusso gastroesofageo, gastriti, ulcere o da problemi di assorbimento intestinale come quelli procurate da: enteriti, colon irritabile, colite ulcerosa, morbo di Crohn,etc. Lesioni che provocano alterazioni dell’assorbimento e quindi allertamento del sistema immunitario.

Sovraccarico alimentare. Le intolleranze sono una malattia tipica delle società del benessere nelle quali si mangia molto più del necessario. La confusione in cui viene indotto il sistema immunitario potrebbe quindi essere ad una dieta troppo ricca di alimenti ed in particolare di carni grasse e povera di frutta e verdure.

Sintomi: come si manifestano?

I sintomi delle intolleranze alimentari sono estremamente vari e complessi e perciò non è facile correlarli alla patologia in maniera immediata.Operazione resa ancora più difficile dalla lunghezza del tempo che intercorre tra ingestione dell’allergene e reazione. Questi sintomi possono inoltre interessare vari organi, apparati o tessuti. Ne riportiamo i principali raggruppandoli in funzione dell’apparato che interessano.

Diagnosi: come scoprire una intolleranza.

Diagnosticare l’ intolleranza alimentare non è cosa semplice. Lo specialista che è deputato a tale compito è l’allergologo che può avvalersi della collaborazione di un gastroenterologo dato lo stretto legame che unisce i problemi di assorbimento intestinale alle intolleranze. Inoltre una buona parte dei sintomi riconducibili alle intolleranze alimentari sono comuni a molte patologie dell’apparato gastroenterico. Le linee guida per una tale diagnosi possono di norma così riassumersi.

I principali test diagnostici non convenzionali sono:

Bioelettronici (metodo B.E.R tecniche di regolazioni bioenergetiche). Utilizzano appositi strumenti elettronici. Uno tra i più diffusi è: il test EAV (elettro agopuntura di Voll). Esso si serve di un apposito strumento che misura lungo la traiettoria classica dei meridiani dell’agopuntura cinese una corrente impercettibile che attraversa la persona. Detta corrente viene modificata dalla interposizione di piccole quantità di alimenti da testare.

Citotossico. Consiste nel prelevare un campione di sangue del paziente e di osservare al microscopio il comportamento dei globuli bianchi a contatto con le principali categorie di alimenti.

Kinesiologico. Si osserva la variazione del tono dei muscoli all’assunzione di sostanze sospette di intolleranza.

I test convenzionali più che test diagnostici delle intolleranze sono test per le allergie in quanto evidenziano reazioni avverse al cibo IgE mediate. A questa categoria appartengono:

Trattamento delle intolleranze verso specifici alimenti.

Allo stato attuale non esiste uno specifico trattamento e l'unica possibilità è di convivere con l'intolleranza praticando una dieta mirata in modo che, lentamente, la mucosa compromessa dell'intestino ritrova le sue originarie funzionalità.

La dieta alimentare.

Il trattamento dell’intolleranza consiste nell’eliminare dalla dieta gli alimenti o la categoria di alimenti verso cui si risulta avversi. E' possibile che dopo un periodo ragionevolmente lungo di eliminazione dell’alimento incriminato la sua reintroduzione non produca intolleranza. Secondo una teoria ovviamente senza alcun, almeno per il momento, fondamento scientifico effettivo la dieta di ogni individuo andrebbe tarata sul proprio gruppo sanguigno e ciò ovviamente eviterebbe ogni problema di intolleranza alimentare. In base a tale supposizione ad esempio coloro che hanno gruppo sanguigno 0, essendo discendenti di antichi cacciatori preistorici, dovrebbero alimentarsi prevalentemente di carni e proteine animali evitando derivati del latte, legumi e cereali. I portatori invece del gruppo sanguigno A, essendo discendenti dei primi agricoltori, dovrebbero perseguire una dieta ricca di cereali, verdure e frutta.

Metodi naturali ed omeopatici.

Anche per tali tipologie di trattamento l’individuazione delle sostanze a cui si è intolleranti è essenziale perché deve essere calibrata una dieta che escluda tali nutrienti. Alla dieta si possono poi associare prodotti che aiutino l’organismo a drenare l’accumulo di sostanze tossiche. Allo scopo si utilizzano i macerati glicerici di ribes nigrum o anche di viburno in gocce. I macerati glicerici si ottengono facendo macerare parti giovani e tenere della pianta (semi, fiori, frutta, radici) in una soluzione di acqua, alcool etilico e glicerolo. Le terapie omeopatiche in ottemperanza alla filosofia generale che ispira questo tipo di cure vanno calibrate sulle specifiche caratteristiche del paziente e come tali vanno concordate di volta in volta con l’omeopata e come tali non sono generalizzabili.

Intolleranza alimentare e gravidanza.

Le gestanti che praticano particolari diete per intolleranze alimentari possono tranquillamente continuare a seguirle avendo cura però di concordare col ginecologo una alimentazione che reintegri i nutrienti eliminati per non provocare eventuali carenze al feto.

Conseguenze e rischi se non trattate adeguatamente.

Facciamo riferimento alle uniche due intolleranze alimentari scientificamente note: celiachia e intolleranza al lattosio.

Celiachia. L’intolleranza al glutine provoca una infiammazione della mucosa dell’intestino mediata dalle immunoglobuline IgG e conseguentemente problemi di cattivo assorbimento dei nutrienti. Se la patologia non viene trattata i ragazzi possono avere gravi problemi di crescita come bassa statura. Negli adulti invece si potrà avere osteoporosi per il cattivo assorbimento del calcio e convulsioni ed epilessia per calcificazioni cerebrali causate da carenze di vitamina B9. Sul lungo periodo per il continuo processo infiammatorio intestinale possono svilupparsi tumori. Nelle gestanti lo scarso assorbimento dei nutrienti può indurre aborti per carenza dei nutrienti che giungono al feto.

Intolleranza al lattosio. L’intolleranza al lattosio non è generalmente, con diarrea e problemi addominali, una condizione seria anche se è fastidiosa. Non esistono studi certi sulle conseguenze a lungo tempo dell’intolleranza non trattata. Alcuni autori paventano un aumento dell’incidenza del cancro al colon retto ma come detto non esiste in merito alcuna certezza.

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