Aborto provocato: chirurgico e farmacologico, volontario o terapeutico.

Cosa si intende per aborto provocato? Analizziamo quando una donna può interrompere la gravidanza volontariamente e quando è necessario l’aborto terapeutico sia esso chirurgico che farmacologico. Approfondiamo le metodiche utilizzate e quali sono i rischi per la donna.

Aborto provocato: chirurgico e farmacologico, volontario o terapeutico

    Indice Articolo:

  1. Cos'è e quando si può fare?
  2. Tecniche farmacologiche e chirurgiche
  3. Complicanze ed effetti collaterali
  4. Protocollo
  5. Consigli
  6. Opinioni e commenti

Aborto provocato: interruzione di gravidanza volontaria o terapeutica.

 

L’aborto è definito come l’interruzione precoce della gravidanza rispetto al suo termine fisiologico.

Può essere spontaneo, quando la gravidanza si interrompe da sola senza intervento esterno, o provocato, quando la donna sceglie volontariamente di non portare a termine la gravidanza (IVG).

In Italia la pratica dell’IVG è legale ed è regolata dalla Legge n. 194 del 78.

E’ possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza entro il 90° giorno di amenorrea, ossia entro 90 giorni dall’ultima mestruazione (che corrisponde a 12 settimane e 6 giorni), qualora la donna ritenga che la prosecuzione della gravidanza comporterebbe un pericolo per la sua salute fisica o psichica, in base anche alle sue condizioni economiche e sociali, o se il concepimento è ad esempio il frutto di una violenza sessuale.

In quel caso, può rivolgersi al proprio medico curante, al ginecologo non obiettore di coscienza o al consultorio più vicino, per poter discutere dei fattori che la spingono ad interrompere la gravidanza e decidere la strada migliore da seguire.

E’ possibile inoltre ricorrere al cosiddetto aborto terapeutico, ossia all’aborto tra il 90° e il 180° giorno di amenorrea, nel caso in cui la gravidanza o il parto mettano in serio pericolo la vita della donna o se vengono rilevate delle gravi malformazioni al nascituro, tali da comprometterne la vita o da creare gravi ripercussioni sulla vita fisica e psichica della madre.

Tra le cause che possono mettere a repentaglio la vita della gestante abbiamo:

  • Cancro soprattutto al seno ed alla cervice uterina che richiede terapie che possono danneggiare il feto e che non possono essere ritardate .
  • Malattie cardiache. La gravidanza comporta un maggior carico di lavoro per il cuore di conseguenza può peggiorare le patologie cardiache e in casi gravi comportare morte della madre o del feto.
  • Gravidanza extrauterina. Si verifica quando l’ovulo non si impianta nella cavità uterina ma nella tuba di Falloppio o in altre sedi. La gravidanza extrauterina deve essere interrotta il più presto possibile per salvare la vita della donna.

Approfondisci le cause ed i sintomi della gravidanza extrauterina.

Le malformazioni fetali  possono colpire tutti gli organi e sono di varia entità. Alcune  si possono scoprire durante la gestazione con esami specifici quali  l’amniocentesi o villocentesi.

Puoi approfondire come si esegue l'amniocentesi e quali rischi comporta l'esame.

Tra le patologie più comuni che possono comportare gravi malformazioni abbiamo:

  • Sindrome di Down o trisomia 21 che è un’alterazione cromosomica che può comportare ritardo mentale e anomalie fisiche.
  • Spina bifida in cui le ossa della colonna vertebrale non si formano correttamente  con conseguente grave invalidità.
  • Sindrome di Edwards che è una grave malattia genetica che può portare malformacioni cardiache, renali e di altri organi.
  • Sindrome di Patau che provoca danni cardiaci ed al sistema nervoso centrale.
  • Rosolia il cui virus può attraversa la placenta e danneggiare fegato e cervello del feto.

Scopri la rosolia in gravidanza come si contrae e che rischi comporta per la mamma ed il bambino.

Un pò di dati.

Nel 2008, il Ministero della Salute ha reso noti i dati riguardanti le interruzioni volontarie che si sono registrate nel 2006/2007:

  • Il valore assoluto è sceso del 3 % rispetto agli anni precedenti e in particolare del 30 % rispetto al 1982, anno in cui c’è stato il maggior ricorso all’IVG.

  • Gli aborti terapeutici dopo i 90 giorni sono stati circa il 3 %, questo grazie alle tecniche ecografiche e di diagnosi prenatale che permettono di diagnosticare in tempi sempre più precoci malformazioni gravi e incompatibili con la vita fuori dal grembo materno.

  • Le donne straniere sono in numero maggiore rispetto alle donne italiane.

  • Si è notato anche un incremento del personale medico obiettore di coscienza, ossia coloro che per un proprio credo sono contrari alla pratica dell’aborto volontario. (ginecologi, ostetriche, anestesisti, ecc).

Le tecniche più sicure: aborto chirurgico e farmacologico.

Le tecniche più utilizzate e più sicure sono principalmente due: tecnica chirurgica e tecnica farmacologica.

La tecnica chirurgica è la quella maggiormente usata in Italia, sebbene l’introduzione di farmaci abortivi stia prendendo sempre più piede. Viene utilizzata fino a 14 - 15 settimane di gravidanza, anche se le linee guida inglesi ne sconsigliano l’applicazione prima delle 7 settimane di gravidanza in quanto comporta un aumento dei rischi post intervento. Dopo le 12 settimane è necessario che ci sia un personale specificamente formato, in quanto i rischi sono maggiori.

Ma vediamo in cosa consiste la procedura:

  • In genere si effettua in regime di Day Hospital, ossia se la paziente sta bene dopo la procedura, può tornare a casa in giornata, senza passare la notte in ospedale.

  • E’ necessario eseguire preventivamente degli esami, in quanto la donna deve essere in buona salute.

  • E’ necessario un colloquio con l’anestesista, perché la procedura viene nell’80 % dei casi svolta in sedazione generale.

  • In alcuni casi specifici (età inferiore ai 18 anni, nessuna gravidanza precedente, gravidanza superiore a 10 settimane), viene effettuata una preparazione della cervice uterina prima della procedura (per via orale o vaginale). Questo permette una migliore dilatazione della bocca uterina e quindi meno rischi di lacerazioni cervicali e emorragie.

  • Una volta sedata la paziente, con la tecnica detta di Karman, viene introdotto un catetere che aspira il contenuto dell’utero e il materiale abortivo, seguito da una pulizia della cavità uterina. Nei casi di aborto terapeutico o per malformazioni, il materiale viene inviato al laboratorio istologico per essere analizzato.

  • Terminata la procedura, la paziente sveglia viene rimandata in reparto e appena si sentirà meglio potrà tornare a casa.

  • E’ prevista una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni e una terapia antalgica per il controllo del dolore, che talvolta può comparire nelle ore successive.

La tecnica farmacologica è una tecnica di recente introduzione che permette di evitare l’intervento chirurgico e l’anestesia. Infatti l’aborto viene indotto tramite l’assunzione di farmaci specifici.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è utile per interrompere le gravidanze fino a 9 settimane, mentre le linee guida inglesi non escludono un suo utilizzo fino a 12 settimane.

I farmaci maggiormente usati sono:

  • prostaglandine, causano modifiche della cervice e provocano contrazioni uterine. Il misoprostolo e il gemeprost sono i più usati, il primo è più efficace del secondo e la percentuale di successo sale fino al 93 %, con tre somministrazioni. E’ più efficace la via di somministrazione orale, anche se causa più effetti collaterali.

  • mifepristone (RU 486 o pillola abortiva), somministrato insieme alle prostaglandine ne aiuta l’azione. L’azione combinata infatti ha successo nel 95 % dei casi e questo ne fa la combinazione adatta e più utilizzata. Non va confuso con la pillola del giorno dopo, che non è un farmaco abortivo e va somministrato entro massimo 72 dal rapporto sessuale non protetto per evitare una eventuale gravidanza.

Approfondimenti su rischi, vantaggi ed efficacia della pillola abortiva (del giorno dopo).

  • metotrexate, per via orale o intramuscolare, viene utilizzata di solito per il trattamento delle gravidanze tubariche. In combinazione con le prostaglandine, ha una percentuale di successo molto alta, ma ha un tempo di azione più lungo rispetto alla combinazione mifepristone/prostaglandina.

Non è necessario il ricovero in ospedale, ma visite di controllo in Day Hospital, durante l’assunzione delle pillole. Infatti accedono a questo protocollo solo le pazienti che hanno la possibilità di andare in ospedale per i controlli e che possono raggiungere l’ospedale entro 60 minuti se dovessero sentirsi male a casa.

La scelta della procedura migliore varia da caso a caso e in particolare in base allo stato della paziente, sia fisico che mentale, e alle settimane di gravidanza.

Effetti collaterali ed eventuali complicanze dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Sia nell’aborto spontaneo che nell’interruzione volontaria di gravidanza, i sintomi sono gli stessi.

Gli effetti collaterali sono più evidenti quanto più la gravidanza si è protratta.

In genere sono:

  • perdite ematiche, più abbondanti in caso di interruzione farmacologica, possono persistere per circa una settimana;

  • dolore, di tipo mestruale, può comparire dopo la procedura a causa delle contrazioni uterine che devono espellere il materiale abortivo. Può essere trattato con farmaci analgesici;

  • nausea, vomito;

  • mal di testa;

  • febbre.

Le complicanze gravi sono abbastanza rare. Il personale è ormai formato e le tecniche utilizzate sono poco invasive.

Per quanto riguarda l’aborto chirurgico, possono essere:

  • perforazione uterina

  • lacerazioni alla cervice uterina

  • formazione di sinechie (aderenze) uterine

  • infezione/ shock settico

  • complicanze legate all’anestesia

L’aborto farmacologico ha il vantaggio di evitare l’introduzione di strumenti in utero (e quindi il rischio di perforazione) e le problematiche legate all’anestesia. Eventuali complicanze possono essere:

  • Emorragia.

  • Anemia con necessità di trasfusione.

  • Infezione per materiale abortivo trattenuto in utero.

  • Shock settico.

Il protocollo da seguire per l’aborto chirurgico e farmacologico.

Per poter accedere alla procedura di interruzione volontaria di gravidanza, la donna deve seguire un iter preciso.

Il primo passo è recarsi al Consultorio della propria città o dal medico di fiducia che, una volta riscontrate e affrontate le problematiche legate all’interruzione di gravidanza e presentato eventuali altre soluzioni, rilascia una certificazione e una settimana di tempo per poter cambiare idea.

Con questo certificato, la donna può recarsi presso la struttura Ospedaliera e accedere all’ambulatorio dell’IVG. Qui avrà un colloquio con il personale dedicato, le verranno fornite tutte le indicazioni riguardo le procedure e firmerà, nel pieno rispetto della privacy, un consenso informato e un certificato secondo quanto stabilito dalla Legge n. 194 del 78.

Il Medico accerterà che ci sono tutte le condizioni per potersi sottoporre alla procedura e verificherà, con una ecografia vaginale, l’esatta datazione della gravidanza.

A questo punto la paziente si recherà presso la struttura e verrà ricoverata in Day Hospital se si procede con la tecnica chirurgica.

Altrimenti nel caso in cui sia praticabile un aborto farmacologico, sempre in ospedale, la gestante assumerà due pillole e resterà qualche tempo in osservazione. Poi potrà tornare a casa e si recherà nuovamente in ospedale dopo due giorni per prendere altre due compresse, dopo le quali dovrebbe cominciare il sanguinamento fino all’espulsione del feto.

Se la procedura viene effettuata in una struttura ospedaliera, la procedura non ha alcun costo.

Dopo l’aborto provocato: consigli.

Dopo la procedura, in genere si può avere un dolore diffuso, dei crampi e delle perdite.

In seguito il dolore cesserà e le perdite dureranno ancora qualche giorno.

Ecco i consigli da seguire:

  • Dopo circa due settimane, è necessario fare un controllo ginecologico per assicurarsi che tutto è andato per il meglio.

  • Evitare almeno nei primi giorni i bagni nella vasca e preferire le docce.

  • Non usare assorbenti interni.

  • Aspettare almeno una - due settimane prima di riprendere l’attività sessuale.

  • E’ importante tener presente tutte le tecniche contraccettive per evitare nuove gravidanze.

  • La pillola anticoncezionale può essere iniziata subito o entro 7 giorni.

  • Il ciclo mestruale tornerà entro 40 - 50 giorni, con il cosiddetto “capoparto”, come per le donne che hanno partorito. Nel frattempo, bisogna ricordare che è possibile una nuova gravidanza anche senza la presenza di un ciclo mestruale.

Supervisione: Vincenzo Angerano Collaboratori: Dott.ssa Laura Lombardo - (Laurea in ostetricia)
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