Mal di testa: cause e rimedi per cefalee forti, continue, con aura ecc

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Quali sono le cause del mal di testa e quali sono le principali tipologie di cefalee? Con quali rimedi la medicina fronteggia il disturbo e quali sono invece le terapie naturali consigliate? Ecco una panoramica generale sul problema.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Quando preoccuparsi?
  4. Diagnosi
  5. Cure per il dolore alla testa

Caratteristiche del mal di testa.

Col termine mal di testa o con maggior correttezza col termine cefalea, si denomina un insieme di disturbi o di reali malattie (ne sono state classificate oltre 100) che affliggono in Italia circa 6 milioni di persone di cui la maggioranza sono donne. Il fenomeno nonostante la sua apparente banalità costituisce una vera e propria piaga sociale che fa perdere miglia di ore di lavoro all'anno e che incide pesantemente sulla vita sociale dei soggetti colpiti costringendoli a rinunciare a qualsivoglia impegno. Per fortuna nonostante questi numeri impressionanti la maggior parte dei mal di testa è un disturbo passeggero. Può però essere anche il sintomo di una altra patologia che ovviamente può risultare anche grave. La diagnosi, ossia la ricerca delle cause, non è purtroppo generalmente cosa semplice e per tale motivo sono stati istituiti dal Servizio Sanitario Nazionale degli appositi Centri Cefalee allocati, di solito, presso le cliniche Universitarie di ogni regione. I loro indirizzi e numeri telefonici, divisi per città, sono facilmente scaricabili in rete ricercando appunto "Centri Cefalee".

Nel seguito dell’articolo proveremo a fare chiarezza in materia fornendo una classificazione dei mal di testa; una descrizione precisa delle varie tipologie a cui possono essere associate con sintomi, cause, diagnosi, e trattamenti e qualche cenno sulla possibile prevenzione.

Classificazione dei mal di testa e sintomi.

La classificazione delle cefalee (è il termine scientifico del mal di testa) ed il loro criterio diagnostico è stato stilato dalla International Headache Society o anche IHS (in italiano Società Internazionale delle Cefalee). La classificazione ed i criteri di diagnosi delle cefalee sono stati da essa compilata nel 1985 su incarico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è nota col nome di: International Classification of Headache Disorders (ICHD-II).

Secondo l’ICHD-II la cefalea può essere:

Sono classificabili 14 grossi gruppi di cefalee di cui alcune sono primarie ed altre secondarie. Di seguito riportiamo tale classificazione.

Emicranie.

Sono un gruppo di cefalee primarie che hanno in comune un dolore intenso e ricorrente (hanno un carattere ciclico) e colpiscono un solo lato della testa.

Puoi approfondire le caratteristiche dell'emicrania.

Il dolore peggiora con i movimenti di routine come camminare, salire le scale,etc. Può di sovente accompagnarsi a: nausea, vomito, fotofobia e fonofobia. E' più frequente nelle donne che non negli uomini in rapporto di 3 a 1 e generalmente sparisce dopo i 60 anni. E' possibile distinguerne ben 6 diversi sottogruppi. Tra tutte le tipologie di emicrania, le più comuni sono: l’emicrania con aura e l’emicrania senza aura.

Lemicrania senza aura è anche nota come emicrania semplice o comune. E’ caratterizzata dal quadro clinico della categoria a cui appartiene e da attacchi che hanno una durata che va dalle 4ore ai 4 giorni.

L’emicrania con aura è invece caratterizzata oltre che dal quadro clinico generale anche dall’aura. L’aura è un sintomo neurologico che precede di circa un’ora l’emicrania e che ha una durata di 10-20 minuti. Si presenta come una area di cecità parziale o totale nel campo visivo circondata da una linea scintillante. L’emicrania interviene allo sparire dell’aura. Si è notato dai test effettuati che al comparire dell’aura si ha una riduzione del flusso sanguigno nella corteccia cerebrale delle aree coinvolte. Il deficit ematico si mantiene naturalmente al di sotto dei valori ischemici. Spesso l’aura è accompagnata da altri sintomi neurologici come: stato confusionale, perdita di forza, difficoltà consapevole di parlare, formicoli delle estremità.

Le cause che determinano le emicranie non sono note. In merito si sono fatte svariate ipotesi. Si ipotizza ad esempio una causa genetica e quindi l’aver ereditato alcuni geni mutati che però non sono ancora del tutto noti. Ad avvalorare tale ipotesi vi è la constatazione della mutazione di alcuni geni in una rara forma di emicrania: l’emicrania emiplegica familiare. Altra ipotesi accreditata anche se forse un po’ troppo semplicistica è quella vascolare. Ossia quella che ipotizza che l’emicrania è causata da vasodilatazione delle arterie cerebrali con relativa attivazione dei ricettori del dolore circostante. Vasodilatazione che fa seguito ad una iniziale vasocostrizione. Sembra comunque probabile che variazioni delle concentrazioni degli estrogeni possano scatenare le emicranie e ciò spiegherebbe perchè colpisce con maggior frequenza le donne. La pubertà, i giorni che precedono il ciclo mestruale, la premenopausa per i continui sbalzi ormonali sono ovviamente i periodi più critici. Ma anche la contraccezione orale e la terapia ormonale sostitutiva aggravano il problema. Altri fattori scatenanti sono cambiamenti atmosferici e la fame.

Cefalea di tipo tensivo.

Le cefalee di tipo tensivo (il classico mal di testa) sono causate da accumulo di acido lattico prodotto dalla tensione muscolare che provoca una forma di intossicazione cellulare. Le cause che scatenano la cefalea tensiva sono stress, vita sregolata, abuso di farmaci, disturbi ormonali e difetti di postura. Il quadro clinico che le caratterizza è il dolore costrittivo di intensità lieve o moderata, raramente grave che fascia l’intera testa a mo’ di cerchio. La durata può andare dalla mezz’ora alla settimana. Contrariamente all’emicrania non sia accompagna a vomito e nausea né peggiora coi movimenti di routine né con rumori, luci, odori. Fa la sua comparsa al risveglio e molto di rado si verifica durante il sonno. Le cause non sono note. Quasi sicuramente i meccanismi del dolore (in alcuni tipologie quelli periferici ed in altre quelli centrali) giocano un ruolo importante. Anche lo stress sembra coinvolto anche se il suo ruolo non è ben identificato.

Cefalea a grappolo e autonomiche trigeminali.

La cefalea a grappolo è caratterizzata da forti dolori unilaterali localizzati nella zona orbitale accompagnati spesso da lacrimazioni, congestione nasale. Il male si presenta con dei periodi attivi (i grappoli) ed altri di totale remissione che possono avere anche durata di anni. Le cause non sono ben note ma si ipotizza una ipersensibilità dei vasi del cranio all'ossido nitrico. Questa è caratterizzata da dolore acuto alla tempia in prossimità dell’occhio che dura per un tempo non lungo (inferiore alle 4 ore) ma che può presentarsi più volte in un giorno ed in una settimana. In pacchetti o “grappoli” che durano per 6-8 settimane. Tra un grappolo ed il successivo intercorrono di solito 6-7 mesi. Gli attacchi possono verificarsi di giorno ma anche di notte nel sonno. Il dolore è acutissimo ed insopportabile. Al termine dell’attacco si ha comunemente un abbassamento della palpebra dell’occhio interessato e spesso costrizione della pupilla. Appartengono a tale gruppo:

Altre Cefalee primarie.

Appartengono a questo gruppo cefalee tutte primarie non caratterizzate da un quadro clinico comune e perciò disomogenee tra loro. Sono in totale 8 distinte forme e di alcune il nome stesso ne identifica le caratteristiche come ad esempio:

Cefalea da trauma cranico e/o cervicale.

Questo gruppo di cefalee è uno dei sintomi di un trauma del cranio o del tratto cervicale della colonna vertebrale. Ovviamente la certezza della diagnosi si ha solo quando il dolore guarisce per effetto della cura prestata per la sua ipotetica causa. Il gruppo comprende sette tipi di cefalee che costituiscono i sintomi distinti di trauma cranici cervicali o cranici.

Cefalee da disturbi vascolari cranici e cervicali.

Tutte le cefalee appartenenti a questo gruppo sono il sintomo di gravissime patologie vascolari del cranio come ad esempio possono essere: emorragie cerebrali, ictus ischemici, emorragici, formazione di trombi in vene del cranio o ancora ad arteriti (infiammazioni di varia natura delle arterie cerebrali).

Generalmente la cefalea si risolve con la la guarigione della patologia che è alla sua base.

In alcuni casi però la cefalea persiste anche dopo la remissione della malattia di base ed allora si parla di cefalea cronica post disturbo vascolare.

Cefalee da disturbi intracranici non vascolari.

Sono cefalee che sono il sintomo di malattie che provocano variazioni della pressione all’interno della scatola cranica. Pressione o depressione che schiaccia il cervello e determinano di conseguenza il sintomo della cefalea. Le patologie che sono associate a tali cefalee sono Iper o ipotensione liquorale, infiammazioni, masse tumorali, malformazioni. Si risolvono col ritorno ai valori normali della pressione intracranica.

Mal di testa dovuto ad uso di particolari sostanze.

Appartengono a questo gruppo di cefalee quelle che sono procurate da:

Cefalee da infezioni.

Sono quelle che sono uno dei sintomi di: infezioni intracraniche (meningiti ed encefaliti), infezioni sistemiche virali o batteriche (come ad esempio la comune influenza).

Poiché generalmente le infezioni si accompagnano alla febbre si sarebbe portati a credere che la cefalea sia una conseguenza di questa. In realtà non è così perché può aversi anche cefalea senza febbre.

Cefalee da perturbazione dell’omeostasi.

L’omeostasi è la capacità del corpo umano di mantenere l’ambiente interno in una condizione costante nonostante le variazioni dei parametri esterni. Quindi questo gruppo contempla tutte le cefalee che intervengono per una variazione del fisiologico equilibrio corporeo.

Cefalee da carenze di ossigeno e da eccesso di anidride carbonica.

Cefalee da disturbi del cranio collo o strutture facciali e craniche.

Appartengono a tale categoria tutte le cefalee causate da problemi del collo e quindi ad esempio ernia cervicale, degli occhi e quindi problemi di rifrazione (miopia, astigmatismo, etc.), dell’orecchio e quindi otalgie, dei seni nasali e quindi rinosinusiti, dei denti e quindi carie ma anche bruxismo, disturbi dell’articolazione della mascella.

Cefalee da disturbi psichiatrici.

Alcuni disturbi psichici come il disturbo depressivo o gli attacchi di panico o anche il disturbo d’ansia hanno come sintomo la cefalea.

Da quanto fin qui detto risulta chiaro che non è semplice stabilire delle linee guida che siano universalmente valide per contrastare il mal di testa.

Come comportarsi e quando preoccuparsi?

La strategia da seguire è la seguente. Sospendere se è possibile ogni attività fisica e attendere rilassandosi che il dolore passi.

Se il mal di testa non regredisce in un tempo ragionevole assumere un analgesico da banco. 

E’ il caso di preoccuparsi e consultare il medico se:

  • Nonostante il riposo e gli analgesici il dolore aumenta anzi ché regredire.
  • Se si ripresenta periodicamente in individui che di norma non ne soffrono.
  • Se si verifica nel sonno.

Se è accompagnato da altri sintomi e principalmente da alterazioni sensoriali e perdita di coordinamento (potrebbe trattarsi di una ischemia cerebrale) o febbre e rigidità della nuca (potrebbe trattarsi di meningite).

Diagnosi.

 Il medico generico formula la diagnosi del mal di testa avvalendosi dei criteri stilati dall’IHS partendo dai dati che raccoglie nel riscontro obiettivo della visita e dall’anamnesi ossia dalla descrizione diretta del paziente o dei suoi familiari, delle caratteristiche dell’emicrania. Per tale motivo è particolarmente importante far mente locale ed annotare con scrupolo ed in dettaglio tutte le caratteristiche con cui il disturbo si presenta e con precisione:

Ma se il medico sospetta che possa nascondere una malattia può richiedere una serie di indagini diagnostiche. Le più comuni sono:

Esami ematologici. Per evidenziare infezioni in atto.

Tac o Risonanza Magnetica Nucleare del cranio per evidenziare emorragie, ictus o tumori.

Rachicentesi o puntura lombare. Serve a prelevare il liquor contenuto nel canale cerebro spinale ed esaminarlo. Serve ad evidenziare una eventuale meningite o una sospetta emorragia (sanguinamento nella membrana che avvolge il cervello).

Rimedi: cosa fare contro il mal di testa? Le cure i farmaci ed i rimedi naturali.

La cura ovviamente dipende dalla tipologia del mal di testa e perciò, dato il gran numero di queste è estremamente varia.

Accanto ai rimedi farmacologici della medicina tradizionale molto utili si sono rivelati nella cura della cefalea i rimedi proposti dalla cosiddetta medicina alternativa che va dall’omeopatia all’agopuntura fino ai tradizionali rimedi della nonna.

Terapia farmacologica.

Per le cefalee secondarie è necessario curare la patologia primaria che è alla base. Per le cefalee primarie poiché molto spesso non si conosce con precisione la causa che le determinano la cura è per lo più di tipo sintomatico ossia rivolta ad ottenere la remissione della sindrome dolorosa. Comunque sia nella maggior parte dei mal di testa basta la somministrazione di un analgesico da banco. I più comuni sono aspirina, ibuprofene e paracetamolo.

Nei bambini ed adolescenti il farmaco da utilizzare è il paracetamolo perché è quello che dà miglior risultati con pochissimi effetti collaterali. L’aspirina non va assolutamente somministrata per il pericolo della sindrome di Reye (patologia con gravi sintomi neurologici ed epatici).

Cefalee più gravi che non subiscono remissione con i FANS richiedono l’uso di analgesici contenenti oppiacei come ad esempio la codeina. Le emicranie di norma hanno trattamenti più complessi ed in generale si somministrano tre distinti tipi di farmaci: preventivi, abortivi (che eliminano l’attacco), analgesici. Come farmaci preventivi vengono utilizzati i beta bloccanti, gli antagonisti del calcio, gli anticonvulsivanti. Come abortivi l'ergotamina e suoi derivati. Come analgesici gli oppiacei.

Rimedi naturali ed omeopatici.

La così detta medicina naturale è estremamente variegata e presenta numerose e diverse scuole di pensiero ed altrettante numerose e diverse terapie. Facciamo comunque noto in maniera esplicita che non esiste alcuna evidenza scientifica che tali trattamenti abbiano più effetto di un placebo. Ma comunque ciononostante è molto usata da un gran numero di persone e pertanto di seguito riportiamo qualcuna delle tante terapie utilizzate.

Omeopatia. Per sua filosofia di base cerca per ogni sintomo di individuare le possibili compromissioni fisiche o psichiche che l’hanno causata. E quindi tenta di ottenere un complessivo riequilibrio del paziente. Per le cefalee utilizza numerosi principi attivi di cui alcuni dei più comuni sono:

Agopuntura. Sembra dare buoni risultati specialmente nelle cefalee di tipo tensivo caratterizzate appunto da forti contrazioni muscolari. Vengono inseriti aghi (10 o 12) nel collo, nella gamba, nel piede e sulla mano. Il meccanismo della loro azione è del tutto sconosciuto.

Fitoterapia. Terapia che utilizza erbe ed estratti vegetali per combattere il mal di testa. Tra quelle che comunemente sono utilizzate si annoverano :

Massaggio. E' particolarmente efficace nelle cefalee di tipo tensivo dove svolge il benefico effetto di ridurre la tensione muscolare. D’altra parte è un rimedio che si applica in maniera inconscia quando con la cefalea ci si automassaggia le tempie per lenire il dolore.

Rimedi della nonna. Raggruppano una serie di rimedi tra i più disparati la cui efficacia contro il mal di testa è tramandata dalla tradizione popolare. Vanno dalle tisane di camomilla o del più esotico zenzero, ad impacchi sulla fronte con acqua fredda ed aceto, o anche con foglie di cavolo o cipolla crudi sulla nuca, per finire al bagno caldo o ai pediluvi con acqua caldissima con rosmarino.

Male alla testa ed alimentazione: alimenti da evitare.

Si è propensi a pensare che nella maggioranza dei casi l’alimentazione non sia causa del mal di testa.Tuttavia in taluni soggetti predisposti alcuni alimenti possono acuirne la sintomatologia. Proviamo ad elencare i più comuni alimenti che possono procurare mal di testa tentando di far chiarezza su alcune credenze particolarmente radicate anche senza avere alla base fondamento alcuno:

  • Bevande alcooliche. Il vino rosso perché contiene i tannini che possono indurre cefalee. Il vino bianco perché per conservarlo si utilizzano i bisolfiti che fungono da vasodilatatori.
  • Caffeina. Contenuta nel caffè e nella coca cola o similari. Stimola il sistema nervoso e può perciò provocare cefalee.
  • Gelato e bevande ghiacciate. Il mal di testa è provocato dalla eccessiva stimolazione delle terminazioni nervose presenti nel palato. Questa tipologia di mal di testa compare all’atto del consumo dell’alimento ma ha di norma una durata brevissima anche se può essere particolarmente intenso.
  • Glutammato monosodico contenuto nei dadi ma anche in soggetti particolarmente sensibili il normale cloruro sodico o sale da cucina.
  • Nitrati e nitriti. Sono conservanti utilizzati negli insaccati o carni conservate come il prosciutto cotto. Sono vasodilatatori e quindi in taluni soggetti particolarmente sensibili possono indurre cefalee.
  • Formaggi stagionati o fermentati come ad esempio il Camembert che contengono la tiramina, un sottoprodotto della fermentazione batterica. La tiramina stimola il rilascio di noradrenalina che provoca vaso costrizione a cui fa seguito vasodilatazione.
  • Cioccolato. La betafeniletilamina in essa contenuta interferisce con la produzione di serotonina determinandone un aumento di concentrazione. Serotonina che se in eccesso agisce sui ricettori del dolore del cervello stimolando il mal di testa.
  • Aspartame. Viene usato come dolcificante.

A questa lista di alimenti andrebbero aggiunti numerosi altri cibi comprendenti vari tipi di frutta, interiora, crostacei, derivati del latte etc. Ma il loro contenuto di sostanze che inducono cefalea è talmente ridotto che nella stragrande maggioranza dei soggetti non producono effetto alcuno. E comunque la valutazione degli eventuali “alimenti tossici” non va mai fatta da soli ma in stretta sinergia col medico.

Cefalea e gravidanza.

Di norma l’incidenza delle cefalee in gravidanza si riduce notevolmente (oltre dell’80%). La ragione di tutto ciò è il notevole aumento di estrogeni, circa 100 il dosaggio normale che caratterizza questo periodo. Comunque va sottolineato che durante la gestazione la cura della cefalea va fatta con estrema cautela perché alcuni dei farmaci utilizzati possono essere nocivi per il feto (beta bloccanti). Egual cautela va seguita nel periodo di allattamento.

Informazioni Sugli Autori: Questo articolo è stato realizzato dalla Redazione (Informazioni sui Consulenti Scientifici)

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