Ossigenoterapia: cos’è? A che serve? Tipi, benefici e controindicazioni

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L’ossigenoterapia è un trattamento medico impiegato per aumentare la quantità di ossigeno nei polmoni e quindi nei tessuti. Scopriamo le varie tipologie e i benefici che apporta alle molte patologie. Vediamo inoltre le possibili controindicazioni ed i rischi legati alla terapia.

    Indice Articolo:
  1. Caratteristiche
  2. Tipologie
  3. Benefici
  4. Controindicazioni
  5. Costo

Cos’è l’ossigenoterapia?

L’ossigenoterapia è un trattamento medico che viene impiegato in pazienti con affezioni polmonari acute o croniche per aumentare la quantità di ossigeno nei polmoni e quindi nei tessuti.

L’ossigeno è, infatti, un elemento essenziale per il metabolismo delle cellule cioè tutte le reazioni necessarie per mantenere in vita l’organismo. Esso viene introdotto attraverso la respirazione e diffuso dal sangue in tutto il corpo.

Il livello normale di ossigenazione (95-100%) viene misurato con un apposito esame, l’emogasanalisi arteriosa. Quando vi è carenza di ossigeno è necessario somministrarlo dall’esterno per riportare la saturazione a valori prossimi alla norma. Sarà il medico a prescrivere il tipo di ossigenoterapia ed il numero di ore della somministrazione in base alla causa che determina l’ipossiemia.

Tipologie

L’ossigenoterapia può essere svolta in modalità ed intensità differenti.

Per quanto riguarda le modalità abbiamo: ossigenoterapia iperbarica e normobarica.

Per quanto riguarda l’intensità, ovvero la quantità di ossigeno somministrato al paziente, l’ossigenoterapia può essere invece: ad alto flusso o a basso flusso.

L’intensità dell’ossigenoterapia viene decisa in base alle condizioni cliniche del paziente dal medico curante.

Trattamento di ossigenoterapia ospedaliero e domiciliare.

Il trattamento di ossigenoterapia può essere somministrato sia a livello ospedaliero sia a livello domiciliare. Nel primo caso non si protrae generalmente per più di quindici giorni, mentre nel secondo caso può essere somministrato quotidianamente, anche per tutta la durata della vita del paziente (OLT).

L’ossigenoterapia a livello ospedaliero deve essere praticata da un medico o comunque sotto controllo di infermieri specializzati, che devono essere in grado di spiegare al paziente il processo al quale egli sta per essere sottoposto, e soprattutto devono conoscere molto bene la tecnica di somministrazione dell’ossigeno. Il dispositivo per la somministrazione di ossigeno in ospedale si trova generalmente attaccato alla parete che sovrasta il letto del paziente; l’ossigeno arriva a questo dispositivo in forma gassosa, tramite un sistema centralizzato. La bombola è in acciaio, di colore verde, ed è collegata tramite dei tubi alla mascherina o alla cannula attraverso il quale l’ossigeno passa alle vie respiratorie del paziente stesso; Fondamentale è la presenza di un contenitore di acqua distillata che serve ad umidificare l’ossigeno, in quanto in natura esso è un gas secco che potrebbe pertanto seccare le mucose.

L’ossigenoterapia domiciliare o a lungo termine può essere svolta autonomamente dal paziente, una volta che egli sia stato adeguatamente informato dal medico di fiducia sulle modalità di somministrazione.

In genere in questi casi l’ossigeno viene distribuito in tre sistemi diversi:

I sistemi liquidi e quelli a gas compresso utilizzano bombole di grandi dimensioni, dalle quali è possibile ricaricare i piccoli dispositivi portatili. L’ossigeno per la terapia domiciliare è reperibile in due modalità: attraverso le farmacie, dietro presentazione di ricetta medica, o attraverso l’ASL, che stipula delle convenzioni con ditte specializzate nella distribuzione di bombole d’ossigeno a domicilio ai pazienti.

Gli strumenti dell’ossigenoterapia medica.

Esistono diversi strumenti per la somministrazione dell’ossigenoterapia, in base alle esigenze del paziente. Essi sono essenzialmente:

  • Cannula: si tratta di un piccolo tubicino che il paziente indossa come se fosse un paio di occhiali, facendolo passare sotto il naso e dietro le orecchie; due fori in prossimità delle narici fanno sì che l’ossigeno passi direttamente alle vie respiratorie. È un dispositivo utilizzato per la somministrazione di ossigeno a basso flusso,in quanto eroga dai 4 agli 8 litri al minuto, ed è indicato in particolare nelle terapie a lungo termine, poichè lascia la bocca libera, a differenza delle maschere, e può quindi essere utilizzato tranquillamente sia durante l’arco della giornata sia durante il sonno.
  • Catetere: si tratta di un tubicino che viene inserito generalmente nella trachea del paziente. È un dispositivo molto invasivo, utilizzato soprattutto nella somministrazione ad alto flusso, in quanto eroga grandi quantità di ossigeno (circa 10 litri al minuto) evitandone la dispersione; tuttavia non potrebbe essere utilizzato nell’OLT in quanto limita fortemente il paziente nelle sue attività quotidiane.
  • Maschera: si tratta di una mascherina vera e propria, che copre naso e bocca del paziente, molto simile a quella utilizzata nell’aerosolterapia. Essa può essere utilizzata sia nella somministrazione ad alto flusso che in quella a basso flusso: nel primo caso il dispositivo più utilizzato è la cosiddetta maschera di Venturi, che mischia l’ossigeno all’aria dell’ambiente, e può erogare quantità diverse di ossigeno a seconda della necessità; nel secondo caso invece si tratta di maschere comuni, che posso attingere l’ossigeno da un sacchetto apposito in cui ne è contenuta una riserva, o possono invece usare l’ossigeno mischiato all’aria dell’ambiente circostante.
Inoltre nel caso di ossigenoterapia domiciliare il paziente può scegliere, dietro consiglio del medico, di utilizzare due tipologie di strumenti.
  • Il concentratore: si tratta di un dispositivo che utilizza l’aria dell’ ambiente, dalla quale estrae l’ossigeno ed elimina l’azoto. L’ossigeno viene quindi somministrato al paziente in forma gassosa. È uno strumento molto rumoroso e ingombrante, difficile da trasportare, anche perché funziona solo se attaccato ad una presa di energia elettrica; per questo è indicato nelle cure dei pazienti anziani che hanno una ridotta mobilità.
  • Bombole di ossigeno liquido: l’ossigeno liquido viene contenuto in bombole molto grosse, che permettono un’erogazione graduale e modificabile, permettendo al paziente di assumere la quantità di ossigeno più consona alle proprie esigenze. Dalla bombola principale è possibile ricaricare un piccolo dispositivo portatile, che permette al paziente di condurre una vita sociale nonostante lo svolgimento dell’ossigenoterapia.

A cosa serve? I benefici del trattamento.

La somministrazione di ossigeno viene utilizzata sia in pazienti affetti da patologie acute che in caso di patologie croniche e può avvenire sia in ambito ospedaliero che domiciliare.

Essa:

Le patologie curabili con l’ossigenoterapia sono:

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Controindicazioni ed effetti collaterali del trattamento con l’ossigeno.

L’ossigenoterapia non presenta controindicazioni; poiché è un trattamento poco invasivo, può essere effettuato da tutti: neonati, bambini, adulti, anziani e donne in gravidanza.

Tuttavia, in seguito a questo trattamento possono insorgere diverse complicanze, alcune facilmente risolvibili, altre più complesse:

Bisogna inoltre valutare attentamente la necessità del trattamento ossigenoterapico nei pazienti che soffrono di patologie che comportano un danneggiamento dei polmoni, come la fibrosi polmonare, poiché in determinati casi la somministrazione di ossigeno rischia di fare più male che bene.

Costi dell’ossigenoterapia di base.

L’ossigenoterapia svolta in ambito ospedaliero non ha un costo, in quanto viene erogata dalla stessa struttura nella quale il paziente si trova ricoverato. Tuttavia essa dura al massimo quindici giorni, dopo i quali, se necessario, il paziente deve continuare il trattamento a domicilio. Anche in questo caso i costi sono nulli, sia che si scelga di richiedere l’ossigeno tramite ricetta medica in farmacia, sia che si scelga di rifornirsi attraverso le società di distribuzione delle bombole di ossigeno convenzionate con la ASL. In questi due ultimi casi è comunque necessario che il medico di base e/o lo pneumologo attestino tramite apposita certificazione che il paziente ha realmente bisogno dell’ossigenoterapia.

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