Disprassia: cos'è? Sintomi, cause, diagnosi, trattamenti e tipologie

La disprassia è un disturbo che si manifesta, in età infantile, con la difficoltà a compiere alcune semplici azioni quotidiane, come vestirsi, parlare, giocare ecc... Le cause non sono ad oggi note, ma riconoscere i sintomi è fondamentale per effettuare una diagnosi corretta ed intervenire in tempo con le terapie adatte che insegnino al soggetto come convivere con questa patologia.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche e tipologie
  2. Cause
  3. Sintomi e diagnosi
  4. Trattamenti e terapie

Cos’è la disprassia? Caratteristiche e tipologie.

La disprassia è un disturbo che riguarda l'esecuzione volontaria di alcune azioni quotidiane le quali, per essere svolte, hanno bisogno di un'integrazione, a livello cerebrale, tra schemi di movimento e funzioni di base. Secondo l'International Classification of Disease (ICD - 10) la disprassia si colloca nell'ambito dei disturbi evolutivi della funzione motoria, mentre secondo il DSM - IV (Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders - IV) si colloca nei disturbi evolutivi della coordinazione motoria. In generale possiamo quindi affermare che la disprassia è un disturbo che causa difficoltà nell'eseguire azioni quotidiane comuni quali vestirsi o parlare e che provoca deficit nelle attività scolastiche come scrivere o leggere e che non va confusa con l'aprassia, che non è la difficoltà di compiere il movimento ma l'incapacità di compierlo. Colpisce in genere la popolazione infantile, in particolare il 3 - 6% dei bambini in età evolutiva (compresa tra 5 e 11 anni), e si verifica maggiormente nei maschi rispetto alle femmine.

Esistono diverse tipologie di disprassia distinguibili in base alla causa, in base alla clinica e in base al tipo di azione che non si compie in maniera automatica.

In base alla causa possiamo distinguere una disprassia:

In base al tipo di azione che il bambino ha difficoltà a compiere automaticamente possiamo distinguere una disprassia:

La suddivisione clinica riprende le tipologie sopra elencate legate al tipo di azione ma entra più nello specifico, e distinguiamo per esempio una disprassia di tipo:

Le cause sconosciute delle “difficoltà di fare”.

La disprassia è un disturbo talvolta difficile da diagnosticare poiché i sintomi si possono sovrapporre con quelli di altre patologie.

Ad oggi le cause non sono ben accertate e vi sono più che altro delle ipotesi sull'insorgenza del disturbo. Tuttavia è bene conoscere cosa può scatenare questa patologia e come è possibile diagnosticarla correttamente.

Tra le varie ipotesi, si pensa che la disprassia possa avere cause:

Per quanto riguarda le cause di tipo patologico la disprassia può essere legata a sindromi genetiche come la sindrome di Down, a condizioni di ritardo mentale, ad autismo, Sindrome di Asperger a problemi neurologici come la paralisi, oppure può insorgere dopo un problema fisico quale un trauma cranico conseguente, per esempio, ad una caduta.Puoi approfondire caratteristiche e cause della Sindrome di Asperger.

Come riconoscere la disprassia: l’attenzione ai sintomi per superare una difficile diagnosi.

Abbiamo già indicato in maniera generica cosa può succedere ad un bambino affetto da disprassia. Quello che adesso andiamo a precisare è che ogni fascia di età ha i propri sintomi e questo mette in evidenza come tale disturbo possa insorgere anche prima dell'età evolutiva. Possiamo distinguere i sintomi in base all'età:

Infantile: durante questo periodo, che va dalla nascita del bambino fino al primo anno di vita, la disprassia si può manifestare con sintomi quali:

Si verificano anche ritardi nella fase motoria, per esempio il bambino non riesce a stare seduto o non gattona, scarso interesse per il gioco e per gli oggetti che gli vengono proposti e mancanza di segnali verbali o di espressività gestuale.

Prescolare: nel bambino in età prescolare (che va da 1 anno fino ai 4 - 5 anni) la disprassia si manifesta con sintomi come:

 Inoltre si verificano scarsa socializzazione, difficoltà nell'articolazione delle parole, esiguo vocabolario (il bambino conosce meno di 50 parole) e non coordinazione dei movimenti (il bambino non sa usare le forbici perché non riesce a coordinare il movimento oppure non riesce a disegnare o a coordinare gestualità e ritmo musicale).

Scolare: in età scolare (dai 6 anni in poi) la disprassia si manifesta con:

Diagnosi.

I metodi con cui diagnosticare la disprassia sono ad oggi ancora oggetto di dibattito e spesso le diagnosi risultano incerte e non definitive poiché tale disturbo è spesso nascosto o mascherato da altri comportamenti.

L'iter diagnostico prevede inizialmente un'accurata anamnesi della storia del bambino, che comprende la storia della famiglia, la storia della gravidanza, quando è avvenuto il parto, che tipo di disturbi si sono manifestati (esempio alimentari, comportamentali, del sonno, ecc..) e quando. Successivamente si passerà all'esecuzione di alcuni test mirati a comprendere di che tipo di disprassia si tratta.

Per esempio si chiede al bambino di:

Ci si potrà poi avvalere della consulenza di esperti in ambito visivo o verbale, come per esempio un oculista o un logopedista, per diagnosticare le forme oculomotorie e verbali di disprassia.

Con-vivere bene con la disprassia: i trattamenti e le terapie riabilitative.

Dalla disprassia non si guarisce del tutto e spesso i disturbi che si manifestano nell’età infantile perdurano anche nella vita da adulti causando alcune difficoltà nel compiere le più semplici azioni quotidiane come vestirsi o formulare frasi di senso compiuto.

Nonostante questo è possibile seguire alcune terapie riabilitative, di tipo verbale o motorie, che aiutano a che aiutano sia il bambino a risolvere le difficoltà relative al movimento e alla parola, sia l’adulto a convivere con la malattia, consentendo quindi al soggetto di avere una migliore qualità della vita.

Riabilitazione verbale

Il trattamento della disprassia verbale si compone di tecniche di riabilitazione condotte da professionisti del settore, i logopedisti, i quali sottoporranno il bambino ad una serie di esercizi per migliorare l'espressione delle parole, dei concetti e dei suoni. In particolare la riabilitazione verbale condotta dal logopedista prevede, dopo accurata valutazione dei problemi del bambino, due strategie, la prima legata alla rieducazione fonetica e la seconda legata alla rieducazione dei movimenti facciali deputati alla fonazione.

La prima strategia si suddivide in:

La seconda strategia si basa sull'allenamento dei muscoli facciali e prevede di imitare un modello nei movimenti. In un primo momento il bambino dovrà imitare dei movimenti semplici che saranno associati ad un oggetto, in un secondo momento tali movimenti verranno decontestualizzati e in un terzo momento si dovranno imitare delle sequenze di 2 - 3 movimenti.

Riabilitazione motoria e spaziale

La riabilitazione spaziale viene eseguita mediante un metodo definito "metodo Terzi" che si avvale di specifici esercizi per potenziare le capacità del soggetto di integrare i segnali provenienti dallo spazio circostante con quelli del proprio corpo.

Il metodo prevede esercizi di riabilitazione:

Al metodo Terzi si affianca poi una riabilitazione motoria vera e propria, mediante mirati esercizi che aiutano il miglioramento della coordinazione (per esempio il nuoto che serve a coordinare braccia e gambe), della postura, del modo di camminare e dei movimenti oculomotori. Nella riabilitazione motoria è importante anche la terapia occupazionale che aiuta il bambino ad eseguire le attività quotidiane, a prendervi parte e, conseguentemente, ad inserirsi in maniera corretta nella società.

Informazioni Sugli Autori: Dottoressa Margherita Mazzola (Laurea in Biomedicina)

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