Tiroide: cos’è? funzioni, malattie, esami ed analisi dei valori.

Tiroide: una piccola ghiandola con un ruolo di primaria importanza. Gli ormoni che rilascia infatti incidono sul funzionamento del metabolismo, del sistema nervoso, di quello cardiaco e non solo. Scopriamo tutte le sue funzioni, ed analizziamo le malattie che possono colpirla alterando i valori fisiologici degli ormoni e quali sono le analisi e gli esami per effettuare la diagnosi necessaria per stabilire una corretta terapia.

Tiroide: cos’è?  funzioni, malattie, esami ed  analisi dei valori

    Indice Articolo:

  1. Caratteristiche
  2. Funzione e valori degli ormoni
  3. Malattie della tiroide
  4. Diagnosi
  5. Terapia farmacologica e chirurgica
  6. Dieta

Cos’è la tiroide?

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla, costituito da due porzioni, note come lobi (destro e sinistro), collegati tra loro da un istmo (una sorta di ponte). Posteriormente a ciascuno dei due lobi tiroidei, si collocano le ghiandole paratiroidi. Quest’organo si posiziona a livello anatomico tra l’esofago, laringe e trachea. Più nello specifico si trova posteriormente all’esofago e anteriormente a laringe e trachea. A livello dimensionale, la tiroide è lunga tra 5 e 8 centimetri, larga tra 3 e 4 centimetri e spessa tra 2 e 3 centimetri; quest’organo pesa circa 20 grammi.

A livello fisiologico, l’attività della tiroide è regolata dall’asse ipotalamo-ipofisi. Nello specifico:

  • l’ipotalamo, seguito a condizioni quali stress e temperatura, produce l’ormone che rilascia tireotropina (anche noto come TRH),

  • Questo a sua volta va a regolare il rilascio, da parte dell’ipofisi, dell’ormone stimolante la tiroide (anche noto come TSH),

  • Il TSH a sua volta agisce sulla tiroide stimolandola a produrre e rilasciare tiroxina e triiodotironina, quando i livelli di questi ormoni in circolo si riducono.

Il meccanismo precedentemente citato si attiva quando i livelli di ormoni tiroidei in circolo scendono sotto la soglia considerata normale. Se però la tiroide rilascia in circolo quantitativi troppo alti di questi due ormoni, essi stessi vanno ad agire sull’asse ipotalamo-ipofisi inducendo il blocco della sintesi e del rilascio di TRH e TSH

Funzioni e valori degli ormoni tiroidei.

A livello funzionale, la tiroide è una ghiandola endocrina. La sua funzione è, infatti, quella di produrre ormoni, in particolare triiodotironina, anche nota come T3, e tiroxina, o T4, e di rilasciarli in circolo.

Una volta nel torrente circolatorio, questi ormoni si legano a proteine plasmatiche che servono per il loro trasporto all’interno del circolo ematico; una volta arrivati ai tessuti una piccola parte di questi ormoni viene rilasciata e andrà a rappresentare la forma libera, o forma attiva, ossia la forma che eserciterà infine l’azione (in questo caso si parla di FT3 e FT4, ossia di free T3 e free T4). Circa un quinto del T3 totale è prodotto direttamente, mentre i restanti quattro quinti sono prodotti per deiodazione del T4; anche se il T4 circolante è quantitativamente maggiore del T3, quest’ultimo è più attivo ma per più breve tempo rispetto al T4.

Gli ormoni tiroidei, hanno svariate funzioni tra le quali:

  • incremento del consumo di ossigeno

  • aumento di contrattilità, frequenza cardiaca e flusso sanguigno e, di conseguenza, aumento della gittata

  • incremento di memoria e apprendimento

  • stimolo di processi lipolitici e glicogenolitici

  • aumento dell’assorbimento a livello intestinale di molecole introdotte con la dieta

  • incremento della frequenza respiratoria

  • sono importanti per lo sviluppo del feto e comunque in gravidanza e per la spermatogenesi.

 

Valori degli ormoni prodotti dalla tiroide.

I seguenti valori degli ormoni tiroidei e delle loro forme libere, rappresentano i valori normali che dovrebbero essere trovati in seguito ad analisi del sangue. Tutto ciò che differisce da questi valori, sta ad indicare disfunzioni della ghiandola tiroide.

  • oT3 80-190 nanogrammi/decilitro

  • T4 5-12,5 microgrammi/decilitro

  • FT3 2-3,5 picogrammi/millilitro

  • FT4 0,8-1,8 nanogrammi/decilitro

Malattie della tiroide.

Quando i valori degli ormoni tiroidei scendono al di sotto o superano i valori fisiologici sopra riportati, si configurano diverse patologie l che possono colpire la ghiandola. Tra queste troviamo:

  • Ipotiroidismo o ipertiroidismo

  • Tiroidite (infiammazione della ghiandola tiroide)

  • Gozzo

  • Tumore della tiroide

Vediamo più in dettaglio queste patologie.

Ipotiroidismo e ipertiroidismo.

Ipotiroidismo e ipertiroidismo sono condizioni nelle quali rispettivamente la tiroide produce e rilascia meno o più ormoni rispetto al normale.

L’ipotiroidismo può essere causato da una disfunzione del meccanismo ipotalamo-ipofisi-tiroide (perciò potrebbe succedere che l’ipotalamo non rilascia TRH o che l’ipofisi non rilascia TSH e che quindi la tiroide non venga stimolata a produrre e rilasciare T3 e T4), o da tiroidite autoimmune, ossia quella condizione caratterizzata da un processo infiammatorio che porta alla produzione di anticorpi diretti contro la tiroide stessa (per tale motivo parte della tiroide potrebbe essere danneggiata con riduzione della funzionalità della ghiandola stessa). L’ipotiroidismo si presenta con sintomi quali:

  • Astenia

  • Rallentamento del metabolismo

  • Stitichezza

  • Aumento di peso

  • Gonfiore del viso

Approfondimento sui valori degli ormoni ed i sintomi dell'ipotiroidismo.

Ipotiroidismo

 

 L’ipertiroidismo, dato il livello elevato di ormoni tiroidei prodotti, e quindi data l’iperattività della tiroide, può essere causato dal gozzo diffuso tossico (o morbo di Basedow), dal gozzo uninodulare tossico (o morbo di Plummer), o dal gozzo multinodulare tossico. Tra i sintomi dell’ipertiroidismo ritroviamo:

  • Aumento di dimensioni della tiroide

  • Accelerazione del metabolismo

  • Riduzione del peso corporeo e quindi dimagrimento

  • Aumento della contrattilità del cuore

  • Insonnia

Puoi approfondire le cause e le possibili terapie per l'ipertiroidismo.

Ipertiroidismo

 

 Tiroiditi.

Le tiroiditi sono patologie infiammatorie della tiroide che possono essere acute o subacute. Tra le acute vi è la tiroidite autoimmune, o tiroidite cronica di Hashimoto, precedentemente citata tra le cause di ipotiroidismo. Questa condizione si instaura in seguito ad una infiammazione che provoca l’attivazione del sistema immunitario e la conseguente produzione di anticorpi diretti contro l’organo stesso che vanno a distruggere le cellule che costituiscono la tiroide con conseguente riduzione della funzionalità della ghiandola (ecco la motivazione per la quale questa patologia può essere causa di ipotiroidismo). Questa può essere asintomatica, o può presentarsi con sintomi quali:

  • Ipotiroidismo

  • Incremento del peso corporeo

  • Astenia

Approfondisci come si sviluppa l'infiammazione della ghiandola nella Tiroidite di Hashimoto.

Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite subacuta, o tiroidite di De Quervain invece, è una condizione infiammatoria che si presenta di solito in seguito ad infezione virale con sintomi quali:

  • febbre

  • dolore localizzato nella zona del collo

  • iperproduzione di ormoni tiroidei.

Gozzo.

Il “gozzo” tiroideo, sta ad indicare un ingrossamento o iperplasia della ghiandola tiroide, quindi in tale condizione la tiroide aumenta molto di volume.

Potrebbe interessarti sapere quali sono le cause e quali le conseguenze dell'ingrossamento della tiroide.

 Tiroide ingrossata

 Come abbiamo avuto modo di intuire precedentemente, vi sono vari tipi di gozzo. Tra questo troviamo:

  • Gozzo multinodulare e gozzo multinodulare tossico; nel caso del primo, la carenza di iodio porta ad un effetto compensatorio che consiste nella stimolazione delle cellule della tiroide con formazione di noduli; se questi noduli iniziano a produrre indipendentemente ormoni tiroidei, significa che invece ci troviamo di fronte ad un gozzo multinodulare tossico; a lungo andare questa seconda condizione può portare a ipertiroidismo

  • Gozzo semplice; è una condizione nella quale si ha un aumento di volume della ghiandola tiroidea che può verificarsi o in seguito a carenza di iodio o a seguito di maggior lavoro da parte della tiroide

  • Gozzo uninodulare tossico (Morbo di Plummer); questa condizione è causata da un nodulo benigno che inizia in maniera indipendente a produrre ormoni tiroidei; in questo caso però, a differenza del gozzo multinodulare tossico, raramente si ha sviluppo di ipertiroidismo

  • Gozzo diffuso tossico (Morbo di Basedow); questa condizione è invece autoimmune ed è tra le cause maggiori di insorgenza di ipertiroidismo

Tumore della tiroide.

Abbiamo precedentemente detto che i noduli alla tiroide possono essere benigni o maligni. Quando si parla di tumore della tiroide, o di carcinoma della tiroide, si parla sostanzialmente di un nodulo maligno. Questo tipo di tumore, pur presentandosi in percentuale bassa (2-3% di tutti i carcinomi), rappresenta il tumore endocrino più diffuso. Vi sono quattro diversi tipi di carcinoma della tiroide, che differiscono sia per l’aggressività con la quale colpiscono sia per il tessuto tiroideo colpito:

  • Papillare; questo è il tipo più frequente ed è il tipo maggiormente diagnosticato nelle persone tra i 30 e i 50 anni e solitamente è poco aggressivo

  • Follicolare; si presenta in percentuale bassa e, pur essendo maggiormente aggressivo del papillare solitamente anche questo ha buone possibilità di guarigione; è molto frequente nelle persone anziane questo tipo di tumore della tiroide

  • Midollare; anche questo si presenta in percentuale bassa ed è più frequente in età adulta e negli anziani; solitamente questo tipo di tumore si associa ad altri disturbi endocrini e se non vi sono metastasi vi sono buone probabilità di guarigione

  • Anaplastico; fortunatamente è molto raro, infatti si presenta nell’1-5% dei casi; è un tumore molto aggressivo e difficilmente curabile che si presenta solitamente in età avanzata.

Come cambia la funzione della tiroide in gravidanza e menoapausa?

Durante la gravidanza, la tiroide è costretta a lavorare un po’ di più in quanto gli ormoni prodotti, oltre a regolare i processi fisiologici della donna in gravidanza, servono al feto per un giusto sviluppo, soprattutto a livello cerebrale (tanto che se manca iodio e, di conseguenza, vi è carenza di ormoni tiroidei in gravidanza, il nascituro potrebbe avere problemi mentali). La quantità di ormoni prodotti dalla madre deve quindi essere superiore al normale come maggiore deve essere lo iodio che occorre per la produzione degli ormoni tiroidei. E’ quindi importante in caso di gravidanza implementare lo iodio, magari tramite assunzione di integratori specifici o tramite la dieta, mediante il consumo di alimenti contenenti iodio tra i quali sale iodato e alghe, e fare controlli regolari alla tiroide prima, durante e dopo la gravidanza per scongiurare il pericolo di depressione post-partum che può essere causata da disturbi della tiroide. In menopausa, e quindi con la scomparsa del ciclo mestruale, è confermata una riduzione dell’attività della tiroide che può portare ad ipotiroidismo, dovuta ad un calo degli estrogeni che, essendo presenti in quantità molto minori, stimolano molto meno la ghiandola, con conseguente riduzione della produzione e del rilascio di ormoni tiroidei.

Diagnosi: esami ed analisi per individuare le malattie della ghiandola.

Dopo aver esaminato quali sono i valori normali che dovrebbero essere trovati in seguito ad analisi del sangue, possiamo vedere ora quali sono gli esami da fare e comunque il percorso da seguire per la diagnosi di malattie della tiroide. Per prima cosa sta al medico di base valutare la sintomatolgia (che vedremo in seguito variare in base al tipo di patologia che colpisce la tiroide) ed eventualmente richiedere esami più specifici e la valutazione di questi ultimi da parte di un endocrinologo. Tra gli esami vi sono:

  • Test di laboratorio, volti a valutare i livelli di TSH in circolo; si fa quindi un prelievo di sangue e si dosa il quantitativo di questo ormone stimolante la tiroide; se il livello di TSH è basso, vuol dire che vi è ipertiroidismo (o tireotossicosi), ossia che la tiroide sta producendo quantità troppo alte di T3 e T4 (in quanto se il livello di TSH è basso significa che l’elevato quantitativo in circolo di ormoni tiroidei sta regolando l’ipotalamo facendo si che esso produca meno ormone stimolante la tiroide), mentre se il livello di TSH è alto, significa che vi è ipotiroidismo, ossia che la tiroide sta producendo quantità basse di T3 eT4 (in quanto se il livello di TSH è alto, ciò vuol dire che l’ipotalamo avendo riconosciuto che nel sangue vi sono bassi livelli di ormoni tiroidei, rilascia TSH in modo da stimolare la tiroide a produrre T3 e T4)

  • Ecografia della tiroide; con questa metodica, si va ad analizzare la forma di questa ghiandola ed è possibile vedere se vi sono ad esempio dei noduli alla tiroide (formazioni di tessuto tiroideo solide o contenenti liquido; in quest’ultimo caso si parlerà di cisti tiroidee) o se vi è tiroidite (infiammazione della ghiandola tiroide); in alcuni casi vi può essere un’area detta “ipoecogena”, ossia una porzione della tiroide che rimanda il segnale della sonda utilizzata per l’ecografia; questo fenomeno può essere dovuto al fatto che quella porzione di tiroide è interessata da infiammazione o da un nodulo; in ogni caso bisogna procedere con altra metodica per esaminare tale porzione

  • Eco color doppler; è sempre un esame strumentale che è utile però per valutare la vascolarizzazione, ossia lo stato dei vasi sanguigni che irrorano quest’organo

  • Scintigrafia; questo è un esame simile all’ecografia, ma a differenza di quest’ultima, la scintigrafia oltre a valutare la morfologia (forma) della tiroide, fornisce informazioni supplementari per quel che riguarda la funzionalità della ghiandola e di eventuali noduli che possono essere presenti (è possibile vedere se questi noduli sono iperattivi o “caldi” o poco attivi o “freddi”). In questo caso, si somministra al paziente iodio radioattivo, nello specifico isotopi dello iodio quali I-131 (iodio-131) o I-125 (iodio-125), o tecnezio (si usa il Tc-99, anche noto come tecnezio-99), che vanno ad essere captati ed assorbiti dalle varie aree del tessuto tiroideo e, andando successivamente ad esaminare l’organo con apposita strumentazione, verrà fornita un’immagine della tiroide data da questi traccianti radioattivi e ne potranno essere esaminate quindi forma e funzionalità

  • Agoaspirato; anche nota come biopsia della tiroide o FNA (Fine-Needle Aspiration), questa metodica permette il prelevamento di parti minuscole del tessuto che costituisce la tiroide al fine di analizzarlo; è una tecnica molto utile se ad esempio si hanno dei noduli e si vuole vedere se essi sono benigni o maligni.

Terapie per il trattamento dei disturbi della tiroide.

Le terapie per il trattamento dei disturbi della tiroide variano a seconda del tipo di disfunzione o malattia che si presenta. In generale tra le terapie ritroviamo:

  • Terapia ormonale sostitutiva, a base soprattutto di levotiroxina (T4), ma è possibile utilizzare anche triiodotironina o un’associazione di entrambi questi attivi; questa terapia viene prescritta in particolare in caso di ipotiroidismo, in quanto la tiroide non produce ormoni tiroidei a sufficienza,e vi è la necessità da parte del paziente di implementarli attraverso i farmaci

  • Terapia radiometabolica, si utilizza iodio radioattivo al fine di ridurre la dimensione di eventuali noduli o dopo rimozione di tumori dell’organo al fine di trattare rimanenze di tessuto tumorale o normale per evitare recidive

  • Terapia chirurgica, anche nota come tiroidectomia o asportazione chirurgica della ghiandola tiroide; si esegue in particolare in caso di noduli, tumori e gozzi e si va a rimuovere in parte o totalmente l’organo tanto che in alcuni casi, dopo intervento chirurgico è necessaria terapia ormonale sostitutiva.

Dieta: cosa mangiare in caso di ipo - ipertiroidismo.

Esaminiamo infine la dieta da seguire se si hanno particolari disfunzioni della tiroide.

Se si è colpiti da ipotiroidismo e se si è in terapia con levotiroxina è importante sottolineare che vi sono cibi che possono modificare l’assorbimento di questo farmaco portando ad una variazione dell’effetto terapeutico. Tra questi alimenti ritroviamo specialmente i cibi integrali, tra i quali cereali e legumi, che a causa del loro alto contenuto di fibre riducono l’assorbimento a livello intestinale dell’attivo precedentemente citato. Il consumo di questi alimenti dovrebbe quindi essere limitato se si è in terapia con il farmaco. Il latte poi, può ridurre l’assorbimento di levotiroxina in quanto oltre a ridurre l’acidità dello stomaco, fattore importante al fine dell’assorbimento da parte dell’intestino del farmaco, possiede inoltre degli aminoacidi che possono ridurne l’assorbimento nell’intestino.

Vi sono poi indicazioni a proposito della soia che in particolare sconsigliano il consumo di questo alimento in quanto è stato visto interferire con la funzionalità della ghiandola; tuttavia non vi sono ad oggi conferme di tali interazioni ed è quindi possibile consumare soia se si hanno delle disfunzioni della tiroide. Come sostenuto precedentemente, è importante invece assumere cibi ricchi di iodio al fine di implementare questo elemento utile per la produzione di ormoni tiroidei.

In caso invece di ipertiroidismo, è essenziale evitare di consumare, o ridurre fortemente il consumo di cibi particolarmente ricchi di iodio tra cui il sale iodato. E’ invece importante assumere alimenti a basso contenuto di questo elemento tra cui:

  • verdure, tra cui fagiolini, lattuga, cipolla, pomodori, funghi e broccoli

  • frutta, soprattutto pesche, uva, arance e melone

  • pesce, in particolare è bene evitare i pesci d’acqua salata (tonno, merluzzo, orata, pesce spada, branzino e sogliola)

  • pane, possibilmente non lievitato

  • olio d’oliva.

Supervisione: Vincenzo Angerano Collaboratori: Dott.re Vincenzo Giuseppe Pio Cordone
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